Diego Armando Maradona nato a Lanús, Argentina, il 30 ottobre 1960 , soprannominato El Pibe de Oro (“il ragazzo d’oro”), è stato , come tutti sanno, non solo  il più grande calciatore che abbia militato nella  nostra squadra di calcio cittadina , ma anche quello che tutto il mondo sportivo considera il miglior calciatore in assoluto  di tutti i tempi.

Amichevolmente chiamato Diego da tutti i napoletani , nei suoi otto  anni trascorsi a Napoli come calciatore , egli è stato certamente uno degli uomini più amati dal popolo napoletano .  Con il suo talento , ma anche con la sua  personalità eccentrica dentro e fuori il campo, attraverso i due scudetti conquistati con la squadra di calcio in cui lui era il vero e proprio leader ,  seppe unire  , senza distinzioni  ( cosa rara in queta città ) ,negli anni ottanta , borghesia ,  plebe, ,  onesti , corrotti, ambulanti , ricchi e  poveri , occupati e disoccupati ,  padroni e  operai, ultrà e  professionisti seduti in tribuna, .

Tutti insieme uniti nell’unico  colore azzurro della maglia della squadra del cuore , tutte queste persone vissero in quegli anni , giusto o sbagliato che sia  ,il riscatto sociale e politico di una città abbandonata ed emarginata da un contesto che vedeva i maggiori interessi economici spostati tutti principalmente nel  nord Italia .

Il perno centrale di questa meravigliosa unione fu certamente lui : Diego Armando Maradona . Egli ebbe il grande merito con le sue giocate e la sua classe sopraffine di mettere tutti d’accordo .  Lui era il riferimento a cui guardare , a cui affidare la riscossa di una squadra e di una città  da decenni mortificata e seppure avesse solo  un pallone tra i piedi , mostrò ben presto a tutti che quando uno vuole o sogna ardentemente una cosa ,la può certamente ottenere , se decide di impegnarsi con il massimo sforzo  di guardare  sempre avanti .

Arrivò nella nostra città improvvisamente  e quando nessuno se lo aspettava e arrivò addirittura dal blasonato Barcellona ma in  poco tempo si trasformò subito nel simbolo degli anni ottanta per poi divenire  un eroe, ed infine quasi un dio .

 

Napoli ed i napoletani in quel periodo ( anni 80 )  avevano  bisogno di  gioia,  allegria, speranza e orgoglio e Maradona assolse a questo difficile compito anche se poi come vedremo a pagarne le spese maggiori più grandi fu proprio lui . Diego portò infatti   la gente di Napoli , di qualsiasi estrazione sociale essi fossero , ad emozionarsi per il calcio, ed esponendosi personalmente  è certamente stato in molte occasioni il rappresentante unico dello sport che  portava dentro la sua attività  anche le occasioni di una  vita sociale  in difesa del popolo , dei disagiati , dei più deboli, del sud contro il nord,  delle ingiustizie e quindi anche  dell’Argentina contro l’Inghilterra. Egli nei  suoi anni vissuti a Napoli ha saputo  interpretare al meglio l’anima dei napoletani e contribuito certamente a riaccederne l’ orgoglio , unendo non solo tutte le classi sociali ma  intere generazioni che lo hanno saputo amare, capire e anche perdonare .

Gli anni ottanta , per chi ha avuto la fortuna di veder giocare Maradona al San Paolo hanno rappresentato per il calcio Napoli un periodo irripetibile. Nella sua genialità calcistica seppe mostare ai napoletani e al mondo intero di essere il più grande calciatore di tutti i tempi e quando decise poi di andar via lasciò un indelebile suo ricordo che venne trasmesso nelle più giovani generazioni attraverso incredibili racconti , formidabili giocate e funanboliche giocate .

Le nuove generazioni  purtroppo non hanno avuto la fortuna di vedere  Maradona in azione al San Paolo ,  ma è come se l’avessero  fatto attraverso la memoria , la  testa, il cuore e la voce  di chi glielo ha  raccontato. Hanno saputo chi era Maradona e cosa è riustito a fare in questa città attraverso i racconti delle persone che amano come il papà o il nonno .Hanno visto la sua grandezza attraverso i loro occhi e quel luccichio che illuminava il loro volto quando si raccontava  di lui .

È nella loro testa, nel loro cuore, attraverso le sole voci delle persone a loro care….  è  il  ricordo di un bambino che scrutava dal basso le facce  del papà e del nonno travolte dalla gioia ……. Maradona è nel ricordo di quel giorno che ha visto il padre felice come l’aveva visto poche altre volte …. e di quel nome Diego che attraverdo tradizioni inossidabili non è poi mai andato via per davvero, ma si è  solo nascosto in qualche strada, appicciato a qualche cartellone consumato dal tempo.    

Maradona per i più giovani che mai lo hanno visto giocare, è diventato attraverso i racconti delle persone a loro più care una leggenda …. un  vero e propio mito … una sorta di amico invisibile che di tanto in tanto si fa vedere  quando rivedono  le sue gesta  incastrate dentro qualche videocassetta ora impolverata. che come un cimelio, un trofeo,  viene gelosamente custodita dal suo papà nella sua vecchia libreria.  

Essi lo ritrovano ancora oggi spesso a far da compagnia nei discorsi e nei sorrisi di vecchi e  anziani pensionati seduti ad un bar che con ostentato orgoglio difendono la sua immensa bravura nei confronti  di qualche sciocco che osa paragonarlo  ad altri.

Loro non  hanno visto Maradona ma è come se l’avessero fatto seguendo  silenziosamente le sue storie più belle. . Sono la generazione del ‘Raccontami Diego’ al più anziano del quartiere, dimmi com’era vederlo dal vivo tutte le domeniche. Sono  la generazione che avrebbe desiderato nascere  dieci anni prima solo per poter essere dall’altra parte del racconto.

E sono quelli che nonostante non lo abbiano conosciuto , si sono comunque intristiti e hanno comunque dovuto fare i conti con le lacrime quando è giunta la terribile notizia della sua precoce morte.

Maradona ha fatto sognare questa città , lui è stato unico e irripetibile nella sua genialità calcistica  e come tale si è trasformato in un mito , una leggenda da trasmettere di generazioni in generazione ai propri figli.  Egli nei suoi anni vissuti a Napoli ha saputo interpretare al meglio l’anima dei napoletani e contribuito certamente a riaccenderne l’orgoglio , unendo non solo tutte le classi sociali ma intere generazioni che lo hanno saputo amare , capire e anche perdonare . Seppe non solo mostrare ai napoletani e al mondo intero di essere il più grande calciatore di tutti i tempi , ma  anche essere capace con il suo modo di fare umile spesso ricco di atti d’amore fatti senza ipocrisia e  sopratutto grande generosità , di far innamorare di lui tutta Napoli.

Io con orgoglio posso dire che  ho visto Maradona giocare al San Paolo.   Io c’ero. E ve lo racconto. Voglio raccontarvelo. .O almeno ci provo. 

Io ho avuto la fortuna di vederlo giocare e ho avuto modo di vedere con quale amore i napoletani erano a lui legati .

 

Ma prima di cercare di farvi capire come è potuto nascere l’amore incondizionato dei napoletani verso Diego  è giusto che qualcuno sappia che il napoli prima dell’arrivo di Maradona era  sempre stata una squadra mediocre di metà classifica  abituata a pigliare mazzate da tutti ma sopratutto dalle  potenti squadre del nord  economicamente  più forti.  Tutti i grandi campioni che fino ad allora erano arrivati a Napoli lo facevano solo  alla fine della loro carriera come avevano mostrato i vari  Barison , Altafini e  Sivori ,  mentre Maradona invece no.  Egli invece arrivò a Napoli  nel 1984 dal Barcellona all’età di 24  anni e all’inizio della sua carriera  quando unanimamente era da tutti riconosciuto come il miglior calciatore del mondo .

La società calcio Napoli lo pagò  una cifra considerata spaziale per l’epoca ( 13 milardi e mezzo di lire ) e la  domanda che spesso tutti noi ci facevamo era :  ” ma come è possibile che Maradona abbia scelto proprio di venire a Napoli ?” …… lui che fino ad allora aveva giocato nel Barcellona  e che volendo poteva andare in qualsiasi altra grande squadra europea , compresa l’odiata Juventus .. aveva invece scelto Napoli …. aveva scelto di giocare pei i più deboli contro i grandi ….. lui che davanti al gigante  poteva essere Golia aveva invece  scelto di essere Davide e invece di combattere con i fucili aveva deciso di combattere   con la fionda come  Davide contro  il gigante Golia  … lui  che se voleva poteva essere Golia , … stava invece in quel momento  scegliendo di essere Davide … ed essere Davide quando puoi essere Golia non è facile  …poteva guadagnare molto di più ma in nome dell’amore del calcio e del popolo scelse di essere invece  un figlio di Napoli , di quella città che in quel determinato periodo storico viveva uno dei contesti più brutti della sua sua storia reduce come era da una epidemia di colera ed un recente catastrofico terremoto.  Era quella una città che a sette anni dal terremoto aveva realizzato il 70 percento del suo programma di ricostruzione. , solo settemila alloggi dei quattordicimila previsti erano in piedi, e solo  cinquemila già abitati, con trentadue istituti scolastici costruiti, sei impianti sportivi e due piscine, poi aperte solo nel ’94 .

Oggi nessun altro calciatore , preso dal solo successo economico avrebbe fatto quella scelta . Molti di loro avevano già rifiutato  di venire a Napoli e molti ancora lo hanno fatto negli anni a venire e ancora oggi molti , con la testa piena di enormi pregiudizi rifiutano di venire nella nostra meravigliosa città  .

Maradona però proveniva da Buenos Aires ed aveva conservato, pur passando per Barcellona, ancora lo stesso spirito dei poveri e degli umili . Egli non aveva mai dimenticato ( e mai lo farà ) le sue umili origini di quando abitavano e  dormivano in 10 in una stanza nel Barrio di  Villa Fiorito ,  una striscia di territorio dove  la  miseria vedeva  solo case senza fogne e strade senza luce  . Un mondo a sé, con regole proprie, alienante rispetto al resto della società . Non aveva ancora dimenticato  quando il papà Chitoro e mamma  Tota dopo una estenuante settimana di lavoro al mulino Tritumol  non riuscivano a mettere in tavola un sufficiente pasto per tutti i componenti della famiglia . Non aveva dimenticato le misere baraccopoli di quei ghetti dove in una di esse egli era nato il 30 ottobre del 1960 .

Non aveva quindi paura di venire a Napoli dove i pregiudizi precedevano la vera realtà di una città poi mostratasi meravigliosa.

 

Il Barrio di Villa Fiorito , dove poi era cresciuto , era  il luogo più degradato della periferia argentina e per quanti oggi si permettono di giudicare Maradona , io rispondo che non è possibile comprendere la  figura  di Maradona se non si è visitato prima , almeno una volta il Barrio di Villa Fiorito .  

Egli a tal proposito , In una sua intervista rilasciata alla giornalista Gaby Cociffi di  Infoboae ha un giorno raccontato: .

Nei giorni di pioggia, quando grandinava, il tetto di lamiera era trafitto e il pavimento di terra era pieno di macchie scure che sembravano piccoli insetti. Poi la mamma gridava:” Andate a prendere i tinelli! ” e correvamo per casa, mettendo i tinelli sotto le perdite, fino a quando non erano pieni e dovevamo gettare l’acqua fuori dalla finestra. Se non lo facevamo, non puoi immaginare le pozze che restavano a terra!

Non c’era acqua corrente a casa mia. Quindi, quando la mamma doveva lavare i piatti o dovevamo fare il bagno, mi mandava a prendere l’acqua da una fontanella. Prendevo le brocche da venti litri e le riempivo. Le mettevo in cucina e mamma faceva scorrere l’acqua sui nostri volti e sui nostri corpi, così eravamo puliti. Era complicato, immagina, quando tutti e gli otto fratelli dovevamo lavarci la testa…

Sognavo di mangiare. Non era facile. Avevamo difficoltà a comprare una bibita, e le ‘Flechas’ o le ‘Pampero’ erano le uniche scarpe che avevamo per andare a scuola, giocare, stare tutto il giorno… Quando era ora di cena, La Tota diceva sempre che le faceva male la pancia. “No, oggi non mangio perché ho il mal di stomaco”, ripeteva. Diceva così perché noi potessimo mangiare“.

Nel Barrio, come avete potuto capire , la vita era assai difficile: Diego viveva in una barracca insieme ai genitori e ai sette fratelli, stretti sotto le lamiere ed il cibo era un problema frequente.Qualsiasi altro desiderio  come un giocattolo, un pallone o delle nuove scarpe era assolutamente inproponibile e inimmagginabile …

In quel brutto periodo della sua adolescenza , due eventi  segnarono profondamente.la sua vita ed il suo modo di pensare .  Il primo, quando il padre un giorno tornò da lavoro: il cibo non era sufficiente e lui, pur di non far digiunare i figli, non mangiò. E Diego, per tutta la notte, sentì il padre soffrire la fame in silenzio e con gran dignità. Il secondo lo vide invece protagonista diretto. Vicino Villa Fiorito c’era un macellaio, dove Diego si “guadagnava” la carne: ogni 10 palleggi otteneva una  fetta di carne. Ovviamente la carne era o scaduta, o invenduta.. ed ovviamente la palla non cadeva mai.

Nelle  polverose e spesso infangate strade di Villa Fiorita si giocava però  dalla mattina alla sera e fra tutti i ragazzini con cui Diego giocava , il suo idolo era Goyto, un ragazzino poco più grande di lui che tutti nel quartiere identificano come il più bravo. Tutti volevano giocare con lui, anche Diego, ma gli altri invece non volevano  che Diego e Goyto giocassero  nella stessa squadra proprio perché altrimenti non ci sarebbe partita. Lo stesso Goyto a differenza degli altri sosteneva , invece, che il più forte del paese era  proprio El pelusa , un  soprannome dai ragazzi  dato a Diego per la sua fluente capigliatura.

casa Maradona FioritoPrimo figlio maschio di papà Chitoro, pescatore di “dorados”, e mamma Tota, Diego viveva  in una casa di Villa Fiorito, quartiere della periferia sud della città, e viene subito soprannominato El Pelusa per l’esagerata mole di capelli.

quando el pibe era un ragazzino che già incantava con il suo talento.

Maradona bambino

 

Tutto questo  fino al giorno in cui un semplice impiegato di banca che per hobby faceva  l’osservatore decise di portare  Goyto , il sabato a fare un provino per l’Argentinos Juniors. Ovviamente viste le capacità  Goyto venne subito  preso ma l’osservatore nella stessa circostanza segnalò ai stessi dirigenti anche di visionare  lo stesso Diego che venne invitato a fare anche lui un provino.  


Un pomeriggio venne Goyo e mi disse : ‘Sabato scorso ho fatto un provino con l’Argentinos Juniors e vogliono ragazzi.” Corsi a casa e lo dissi a mamma. Era un giovedì. Ero in piedi davanti alla porta di casa, contro il filo metallico, duro come una statua, aspettando che il mio vecchio venisse dal lavoro. ‘Mi porterai sabato a fare il provino?’. Lo supplicai. Non mi rispose nulla per quanto era stanco. Quindi, ho aspettato il giorno successivo e ho insistito. ……Sono andato a letto sognando quel provino, ma ha iniziato a piovere. Pregai tanto Dio perché fermasse quella pioggia! Perché anche se il mio vecchio aveva promesso di andare, non potevamo permetterci spendere per l’autobus se l’allenamento veniva sospeso… Non avevamo abbastanza per i biglietti e non esagero. Il Sabato andammo nel quartiere di Malvinas, e lì ci dissero che era stato spostato al Parco Saavedra. Non avevamo modo di andare. Fortunatamente un ragazzo ci portò in  furgone. Facemmo il provino. L’allenatore mi disse: ‘Resta’. Ho toccato il cielo con le mani… .. Tornammo
a casa con l’autobus passando il ponte La Noria, e poi abbiamo attraversato il campo a piedi, che era come 20 isolati, entrambi silenziosi, ma felici.

