Lo storico palazzo, è ancora oggi presente in quello che viene da tutti noi riconosciuto come uno degli angoli  più suggestivi e ricchi di storia della Napoli antica, Esso affaccia infatti su Piazza San Domenico Maggiore e fu  eretto  nel XVI secolo, per volontà del principe Giovanni de Sangro, duca di Vietri, e di sua moglie Andreina Dentice . Essi furono ammessi come famiglia nel sedile di Nilo ,dunque nel novero delle più antiche e illustri famiglie nobili della città,  e per  celebrare tale evento,nel 1506  acquisirono  un  terreno appartenenti alle monache della chiesa di Santa Patrizia sul  quale sorgevano sette case tra loro collegate  per costruirvi la loro nuova residenza . La costruzione del nuovo  palazzo  , allora chiamato “Palazzo di Sangro di Vietri ”   venne eretto affidandone  la progettazione  all’architetto cosentino Giovanni Francesco Donadio detto il Mormando, che decise di svilupparne una facciata a due piani con doppio basamento ionico sulla quale si aprivano delle finestre decorate da plutei, ovvero delle balaustre che andavano  a formare dei veri e propri balconi.

Successivamente la proprietà passò ai Carafa di Belvedere che nel 1636 apportarono significativi cambiamenti alla facciata modificando il portale con bugne, e le cornici delle finestre che divennero balconi.  Dopo il terremoto del 1688 , Il palazzo  danneggiato fortemente dall’evento sismico , venne poi acquistato  dai Gambacorta duchi di Limatola che oltre a rifare la scala , lo  restaurarono malamente nella parte superiore,, sostituendo le balaustre marmoree con ringhiere in ferro.

L’edificio fu poi acquistato nel 1729 dal duca di Corigliano Agostino Saluzzo, poi principe di San Mauro,che era il discendente di una nobile famiglia genovese stabilitasi a Napoli nei primi anni del seicento.

CURIOSITA’ : I Corigliano nell’ottocento ottennero anche il titolo di Pricipe di Belvedere per successione dai Carafa .

Il duca ,appena  acquistato il cinquecentesco palazzo decise di  avviare subito un enorme progetto di ristrutturazione dell’intero immobile ,la cui direzione  venne affidata al regio ingegniere  e scenografo Filippo Buonocore . Il progetto prevedeva la  ristrutturazione nono solo dell’intero edificio,ma anche l’iinalzamento di un nuovo piano nobile che ospitando  gli ambienti di rappresentanza, erano ricchi di stucchi ,intagli, pitture, sculture, e sopratutto la realizzazione di una piccola nuova sala che il duca volle farsi costruire per tenerlo a suo esclusivo uso. Si trattava di una sala che  il duca, si fece costruire per sostare nei momenti di studio e ozio o di solitario lavoro intellettuale, ma anche il luogo dove egli , lontano  dagli sguardi ed orecchie indiscrete, amava incontrare le persone con le quali commerciava i prodotti dei suoi ricchi feudi o intratteneva complesse relazioni diplomatiche legate alla sua attività di intrprendente finanziere impegnato sulle piazze di Roma, Genova, Venezia,e Vienna .

Nacque così il cabinet del duca, una fastosa stanza-pensatoio in pieno stile rococò napoletano, realizzata tra il 1739 e il 1741 in collaborazione con lo scultore Bartolomeo Granuli e l’intarsiatore Crescenzio Tombaro. Uno studiolo cdi circa 5 metri per lato che grazie ail suoi specchi , le sue modanature , la sua luce e le sue raffinare decorazioni in legni intagliati  e dorati posti su un fondo di lacca verde chiaro, che si intreccia con gli stucchi dorati,  conferiscono all’ambiente una meravigliosa luminosità che destano nel visitatore un immediato senso di meraviglia e stupore .

