SUOR ORSOLA BENINCASA

Orsola Benincasa nacque a Napoli il 21 ott. 1551 . La sua  famiglia discendendente  per parte paterna da una nobile  famiglia di origini senesi  , aveva fino a pochi anni prima avuto dimora  presso l’antico  borgo di Citara ,  di proprietà del monastero della Trinità di Cava dei Tirreni, situato presso Vietri sul Mare,  e sembra che essa si sia traferita a Napoli solo in seguito  al sacco avvenuto in costiera da parte dei pirata del Barbarossa.

Girolamo Benincasa, ingegnere e architetto militare, ebbe otto figli:  Orsola fu di questi l’ultimagenita e quella che maggiormente risentì del profondo spirito religioso presente  in casa .  Il figlio  primogenito Francesco, infatti , che molto infuenzò l’inclinazione alla vita religiosa di Orsola , e di tutta la famiglia , divenuto  prete. intraprese  una devota  vita spirituale ascetica, a volte caratterizzata addirittura  da estasi e rapimenti che ben preso furono capaci di influenzare in modo radicale tutti i membri della famiglia .  Egli nel suo modo di intendere con rigore claustrale il suo rapporto con Dio  , impresse  alla vita quotidiana di tutta la famiglia un’intensa religiosità  che fecere di tutto il nucleo familiare non solo una devota famiglia ma dei grandi servitori di Dio .

CURIOSITA’ :  L’intensa religiosità di tutta la famiglia vide  il primogenito scerdote ,  due  sorelle  ( Antonia e Giovanna )  votate  alla vita monacale  e altre  due ( Cristina e Bernardina ) ,  seppur sposate , rimaste poi vedove  , divenire con le proprie figlie,  le primissime socie della congregazione fondata dalla sorella  Orsola  Benincasa.

Le due sorelle Antonia e Giovanna morirono presto e quando Orsola nacque esse erano già morte lasciando comunque a lei la grande eredità di monaca di famiglia . Essa a dir la verità fin  dall’infanzia  aveva dimostrato  una forte inclinazione alla vita religiosa e una volta rimasta senza padre tra  fra il 1554 e il 1556 chiese  nel 1557 di essere  ammessa  nel convento di S. Maria in Gerusalemme, detto delle cappuccinelle, che  adottando le regola di Santa Chiara , era stato fondato dalla  gentildonna spagnola, Maria Lorenza Longa, su consiglio di s. Gaetano da Thiene.

Respinta perché non aveva compiuto i dodici anni prescritti, si mise a seguire scrupolosamente in casa la regola delle cappuccinelle; rimasta orfana anche di madre, visse alcuni anni col fratello Francesco e la sorella Antonia presso uno zio, poi in un’abitazione propria dove li venne a raggiungere  la sorella Cristina con suo marito Fabrizio Palmieri .

La forte fede di Orsola  finirono per sfociare gia alla tenera età di 10 anni in vere e proprie  prime estasi, descritte da molti come quelle  sul modulo di una evidente imitatione della vita di S. Caterina Benincasa da Siena, ma analoghe anche a quelle della contemporanea toscana Maria Maddalena de’ Pazzi.  Esse divennero , sopratutto dopo la morte del fratello sempre più frequenti  e prolungate con il passare del tempo ,  tali talvolta da occupare gran parte della intera giornata;  esse si rinnovavano sopratutto ogni qualvolta lei. sentiva pronunciar devotamente parole come “amor divino” e quando si accostava all’Eucarestia, sicché la sua comunione divenne ben preso uno spettacolo frequentatissimo in città di edificazione devota.
Il fenomeno era accompagnato da irrigidimento generale del corpo, che perdeva sensibilità al dolore, da grande aumento della temperatura, tanto che a volte era necessario aspergere la donna di acqua fredda, da risate, da canti che alcuni paragonavano a quelli degli uccelli, altri a suoni di organo, da dialoghi a due voci; si parlò anche di fenomeni di levitazione. Nelle  sue  visioni, riceveva rivelazioni che la spingevano ad ammonire il mondo affinché purificasse i suoi modi di fare ed i suoi costumi, affinchè facesse penitenza e  tornasse a Dio; parlava anche di crociate e di conversione degli eretici. Quando lanciava questi ammonimenti sembrava invasata da forze superiori; si diceva latrice di un messaggio di “Gesù amore” e si riteneva “sposa del Signore”.
Nel 1576  si ritirò a vita eremitica in un luogo lontano dalla città . sul monte Sant’Elmo, (collina del Vomero) dove sorelle e cognati le fecero fabbricare una capanna, poi affittarono per lei la casupola d’un contadino col suo orto.  La giovane Orsola era una donna che non aveva nessuna cultura e nessuna vera formazione spirituale, ma era caratterizzata da quella religiosità profetica e visionaria molto  diffusa nel mondo devozionale femminile nella prima metà del Cinquecento e a differenza di molti anni addietro con l’oramai già avvenuto processo di controriforma , gli episodi mistici  erano visti con molto scetticismo dalla chiesa .