Ecco .. io per raccontarvi chi era Diego Armando Maradona relativamente alla sua biografia mi fermerei qui … per il momento

Voglio sottolineare come una  vita contrassegnata dalla povertà del barrio di Villa Fiorita, sia stato il luogo dove è nato e cresciuto  l’amore di Diego per il calcio e  quali campi fangosi siano stati il luogo dove egli ha scoperto  come fare magia con i suoi piedi.

Voglio che voi notiate in quale barracca e e periferia degradata si sia  nutrito dall’amore della famiglia e dei suoi affetti, che riconoscono il talento e lo supportano dal primo all’ultimo istante , ma sopratutto in quale ambiente egli si sia innamorato del calcio e quale valore di riscatto sociale egli abbia poi dato a quel gioco.

Maradona bambino calcio

Ho iniziato a sognare il giorno in cui sono andato ad allenarmi con l’Argentinos Juniors. Sapevo che il calcio mi avrebbe dato una vita migliore, perché ho visto che avrei potuto mangiarmi i migliori ragazzi che già stavano giocando. Io non era ancora così grande: lo sapevo intimamente perché il mio vecchio mi lucidava ancora gli scarpini prima di ogni partita. Si prendeva cura di loro, li metteva del bitume, li lavava. Uscivo sempre con gli scarpini lucidi. E gli altri li avevanoi in uno stato triste, sporco, fangoso… Mi padre mi aiutava a brillare“.

Con il mio vecchio non parlavamo molto. E mi picchiava. Erano altri tempi, i ragazzi di oggi non lo capirebbero … Ma devo tutto al mio vecchio. Ed è così come te lo dico, perché mio padre mi portava in autobus fino ad Argentinos, cadendo per la stanchezza. Si appendeva al corrimano e io mi mettevo sotto il suo braccio e mi mettevo in punta di piedi per reggerlo, perché si addormentava in piedi. E così viaggiavamo, sostenendoci… Senza il mio vecchio io non sarei mai diventato  El Diez .

Ora che spero vi siate fatti un piccolo quadro di dove e come ha vissuto la sua infanzia Diego e quale valore egli ha potuto sviluppare per il gioco del calcio a cui inevitabilmente sapeva con rispetto di essere riconoscente  .  Nonostante le difficoltà dove è vissuto egli ha amato moltissimo i suoi genitori . Con i suoi primi guadagni pensò immediatamente di dare una nuova e dignitosa casa ai suoi genitori e alla loro  morte, avvenuta molti anni dopo soffrì moltissimo:

” E’ morta prima mia mamma: ero più legata a lei, le raccontavo tutto. Mio padre non aveva il tempo per essere mio amico. Mia madre è la mia prima tifosa. Speravo sempre che mio padre potesse prendere un pallone e giocare con me ma non poteva  lui non aveva il tempo per essere mio amico, si alzava alle quattro del mattino per andare alla fabbrica e lavorare “.

Vi siete fatti un’idea di chi poteva essere Maradona ? da dove proveniva ? …  se avete capite questo … forse posso anche cercare di farvi capire perchè i napoletani lo abbiano tanto amato e poi oggi di fronte alla sua morte sentano  per il tanto amore vissuto .  una incredibile sofferenza e tanto dolore .

Mi rendo conto che  per chi non è napoletano spiegare e far capire a parole ciò che Diego ha significato e significa tutt’oraper tutti i napoletani  è praticamente impossibile . Egli è stato certamente il simbolo degli anni ottanta di una intera generazione e se non avete mai visitato Napoli negli anni dal 1984 al 1991 non potrete forse mai neanche immaginare cosa  rappresentava in quel periodo  Diego Armando Maradona  per tutti i napoletani.

Per cercare comunque di spiegare a chi non è napoletano tutto questo  amore viscerale dei napoletani per Diego bisogna innanzitutto farlo cercando di capire quanto la personalità di Maradona e quella dei napoletani  si siano sposate nel posto giusto al momento giusto .

Quando Maradona arrivò a Napoli da Barcellona nell’estate del 1984 , tutta Napoli si riempì di striscioni , sue immagine e quanto altro si possa immaginare . Tutti in quella circostanza festeggiarono l’arrivo di un uomo che potesse finalmente riscattarci di fronte allo strapotere calcistico del nord . Tutti riposero quindi in lui la loro fiducia massima come un liberatore mandato dal cielo . ed iniziarono ad amarlo e coccolarlo come un figlio ma sopratutto come un eroe attorniandolo di amore e attenzioni come solo i napoletani sono capaci di fare . Si vedevano in giro persone vestite con la maglia numero 10 di Maradona , con bandiere del Napoli , con sciarpe , cappellini , visiere e cosi via …Maradona era presente in ogni parte di Napoli. Ovunque c’era una Diego- mania .

Egli era l’uome del destino , colui che dopo anni di oblio avrebbe potuto far conoscere Napoli e il Napoli in tutto il mondo ,…  quell’eroe che avrebbe potuto stravolgere gli equilibri del calcio italiano portanto al sud la capitale del calcio .

A Napoli, in via San Biagio dei Librai  gli fu dedicato addirittura un altarino con una foto nella quale indossa la maglia del Napoli e un suo capello in una teca, dove i tifosi si recavano prima delle partite a chiedere la “grazia calcistica”.

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Maradona d’altronde , non mancò , nonostanta la sua notorietà di mostrare ben presto ai napoletani attraverso molteplici gesti la sua generosità , il  suo amore e la sua passione per la città , schierandosi fin dal primo momento dalla parte dei piu deboli e bisognosi non dimenticando mai le sue umili orgini .  Maradona , nella sua genialità calcistica , seppe comunque in poco tempo essere capace di far innamorare , con i suoi gesti , la sua generosità, la sua umiltà , la sua bontà e semplicità tutti i napoletani .E sopratutto per questa sua umiltà e capacità di identificarsi con i più deboli della società che fu molto amato dai napoletani . Egli d’altro canto  subito mostrò , sin dal primo momento di amare altrettanto  la città e la gente di cui ha sempre  apprezzato l’affetto . Era solito ripetere che  vedeva se stesso nelle persone,  e nei ragazzi più poveri della città che come lui possedevano da piccoli soltanto un pallone e qualche sogno riposto nel cassetto .

Diego era infatti solito dire : Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires 

.Parlando della casa in cui aveva  trascorso la sua infanzia, affermava : “non avevamo niente, non avevamo acqua, non avevamo luce, niente. Volevo solo prendere una casa a mia madre, bella”. Una madre della quale ha scoperto soltanto a dodici o tredici anni perché di notte aveva sempre mal di pancia: “non c’era da mangiare per lei, il poco che era per lei lo divideva fra di noi, e diceva sempre che le faceva male la pancia”.

“Con il mio primo stipendio, portai la mia vecchia a cena al ristorante ‘La Rumba’, perché ogni volta che ci passavo per andare a lavoro, sentivo un odore delizioso. Era una pizzeria in Avenida Sáenz, di fronte alla Chiesa di Pompeya. Il sogno della mia vita era portare Tota a cena, noi due, come fidanzati. Quella sera lo stipendio  lo spendemmo tutto! ”

Questa realtà  come quella di tante altre famiglie di Villa Fiorito e del resto della periferia di Buenos Aires,  Maradona aveva visto a  Napoli,  camminando per i quartieri piu poveri della  città  …… la stessa quotidiana lotta contro la miseria , e  le stesse ingiustizie sociali   …. e identificandosi  con la gente più umile che gli ricordava la sua infanzia decise di diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli , perchè loro erano come era lui da piccolo a Buenos Aires .

N.B. A Giampiero Galeazzi che gli domandava che significa Napoli per lui , egli rispose : “È la mia casa”.

Quando per strada talvolta gli capitava vedere dei scugnizzi giocare  con la sua maglietta mmiezo ‘a via,  con un vecchio pallone , non poteva fare a meno di ricordare il suo passato nel Barrio di Villa Fiorito :

“Il primo pallone mi è stato donato da mio cugino Beto, il cugino che ho amato di più della mia vita e che sicuramente mi sta ascoltando dal cielo… Beto mi comprò una bellissima palla di cuoio con il primo stipendio che aveva ricevuto. Era uno dei I momenti più felici della mia vita. Ho dormito abbracciando la palla tutta la notte. Mi sono svegliato abbracciando la palla. Era bianca, numero uno, piccolina così…

Diego del popolo napoletano , sopratutto di quello più disagiato , ne  comprese  quindi ben presto  la quotidiana lotta con la miseria, con il sopruso, con le ingiustizie, e ben presto anche  i pregiudizi  che spesso caratterizzavano i commenti sulla nostra città . … e senza false ipocrisie decise sfruttando la sua popolarità di divenirne  il paladino , lo scugnizzo rivoluzionario , il lazzaro feice e ribelle ma anche come vedremo  l’eroe ed il santo della nostra città  … . una cosa che mi rendo conto  , è particolarmente difficile far capire a chi non è napoletano …….

Tutti noi ci rendiamo infatti conto che è  praticamente impossibile spiegare a parole ciò che Diego ha significato e tuttora significa per Napoli:  ci proviamo … cerchiamo di farglielo capire … ma poi di fronte alle loro facce un po stranulite .. desistiamo e soprassediamo … tenendoci per noi un amore che proprio perchè è tale è difficile da spiegare ..

Diego è stato per tutto il tempo in cui ha giocato ( ma anche dopo ) il rappresentante del popolo, napoletano  ed il personaggio pubblico in cui si rispecchiavano i più deboli e quelli con minori possibilità ai quali lui ha certamente spesso regalato speranza . 

Diego , a differenza di tanti altri calciatori che hanno rifiutato nel passato di venire a Napoli non ha avuto paura di venire a giocare e sopratutto vivere nella nostra città ma sopratutto non ci ha tradito per soldi ( come quanche altro argentino) per andare alla odiata Juventus .

Nonostante infatti il presidente della più forte  squadra di allora gli avesse offerto un assegno in bianco egli non accolse l’invito a giocare con chi noi vedevamo come il nemico . Egli , come invece ha fatto recentemente un altro certamente  meno dotato calciatore argentino , non ci ha voluto mai tradire .. nonostante i continui tentativi fatti nientepodimeno che dal sig Agnelli in persona.

Il presidente della Juventus , quando Maradona giocava nel Napoli , era completamente innamorato di Diego che non mancava di elogiare continuamente Egli lo voleva alla Juve e nonostante di queste vicende ad occuparsene generalmente era Boniperti , egli addirittura scelse di scendere personalmente in campo pur di avere Maradona .

L’innamoramento di Agnelli era genuino e lo portava anche direttamente allo stadio a vedere le partite del Napoli, per gustarselo dal vivo (andate a cercarvi un servizio Rai su Avellino-Napoli nel quale compare proprio l’Avvocato che aveva lasciato Capri, dov’era in vacanza, per assistere alla partita di fianco a Ferlaino). Lo stesso Maradona aveva di recente raccontato: «Agnelli mi corteggiava come potrebbe fare un innamorato con una donna. Mi chiamava continuamente promettendo cifre pazzesche – svela Maradona all’Espresso online – Mi disse che aveva offerto 100 miliardi a Ferlaino e di mettere io la cifra sul mio assegno. Gli risposi che non avrei mai potuto fare questo affronto ai napoletani perché io mi sentivo uno di loro, che non avrei mai potuto indossare in Italia altra maglia se non quella del Napoli».

Insomma  l’avvocato Agnelli gli propose un contratto in bianco e lui pur sapendo di poter guadagnare molto di più , non accettò mai l’offerta pur di   non tradire Napoli.

Da decenni , ancora oggi , la Juventus  pur di vincere sempre e comunque , propone contratti miliardari ai più forti calciatori in giro per il mondo , sottraendoli alle avversarie . Per amore dei soli soldi questi mercenari senza alcun altro ideale abbandono la loro squadra di origine e le proprie tifoserie lasciando dietro di loro tristezza , rabbia e delusione .Per soldi , da decenni infangano i valori di chi crede nello sport , e negli ideali di una maglia da onorare contribuendo così ad allontanare sempre di più molti tifosi da un calcio considerato sempre e di più solo un business . 

La Juventus  da decenni è da sempre abituata a comprare contando sui  soldi tutti e tutto .e con  i soldi pensava di comprare anche Maradona ( operazione riuscita con altri argentini ) e certo non si aspettava di avere questa volta un rifiuto .

Per una volta tanto non riusciva a comprare il migliore ..  per una volta tanto i suoi soldi , improvvisamente non contavano più nulla … Diego , a differenza di tanti altri , non si lasciò affascinare dai tanti soldi con cui la Juventus è abituata da anni a costruire la sua squadra …..  perchè perlui , per Maradona non bisognava giocare al calcio solo per  guadagnare danaro …. il calcio non era un mezzo per guadagnare solo soldi .. …altrimenti non lo vedevamo in quelle codizioni. attaccato da tutti .. bastava sedersi come fanno tutti al tavolo dei potenti ..e rubare come fanno tutti  ….    no lui stava  bene con gli umili ..  . il suo è il calcio del barrio e lo ha portato ovunque, in tutti i contesti .. e ci ha vinto un mondiale .. e lo ha portato a Napoli.

Chii lo ha conosciuto bene sa ceramente che egli spesso ha rifiutato   il compenso a numerose trasmissioni televisive ( vedi  Pressing ) ed interviste .

Maradona insomma dopo essere venuto a Napoli e dopo averla vissuta, dopo solo qualche anno  non  scelse più  Napoli  per danaro . Poteva scegliendo altri famosi club , guadagnare certamente molto di più . Lui da Barcellona scelse di venire a Napoli per farne la sua casa e la sede della sua battaglia contro i potenti . Divenne nel bene e nel male figlio di Napoli e venne a combattere come uno scugnizzo le sue battaglie contro le potenti forze nemiche . Egli , convinto della sua missione , portò  Napoli a pensare e sognare in grande , portò di nuovo Napoli all’altezza di  sfidare le forze del nord  e  battendole portò di nuovo i napoletani  a rivendicare la posizione e la voglia  di essere all’altezza  di  vincere e dare spettacolo  portando  Napol inel mondo.

Diego non aveva paura di veinire a Napoli e probabilmente scelse Napoli perchè aveva bisogno di rispecchiarsi in quel popolo .  Napoli in quel periodo  aveva bisogno di un riscatto sociale . Essa non riusciva più ad alzare la testa e appariva , calcisticamente parlando ( ?? )  oppressa dalle potenti squadre del nord .

Scelse Napoli per divenirne ben presto il vero eroe dei due mondi . Quello napoletano e non sabaudo come Garibaldi che non salvò Napoli ma lo fece solo divenire una colonia di un nuovo regno , e i napoletani scelsero lui come il nuovo  ” MASANIELLO ”

Egli al contrario di Garibaldi ha portato la felicita sopratutto alle fasce più deboli della popolazione ed ha avuto il merito di unire tutte le classi sociali in un unico amore e a dispetto di Masaniello ha combattuto molto più a lungo contro i potenti vincendo non una ma piu volte , restando ugualmente immortale .

Lui al contrario di Garibaldi non ha scritto una pagina della storia nascosta e scomoda che sui libri di scuola non compare . Egli ha invece scritto una delle pagine della storia che ha tenuto  vivo l’orgoglio partenopeo, da trasferire nella vita di ogni giorno,  e da usare per la resurrezione di Partenope e del Sud ad ogni livello, sociale, culturale,  ed economico.