Nella  volta tra volute e numerosi motivi orientali in color oro sono visibili quattro coppie di cornucopie e di uccelli di varie specie diverse che rimandano ai quattro continenti ,mentre al centro è raffigurato Eolo con Aurora e Zefiro. Ai quattro angoli della volta , il motivo esotico  delle coppie di sfingi è sormontato da una maschera femminile piumata mentre a varie altezze sono presenti cinquanta mensoline dove sono riposti numerosi vasi in porcellana .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il ricco repertorio delle pareti dovuto a Bartolomeo Granucci, mostra la ” allegorie delle stagioni ” , che si distingue  per la grande eleganza e la sfarzosità delle forme, caratterizzate da ondulazioni ramificate e arabeschi floreali che in una complessa  simbologia  che  con un vario  intrecciarsi in oro di rami di lauro e quercia le varie fasi della vita e le ” erme allegorie ” in cui il duca intende esprimere tutte le sue virtù alludendo  ad  una serie di miti greci come Ercole, Apollo, Dafne , Proserpina, Plutone, Demetra e Poseidone nonchè alcune glorie militari del duca ,rese con immagini di vari soldati.  Assai singolare a tal proposito appare  il ritratto bifronte del duca in veste di soldato e di magistrato che si compone solo quando gli stipiti dell’unica finestra sono chiusi . La porta di ingresso appare invece ornata da figurazioni alludenti alla casata , mentre una porta di uscita , mascherata da specchi immette nell’interno degli appartamenti , una cosa che all’epoca dava luogo a strane dicerie sul destino che toccava a chi entrava nel cabinet del duca per non uscirne mai più.

 

A completare l’ambiente il bellissimo pavimento realizzato dal marmoraro Crescenzo Tombaro che vede il complicato combinarsi  degli intarsi di più marmi  ( il bianco  di Carrara con quello del rosso antico ,dei gialli di Siena , dei diaspri di Palermo, il verde antico ed il badiglio ) che contribuiscono a conferire all’intero cabinet quella bellissima sensazione di splendore settecentesco raffozato dalle forti sollecitazioni visive deglli ori , degli specchi e delle luci che lo circondano .

Il Buonocore , nella sua ristrutturazione dell’edificio, oltre ad aggiungere un altro piano  lasciò  inalterata la struttura del piano terra con il suo  lmpianto dorico nel quale si trovava anche il portale in bugnato con con i fregi della famiglia e lasciò inalterata anche  la bella scala in pietra di Genova e  le panoplie che celebravano il valori militare dei Sangro, oltre che alcuni stemmi dinastici della famiglia dei Sangro stemmi e varie effigi degli antichi illustri abitanti che avevano precedentemente abitato l’edificio.  Al primo piano, invece, l’architetto costruì dei balconi che incorniciò tra lesene scanalate, in stile ionico e dorico.

Il duca in quegli anni commissionò anche la costruzione della Galleria Grande, che fece dipingere con scene di mitologia greca dal napoletano Fedele Fischetti.  Altri lavori furono necessari nel 1802 sotto la supervisione dell’architetto De Simone, mentre tra il 1812 e il 1840, l’architetto neoclassico Gaetano Genovese, al tempo tra i più noti in città, venne incaricato  per occuparsi  del restauro del primo piano, del portale e della scala interna.

La famiglia Saluzzo rimase proprietaria del palazzo fino al 1935, anno in cui fu venduto da Margherita Caracciolo di Forino, seconda moglie del duca Alfonso. L’edificio venne nel tempo poi destinato ad ospitare per circa un trentennio l’Istituto della Previdenza Sociale  ( INPS )  . Il periodo fu breve ma questo bastò ovviamente a fare in modo che la struttura subì alcuni importanti deturpamenti,  tali da alterare gravemente l’aspetto sia interno che esterno dell’edificio  pur senza intaccare troppo , fortunatamente , la parte alta degli affreschi della Galleria Grande.

N.B. Da notare che nel 1740 , il palazzo fu frazionato rispetto  al suo volume originario perdendo  la parte che fronteggia la chiesa di Sant’Angelo a Nilo  che fu acquistata dai fratelli de Sangro di San Lucido Principi di Fondi .

Nel 1977, la struttura venne poi acquistata dopo lunga trattativa dall’Istituto Universitario Orientale che, tra il 1982 e il 1984, si preoccupò di eseguire ulteriori restauri. Durante questi lavori, vennero alla luce numerosi reperti archeologici greco romani risalenti al V secolo a.C. tra cui  un decumano inferiore e resti di una domus romana, mura e collettori fognari di epoca ellenistica e fondamenta di strutture abitative di età classica, medievale e rinascimentale, a testimoniare la ricchezza archeologica della zona.  

 

 

 

 

 

 

 

 

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