Quando quindi gli episodi  mistica della napoletana Orsola cominciarono  a manifestarsi  il clima religioso era completamente cambiato e questi fenomeni erano visti con molto scetticismo : la Chiesa della Controriforma non consentiva più la crescita di figure carismatiche laiche e indipendenti dalla sua gestione. Erano anni in cui era in atto un processo di normalizzazione della  spiritualità che coivolgeva tutte la chiesa  e molte cose e fatti che prima venivano considerate miracolose venivano invece valutate in maniera molto critica .

La  elementare predicazione della Benincasa vennero  quindi inizialmente considerati semplici episodi convulsivi di  una bizzoca, ai quali però considerato i fenomeni vistosi di estasi, i digiuni rigorosissimi ed estenuanti che comunque le avevano procurato gran fama presso i Napoletani d’ogni ceto,   la chiesa non mancò di porre sotto sorveglianza  tramite  l’arcivescovo di Napoli, Annibale da Capua, che non solo  l’aveva fatta sorvegliare ed esaminare, ma anche monitorata strettamente dagli agenti dell’Inquisizione.

Orsola venne in poco tempo  considerata dal popolo una donna di facoltà superiori, visto che era anche una guaritrice . Incominciò quindi con la sua fama ad attirare  presso di lei numerose discepole ed il  il popolo  con la sua premura e devozione incominciò ad identificarla come una santa .Incominciò di coseguenza  a ricevere numerosi aiuti per costrire presso di lei un ritiro conventuale che vide tra i maggiori sostenitori oltre che il cognato Fabrizio Palmieri, tanti altri  altri personaggi, laici ed ecclesiastici come  Tommaso Coscia duca di Sant’Agata e lo  spagnolo, Gregorio Navarro abate di Francavilla .

Lentamente quindi pose la prima pietra di una chiesa,  che fu lei stessa a benedire  in nome della Trinità: la chiesa infatti fu detta dell’Immacolata Concezione.

A costruzione ultimata, nel  1582, nel corso di una delle sue estasi, la Benincasa raggiunse il momento più alto del suo mandato religioso  ricevendo  l’ordine divino di costruire una chiesa nei pressi del suo ritiro. Recatasi dall’arcivescovo annunciò allo stesso  lo sdegno divino e l’imminenza di gravi castighi per la città e per l’umanità; gli comunicò d’aver ricevuto in una visione l’ordine di recarsi dal papa, per intimargli una riforma generale della  Chiesa. .

Poiché l’arcivescovo esitava, decise accompagnato  da un suo nipote di recarsi a  Roma senza il suo permesso, munita però di una commendatizia del Navarro per il cardinal Santoro, che la accolse e le fece ottenere un’udienza da Gregorio XIII.

Orsola riuscì quindi ad ottenere udienza  a Frascati da papa Gregorio XIII, al quale  era stata incaricata di una missione divina .Ella doveva   esortare il pontefice ad iniziare la riforma della Chiesa. ma giunta alla presenza del pontefice  cadde in estasi tre volte e non riuscì ad esporre in modo appropiato  il suo messaggio, invocando tuttavia le estasi stesse a garanzia della divinità della propria ispirazione.

Dopo averla ascoltata, il papa dubitando che essa fosse preda di spiriti malvagi, nominò una commissione di nove prelati e teologi, di cui faceva parte anche il cardinal Santoro, allora inquisitore maggiore (che in seguito avrebbe esorcizzato la Benincasa  secondo le formule più solenni.

L’esaminatore principale, nominato espressamente dal pontefice.fu comunque   Filippo Neri il quale era  sempre diffidente nei riguardi della venerabile Orsola Benincasa; A lui venne direttamente  affidata la custodia della persona della mistica napoletana che  in un primo tempo la affidò  al sacerdote Marcello Ferro, custode di S. Angelo della Scala.  Venne  poi rinchiusa nella casa di Antonina e Cassandra Raida devote di Filippo Neri, e per sette mesi sottoposta a rigorosi esami, forse più severi del solito. La Benincasa  venne infatti separata dai parenti che l’avevano accompagnata in Roma, costretta a servizi umilianti, insultata sistematicamente, durante i colloqui col Neri, tenuta lontana dall’eucarestia (cosa che sembra la riducesse in fin di vita), diffidata dal cantar laudi e pregare, sottoposta a sorveglianza continua,  e minacciata a più riprese d’esser deferita al Sant’Uffizio con tutti i parenti.