Egli arrivò promettendo felicità in nome dell’amore del calcio e del popoli ed  al contrario di molti politici ha mantenuto ciò che ha promesso .

Lui ha promesso gioia , e l’ha regalata a tutti, Questa è la verità , lui ha promesso  gioia ed ha aperto il cuore a tutti , sopratutto dei più deboli ed emarginati che non avendo molto per riscattarsi socialmente verso i ricchi ,  videro nel calcio la loro rivincita verso poteri e soprusi .

Con le sue giocate , le sue vittorie ma anche le sue parole ha ridato dignità ad una città in crisi ed un popolo completamente demoralizzato .E’ arrivato in un contesto a terra, con il morale sotto i piedi  e ha dato dignità , e  forza  di sognare ad un popolo intero ed è stato poi capace di trasformare i sogni  diventati nel frattempo  desideri in autentica  realtà .

Tramite Maradona ,  Napoli ha ricominciatato a vincere sui campi di calcio ma anche nello spirito e nell’anima dei napoletani , perche Napoli tramite la sua squadra del cuore ha poi  vinto battendo tutti non solo in Italia ma anche in Europa vincendo scudetti e coppa Uefa.

 

I napoletani  hanno così ricominciato di nuovo ad alzare la testa  perchè  erano convinti che niente e nessuno poteva fermare Maradona . Egli era Il numero uno dei numeri 10: c’èra  Maradona e  poi  tutti gli altri…… .

Diego Armando Maradona per Napoli, è stata la prova , assopita in quegli anni , che il riscatto di un popolo deve passare attraverso il coraggio e l’identità .      Il Napoli di Maradona non è stato solo la squadra che ha vinto due scudetti , bensì una intera città che ha  lottato  per il proprio nome sempre e comunque, anche nello sport, sfidando il potere, sfidando le squadre degli imperatori dell’economia, come Agnelli, Berlusconi, Moratti e altri grandi imprenditori ,  considerati nella vita comune come sfruttatori del lavoro , oppressori legalizzati,  e schiavizzatori .

E con il tempo  , nonostante tutto questo , tutti si sono inchinati davanti alla sua grandezza . Tutti hanno dovuto riconoscere la sua grandezza . Ricchi o potenti , ammiratori o denigratori , tutti hanno dovuto riconoscere il suo talento .  Nessuno ha potuto fare a meno di ammirare le sue magie .

Maradona ha fatto fare gli inchini anche ai ricchi , ai quali non piace perdere , davanti a lui tutti si sono inchinati , tutti i potenti  gli hanno fatto l’inchino e lui non è  andato a patto con loro , mai !    .. non è sceso a patti mai con loro per avere un tornaconto personale .. ha sempre , sempre lottato per i più deboli .. Egli ha sempre e solo  rappresentato il popolo ,  quelli che hanno fatto fatica a  vivere , quelli più umili .

Avrebbe potuto sedere in ogni tipo di tavola , avrebbe avuto carta bianca se  il giorno prima  chiamava  qualcuno al quale  chiedeva di fare il  presidente della fifa . State sicuri che glielo concedevano ….perchè chi  comanda  oggi il mondo dello sport hanno tutti beneficiato di Maradona .

Ma lui non ha mai voluto barattare i suoi principi con nulla , e spesso le parole che gli venviavano in bocca , che lo  ispiravano , che gli nenivano in mente in nome del calcio  e dell’amore incondizionato per il pallone erano sempre molto ficcanti e velenose  contro i vertici del sistema . Spesso le sue parole  hanno diviso e certamente  fatto discutere .

Diego ha sempre giocato al calcio per divertirsi. Si considerava fortunato, privilegiato e sempre in debito con tutti, e istintivamente era portato a difendere i più deboli… e con l’istinto ‘animalesco’ riconosceva subito i marpioni, gli approfittatori del baraccone del calcio… tipo Blatter.

Lui  ha dimostrato che puoi essere si nei piani più alti , ma per lo spirito dei poveri e degli umili senza necessariamente aver bisogno di barattare quello in cui credi .Egli è stato il più forte che non è stato dalla parte del più forte combattendo attraverso la forza mediatica del calcio con ribellione alcune evidenti ingiustizie che il mondo faceva finta di non vedere e  attraverso  lo stesso calcio  ha potuto contemporaneamente emanare amore e dare gioia non solo ai  più poveri e ai piu deboli ma anche a chi veramente amava il calcio giocato.

Diego ha giocato quando prima di ammonire un avversario ne passava di tempo, si picchiava duro e lui non cadeva mai. Subiva falli in continuazione ma non si lamentavava mai . Il doppio giallo, non esisteva proprio. Lui spesso quasi scusava  il suo avversario, come per dire: ‘Non ti preoccupare, so che per fermarmi devi fare fallo, è normale’. In tanti anni che lo abbiamo visto giocare , non lo abbiamo quasi mai visto litigare con un arbitro e mai irriverente con gli avversari. Invece Omar Sivori irretiva quasi gli avversari, era un po’ maligno con loro. Ma Diego non era assolutamente come lui, Diego aveva grande rispetto per gli avversari, per tutti quelli che lo incontravano.Se giocasse oggi , con le regole attuali ed il VAR , le squadre avversarie sarebbero costrette a restare al massimo in sei alla fine di ogni partita .

Il suo grande amore per il calcio era rimasto lo stesso di quando giocava nel fango dei piccoli campi alla periferia di Buenos Aires . Quella passione era rimasta la stessa .  Era tuto il resto che circondava il mondo del calcio che con l’andare del tempo ncominciava ad infastidirlo .

Diego era grande proprio per questo.

 

Era un compagno di squadra eccezionale.   Istintivo, genuino, per certi versi persino folle, ma lucido nel suo modo di essere, coerente con se stesso, fino all’ultimo giorno. Un rivoluzionario moderno, che avrebbe voluto cambiare il mondo e che nel suo piccolo ha lasciato un segno che nessuno mai sarà in grado di cancellare. Il miglior calciatore in assoluto che un compagno di squadra si potesse ritrovare . Si batteva per i diritti dei compagni come un moderno sindacalista, e  spesso  si faceva addirittura paladino nei confronti della società per  chiedere  di alzare l’ingaggio dei suoi  colleghi di squdra perché a suo parere il loro stipendio era troppo basso.

Senza filtri e senza ipocrisie, Maradona è sempre stato se stesso, nel bene e nel male. E le vicende negative che lo hanno visto protagonista, hanno avuto come conseguenza quella di far male solo a se stesso, mentre per il resto ha sempre cercato di aiutare gli altri. 

Egli aldi la di  ogni altra cosa, e conservava un’idea diversa del calcio . Per lui continuava ad essere una vera passione che poteva generare , sopratutto nei ragazzi meno forunati un qualcosa per emergere dalla povertà . Continuava il calcio ad essere quella cosa capace di generare nelle persone qualcosa di meraviglioso come la semplice capacità di divertirsi o se avevi ottenuto successo la capacità di aiutare i piu deboli , i più umili .

Era rimasto , nonostante avesse vinto il campionato del mondo ,  ancora il Diego  di Villa Fiorito,  soprannominato il Dieguito delle Cipolline (Cebollitas), per la sua capigliatura  , che dopo aver giocato  una partita nel 1973 ai Giochi Nazionali Evita a Córdoba , si precipitò  a consolare nonostante la sua giovane età , il suo amico Alberto Pacheco, giocatore del Corrientes appena eliminato dal torneo.dopo aver perso la finale contro  l’Entre Rios.

Il piccolo Maradona consola Alberto Pacheco (fonte: Revista SudEstada)

Era ancora lo stesso Diego che  con quel gesto minimo, quello sguardo e quella mano rassicurante aveva compreso  la tristezza verso gli altri, accompagnando  in silenzio il suo amico anche sapendo che non esisteva  consolazione per una cocente sconfitta.

Diego,  in quel momento  probabilmente aveva  capito il calcio nella suo dolore e nella sua gioia ma anche nella sua purezza e bellezza .Aveva capito di cosa si trattava  giocare al calcio. Aveva capito giocando nel fango cosa significava , nonostante la fame , giocare la palla per divertirsi o consolare un amico sconfitto .

Aveva capito che ad una cosa non avrebbe mai potuto rinunciare e questa era la sua umanità . La stessa umanità che più volte ha mostrato con grandi gesti nella sua vita ma che la stampa non ha mai sottolineato a sufficienza perchè a far vendere i giornali erano ben altre notizie su Diego

Uno per tutti tra  i tanti grandi momenti di forte umanità mostrati da Diego và certamente ricordato quello avvenuto nel gennaio 1985 ad Acerra . In quel periodo , uno dei calciatori non titolari del Napoli , ma grande amico di Diego , ( Pietro Puzone )  riceve da un tifoso compaesano di Acerra una disperata richiesta di aiuto . Suo figlio era gravemente malato  e bisognoso di un’operazione che gli avrebbe salvato la vita. Il bambino  aveva bisogno di andare in Francia ad operarsi  ma il padre  non avendo soldi non era in grado di  affrontare le spese necessarie che avrebbere  potuto dare un futuro al bambino .

Egli raccontò l’episodio a Diego che si pose immediatamente  il problema  di come aiutare il giovane ragazzo. La soluzione più rapida sembrava  essere quella di organizzare  una partita di beneficenza  a cui partecipava anche Maradona , ma l’allora presidente  Ferlaino  si oppose drasticamente  a questa idea per paura che qualche giocatore del Napoli, giocando su un campo fangoso potesse  poi farsi male .L’assicurazione sui calciatori non copriva questo tipo di infortuni avvenuto su campi e competizioni che andavano fuori dall’ordinario .

Il presidente era irremovibile e non voleva rischiare senza assicurazione eventuali infortuni . Egli non era d’accordo  ma Diego,  molto sensibile a queste questioni fregandosene dei Lloyd volle assolutamente giocare quella partita . Raggiunto  quindi l’accordo con il presidente , decise di pagare di tasca sua una clausola di ben dodici milioni di lire alla assicurazione  pur di giocare questa partita ed aiutare il bambino .

Lo stadi dell’Acerrana con il suo campo fangoso ,  poteva  contenere solo 5000 persone , ma quel giorno in cui finalmente si giocò  l’amichevole ce n’erano più di 10.000  e ad un certo punto non vi era posto nemmeno per stare in piedi . . La gente poichè sapeva che a quella partita c’era Maradona arrivò da ogni luogo . L’incasso fu di venti milioni di lire ed il bambino potè con quei soldi serenamente volare in Francie per sottoporsi all’intervento chirurgico che gli salvò la vita.

Maradona insieme ai  suoi compagni di squadra , fecero il riscaldamento tra le auto parcheggiate . Poi fu giocata una partita vera e propria e Maradona senza mai risparmiarsi giocò correndo  calciando  e  dimenandosi  per ogni pallone, rischiando anche, in più di una occasione, di lasciarci la gamba.

Qualcuno, vedendolo così predisposto al sacrificio, gli intimò di tranquillizzarsi, di non rischiare. La sua risposta fu, forse, anche se dimenticata, come questa storia, tra le più significative per dare una definizione del Maradona uomo e giocatore: “Tu non hai capito chi è Maradona, io gioco solo per vincere qualsiasi sia l’avversario”.

Eppure sarebbe bastato un nulla a cambiare la storia : un piede poggiato male , un’entrata più audace del dovuto e Diego non avrebbe fatto quello che poi, invece, ha compiuto: il Mondiale del 1986, la mano de Dios e il gol del secolo, gli scudetti, la Coppa Uefa e l’immenso privilegio di ammirare le sue giocate impossibile per chiunque altro nato su questo pianeta.

Quanti degli attuali calciatori avrebbero  fatto lo stesso ?

Provate a vedere  un calciatore di oggi vederlo andare a scaldarsi nel parcheggio o addirittura farlo giocare sulla terra battuta .  Oggi se l’erba non è tagliata a filo i principini si rifiutano di giocare….

Nel fango di un campetto di provincia Diego ,davanti ad amici e parenti di una squadra che militava nel campionato dei dilettanti , quel giorno mettendo a rischio tutta la propria carriera , mostrò come  il più grande calciatore di tutti i tempi poteva anche sporcarsi di fango  . Egli mostrò che al di la del calciatore vi era un uomo vero . Un uomo nel più completo significato della parola .

Sono centinaia i napoletani che Maradona ha aiutato, con danaro o regalando la propria immagine.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel giocare nei  campi pieni di fango  per Diego  in fondo non era un problema . Lui ci era abituato fin da piccolo quando non smetteva mai di giocare ogni giorno sul campetto del Barrio argentino di Buenos Aires.. Il campo polveroso ed infangato era  suo habitat naturale.

In una famosa intervista raccontò :

Una volta correvo dietro una palla, avevo meno di 10 anni, e per cercarla sono caduto in una buca cieca. Ero affondato nella merda fino al collo, ma non ho cercato di uscire: ho continuato a cercare la palla e affondavo sempre più … Mio zio mi ha salvato mettendo metà del suo corpo nel pozzo, quasi appeso alla testa e allungando la mano per prendere la mia. Se non lo avesse fatto, sarei morto in quel pozzo … correndo dietro a una palla.

 

Dopo  il famoso provino che vi abbiamo raccontato ,  Diego , una volta preso ,  incominciò  a giocare insieme al suo amico Goyo  nelle “cebollitas” ( così venivano chiamati i ragazzini dell’Argentinos jr ) e dopo qualche anno ,  come tutti i ragazzini delle scuole calcio, a 10 anni  faceva  il raccattapalle per la prima squadra .

Tutto questo fino a quando una  domenica fra il primo ed  il secondo tempo, vedendo  in mezzo al campo un pallone, (  quello vero, quello che non danno ai ragazzini,)  lui non resistendo , decise di andarlo  a prendere  e cominciò una serie infinita di palleggi,  spalla, testa , coscia e piede , senza mai far toccare  la palla a  terra  ( proprio come quei palleggi che per anni vedremo fare nei riscaldamenti con il Napoli ).

Il pubblico ovvviamente in quella circostanza andò  in delirio, ogni tocco era  un olè,  e Diego non volle  posare la palla a terra  finché un inserviente non gli fece  segno che era  ora di smetterla e lui con un colpo di tacco  consegnò la palla  all’allenatore dell’Argentinos, fra il tripudio generale della folla.

Era un esile e magrolino ragazzo che giocava , in cambio della promessa di andare a scuola , tra i più piccoli del vivaio dell’ dell’Argentins Junior , un modesto club di Buenos Aires  , ma nonostante i i suoi 10 anni  aveva già incominciato  ad emozionare la gente.

Il pallone , il calcio erano per lui una ragione di vita , una passione incondizionata , un amore puro ed anche una irripetibile occasione per sfuggira alla miseria .I soldi in famiglia erano pochi e la carne era un privilegio e per favorire lo sviluppo del suo esile fisico egli venne sottoposto dalla società ad una cura ricostituente per così divenire a soli undici  anni  il leader delle “cebollitas”, una squadra terribile in grado  strapazzare tutti gli avversari  e in grado di raccogliere ogni sabato 5.000 spettatori.  

“El Clarin”, il famoso quotidiano argentino, comincia così  a scrivere sulle doti calcistiche del  riccioluto Maradona. Arrivano anche le TV, e la richiesta è sempre la stessa: far palleggiare quel ragazzino con il numero 10 che a  soli 15 anni Maradona viene fatto esordire in prima squadra perché troppo bravo per i coetanei

Il numero 10… ancora oggi quando ognuno al mondo pensa al numero 10  di una squadra di calcio , pensa a lui …. pensa a Diego Armando Maradona . lui lo ha fatto diventare  un simbolo .la maglia numero 10 …….. il motivo  perchè tutti i bambini che giocano al calcio  scelgono il 10 : la figura forse maggiormente difficile da ricoprire in un gioco di squadra ,quella del trascinatore, sia agonisticamente che mentalmente parlando.

