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Andrea Vaccaro, considerato ancora oggi, uno degli interpreti più significativi della pittura napoletana del Seicento, venne sicuramente battezzato nella parrocchia napoletana di San Giuseppe Maggiore l’8 maggio 1604 e nacque quindi probabilmente nei giorni immediatamente precedenti,
Come artista visse interamente dentro quella straordinaria stagione artistica del 600 che trasformò Napoli in una delle grandi capitali culturali d’Europa.
Considerato per molti storici dell’arte , lo specialista del décolleté, Andrea Vaccaro fu un artista che affrontò prevalentemente temi religiosi, divenendo un artista molto ricercato da una committenza religiosa, alla quale non mancò di dispensare pale d’altare dal rigoroso e severo impianto pietistico, e da una clientela laica che sapeva ben apprezzare le sue mezze figure di sante avvolte da una intrigante e palpabile sensualità.
Andrea Vaccaro fu, infatti un artista abile nel dipingere mezze figure di donne o sante martiri che piacevoli da guardare, fossero, pervase da una sottile vena di erotismo .
I volti delle sue sante martiri o non, in sofferenza o in estasi che siano, appaiono velati da una sottile malinconia mostrando sempre un languore caldo nei grandi occhi umidi e bruni, ma appaiono spesso a volte perfino provocanti nel turgore delle forme e nel generoso sfoggio del décolleté .
In tale maniera esse aggiungendo qualcosa di più acuto con la sensazione visiva di vesti scollate, appaiono capaci di stuzzicare e lusingare il gusto dei committenti, più sensibili a piacevolezze di soggetto, che a recepire il messaggio devozionale che ne era alla base.
Accanto alla grande produzione di pale d’altare, Vaccaro fu anche il pittore della nobiltà napoletana. A questa committenza dedicò dipinti profani, scene mitologiche e figure femminili di grande eleganza, attraversate da una sensualità mai ostentata. La luce drammatica delle sue opere, quel naturalismo potente e il nuovo modo di rappresentare il sacro cambiarono profondamente il linguaggio artistico della città .
La critica, tuttavia, non è mai stata del tutto indulgente nei suoi confronti. Per lungo tempo Vaccaro è stato considerato soprattutto un “imitatore” dei grandi maestri, più che un innovatore capace di imporre uno stile pienamente autonomo. A influire su questo giudizio fu probabilmente anche la sua formazione presso Tommaso Passaro, noto copista di opere di Ribera, Tiziano e Caravaggio. Eppure questa lettura appare oggi riduttiva. Se confrontato con figure gigantesche come Luca Giordano, Massimo Stanzione, Salvator Rosa, Francesco Solimena o lo stesso Ribera — lo Spagnoletto — Vaccaro può forse apparire meno rivoluzionario, ma non per questo meno importante.
Anzi, bisogna considerare quanto irripetibile fosse il contesto artistico napoletano di quegli anni: raramente una città vide convivere nello stesso periodo un numero così alto di grandi pittori. Probabilmente, se fosse vissuto in un’altra epoca, Andrea Vaccaro avrebbe goduto di una considerazione ancora maggiore.
Nonostante tutto, egli viene oggi considerato tra i maggiori esponenti della pittura napoletana barocca, proprio perché il suo linguaggio pittorico — lineare, ordinato, composto — rispondeva perfettamente alle esigenze della Controriforma cattolica, che chiedeva immagini capaci di trasmettere raccoglimento, equilibrio e devozione ai fedeli.
Per la clientela laica sia napoletana che spagnola egli creò scene bibliche e mitologiche e le sue celebri mezze figure di donne nelle quali persegue un’ideale femminile di sensualità latente e dove raggiunge i suoi toni più elevati nel ritratto di Annella De Rosa, giudicato anche dall’Ortolani, che pur non aveva di lui una grande opinione, come il suo capolavoro.
Ricercato quindi da una committenza religiosa, a cui dispensa pale d’altare dal rigoroso e severo impianto pietistico, e da una clientela laica che sapeva ben apprezzare le sue mezze figure di sante avvolte da una intrigante e palpabile sensualità, Anrdea Vaccaro, ai suoi tempi ottenne un notevole successo e numerose commissioni.
Ancora oggi molte sue opere sono custodite nei luoghi simbolo della città: nella Basilica di Santa Maria della Sanità con la Santa Caterina da Siena e lo Sposalizio mistico di Santa Caterina d’Alessandria; nel Museo Diocesano con il Compianto sul Cristo morto e il Martirio di San Bartolomeo; nella Confraternita di Santa Maria della Pietà con La deposizione del Signore dalla Croce; nella Certosa di San Martino con La Maddalena nel coro dei Conversi; nel Museo di Capodimonte con Rinaldo e Armida; e a Palazzo Reale con Orfeo e le Baccanti. A testimonianza della sua diffusione internazionale, una sua opera — Rebecca al pozzo — è esposta permanentemente anche al Museo del Prado di Madrid.
Morì il 18 gennaio 1670,esprimendo nel suo testamento il desiderio di essere sepolto nella chiesa alla Pietà dei Turchini.
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