CURIOSITA’ :  L’esame alla Benincasa che durò  parecchi  mesi nei quali essa fu sottoposta ad aspre prove, va inquadrato proprio alla luce di un’epoca in cui era  ancora in epoca presente l’Inquisizione  che guardava  le visioni,  le estasi, come fumo negli occhi ed eventi demoniaci .  Pertanto essi alla luce di tutto questo erano ben esaminate, prima di ammetterle.

Alla fine comunque , dopo tutte queste torture fu poi rilasciata, ma senza ottenere nulla dal Pontefice . La pazienza e l’umiltà con le quali queste prove furono sopportate determinarono infine il giudizio positivo di Filippo Neri sullo “spirito” della Benincasa  . in essa non era inganno satanico, la sua anima era pura e semplice, ed ella poteva tornare a Napoli. Il papa concesse il permesso, ma le  proibi di continuare a  i profetare. Per un certo tempo ella fu ospite del monastero di S. Andrea; le fu assegnato come confessore l’oratoriano Stefano Motta, attraverso il quale Filippo Neri continuò la sorveglianza, poiché lo “spirito” della Benincasa . era pur sempre considerato potenzialmente pericoloso per lei stessa e per la Chiesa in generale, anche se non c’era ragione di nuocerle con punizioni immeritate.

La mancanza di notizie  di Suor Orsola in citta da dove era sparita per lunghi mesi , fece sì che a Napoli si diffondesse la voce che essa fosse stata destinata al rogo. Orsola a quel punto ritornata in città tra la  festosa partecipazione del popolo ,   si ritirò di nuovo  sul monte Sant’Elmo, nel suo suo romitorio  con il permesso di organizzare, presso la chiesa costruita nel 1581, una comunità religiosa.  Ella  fondò quindi nello stesso anno la Congregazione delle Suore Teatine dell’Immacolata Concezione, religiose a voti semplici e che in seguito allargherà anche ad un ramo dedito alla vita claustrale, detto l’Eremitaggio, le cui regole furono approvate dopo la sua morte, da papa Gregorio XV nel 1623.

Nel 1587 ricevé poi in dono da Cornelia Pignatelli, duchessa di Sant’Agata, alcune abitazioni private nelle quali la giovane si rinchiuse presto raggiunta da altre fanciulle . Oltre a questo  primo nucleo di costruzioni  , la duchessa donò alla Benincasa anche  il terreno circostante, in maniera tale  che Orsola poté ritirarsi in questo luogo  insieme alla sorella Cristina e a due nipoti, cui si aggiunsero in breve altre ragazze. 

Le  suore della Congregazione erano tutte  dedite in maniera attiva  all’educazione dei giovanied erano a quel punto  espressione di una religiosità tendenzialmente autonoma che la Chiesa solo col tempo riuscì a ricondurre entro i limiti della rigida obbedienza all’istituzione ecclesiastica.

 Il primo nucleo  della congregazione fu costituito dalle sorelle Benincasa con le loro figlie e nipoti Fasano e Palmieri; una di queste ultime, Caterina Palmieri, addetta fin da bambina al servizio della zia, ne divenne la portavoce e l’interprete, poi la continuatrice.
Le regole dettate dalla Benincasa  per la “Congregazione delle oblate della SS. Immacolata Concezione di Maria Vergine” prevedevano, oltre che una vita ascetica, rigorosa per privazioni e mortificazioni, meditazione della passione e della crocifissione, orazione mentale e orazione vocale a ciclo continuo di gruppi avvicendantisi. La Congregazione si dedicava anche all’educazione delle fanciulle e presto s’accrebbe tanto che fu necessaria una direzione, che la Benincasa  non volle assumere su di sé: designò come superiora la sorella Cristina.

Il luogo divene con l’andar del tempo un importante punto di riferimento per l’educazione delle figlie delle  famiglie della ricca borghesia e aristocrazia napoletana .  L’abate Navarro, che aveva fatto costruire una casa presso quella delle suore, divenendo confessore della Benincasa . e delle altre oblate, nel dicembre 1584 cedette agli oratoriani la casa e la chiesa., e nel luglio 1585 donò loro addirittura l’abbazia di S. Giovanni in Venere, nella diocesi di Chieti, che comprendeva nella sua giurisdizione, una diecina di borgate con centosessanta chiese: un vero vescovato.