Dopo che il   quotidiano argentino El Clarin”,parlò del modo di palleggiare di Diego ,Il  famoso telecronista   Pipo Manchena  decise allora di farlo palleggiare in diretta TV nel suo show. annunciando a tutti che la  squadra in cui giocava questo piccolo fenomeno  vinceva con lui in campo da  136 partite . Diego ebbe così l’opportunità della sua  vita e con un corpo  esile e pieno di ricci, incominciò a palleggiare con eleganza disarmante .

Il pubblico , telecronista compreso , restarono ipnotizzato da quel sali-scendi del pallone che ogni volta baciava il suo mancino . 

Nella successiva intervista dichiarò : “Tengo dos sueños: jugar una  copa del mundo y ganarla” ( «Ho due sogni: il primo è giocare un Mondiale, il secondo è  vincerlo»

La voce girò in fretta.

 

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 La fama del ragazzino fenomeno a quel punto incominciò a girare per tutta l’Argentina, a tal punto da scomodare  pure il mitico Omar Sivori che venne  a vederlo di persona spendendo alla fine per lui molte  parole di elogio. La sua fama continuò così  a crescere  e divenuto conosciutissimo attirò inevitabilmente le attenzioni del  River che continuamente tentò di acquistarlo .

L’Argentinos pur di  non cederlo e blindarlo gli affittò un appartamento e lui ovviamente si portò con se  tutta la sua famiglia, ma appena era possibile  non poteva fare a meno di tornare  dai suoi amici al quartiere di Villa Fiorito.

Il suo esordio da professionista arrivò  a  16 anni, nella sconfitta dell’Argentinos Juniors contro il Talleres., mentre alla sola età di 17 anni  non ancora compiuti debuttò anche  con la maglia della nazionale argentina .  E’ Luis Menotti a chiamarlo, lui era  emozionatissimo solo nel vedere mostri sacri come Passarella e Kempes. Era  solo un’amichevole con l’Ungheria, lui entrò nel secondo tempo con l’Argentina in vantaggio per 3-0. Maradona diventò così anche  giocatore della Nazionale ma piangerà quando nella lista dei 22 per il mondiale del 1978 resterà escluso perché Menotti a malincuore deve scartare il più giovane dei 5 fantasisiti. Si consolerà scorrazzando e strombettando con il taxi di suo suocero in una Buenos Aires in festa per la vittoria mondiale dell’Argentina.

La rivincita mondiale di Maradona arrivò a 19 anni, al mondiale Juniores di Tokyo. Lui è l’autentica stella di un trio di attacco leggendario: Maradona, Barbas, Ramo Diaz. L’Argentina distrugge con vere goleade le rivali: Indonesia, Jugoslavia, Polonia, Algeria, Uruguay e batte 3-1 in finale l’URSS con punizione magistrale di Diego. Tutto il mondo impazzisce per Maradona, lo Sheffield United chiede il prezzo, risposta dell’Argentinos: un miliardo e 200 milioni, gli inglesi si ritirano, ma sarà il Barcellona a portarlo in Europa dopo qualche anno…

Dopo cinque stagioni all’Argentinos Juniors (116 gol in 166 presenze), nel febbraio 1981 si trasferisce al Boca Juniors, la squadra del cuore del padre, rifiutando una ben più ricca offerta del River Plate. Debutta ancora una volta contro il Talleres, realizzando una doppietta. Dopo appena un anno però gli Xeneizes, alle prese con gravi problemi economici, non possono riscattare il suo prestito e Maradona lascia l’Argentina per trasferirsi in Europa, al Barcellona. ( Il suo bottino con il Boca è di 28 gol in 40 partite )

Viene convocato al Mondiale 1982 in Spagna ma nella seconda fase non riesce a impedire le sconfitte contro Italia (che si laurerà campione del mondo) e Brasile .

Pagato circa 12 miliardi di lire, il quasi 22enne Maradona debutta ufficialmente con il Barcellona il 4 settembre 1982 nella sconfitta per 2-1 sul campo del Valencia. Tra dicembre e marzo un’epatite virale lo tiene lontano dal campo. A fine stagione arrivano comunque due titoli, la Coppa del Re e la Copa de la Liga. La stagione seguente comincia nel peggiore dei modi: il 24 settembre 1983, nel match contro l’Atletico Bilbao il difensore basco Goikoetxea gli spezza la caviglia sinistra con un intervento durissimo. Maradona riesce a tornare in campo dopo tre mesi e mezzo ma l’epilogo dell’annata è ancora una volta drammatico: nella finale di Coppa del Re, il Barcellona sfida di nuovo l’Atletico Bilbao in un clima tesissimo e a fine partita, dopo la sconfitta dei blaugrana, Maradona scatena una maxi rissa e viene sospeso per tre mesi dalla Federazione spagnola.

A causa della lunga squalifica e dei rapporti non idilliaci con il presidente del Barça Nuñez, Maradona lascia il Barcellona dopo due stagioni (38 gol in 58 partite) e accetta l’offerta del Napoli, che lo paga 13 miliardi e mezzo. Presentato il 5 luglio 1984 davanti a 80 mila persone al San Paolo, nella prima stagione in Italia segna 17 gol in 33 presenze, con il Napoli che chiude ottavo. L’anno seguente gli azzurri arrivano invece terzi, qualificandosi alla Coppa Uefa: il numero 10 realizza 13 reti stagionali, la più celebre delle quali è il calcio di punizione a due contro la Juventus del 3 novembre 1985

Il Napoli giocava a Torino e l’arbitro , nonostante le proteste dei calciatori del Napoli mette la barriera della Juventus  a soli 4 metri e lui tranquillizando il compagno gli dice “dammi la palla segno lo stesso”, facendo un gol fisicamente inspiegabile ai limiti della balistica e del  paranormale (che la stessa Juve ha pubblicato su Twitter per rendergli onore). Un goal , ancora oggi considerato uno dei più belli ed impossibile da ripetere per chiunque altro essere umano .  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E poi venne il giorno della famosa MANO DE DIOS E IL GOL PIU’ BELLO DI TUTTI I TEMPI .

Ma andiamo con ordine .: Dopo tre anni di assenza dalla nazionale argentina, il ct Bilardo richiama Maradona a maggio 1985 in vista del Mondiale dell’anno seguente in Messico. Nella Coppa del Mondo 1986 Maradona è il capitano dell’Albiceleste ed entra nella leggenda: ai quarti contro l’Inghilterra, una partita ad altissima tensione anche per motivi extracalcistici (la guerra delle Falkland combattuta tra le due nazioni quattro anni prima), El Pibe de Oro segna due reti iconiche  nel 2-1 finale

Il primo , definito poi  “La mano de Dios”, che avvenne  anticipando con un pugno al pallone il portiere avversario Shilton  e il  secondo definito poi , secondo un sondaggio  fatto sul sito internet della Fifa , il Goal del secolo ,  cioè il più grande goal nella storia della coppa del mondo .

Maradona nel realizzare qiesto mitico goal partì addirittura dalla propria metà campo e dopo aver dribblato cinque difensori e  lo stesso portiere inglese Shilton, depositò  la palla in rete tra il tripudio della folla e dello stesso telecronista .

 

Il primo goal , segnato con la mano e quindi irregolarmente , come vi abbiamo detto è stato nel tempo definito con il termine Mano de Dios ( per Mano di Dio ) e questo solo perchè lo  stesso Maradona  per giustificarsi dell’accaduto diede poi la responsabilità del gol alla “Mano di Dio “.

Il tutto avvenne al sesto minuto di gioco del secondo tempo  il risultato era ancora di zero a zero, quando Steve Hodge   alzò erroneamente un pallone a campanile all’interno dell’area di rigore. Il portiere inglese, Peter Shilton  , tentò di far propria la sfera, grazie alla sua altezza di 185 cm, ma Maradona, sebbene fosse più basso di 20 centimetri, deviò il pallone con il braccio e la palla finì in rete. L’arbitro non si accorse del fallo e convalidò subito la realizzazione.

A fine partita dichiara “La palla io non l’ho toccata, è stata la mano di Dio”.Nella conferenza post-partita il campione argentino rilasciò una dichiarazione, che sarebbe divenuta una delle più celebri in tutto il mondo sportivo. Egli dichiarò che il gol era stato siglato «un po’ con la testa di Maradona ed un altro po’ con la mano di Dio»

Superati i quarti di finale eliminando l’Inghilterra , in semifinale poi Maradona segnò una doppietta al Belgio e in finale si inventò  l’assist per Burruchaga che valse il definitivo 3-2  permettendo così   alla nazionale Argentina di vincere il secondo campionato del mondo della sua storia .

 

Le due nazionali , quella inglese ed argentina e le stesse tifoserie erano legate da una sentita rivalità, che aveva avuto il suo inizio tra i mesi di aprile e giugno dell’anno 1982 con l’avvento della guerra delle Falkland , ricordata anche come la guerra delle Malvine . Un evento bellico che vide appunto contrapposti Argentina e Regno Unito .

Le isole Falkland, un territorio composto dai 3 arcipelaghi, che gli argentini chiamano Malvinas è una area  geografica ( si trova di fronte alla terra argentina a circa 400|500 Km ) che per morfologia e perchè abitata dai Gaucho argentini , rientra tra le terre argentine   che nel 1833 ,  venne militarmente occupato dagli inglesi , che pur trovandosi a quasi 20 mila Km di distanza , con arroganza decisero improvvisamente di invaderla e dominarle  provvedendo poi  ad espellere tutti gli argentini. . Da quel momento la popolazione locale divenne principalmente britannica e ovviamente gli argentini con rancore non facevano altro che rivendicarne il loro diritto di proprietà.

La pressione argentina sul governo britannico assunse inizialmente un carattere prettamente diplomatico  in sede ONU  dove le opinioni al Palazzo di Vetro erano divise tra chi riteneva che l’azione argentina fosse in qualche modo legittima, in quanto l’occupazione inglese aveva origine coloniale, e chi la considerava un atto di guerra inaccettabile. Lo stallo diplomatico e la  mancata risposta ,per una composizione pacifica della questione , portò ad un inevitabile aumento della tensione che salì fino al punto  di  culminare nella minaccia diretta di ricorrere all’invasione. Londra ovviamente non rispose, e l’invasione argentina con il suo esercito  iniziò storicamente il 2 aprile 1982. Passata la parola alle armi , l’Inghilterra, pur di  affermare l’idea di una nazione potenza  capace di proiettare a distanza la sua forza ,  mise subito  in campo una poderosa forza, comprendente 13.000 uomini e oltre 100 navi.

Le forze militari in campo messe dai due eserciti erano comunque simili e più o meno uguali, limitatamente a soldati e aviazione (la Royal Navy era nettamente superiore alla controparte argentina), ma  lo stesso non si poteva dire della loro qualità: l’esercito argentino, di leva, era composto prevalentemente da uomini ancora nelle prime fasi dell’addestramento, mentre gli inglesi erano militari professionisti. motivo per cui nella breve ma sanguinosa guerra,  ( I caduti  alla fine della guerra furono 649 argentini e 258 britannici) ,  gli inglesi ebbero la meglio e vincendo la guerra. subito dopo ripristinarono nuovamente agli abitanti delle isole Falkland  lo statuto di cittadini inglesi  rafforzando in loco  il proprio  dispositivo militare .

L'affondamento dell'incrociatore General Belgrano durante la Guerra delle Falkland

 

Da quel momento le Malvine ( chiamate dagli inglesi Falkland ) sono state sotto il dominio britannico e a  tutt’oggi, l’Argentina continua a rivendicare il possesso delle Isole Malvinas.

L’importanza di queste terre consiste nel fatto che oltre  ad essere uno dei luoghi più vicini all’Antartide e quindi tra le riserve di acqua potenzialmente più importanti del mondo e rappresentare quindi  contemporaneamente una zona importantissima per la pesca, essa è  sopratutto il luogo secondo molti , sede di un grande giacimento petrolifero da poter sfruttare nei prossimi anni. Pare infatti che siano circa 200 mila chilometri quadri di terreno quelli attorno alle isole   ricchi di petrolio  e con stime di estrazione di  miliardi di barili . Si  tratterebbe cioè di una delle riserve più importanti al mondo di petrolio.

Capirete ore quale clima e quale forte sensazione di nazionalità o rivincita e riscatto poteva avere quella partita sopratutto per gli argentini che erano reduci   da una guerra persa contro l’Inghilterra , che vedeva  gli occidentali con la faccia pulita andare in sudamerica ad opprimere a prendere e a a colinizzare.

La partita dei Mondiali è stata una vera rivincita per un popolo intero e Maradona incarnando tutti loro ha sentito come ogni argentino quella partita come un riscatto sociale. Egli però non ha usato le armi  per il rscatto sociale ma solo una palla e le sue geniali giocate e ha fregato gli inglesi con la mano , con l’inganno , solo per far vedere agli inglesi cosa vuol dire essere ingannati. Ha voluto dimostrare a chi con l’inganno ha sempre vinto , cosa vuol dire essere ingannati  se poi ti devo poi far vedere come si gioca invece al calcio vero , dopo appena qualche minuto , ti parto da metà campo e vado in porta.

E dopo , quando tutto è finito , come un vero rivoluzionario , lancia al mondo intero le velenose parole che mette tutti in silenzio : la palla io non l’ho toccata, è stata la mano di Dio . Giustizia è fatta !

Con un pubblico gesto ed una frase  ad effetto , Maradona si trsaforma in questo modo , da miglior calciatore del mondo ad ambasciatore di un messaggio di giustizia . Diego diventa il portavoce del colpevole silenzio del mondo di fronte all’ingiustizia .. … la pubblica accusa rivolta a tutti le nazioni del mondo che in quegli anni hanno fatto finta di non vedere e non sentire …. si trasforma nel sindacalista  a ddifesa dei più deboli di fronte all’indiffernza di un intero mondo che appare sordo di fronte all’ennesimo atto di colonialismo e dominazione  britannico .

Egli. con un solo gesto ed una frase pungente rimasta alla storia ., accusa tuttu quelli che in maniera indifferenza hanno fatto  finta di non vedere e  denuncia ufficialmente a nome del popolo argentino chi per secoli ha perpetuato in giro per il mondo , a scapito dei più deboli , una politica di violenza sotto le insegne imperiali. 

La frase resta famosa , la frecciata viene assorbita da tutti in silenzio e da quel momento Diego viene soprannominato la MANO DE DIOS , ma anche il giocatore riconosciuto ufficialmente come quello più forte del mondo .

Nessuno poteva accusare Diego di essere solo quello che segna con imbroglio e quindi non è un buon calciatore perchè nella stessa partita ha poi realizzato il più bel goal di tutti i tempi . Le sue parole quindi incominciano a fare eco e diventano assordanti per i più potenti . Il suo pensiero arriva  nella mente di ogni abitante del globo, perché Maradona lo conosce oramai chiunque, non solo chi ama il calcio. Il giocatore più forte di tutto il mondo, di tutti i tempi, soprannominato “Dios”, è un loro idolo e le sue parole  in difesa sempre dei più deboli , degli oppressi  del mondo. diventano il simbolo di chi con orgoglio vuole  sfidare lo strapotere del denaro e dell’ingiustizia.

Per Napoli e l’Argentina Diego ha rappresentato qualcosa di incredibile”. Sin dalla vittoria del Mondiale 1986, gli argentini , da quel momento , hanno sempre usato  il nome di Maradona per farsi riconoscere come suoi compatrioti in tutte le parti del mondo e sia  in Argentina che a Napoli, egli è sempre stato indicato come il simbolo e l’eroe della gente comune che tramite lo sport ed il calcio in particolare ,poteva trovare il proprio riscatto contro le continue ingiustizie dei piu potenti . Egli  incarnò , date le sue umili origini e la sua originaria bassa condizione sociale:perfettamente questo  spiritodi ribellione della povera gente e nonostante i molteplici guadagni , non rinunciò mai a schierarsi contro i “poteri forti”: in particolar modo con i napoletani che lo videro come un rappresentante degli “oppressi” del Sud Italia che lottava contro lo “strapotere” delle squadre del Nord.

Maradona ebbe anche il merito di non perdere mai il suo modo di esprimersi ed il vocabolario proprio della frangia meno agiata della popolazione a cui arrivavano  in maniera semplice le sue parole Divenne quindi  con la sua storia del pallone il simbolo della speranza dei piu poveri ed emarginati . Quelli con minor possibiltàa cui regalare una speranza .Il riferimento a cui guardare per i più poveri.

Un eroe, quasi un dio per tutti i suoi  compatrioti in un  momenti in cui il proprio  Paese aveva bisogno di una gioia,e  di allegria .

N.B. Numerose furono anche le “battaglie” combattute contro i “poteri forti” come la FIFA (e il suo presidente Havelange), e la AFA presieduta da Grondona.

A Napoli , proprio per questo probabilmente fu subito amato fin dal suo primo momento che venne presentato in pompa magna allo stadio San Paolo . Quel giorno arrivava , a levare ” gli schiaffi dalla faccia ” di tutti i napoletani , il più grande calciatore del momento , che presto  mostrò anche di essere un uomo molto ma molto simile ai napoletani , Di loro ne interpretava lo spirito e la voglia di riscatto sociale e per questo motivo fu subito amato da Napoli,.

Nei quartieri spagnoli , per festeggiare ll secondo scudetto del Napoli, per il quale il contributo di Maradona fu decisivo., tutti ragazzi i tifosi realizzaro un  murales che oggi viene considerata una delle opere di street art più famose d’Italia.

Il murales che ritrae Diego Armando Maradona con la maglia numero 10 del Napoli (la storica maglia degli anni Ottanta, con lo sponsor Mars), che porta al braccio la fascia di capitano e sul petto lo scudetto appena vinto.fu realizzato nel 1990 da un artista di soli ventitré anni, Mario Filardi, poi scomparso nel 2010 a Zurigo in circostanze ancora da chiarire. Egli per realizzare  questo murale , lavorò   per due notti e tre giorni su di una impalcatura precaria mentre tutti i ragazzi lo  aiutarono tenendo i fari delle macchine accese per illuminare il muro mentre lui disegnava. Si  si trattò di un’opera collettiva, perché alla realizzazione partecipò tutto il rione., passando di volta in volta a Mario , mentre lui dipingeva , il materiale necessario Maradona.

Al termine dell’opera , nel murales di Mario Filardi, Maradona venne  ritratto in corsa, stilizzato, quasi fosse un eroe dei fumetti e  terminata l’opera, il cielo di Napoli fu illuminato da alcuni fuochi d’artificio che, com’è tradizione a Napoli, si usano per festeggiare un evento.

Questo murales   è oramai diventato nella storia , una vera e propria icona della nostra città :  ancora oggi tanti turisti si recano appositamente nei Quartieri Spagnoli, in via De Deo, per ammirarlo. E non sono soltanto tifosi o appassionati di calcio, dal momento che l’immagine di Maradona è ormai indissolubilmente legata a Napoli e  per tanti è quasi impossibile scindere la città dal più grande calciatore che si sia mai visto da queste parti (e per molti è addirittura il più grande giocatore della storia).

Negli anni l’opera purtroppo è cominciata poi a deteriorasi e verso la fine degli anni novanta , fu addirittura aperta sul muro una finestra abusiva che cancellò il volto del Pibe. Il sogno di Mario era quello di ridipingere l’opera, sopra alla tapparella della finestra, in modo che l’equilibrio estetico del murale rimanesse il più integro possibile. Un sogno destinato a rimanere tale, perché il lavoro non gli fece trovare il tempo di portarlo a termine e, come anticipato, l’artista scomparve nel 2010, e perché il restauro aveva dei costi che Mario non poteva sostenere da solo.

Abbandonata al più bieco degrado, l’opera, nel 2016, era quasi completamente sbiadita e si cercò quindi di restaurarla. Anche in accordo col nuovo proprietario dell’appartamento della famigerata finestra: un altro tifosissimo di Maradona che acconsentì a far dipingere la tapparella in modo da ricostruire il volto del campione.

L’iniziativa di restaurare il dipinto arrivò da un artista, Salvatore Iodice, anche lui un ragazzo dei Quartieri Spagnoli (la sua bottega di falegname si trova proprio nel rione), che si propose alla famiglia Filardi per ridipingere il murale che ormai era quasi completamente svanito: Iodice raccolse la somma necessaria per l’intervento (tremila euro), si fece aiutare anche dal Comune (che fornì un carrello elevatore), ottenne tutti i permessi del caso, e mantenne la struttura compositiva del murale di Mario Filardi, ma decise di reinterpretare la figura dell’attaccante argentino. Iodice aveva cercato di essere il più rispettoso possibile nei confronti dell’originale di Filardi, riproponendo il Maradona in chiave fumettistica dell’opera originale. Per Iodice si trattava di una sorta di omaggio, anche se gli abitanti dei Quartieri Spagnoli avrebbero preferito quello che si chiama “restauro artistico”, per donare al calciatore un volto più realistico: di conseguenza, si arrivò nel 2017 a un nuovo intervento, quello del noto street artist argentino Francisco Bosoletti, già autore di diverse importanti opere di arte urbana in alcune delle aree più problematiche del capoluogo campano.

Bosoletti  che in quel periodo si trovava  in via De Deo per eseguire un murale in omaggio alla Pudicizia di Antonio Corradini, la statua dell’artista veneto che adorna la Cappella Sansevero. Inizialmente ebbe qualche titubanza a intervenire sul murale di un collega, ma poi Salvatore Iodice acconsentì, in rispetto ai desideri degli abitanti del rione, e cfu osì, nell’autunno del 2017, l’artista argentino donò  a Maradona un viso dall’aspetto più naturale, lasciando inalterato però il resto del corpo. 

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Oggi il murale del Maradona dei Quartieri Spagnoli è una sorta di attrazione, di icona, compare anche in diverse guide turistiche della città. Il riconoscimento al suo autore è arrivato postumo: nel 2016 il Comune di Napoli ha apposto una targa in via De Deo per ricordare l’artista che omaggiò Maradona con un’opera diventata famosa in tutto il mondo.

Nel lungo periodo di otto anni che Diego ha indossato la maglia azzura , simbolo della nostra storia calcistica , il Napol di Maradona i in breve tempo , grazie anche ad una  nuova riorganizzazione societaria fatta dal presidente Ferlaino ,  divenne una squdra topic  del campionato italiano che ci  piace sottolineare per i piu giovani , all’epoca era il più importante campionato di calcio al mondo dove tutti i migliori calciatori volevano venira a giocare.

Al San Paolo non si andava più banalmente a vedere una partita di pallone … si andava invece a vdere uno spettacolo come al teatro o ad un concerto .La gente andava allo stadio per vedere sopratutto le grandi giocate di Diego .La sue  maestria nel controllo della palla  era tale da infondere l’impressione che la sfera gli restasse  sempre incollata al piede. Dotato di grande fantasia e intelligenza tattica,specialista della  cosidetta ” rabona ” era  un ottimo finalizzatore,nonché abilissimo esecutore di calci piazzati di rigore  e sapeva   imprimere alla palla curvature estreme, riuscendo a segnare direttamente da calcio d’angolo o dal dischetto di centrocampo appena dopo il fischio d’inizio.

 Diego era un centrocampista offensivo  dotato di grande carisma e personalità estroversa. Di piede prevalentemente  mancino, era rinomato per la visione di gioco, il controllo di palla,la precisione nei passaggi e l’eccezionale abilità nel dribbling  .Pur non raggiungendo i 170 cm di altezza, aveva comunque una struttura fisica compatta e, grazie alle sue gambe forti e al baricentro basso, era in grado di resistere efficacemente alla pressione fisica avversaria durante la sua corsa col pallone tra i piedi. Alle eccellenti doti tecniche univa inoltre un notevole spirito di sacrificio che, all’occorrenza, gli permetteva di contribuire con profitto anche alla fase difensiva della propria squadra.

Il Napoli con Maradona ha vinto in quegli anni due scudetti , ( gli unici  )  , ne ha perso uno giài vinto , ha vinto una coppa Uefa ,  una coppa  Italia , una supercoppa italiana    ma anche qualcosa in più  ….

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

N.B. Diego Il 5 luglio 2017  ricevette  la cittadinanza onoraria dal Comune di Napoli.

 

 

Maradona  era nato in Argentina ma  …. forse solo per sbaglio …. sarebbe potuto tranquillamente nascere a Napoli … egli era uno scugnizzo ..  uno del popolo … uno che ha amato Napoli quasi quanto Napoli ha amato lui … viveva tra la gente senza fare il divo … si dava con amore alla gente che lo amava  ..  e credo che nei  suoi otto  anni di permanenza in città egli non sia riuscito a spendere una lira ….. andava a ristorante ,,,, conto pagato ,,,  entrava in un negozio ed il conto da pagare non arrrivava … e questo succedeva ovunque ,, sempre …  e sapete  perchè ?

Non solo  come tutti pensano per i suoi  successi raggiunti con la squadra  … ma sopratutto perchè egli come un vero piccolo eroe  , un Masaniello di altri tempi che ha sempre mostrato di difendere la nostra città senza tenere e temere in alcun modo le inevitabili ripercussioni poi puntualmete avvenute .

N.B. Eduardo Bennato a proposito della generosita di Diego ha scritto  : una volta in un ristorante a Roma lo vidi allontanarsi… lo ritrovai nelle cucine che distribuiva biglietti da cinquatamila lire ai cuochi e ai lavapiatti.

Egli mettendoci la sua faccia ha sempre difeso Napoli molto di più di quanto politici , stampa , scrittori e opininisti dell’epoca facessero .

In quell’epoca ( ma ancora oggi purtroppo ) in tantissimi stadi del Nord i Napoletani erano vittima fin da prima dell’inizio della partita di cori e striscioni razzisti, come  “Benvenuti in Italia”, “Lavatevi”, “Vesuvio pensaci tu” e Maradona in occasione di una ennesima esposizione di quasti striscioni in un Veona – Napoli avvenuto nel 1986 . ebbe modo di capire cosa significava tutto questo

<Ci ricevettero con uno striscione che mi aiutò a capire di colpo che la battaglia del Napoli non era solo calcistica: “Benvenuti in Italia” diceva. Era il Nord contro il Sud, i razzisti contro i poveriQuello striscione di Verona che mi aveva colpito nella mia prima partita della carriera in Italia, non lo avevo mai più dimenticato”>.

… e quando i cori e striscioni razzisti,  si intensificarono dopo il vantaggio per due reti a zero in favore dei veronesi Maradona offeso ed indignato rivolgendosi a  Pierpaolo Marino, allora direttore sportivo del Napoli,  si avvicinò alla panchina e disse: “ora vado a vendicare i Napoletani”. …. segnò due gol, di cui uno con la nuca.

La sua vendetta  contro i veronesi si completò poi  l’anno dopo , nella partita  giocata a Fuorigrotta, quando il Napoli vinta 5 a 0, Maradona in quella partita , segnò da più di trenta metri, defilato sulla sinistra, calciando con l’esterno sinistro un pallone di controbalzo,

Sarebbe bastato un gol come tanti altri , per chiudere definitivamente i conti con gli “odiati” veronesi”. Diego invece inventa una delle reti più belle della storia del calcio : controllo perfetto di un lancio dalle retrovie, 30 metri spalle alla porta avversaria, leggermente defilato sulla sinistra, girarsi è un attimo, la palla rimbalza due volte, nell’attesa di un altro calcio, invece arriva una carezza, un tocco di esterno sinistro morbidissimo che urta contro il duro legno del primo palo, appena sotto l’incrocio; il portiere Giuliano Giuliani prova ad arrivarci, ma due miracoli in un giorno solo sono troppi. Non è per il 3-0 che i tifosi partenopei impazziscono, ma per il gol in sé e per sé. Un goal di una bellezza incredibile che Maradona nel post gara commentò in questo modo: Ho visto che Giuliani stava fuori dalla porta, la palla è rimbalzata, ho visto e ho calciato e per fortuna è andata dentro. Un gol muy bello“. Poche parole, tanta umiltà. Gli dei sono fatti così!

Diego si rese conto, fin dal primo momento in cui venne a Napoli che era destinato a diventare il simbolo della riscossa napoletana contro lo strapotere calcistico del nord  e quando il Napoli  finalmente riusci  , il 10 maggio 1987 a vincere il suo primo scudetto dichiarò: “Abbiamo vinto tutti insieme, non è che abbiamo vinto noi e la gente che sta qui. Ha vinto la città di Napoli”.

Quel giorno tutti i Napoletani esplosero, in città ma specialmente nei posti dove vivevano da emigrati, una giornata in cui per la prima volta erano loro a festeggiare e non il resto d’Italia; anche nelle altre città del Mezzogiorno festeggiavano, perché il Napoli era l’unica squadra che faceva onore al Sud, l’unica che era riuscita a spezzare un monopolio.

CURIOSITA’ :  Maradona nel film-documentario girato da Emir Kusturica dal titolo “Maradona by Kusturica”, parla dell’importanza delle vittorie contro le squadre del Nord, prendendo ad esempio i 6 gol che il Napoli fece alla Juventus, a Torino: “C’era la sensazione che il Sud non potesse vincere contro il Nord. Andammo a giocare contro la Juve a Torino e gliene facemmo sei: sai che significa che una squadra del Sud gliene mette sei all’avvocato Agnelli?“.

Diego  dal giorno in cui il Napoli vinse lo scudetto , divenne l’idolo indiscusso della gente comune ma anche dei ricchi  , della borghesia , della plebe , degli onesti , dei disonesti ,dei corrotti, dei camorristi ( purtroppo ) , dei poveri , degli emarginati , dei padroni , degli operai , degli ultrà e dei professionisti seduti in tribuna .Maradona divenne in poco in tempo un vero e proprio idolo di tutti i napoletani di qualsiasi fascia sociale e non solo amanti del calcio.

 

Unico e  irripetibile per genialità calcistica , in una città in cui il calcio veniva visto come uno dei pochi mezzi di riscatto sociale e politico con cui superare  le difficolta del quotidiano , Diego divenne colui che la gente vedeva come l’unico capace in quegli anni di ridare dignità ad un popolo . Ed egli  in questo ambiente dove sentiva di aver trovato casa , comprese ben presto  che Napoli aveva bisogno di lui più di qualsiasi altra cosa, come riscatto di una lotta eterna contro i più potenti .  

Tutte le classi sociali , come poche volte accaduto nel nostro passato si ritrovarono unite sotto un solo simbolo (forse solo la comune battaglia contro l’iquisizione aveva precedentmente trovato tutte le classi sociali unite ) . Egli fu capace di segnare generazioni distanti e diverse attraverso il nome Diego con cui molti  bimbi  in quegli anni furono battezzati .