Il  libero ritiro della Benincasa  , tenuto  sempre comunque sotto stretto controllo da un  un gruppo di alti prelati tutti  sotto la  direzione spirituale di Filippo Neri , incominciò quindi nel giro di pochi anni ad amplarsi e a trasformarsi in una vera e propria piccola cittadella monastica che comiciò ad attrarre l’interesse dei frati teatini ( Ordine  dei chierici regolari di S. Gaetano di Thiene) .  Nel volgere di pochi anni si cominciò l’edificazione di un enorme complesso del tutto somigliante ad una Abbazia avente in esso ben due monasteri , due chiese , bellissimi chiostri e magnifici giardini pensili panoramici sul golfo .Il progetto architettonico nella sua costruzione aveva la speciale caratteristica di adattarsi alla  irregolare morfologia della collina su cui venne costruto dando luogo  anche ad una una grande cinta muraria di tufo  alta 20 metri per consentire alle suore di clausura un loro spazio riservato lontano da occhi estranei . 

Sia   Francesco Olimpio che  S. Andrea Avellino erano grandi amici ed estimatri di Suor Orsola Benincasa e  pare che fin dal 1607 i  due teatini, Marco Parascandolo e Clemente Alonzo, suggerissero alla Benincasa  di fondare, accanto alla comunità delle oblate, una seconda comunità di “romite” astrette da voti solenni.  Il consiglio si spiegava con la speranza di veder sorgere in connessione con il  monastero di clausura femminile una comunità teatina maschile dedita al ritiro e alla vita contemplativa. Una nuova  comunità che, nei voti di questi religiosi, doveva identificarsi con la società di sacerdoti “apostolici”, fonte di rinnovamento della cristianità, della quale la Benincasa . profetizzava l’avvento.

Per quanto  inizialmente la Benincasa non accogliesse l’invito di fondare una comunità di romite, i suoi rapporti con i chierici regolari si fecero sempre più stretti. Nel 1615 un chierico regolare, Lorenzo Santacroce, divenne formalmente confessore della comunità; e finalmente nel 1617 la Benincasa  ricevette la rivelazione che la sua comunità (fino a quel momento non afffliata ad alcun Ordine costituito) era destinata a militare nell’Ordine teatino.

Esso venne quindi lentamente , trasformato in una Congregazione semireligiosa istituzionalizzata  di natura laicale ma sottoposta al controllo dell’ordine religioso maschile dei monaci teatini. L’ordine dei teatini,  riuscì infatti a convincere Orsola ad affiancare alle oblate un monastero ed un  ordine di rigida clausura così alieno dall’ispirazione originaria dell’estatica napoletana, ma comunque integrato nella politica della Chiesa trionfante del 600.

Nello stesso anno infatti , in seguito ad una visione avuta dalla Benincasa ,  venne  fondato  il monastero femminile di clausura stretta auspicato dai teatini dove le romite dovevano costituirsi . Esso si trovava  contiguo alla casa della Congregazione, ed il  numero delle romitevenne inizialmente  fissato a trentatrè monache , a cui fu imposto un abito costituito da una  veste color bianco e   turchino .  La clausura doveva valere anche nei confronti delle suore della Congregazione, dalle quali le romite dovevano dipendere quanto al sostentamento.

 Il piano della Benincasa  prevedeva anche l’istituzione di un monastero di clausura maschile, composto di dodici teatini, che avrebbero dovuto assumersi la cura delle romite; essi sarebbero stati i “sacerdoti apostolici” promotori della riforma del mondo. Loro capo sarebbe stato Matteo Santomagno, allora prevosto di S. Paolo Maggiore in Napoli.

L’Ordine dei teatini esitò molto prima di assumere il peso della direzione della seconda come della prima fondazione della Benincasa avendo s. Gaetano di Thiene dato disposizioni affinché non si accettasse il governo di comunità femminili e tale questione , si risolse solo  nel 1633, quando era generale il Santomagno.

L’ordine dei teatini, preso il controllo della Congregazione, e dopo la morte di Orsola , avvenuta nel 1620, diede  inizio allla costruzione di un grandioso eremo da destinare alle romite. Questa nuova ala, era  composta  da tre corpi di fabbrica disposti ad U attorno a un chiostro ben  nascosto agli sguardi esterni da un imponente muro di cinta in tufo che si innalza per circa venti metri.