Maradona aveva un’enorme importanza sociale: diventò l’idolo della gente, molte persone che vivevano in condizioni di povertà trovarono in lui un modo per non pensare sempre alla realtà. La  gente di Napoli impazzì per Diego . Maradona era presente quasi dappertutto a Napoli: da murales per le strade della città, ai fuochi d’artificio chiamati “Il pallone di Maradona”, da ogni tipo di gadget e souvenir alla torta con Maradona, da poesie su di lui fino alle statue.         La dolce vita dei bagarini cominciò con il suo arrivo. Furono ottimi affari fin dalla presentazione ai cinquantamila del San Paolo, un prezzo pagato solamente per vedere due palleggi e sentire due parole del genio. Ai tempi d’oro, su 40.000 tagliandi d’ingresso allo stadio erano in azione almeno mille bagarini”.

Se nel futuro un archeologo troverà degli oggetti “antichi” di Maradona, penserà probabilmente che era una specie di idolo, qualcosa per cui valesse la pena vivere e soffrire.

 

Quando Maradona arrivò  a Napoli per i tanti tifosi napoletani ( praticamente tutta la gente di Napoli ) era  tutto quello che nei sogni si poteva avverrare in quel momento .  La sua importanza sociale fu enorme .. essa rappresentò anche se solo attraverso il calcio , il simbololo e a voglia di riscatto di una intera città e come successivamente accadde , anche il vanto  di camminare a testa alta.

La squadra, fondata nel 1926, non aveva  fino ad allora mai vinto uno scudetto: 60 anni di attesa erano davvero troppi… Napoli aveva bisogno di qualcuno che potesse portare la squadra ai vertici del calcio italiano e mondiale.  E quest’uomo come vedremo fu  Diego Armando Maradona. Nessuna squadra del sud aveva fino ad allora mai vinto uno scudetto e il Napoli fu la prima squadra a battere le ricche società del nord come Juventus, Milan e Inter.

La società calcio Napoli lo pagò  una cifra considerata spaziale per l’epoca ( 13 milardi e mezzo di lire ) e la  domanda che spesso tutti noi ci facevamo era :  ” ma come è possibile che Maradona abbia scelto proprio di venire a Napoli ?” ……    la verita è anche vero che non interessava nessuno …. l’ importante era che Maradona fosse arrivato a Napoli …

……. al termine di una complessa trattativa, Maradona fu ingaggiato dalla società italiana del Napoli , la nostra squadra del cuore  per 13 miliardi e mezzo di lire.  ed Il contratto fu firmato senza che il Napoli avesse la liquidità per regolarizzare l’acquisto ( il denaro venne versato solo in un secondo momento). 

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Maradona ,  fa il suo ingresso per la presentazione  San Paolo e come nuovo acquisto del Napoli. 

Il 5 luglio 1984 Maradona venne presentato ufficialmente allo  stadio San Paolo  e fu accolto da circa ottantamila persone, che pagarono la quota simbolica di mille lire per vederlo. I tifosi incredudili e timidamente speranzosi si erano tutti riversati allo stadio pur di vederlo e appurare che quello che i mass media dicevano era vero . Al suo ingresso in campo si presentò con la sciarpa del Napoli .. due palleggi e poi un calcio al pallone verso la tribuna …il San Paolo era gremito …io c’ero … io ero lì con tutti i miei amici .

E dopo qualche anno Diego era ovunque …  nessun napoletano poteva odiarlo: era un eroe per tutti,.. era  colui che  con le sue magie aveva  dato la gioia del primo scudetto e che aveva  portato nel mondo il nome di Napoli.  Ancora oggi  molte persone nel mondo  quando pensano a Napoli, subito pensano a Maradona e probabilmente  lo fanno perchè  è stato il più grande calciatore di tutti i tempi, ma non si può dire con certezza che non nascerà più nessuno come lui. Quello che invece si può affermare senza dubbio è che non ci sarà mai più un calciatore in grado di dar vita a un vero fenomeno di costume, a trascinare le masse e a fare impazzire così tanto di gioia la gente in tutto il mondo . Egli non è stato  solo il miglior calciatore di tutti i tempi ma attraverso la sua fragilità di uomo anche  il  simbolo; di un possibile riscatto contro i potenti .

E tutto questo lo è stato perché ha rappresentato gli oppressi, del Sud d’Italia e dei Sud del mondo. Uno di noi. Un portatore di orgoglio. Lo sfidante dello strapotere del denaro e dell’ingiustizia.  Maradona nel suo ruolo di sindacalista del mondo a difesa dei più poveri non rispettò neppure la ricchezza terrena del Papa. Dopo essere stato in vaticano ed aver visto in quella circostanza tetti d’oro , e sentire  poi dire al papa  che la chiesa  si preoccupava dei bambini poveri , senza peli sulla lingua lo esortò poi  a non restare li inerme  ed usando parole molto forti disse <<Vendi qualcosa a vantaggio dei poveri>>.<< Vendi il tetto amigo , fai qualcosa contro la fame >>“Come fai a inginocchiarti in Africa di fronte i bambini poveri quando sei sovrastato da tetti e palazzi d’oro” 

Il calciatore disse successivamente in una intervista di essere stato arrabbiato con il pontefice dopo aver visto la ricchezza delle opere d’arte dalle quali il Papa era circondato.

Ecco perché, in questo rapporto magico, non è un caso che il murale a lui dedicato in via Taverna del Ferro, sia stato dipinto sopra una figura del Pontefice. Maradona , come avete potuto capire era un uomo sincero  in perfetta sintonia con Napoli, prima ancora che per un asso straordinario . Come persona, faceva tutto con il cuore, non c’era un altro pensiero dietro, solo il cuore, e per questo motivo tutti lo amavano. Egli era sempre  se stesso , sempre in tutte le circostanze  e nonostante il suo successo e la sua fama ha sempre conservato quall’umiltà ce umanità che appartiene solo ai più grandi . .

 Come tutti i suoi compagni di squadra hanno sempre  testimoniano , egli era sopratutto , nonostante il suo successo e la sua fama ,  un compagno eccezionale, che teneva tutti li suoi compagni di spogliatoio legati   intorno  a lui  non per il suo blasone, ma per il lato umano. Trattava i compagni in modo splendido, con naturalezza, con affetto. . Egli non faceva con umiltà mai pesare la sua immagine. e questo per i compagni di squadra significava tantissimo.

In tanti anni passati insieme , non ha mai litigato con nessun compagno di squadra e pur essendo al disopra di tutti  , tollerava gli errori dei suoi compagni di sauadra senza mai lamentarsi . Egli era il più grande di tutti ma nonostante questo era anche il più semplice ed umile  di tutti . Tra tanta gloria.è  stato bravo non solo in campo, con le sue giocate fantastiche, ma anche a tenere un equilibrio tra i compagni di squadra

Era un grande trascinatore , sia agonisticamente che mentalmente parlando ,  capace di farsi amare dai suoi compagni facendo grandi giocate ed avere contemporaneamente il  grande merito di  restare sempre umile.  Diego è stato quel calciatore che riusciva a impersonare, in un singolo corpo, ogni intero undici titolare di cui ha fatto parte. Unificava il pensiero di tutti i compagni, partita per partita, portando in ogni squadra per cui ha giocato la sua ambizione e conducendo alla vittoria se stesso e chi lo ha accompagnato. 

Diego era un uomo che si considerava fortunato , privilegiato e sempre in debito con tutti e istintivamente era portato a difendere i più deboli… e con l’istinto ‘animalesco’ riconosceva subito i marpioni, gli approfittatori del baraccone del calcio… tipo Blatter.

Lui che aveva  sempre giocato al calcio per divertirsi, aveva avuto la fortuna con lo stesso calcio di avere successo e soldi e per tale motivo era di una generosità unica , ed una umanità e gentilezza incredibile rappresentando  per tutto il tempo in cui ha giocato ( ma anche dopo )  il personaggio pubblico in cui si rispecchiavano i più deboli e quelli con minori possibilità ai quali ha certamente spesso regalato speranza .

Rappresentava il più debole che combatte vincendo contro il più potente …… il più povero che vince contro il più ricco …

Maradona ha fatto gioire per la prima volta una città del Sud, che non aveva e non ha ancora oggi i mezzi economici per costruire squadre competitive ……, ha fatto arrivare lo scudetto a Napoli dopo che per moltissime  volte si era fermato solo  al nord …..

Diego Armando Maradona

 

Ecco perchè DIEGO è così divenuto un mito , una leggenda , un figlio di Napoli . Ecco spiegato perchè molti bimbi nati in quel periodo portano oggi il nome ” DIEGO ” loro regalato da chi vedeva in quel nome la potenza , l’amore , la gioia , la felicita e la voglia di combattere contro tutto e tutti .

Un nome che avendo un significato cosi grande poteva essere di buon auspicio e forse influnzare positivamente il futuro del proprio figlio .

CURIOSITA’: Anticamente si pensava che un nome dato ad una persona  , racchiudeva in se una  forza energetica capace di inestire e condizionare magicamente il destino di un uomo. Il nome con cui veniva quindi investito al battesimo un nascituro aveva grande importanza in quanto oltre a rappresentare in società una sorta di biglietto da visita con cui il mondo imparava  a conoscerlo  , anche qualcosa capace di condizionare psicologicamente le stesse  sue caratteristiche future .

MA oltre il nome magicamente il mito si è poi tramandato anche alle nuove generazioni che pur non avendolo mai visto giocare allo stadio è come se l’avesero  fatto attraverso i racconti dei loro genitori e dei loro nonni  o del più anziano del quartiere . 

Una intera nuova generazione che solo  oggi capisce perchè il suo nome di battesimo è  proprio DIEGO mentre quello del fratello è quello del nonno .

A Napoli vi è ancora oggi molto presente l’antica tradizione di imporre ai primi figli maschi il nome del nonno paterno . Non dobbiamo quindi sorprenderci se nella nostra città molti si chiamano con vecchi antichi nomi che se andiamo ad indagare appartenevano già ai suoi nonni e poi ai bisnonni .Essa è frutto di una tradizione  tramandata  , di generazione, in generazione , fatta al solo di consegnare nel tempo il nome di una persona amata ed un tempo  passato anche il nome di un  suo casato  la sua ricchezza , il suo potere ed il suo bagaglio di esperienze positive  .

Diego è riuscito a rompere questa tradizione … o forse no .. forse i napoletani lo hanno considerato uno di famiglia ….un nome da trasmettere per tradizione di generazione in generazione …perchè raccontasse una storia .che si porta dietro un preciso significato, oggi , domani, e sempre.

E come si chiama questa cosa ?

Eternità?

Forse sì. Forse l’aveva già raggiunta. Forse l’aveva già ottenuta  prima di incontrare  la morte il 26 novembre 2020.

Negli  anni trascorsi da Maradona a Napoli (1984-1991) sono stati moltissime  i bambini registrati all’anagrafe del Comune  di Napoli in onore suo ed alcuni  felici tifosi  si concessero addirittura il lavoro completo, spingendosi fino ad avere in casa un bimbo di nome Diego Armando.

“È un momento triste per quelli della mia generazione. Mi ritengo un privilegiato per aver vissuto nell’epoca di Maradona. . Da piccolo avevo il poster di Diego. Lui ha portato la gente a emozionarsi per il calcio  . Io ricordo ciò che ha fatto in campo,  e  ricordo cose geniali , qualcosa di veramente unico ed incredibile e sono stato fortunato ad aver visto giocare dal vivo un calciatore del genere , un mito senza tempo che non andrà mai via , ma al di là del calciatore Maradona la differenza l’ha fatta a livello umano. Egli era di una umanità incredibile , un uomo generoso ,  e posso assicurarvi che quello che ci ha lasciato , nonostante abbia perso il controllo della sua vita negli ultimi anni era un uomo davvero grande. Aveva grande rispetto per gli avversari e per tutti quelli che lo incontravano ed era sopratutto  un simbolo per tutti i calciatori. Egli  sarà inesorabilmente un simbolo, legato indissolubilmente al pallone. Un esempio come atleta, come sportivo legato alle maglie che indossava più che ai soldi. 

I napoletani ne hanno riconosciuto il talento e lo  hanno amato fin dal primo momento e lo hanno supportato fino all’ultimo istante; fino ai momenti più bui, quando si è avvicinato più alla figura umana che al divino giocatore più forte di tutti i tempi, soprannominato “Dios”. Lo hanno amato fino alla fine , fino a quando si è rivelato un  uomo con i difetti e i peccati degli uomini, esaltati però dagli stessi peccatori . 

Maradona lo conosce chiunque, non solo chi ama il calcio e  questo perchè spesso si è schierato  contro il sistema e contro i potenti del calcio . SI è spesso eletto a sindacalista dei più umili contro i soliti ricchi, che si arricchiscono sempre di più alle spalle della gente

.In una famosa intervista rilasciata a Gianni Minà, egli risponde al giornalista, il quale gli aveva chiesto cosa ha provato vedendo mezzo stadio San Paolo con la parrucca, in questo modo: “Non lo so, qualcuno lo ha fatto per guadagnare. A me piace quando la gente fa questo, io voglio che la gente viva; se la gente fa questo sì, però io non voglio che il miliardario si faccia più miliardario con Maradona, questo non lo sopporto proprio. Però se è la gente normale che si inventa la vita, che fa questo per vivere, io sono orgoglioso perché in parte anche Maradona gli dà il suo contributo”.

Ancora una volta Maradona si schierava fortemente con i più poveri e criticava apertamente il sistema calcio che si stava trasformando in solo business. Egli accettava che la gente , il popolo , potesse sfruttare la sua immagine per guadagnare qualcosa e combattere la fame  senza il suo permesso , ma non accettava  che qualche grossa ricca azienda potesse aumentare la sua ricchezza grazie alla sua immagine senza il suo permesso .

Diego Armando Maradona, che la povertà la conosceva, che le favelas le aveva vissute, che la sofferenza la portava con sé nell’immagine dei piedini scalzi che giocano a pallone nei paesi più poveri del mondo, non ha mai dimenticato chi era davvero e da dove era partito. Diego Armando Maradona, che dal sud proveniva, dal profondo sud del mondo, parlava ai napoletani, al popolo meridionale con la sincerità e la schiettezza che meritavano.

El Pibe de Oro è stato il numero 10 per eccellenza e quel trascinatore sia mentale che agonista che riusciva a impersonare, in un singolo corpo, ogni intero undici titolare di cui ha fatto parte. Unificava il pensiero di tutti i compagni, partita per partita, portando in ogni squadra per cui ha giocato la sua ambizione e conducendo alla vittoria se stesso e chi lo ha accompagnato

Un esempio su tutti di quanto detto fu quanto accadde nella famosa partita di ritorno che avvenne il 19 aprile del 1989 a Monaco di Baviera contro il Bayern Monaco. In quella giornata tra le due squadre ci si giocava l’accesso alla finale di coppa . Chi usciva vincitore da quella partita andava poi a giocarsi la finale .. All’andata al San Paolo il Napoli aveva vinto 2-0 ed il clima in quello stadio era rovente . i vari calciatori del  Napoli pur incominciando negli ultimi anni a vincere in Italia  non erano ancora  abituati ai grandi palcoscenici europei. Il clima era teso e la squadra avversaria molto agguerrita , Si palpitava un certo timore reverenziale nell’aria che la società avversaria avvertì,  e per infondere ai giocatori del Napoli ulteriore paura ad un certo punto , durante la fase di riscaldamento,  dagli altoparlanti , a tutto volume fece partire per tutto lo stadio  un celebre pezzo del gruppo austriaco Opus. che  s’intitola Live is life( ma per tutti è stata e sarà sempre “Life is life”. La vita è la vita ) . Lo scopo era quello di intimidire ulteriormente i calciatori del Napoli prima di iniziare la partita . Le telecamere tutte puntano allora sui vari   calciatori del Napoli ed in particolare sul calciatore che più  li rappresentava , cioè appunto Maradona .  

Le telecamere inquadrano un  Maradona con lo sguardo assonnato e le scarpe slacciate, la giacca a vento e uno strano cinturino bianco a metà pancia che ne accentua le rotondità. Attorno a lui i giocatori si scaldano, il pubblico si prepara alla partita, la musica insiste.

La telecamera continua a seguire  Maradona,.. e fa bene perchè ne nasce un video cult per il calcio divenuto poi un ‘icona  simbolica per tutti coloro che amano il calcio.  

 Maradona si guarda intorno, sembra voler sciogliere le tensioni dei compagni. Verso l’inizio incrocia lo sguardo del suo compagno d’attacco, il brasiliano Careca. I due si scambiano un sorriso. Diego capisce che i suoi compagni hanno bisogno di caricare il morale . Capisce che hanno bisogno di lui … della sua forza e decide quindi di trasformare quella musica in qualcosa a  vantaggio dei suoi compagni .

Il numero 10 del Napoli cominciò così a scaldarsi, rigorosamente con gli scarpini slacciati, danzando al ritmo della canzone. E come se tutto il contesto non avesse grande effetto sul suo umore, Il suo riscaldamento diventa  un balletto,  i suoi esercizi un’esibizione esteticamente sublime di palleggio, tecnica  e giochi di prestigio . Contiene tecnica, fantasia, ma anche serenità e una punta di divertimento beffardo. Ma soprattutto Il suo riscaldamento  trasforma una canzone trasmessa per intimidire nella  la cosa più lontana dalla paura che si possa immaginare e addirittura viene trasformata in qualcosa che incomincia a caricare il moarale dei suoi compagni di squadra . Da vero leader tende la mano ai compagni e trasforma con forza quella cosa che sembrava immutabile in qualcosa di mutabile . 

 

Maradona lancia in quel video con il suo gesto  un messaggio non solo ai suoi compagni di squadra ma al mondo intero . La vita è quella che è, e va presa di petto (o di spalla, di testa, di ginocchio) e con coraggio. Life is life.

Per la cronaca, quella partita finì 2 a 2. Entrambi i gol del Napoli furono segnati da Careca su assist di Maradona. Grazie alla vittoria per 2 a 0 nella partita d’andata, il Napoli arrivò in finale contro lo Stoccarda e poi vinse la Coppa Uefa.

 

Con il suo carismo , il suo gioco , la sua tecnica meravigliosa ed il suo modo di rapportarsi con i suoi meno talentuosi compagni di squadra Maradona è sato unico. Tra tutti i calciatori visti in tanti anni prima c’è  Maradona, poi ci sono tutti gli altri. Un calciatore immenso m anche un uomo straordinario .. provate a parlare con qualcuno dei suoi ex compagni  di squadra … con chiunque  .. Ferrara ..Careca .. Giordano .. Bagni .. Carnevale … Alemao giusto per citarne qualcuno e sentirete solo parolo d’amore e  di rispetto per un uomo che dava tanto  a tutti.

A Napoli , in nome del calcio e del popolo che lo amva è riuscito a toccare i cuori di tutti i tifosi con le sue giocate, il suo spirito, e anche i suoi difetti e alla fine di questa sua  sua vita terrena possiamo certamente sostenere che Diego è stato più di Napoli che di Bueno saires. Lui che era diventato per cultura e passione un figlio di Napolil ha combattuto insieme ai napoletani con la sua forza di ribellione , con il suo calcio , con la gioia che dava ai poveri deboli il potente ed invicibile sistema del nord togliendo i vari schiaffi  dalla  faccia ricevuti in tutti gli anni precedenti da tutti noi.  

Ecco spiegato perchè nell’anno  del  Mondiale 1990 che si svolse  in Italia, molti napoletani  , nella semifinale che la nazionale italiana giocava contro la nazionale argentina a Napoli ( mai scelta fu più sbagliata ) tifarono piu per il loro figliolo argentino che per la stessa  Italia  .

Nei giorni precedenti la partita che si teneva di fronte al suo abituale pubblico Diego disse.

“Io voglio solo il rispetto dei napoletani, non voglio il tifo, perché io e la mia nazionale sappiamo che il napoletano è italiano, solo che gli italiani devono capire che il napoletano è anche italiano.

Della serie dov’era Napoli prima che arrivasse Maradona e dove era Napoli prima che arrivasse la sfida Italia Argentina ?

Dove  erano i napoletani prima  che si giocasse questa partita ?

Era la solita atavica questione del mezzogiorno che Diego da buon Masaniello tirò fuori al momento giusto …… e potete  essere d’accordo o no ma la voce di Maradona fece eco in tutto il mondo …. e la disuguaglianza tra nord e sud del nostro paese venne così sdoganata  in tutto il mondo

Quel  mondiale di Italia ’90 portò comunque alla definitiva rottura tra Maradona e gli Italiani, che in occasione della successiva finale tra Germania e Argentina tenutasi all’Olimpico di Roma fischiarono per vendetta contro i napoletani e Diego ,  l’inno della sua nazionale.

Quando la telecamera passò davanti al suo volto disse due volte ¡Hijos de puta!: gli italiani odiavano Maradona e ciò che egli rappresentava, Maradona aveva scosso il sistema, era diventato troppo scomodo .

Il colossale sistema del calcio italiano  non poteva continuare  ad accettare  che i Napoletani e il Sud potessero avere un difensore il quale, grazie al talento e alle gesta sportive, poteva parlare ed essere sentito in tutto il mondo. Oramai dopo quanto detto da Diego nei giorni prima , ognuno sapeva in tutto il mondo cosa accadeva ogni giorno ai figli del Sud , specialmente dopo la risposta alla federcalcio italiana, che invitò i Napoletani  a tifare per l’Italia e non per l’Argentina nella semifinale tra le due nazionali, allo stadio San Paolo:.

La risposta di Diego fu molto diretta: “Chiedono ai Napoletani di essere Italiani per una sera dopo che per 364 giorni all’anno li chiamano terroni“.

Ai suoi compagni argentini presenti nello spogliatoio invece  confessa : adesso vado fuori e dipingo il paese e ai giornalisti convocati dice :  adesso vi ricordate dei napolani .. perchè si gioca a Napoli  Itali Argentina

I  tifosi che  per la quasi totalita erano tutti locali per quanto un po combattutti ( non più di tanto ) se vinceva  Maradona erano contenti perchè vinceva uno di loro ……tifarono si per l’Italia ma sopratutto per Diego e le sue giocate ….  alla fine vinse  il pibe …. vinse il figlio di Napoli ….     e viinse Napoli ..   perchè aveva  vinto Diego … e Diego era  del Napoli , anzi di Napoli . 

 

Maradona, il numero 10

Diego dopo l’insulto rivolto al pubblico italiano che fischiava durante l’esecuzione dell’inno argentino , fu odiato in tutta Italia e in ogni stadio che andava veniva insultato insieme ai suoi compagni che indossavano come lui la maglia azzura del Napoli . Il Napoli quasi ovunque andava veniva con i suoi tifosi , tra l’indifferenza della Federcalcio ,  “invitato” a lavarsi col fuoco della lava vesuviana . Dallo stato invece venne addirittura perseguitato dal fisco che lo accusava di evasione fiscale .

CURIOSITA’: Quando  ai mondiali italiani del Novanta. Maradona con la maglia dell’Argentina fu insultato e fischiato sin dall’inizio, a Milano contro il Camerun. Disse: “Grazie a me i milanesi hanno smesso di essere razzisti  contro i napoletani e hanno tifato per gli africani”.

Il Dio del calcio, della libertà, dello spettacolo e della mia giovinezza ancora una volta bacchettava i più potenti e ricchi ..

e poi venne  quell’altro Diego un uomo .. il rovescio della medaglia … quel calciatore immenso , quella persona buona e generosa incominciò a fare  casini enormi , vita dissouta , droga , figli non riconosciuti .. ma Maradona per i napoletani è come un figlio .. un figlio disgraziato .. .. e se è tuo figlio lo ami .. anche fa sciocchezze .. sempre e comunque lo proteggi . lo proteggi e lo giustifichi anche se sai che giustificazioni non ne ha.

Il 17 marzo 1991 il mito di Maradona subi di conseguenza un brutto colpo: l’argentino risultò essere  positivo alla cocaina nel test antidoping dopo Napoli-Barie la  squalifica per un anno e mezzo ottenuta chiuse definitivamente  la sua carriera al Napoli dopo 259 partite e 115 gol.

Scontata la squalifica, a luglio 1992 Maradona lascia il Napoli e torna in Spagna, al Siviglia allenato da Bilardo con cui aveva vinto il Mondiale 1986. I rapporti con il tecnico e i dirigenti sono però burrascosi e dopo una sola stagione lascia il club andaluso per tornare in Argentina  firmando nell’estate 1993 con il Newell’s Old Boys. Ma ancora una volta la relazione non facile con l’allenatore Castelli spinge l’oramai 33enne Maradona a un nuovo addio, a soli tre mesi dal debutto con la nuova squadra.

Poi l’ultimo Mondiale, Usa 1994 dove Diego , pur pur di parteciparvi  si era sottosto , con un duro estenuante lavoro in palestra ad ottenere un peso forma perdendo ben  15 chili  , in un test antidoping dopo Argentina-Nigeria risultò essere  positivo all’efedrina che gli comportò   una nuova squalifica di 15 mesi .

Diego  si è sempre difeso affermando che la positività al test era dovuta all’ingestione di una bevanda energetica, la Ripped Fuel, datagli dal suo dietologo e fisioterapista personale, Daniel Cerrini in sostituzione della Ripped Fast, che in Argentina usava regolarmente e che era permessa dalla FIFA, a differenza della Ripped Fuel,versione statunitense che, all’insaputa dell’allenatore, disse conteneva efedrina.

Dopo questo periodo prova l’esperienza da allenatore, guidando prima il Deportivo Mandiyu e poi il Racing Avellaneda: entrambe le avventure durano pochi mesi. Infine, il Pallone d’oro alla carriera e il ritorno al Boca Juniors a 35 anni: stagioni con pochissime soddisfazioni, con il rischio di una nuova squalifica per doping e l’addio al calcio annunciato il giorno del suo 37° compleanno dopo il Superclassico contro il River Plate.

Dopo il ritiro, Maradona schiacciato dalla sua solitudine e sofferto peso della sua popolarità , continua trovare vie di fuga da una soffocante realtà attraverso una sempre più frequente dipendenza da droghe e alcol,  e alternando  lunghi periodi di riabilitazione a ricadute, soffre di bulimia ( nel 2005, dopo essere arrivato a pesare 120 kg, si sottopone a un bypass gastrico). Incomincia ad ammlarsi sempre più frequentemente e viene più volte ricoverato per problemi cardiaci

.Nel suo documentario sul Messico, Maradona si racconta e, tra tante frasi, ci ha colpito una che lui pronuncia, che è indicativa del personaggio. Recita così: “Quando le cose andavano bene, ero circondato da persone, da amici. Ma quando andavano male, come per la vicenda del doping, non c’era nessuno. In quei momenti mi sono sentito la persona più sola del mondo…”. Ed è proprio vero: tutti hanno sfruttato il nome Maradona dimenticandosi dell’uomo Diego. Rimasto solo anche prima di morire..

Dopo una breve parentesi da dirigente del Boca Juniors, Maradona diventa commissario tecnico dell’Argentina nel 2008.arrivando solo ai quarti di finale  La sua carriera di allenatore continua però con  due esperienze negli Emirati Arabi, alla guida dell’Al Wasl ed negli ultimi anni alla guida di un trionfale  Gimnasia La Plata nel calcio argentino .  Ogni partita richiama folle adoranti di tifosi e i club avversari iniziano a fargli trovare un trono davanti alla panchina quando ospitano la sua squadra.

L’ultima volta da allenatore è il 30 ottobre 2020, nel match vinto 3-0 dal Gimnasia contro il Patronato: nel giorno del suo 60° compleanno, dopo le celebrazioni nel prepartita, un sofferente Maradona abbandona la panchina dopo pochi minuti. Il 4 novembre viene operato alla testa per la riduzione di un ematoma subdurale: intervento riuscito, dopo appena otto giorni viene autorizzato a lasciare la clinica di Olivos. Ma il 25 novembre muore a causa di un arresto cardiocircolatorio da solo nella sua casa di Tigre dove stava trascorrendo la convalescenza.

Con lui va via un uomo che, è riuscito a toccare i cuori di tutti i tifosi con le sue giocate, il suo spirito, e anche i suoi difetti . Arrivò da figlio, in un torrido 5 luglio 1984 in uno Stadio San Paolo colmo di 85.000 tifosi radunatisi per dargli il benvenuto,  e  se ne va  da fratello perché ha incarnato il napoletano, lo è diventato e, in una città martoriata dallo strapotere del nord (non solo nel pallone) ha saputo regalare gioia ad un popolo spesso bistrattato e considerato dai peggiori pregiudizi, in particolare in quei turbolenti anni ’80, che molti di noi hanno conosciuto ascoltando le storie delle generazioni precedenti.

Diego è stato un napoletano d’adozione perché da sempre napoletano nella mentalità, nei pregi e nei difetti.  In nome dell’amore del calcio ci lascia in eredità a tutti noi  il suo nome che presto sarà dato allo stesso stadio che lo ha visto protagonista di meravigliose e irripetibili giocate.  Maradona ha  il diritto di essere immortale in questa città. 

Insieme  a Diego se ne va con lui anche la parte di noi innamorata del calcio, quella parte di tutti noi tifosi del Napol che grazie a lui e con lui ha vissuto forse i più bei momenti del calcio azzurro . Chi ha avuto la fortuna come me di godere delle sue giocate e delle conseguenti vittorie non può non sentire questo dolore , questa sofferenza per il tanto amore che si è provato verso colui che con la sua irrangiungibile grandezza ed amore incondizionato per il pallone ci ha reso felici .  La sua perdita è stata dolorosa per tutti noi . In città si respira tristezza , c’è grande senso d’appartenenza a Diego, è più di un calciatore, ha cambiato la storia del club .  Per Napoli è un Dio, e la tristezza ci sarà per tanto tempo”. E ci piace solo pensare che lui in altro luogo  continui ad esserci .. e magari continui ad osservarci e proteggerci come ha sempre fatto.

N.B.  Il Napoli nell’estate del 2000 ritirò la maglia numero 10 appartenuta a Diego Armando Maradona dal 1984 al 1991, come tributo alla sua classe e al notevole contributo offerto in sette stagioni con la casacca partenopea.

In questi giorni  il mondo intero sta piangendo il più grande di sempre, ma Napoli celebra un figlio, un fratello, il campione, il re, il genio irripetibile che ci ha regalato emozioni ed un sogno eterno. L’unico sole ,  come ha detto lo stesso Pelè  , sul suolo della terra mai visto su un campo da calcio. Uno spettacoloso errore di sistema, una mutazione genetica che ha generato il calciatore perfetto. Che non può essere paragonato, semplicemente perché non esistono termini di paragone credibili ( Parola di Pelè ).

E probabilmente è proprio nelle parole del grande Pelè che possiamo cercare di giustificare alcune scelte  e momenti di vita di Maradona , eternamente in bilico tra il grande genio calcistico che rappresentava per tutti e il semplice uomo che forse era solo alla ricerca della normale felicità. . Egli era contemporaneamente in continuo bilico tra quello che era stato prima e quello che era  ora . Nonostante il suo successo , la sua popolarità ed i tanti soldi , Diego probabilmente non  aveva mai dimenticato le sue origini e la sua povertà fatta di stenti , miseria ed indifferenza.

Non aveva mai dimenticato la sua infanzia  nel degradato  Barrio di Villa Fiorito , dove poi era cresciuto ,in dieci in una barracca senza acqua e luce ,  con  il tetto di lamiera che nei giorni di pioggia permetteva all’acqua di entrare  e il pavimento pieno di macchie scure che sembravano piccoli insetti. Non aveva mai dimenticato le la difficoltà quotidiana dei genitori nel mettere un piatto caldo la sera a cena per tutti e ricordava sempre e continuamente a tutti le tante volte che i loro genitori   rinunciavano a cibo perchè loro potessero mangiare … e ricordava anche le tante notti che poi si sentivano male persi dai morsi della fame ma non si lamentavano per grande dignità.  

Egli aveva conosciuto la povertà , la fame , la miseria ma anche la dignità e l’onesta degli umili ed aveva anche provato invidia per chi solo possedeva una bicicletta o delle scarpe nuove . Lui , come i fratelli non ha mai avuto giocattoli  e cresceva tra l’indifferenza dei pochi ricchi della zona.

“Vedevo altri ragazzi con nuove scarpe da ginnastica e giocattoli, e noi non potevamo. Mi facevano una sana invidia, era logico: quello accanto a me aveva la bici che io non potevo nemmeno sognare. Ma ho visto che mio padre veniva ogni giorno da lavorare e gli faceva male la schiena. Mi ha dato l’idea che non potevo aspettarmi nulla: era sufficiente che il mio vecchio portasse il latte e che potessimo mangiare“.

Diego è  forse passato troppo improvvisamente da tutto questo all’eccesso opposto e non era probabilmnete pronto e maturo a gestire questo improvviso cambio . Si è trovato troppo improvvisamente proiettato sotto i riflettori della notorietà e non ha certo ben saputo reggere alle continue pressioni che tutto questo inevitabilmente comporta  e probabilmente non era ancora troppo maturo per gestire il danaro che seguiva il suo successo .

Egli probabilmente non ha saputo solo reggere alla  pressione di essere il più grande  che comporta sempre dopo una iniziale euforia, un inevitabile   solitudine , smarrimento , senso di vuoto e depressione.  .Egli alla fine è rimasto .,come tutti i grandi e per questo diversi uomini ,  solo vittima del suo genio e come molti altri grandi personaggi che la storia ci racconta , ha cercato di appagare quel disagio psichico caratterizzato da senso di vuoto e  smarrimento  attraverso l’uso di alcol e le droghe . Esse sono state le sole cose che probabilmente lo hanno aiutato in molti momenti a non sentirsi solo . Sono state le uniche cose che lo hanno aiutato a combattere la solitudine e sono state le uniche cose capaci di assumere  il ruolo di serbatoio emotivo, rendendo più felice la sua  esistenza e contemporaneamente allontanare quei stati emotivi i più dolorosi .

Sono le uniche cose che lo hanno fatto compagnia quando siè ritirato e tutti quelli che lo circonsavano pian piano sono spariti lasciandolo con la sua solitudine pieno di soli ricordi che non ha saputo reggere .

Molti sono oggi gli studi che affermano come chi da adulto faccia più uso di sostanze stupefacenti siano le persone che hanno subito traumi pesanti durante la propria infanzia.

Ci siamo mai chiesti tutti noi se Maradona , era un uomo veramente felice ? Era veramente un uomo capace di vivere con serenità lo stess di essere sempre e continuamente per tutti il più grande ? Siamo tutti sicuri che la dipendenza sia  una malattia, e non invece  una semplice risposta adattativa a una situazione di disagio di un continuo dolore che ti porti dentro e che ti martella nella tua testa ?

Diego ha certamente attraversato nella sua vita periodi difficili fatti di depressione e gravi disturbi alimentari e probabilmente proprio perchè aveva difficoltò a reggere il peso della sua grandezza  e quello della sua infanzia . Nella sua solitudine avvertiva il peso e la difficoltà del  destino di un uomo che, con quegli stessi piedi che calpestavano il fango, era riuscito poi a toccare il cielo.

Forse la sua più grande coerenza è stata quella di essere autentico nelle sue contraddizioni. Quella di non smettere di essere Maradona, neanche quando nemmeno lui sopportava di esserlo. Ognuno di noi alla fine della propria  vita  rappresenta due specchi: quello in cui è piacevole guardarci e quello che, invece, ci mette in imbarazzo e Maradona a  differenza dei comuni mortali, che continuamente nascondono uno dei due specchi  , non ha mai potuto nascondere nessuno degli specchi. e tutte le brutture , tutte le difficoltà ,  le ha  tenute per lui . Il  suo brutto lo ha pagato lui.

Egli non era nato nella bambagia,e  aveva dovuto macinato chilometri di sofferenza e talento nei campi pieni di polvere della sua Argentina.prima di arrivare al successo . Per questo la gente vedeva in lui un eroe popolare.  Era bambino e genio, innocente e fragile, spudorato e bizzoso. Era divorato da una sofferenza del vivere che lo ha portato sempre a farsi del male, a squartare il suo corpo con intrugli che gli facessero dimenticare che la gente, in fondo, gli voleva bene, almeno lui così credo sentisse, più per il suo talento che per il suo animo. Ma in realtà a tutti noi  è sempre sembrato un uomo solo, a dispetto delle folle che lo osannavano, ovunque nel mondo. 

Quelli come lui nella vita non hanno  mai vita facile. Il loro genio , li porta ad avere sempre due facce della stessa medaglia; da una parte il talento, la gloria e dall’altra il prezzo da pagare , la paura del nulla , la solitudine ed il buio .
Una  volta raggiunti livelli elevatissimi, ci si trova messi continuamente alla prova e sotto pressione, e spesso coinvolti in situazioni dal punto di vista fisico e sentimentale a cui è difficili resistere .
Diego ha trovato nel gioco del calcio l’unica possibilità di affermare se stesso e quando si è reso forse conto che questo non era più possibile ,ha provato a trovare un equilibrio difficile per chi è fagocitato da solitudini e dalla sregolatezza di una mente geniale.
Dipendenza  da droga e alcol erano solo l’espressione dei vari diversi tentativi disperati di tenere in vita la sua esistenza, perennemente in bilico tra passato e presente .
Egli non poteva più essere il protagonista del suo mondo , dove con la sua esuberante genialità riusciva ad essere indipendente nel pensiero, contestatore e disobbediente  alle gerarchie, di un mondo che fin dall’infanzia ha visto essere ricco solo di ingiustizie e disuguaglianze .
L’unico mondo dove aveva potuto affermare la sua persone era il calcio . Solo in quel mondo aveva veramente potuto esprimere la sua originale creatività  ed essere visibile , piuttosto che invisibile come lo era a Villa Fiorita .
Era un personaggio complicato, , con una personalità ricca di sfaccettature, che gli ha fatto vivere relazioni disfunzionali ,e ultimamente  stava facendo i conti con la sua solitudine . Ora che dal calcio si era ritirato egli non poteva più essere il protagonista del suo mondo e le sue incertezze , e le sue paure riprendevano forma , la memoria di un passato doloroso continuava a seguirlo in continuazione .
Chi nasce povero e poi diventa ricco ha sempre paura della povertà , più degli altri .
Il suo passato riaffiora sempre e non accenna a diminuire in intensità e in conseguenze.
Diego , un po’ alla volta e in diversi tempi e’ diventato protagonista della sua vita e ha contribuito  a disegnare perfettamente quel profilo di genio e sregolatezza che spesso viene affibbiato ai grandi artisti.

Lui si è scelto la propria vita, il suo bene e il suo male, ma per gli altri è stato una persona buona, una di quelle persone che fanno cattiverie solo su di sé .La sua vita la voleva vivere con l’acceleratore spinto al massimo. Agli altri lui ha fatto solo del bene, il male lo ha  fatto solo a se stesso .  Nella sua vita ha fatto quello che ha voluto, ha avuto tante donne, figli, amici.Ha preso la sua vita a morsi.  Non è né da giudicare né da compatire. Ha vissuto alla grande. Si drogava anche per aiutarsi a reggere certe pressioni, il suo genio. Personalmente lo voglio ricordare come una persona che ha vissuto in modo intenso, ha bruciato la vita più in fretta di altri, ha vissuto la vita che voleva, una vita che ha fatto rumore”

 Nessuno poteva imbrigliare il suo genio  , bisognava lascarlo libero , non potevi guidarlo e nonostante i continui rimproveri e consigli di  quache allenatore che gli voleva bene ( Bianchi ) ,  che lo invitava a smettere per non finire male , egli pur ascoltando con il capo chino e lo sguardo abbassato , non ha mai smesso purtroppo di farsi del male e ha pagato tutto questo lasciandoci a soli a 60 anni .

E alla fine ce l’ha fatta . E’ riuscito a fregare tutti quelli che si ostinavano a volerlo vivo.  Lui moriva a ripetizione, tre, quattro, cinque volte, e i medici ogni volta lo tenevano in vita. Curvi sul suo strematissimo cuore, a lavorarlo di bisturi, o sulla sua enorme pancia dove ha stipato tutta la sua enorme vita, schifezze e cose sublimi. Cercava la morte in modo anche fantasioso, un genio anche qui . Operato, ricoverato e salvato. Il suo ascensore ha toccato paradisi reali e artificiali ma, da diversi anni in qua, puntava spedito al paradiso .  Non ha avuto più voglia di vivere, e  nel suo ultimo gesto è riuscto  a fare  anche l’ultimo dribbling”.  Si è lasciato morire, non voleva stare in un mondo in cui nessuno si occupava di lui”.

La perdita di Maradona  è stata dolorosa per tutti i napoletani e  nella nostra città si è respirata per giorni una grande  tristezza. Era considerato per tutti noi un filglio  adottato  di Napoli e nato solo per puro caso  in Argentina . Egli è stato più di Napoli che di Buenos Aires e molto  piu di un calciatore che  ha cambiato la storia del club azzurro e sentire tutto questo dolore e questa sofferenza per la sua perdita è solo i risulato del  tanto amore che si è provato per lui. 

 I napoletani non solo hanno avuto la fortuna di vedere il più grande di sempre ma hanno conosciuto come forse nessun altro ,anche il suo enorme  cuore  che non si fermerà mai in questa città . Diego è stato una persona generosa che si dava senza risparmio e si è schierato sempre dalla parte dei più deboli regalando a tutti , in mome dell’amore per il  calcio solo grandi emozioni alla gente di Napoli . Ha domostrato a tutti noi che questa era casa sua e come tale andava difesa ad oltranza contro tutto e tutti . In nome di questo popolo ha combattuto con la sua forza di ribellione i grandi potenti di questo marcio sistema e attraverso il  football ha saputo  emanare amore e gioia ad una intera città.

Questo è il tuo popolo, questa è la tua gente. Diego,  Napoli ti amerà per sempre Ti sei consegnato al mito di questa città e la tristezza per la tua scomparsa ci sarà per tanto tempo .A noi non importa ha cosa hai fatto nella tua vita, conta cosa ha fatto nelle nostre . 

 Maradona sarà inesorabilmente un simbolo, legato indissolubilmente alla storia del calcio della nostra città . Sarà ricordato in eterno ed è giusto a mio parere che lo stadio San Paolo oggi  sia intitolato a lui. 

Le dimostrazioni di affetto che ha ricevuto nei giorni seguenti alla sua morte da parte di tutto il mondo sono la prova che Maradona ha  reso felici tutti i suoi tifosi.giocando a calcio  . E’ stato stato il più grande di tutti, e non credo che mai rinascerà un altro come lui.  Al calcio lascia in eredità   la bellezza del ricordo della sua grandezza ed umanità.  Diego era umile tra tanta gloria a differenza di tanti presunti campioni e usava  il calcio come strumento per regalare gioia.

I grandi geni , i grandi artisti vanno considerati per le emozioni, per le lacrime, per i sorrisi che hanno lasciato in ognuno di noi, per una poesia, per un film, per un dipinto, una scultura o per un tiro in porta. Fossero state persone normali avrebbero condotto un’esistenza banale  che facciamo noi, che quando moriremo non ci penserà nessuno. Loro di normale non avevano niente ed é giusto così. La loro vita privata , le loro malinconie e le loro debolezze a noi poco devono interessare . 

Ma qualcuno  però , i soliti ridicoli  moralisti r sempre pronti a criticare e puntare quel dito questo non conta .  Pe Maradona ( ma solo per lui ) contano solo  tutti i suoi errori commessi tra droga, tradimenti e vicissitudini più o meno infelici.

Essi sono disposti ad accettare la vita privata dubbia e ai limiti del moralismo dei vari Kafka , Leonardo Da Vinci , Michelangelo, D’annunzio, Baudelaire, Freud, Miles Davis,Billie Holiday, Charlie Parker, John Coltrane, Bill Evans, Chet Baker,i Beatles, i Pink Floyd, i Doors,Chet Backer, John Lennon, Jim Morrison, Elvis Presley,Michael Jackson , Amy Winehouse, Whitney Houston e tanti , tanti altri ancora che non smettono di celebrare ogni santo giorno ma  Diego Armando Maradona no.

Lui deve essere massacrato dalla stampa per non aver fatto male a nessuno... e solo per aver fatto male solo a sé stesso..Come se quel maledetto vizio  che guarda caso avevano più o meno tutti quelli prima citati , fosse stata una colpa da espiare con l’umanità, uno sgarbo al mondo intero e non al suo talento. Un talento, così sconfinato, andava solo elogiato perche è riuscito ad andare oltre all’enorme freno arrivato da quella dipendenza e che invece viene solo criticato , perche probabilmente  dava e da ancora tanto fastidio a qualche potente della terra con la sua simbologia di uomo ribelle che arriva alla gente di strada contro il  sistema .

O forse dobbiamo piu semplicemente pensare che non deve essere celebrato solo perchè il miglior calciatore del mondo viene da tutti  ricordato con la maglia azzurra e non con quella di un’altro colore ? NO , Non voglio proprio neanche lontanamente pensare che se invece indossava altri colori,oggi,tutti quelli che lo criticano erano dall’altra parte a celebrarlo …..

 Nell’arte nessuno ha dovuto mai rispondere al mondo delle pugnalate inflitte al proprio genio. Nessuno, tranne Maradona.

Ma sappiate cari detrattori che l’amore per Maradona  vi spazza via tutti. Voi non potete capire , siete orfani d i tutto quanto di bello Diego ci ha fatto vivere. Il suo calcio gioioso , le sue lotte, i suoi principi e la cultura di non barattare mai i veri valori valori  .

Cari detrattori … state un po zitti  !!! Per favore fate silenzio !

Quest’uomo è stato l’unico che nella storia di Napoli sia arrivato da fuori … abbia promesso e poi abbia mantenuto le promesse fatte  riscattatando  una intera  città …. l’unico che  che ha fatto sentire grandi tutti i napoletani dai piu poveri ai piu ricchi , dai piu ignoranti ai più colti ….. e si perchè il calcio sarà anche poca cosa per qualcuno ma  spesso basta per farti sentire grande ..

i napoletani hanno  avuto la fortuna di vedere il più grande di sempre e noi per questo possiamo solo dire  solo una parola ed è grazie: grazie Diego per tutto quello che hai fatto per noi.  Ci hai lasciato e putroppo non risorgerai tra tre giorni. Ma il nostro cuore è ancora lì, su quegli spalti del San Paolo, mentre cantiamo: “Oh mamma mamma mamma, Oh mama mama mama, Sai perchè mi batte il Corazon, Ho visto Maradona, Ho visto Maradona, Oh mama inamorato son…

Grazie Dio del calcio, della libertà, dello spettacolo e della mia giovinezza .

 

Grazie di tutto D10S! 💙

 

 

 

 

 

 

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