 

La fama di Orsola e quella della sua isituzione fecero in modo che il complesso non fosse requisito durante il decennio francese e solo con l’avvento dell’unità d’Italia il romitorio e il conservatorio furono poi soppressi e trasformati in un ente laico educativo .

Nel 1891 giunse, come ispettrice nominata dalla regina Margherita, Adelaide del Balzo Pignatelli principessa di Strongoli, che era stata la sua dama di corte e si era dedicata con passione alle opere di beneficenza e allo studio della pedagogia.

La nobildonna In soli dieci anni  seppe trasformare questo piccolo educandato in un Istituto con un complesso progetto educativo che aveva lo scopo di fare evolvere l’educazione femminile in modo moderno, seguendo le allieve dall’infanzia alla formazione superiore. Nel 1894 le scuole elementari dell’Istituto ottenevano il pareggiamento con quelle statali e l’anno successivo iniziarono i corsi del Magistero che, con il R.D. del 15 maggio 1901, fu il primo in Italia ad essere pareggiato come università. Alle allieve venivano insegnate, seguendo un percorso innovativo, discipline non solo umanistiche ma anche scientifiche, artistiche e tecniche che le preparassero ad un consapevole inserimento nella società contemporanea.

Accanto alla principessa lavorò Maria Antonietta Pagliara, una pedagogista che si dedicò con passione al suo ruolo di direttrice arrivando a donare all’Istituto, nel 1947, la raffinata collezione del fratello Rocco: un inestimabile patrimonio di quadri, stampe, oggetti d’arte e documenti che testimoniano uno spaccato importante della vita culturale italiana di fine Ottocento e che è stato riunito nell’Archivio e nella Fondazione a lui intitolata.

Nell’organizzazione dei corsi del Magistero la Pignatelli si avvalse in pieno dell’autonomia concessale dallo Statuto che, approvato con R.D. del 15 maggio 1898, era stato modificato il 10 luglio 1901: veniva autorizzata la creazione di un curricolo scolastico e universitario integrale, si cambiava la denominazione da “Ritiro” a “Istituto” e si istituiva una Commissione Amministrativa di cinque membri (presidente, direttrice e tre esperti di nomina ministeriale). Una norma transitoria stabiliva però che il governo del nuovo ente sarebbe rimasto nelle mani uniche della principessa fino a che lei avesse confermato l’impegno da lei assunto il 20 aprile 1901 di “sovvenire l’Istituto con i suoi beni personali e con la sua opera in caso di bisogno”.

Questo le consentì di avviare un sistema di incarichi annuali che portò nel corpo docente del Magistero i migliori studiosi delle università napoletane e dei licei cittadini, oltre agli esponenti di prestigiose istituzioni culturali. Nell’organico dei docenti nel primo ventennio di attività figurano infatti i nomi dell’italianista Nicola Zingarelli, dello storico dell’arte Adolfo Venturi, dello storico Giuseppe De Blasiis, del vulcanologo e geologo Giuseppe Mercalli, di Marussia Bakunin Ogliarolo che insegnò Chimica e del filosofo Giovanni Gentile che insegnò Pedagogia generale al Magistero a partire dal 1902.

Questa gestione e l’autonomia della Governatrice misero al riparo l’Istituto anche dalle contaminazioni del periodo fascista: al di là dell’obbligatoria attivazione di alcuni insegnamenti come quello dell’Educazione razziale, infatti, il Suor Orsola rimase una zona franca della cultura italiana, nella quale gli echi della dittatura rimasero attutiti dalla sua tradizione di libertà. Furono gli anni in cui, anche dopo la morte della Pignatelli avvenuta nel 1932, arrivarono nella ex cittadella monastica personaggi del calibro di Adolfo Omodeo, Nicola Abbagnano, Antonio Aliotta ed Ernesto Pontieri.

Alla fine della guerra entrò nel Consiglio di Amministrazione un altro personaggio illustre della cultura italiana. Benedetto Croce, presente nelle scelte di indirizzo dell’Istituto fino alla morte nel 1952, inaugurò una salda consuetudine con la famiglia che continuò attraverso la presenza della moglie fino al 1964 e che è proseguita fino ai nostri giorni in cui l’Ente Morale, dal quale dipende l’intera complessa struttura che è oggi il Suor Orsola, è stato presieduto da Silvia Croce fino alla Sua scomparsa. Alla Direzione e Presidenza del Consiglio di amministrazione Le è succeduto Piero Craveri, professore emerito e già Preside della Facoltà di Lettere dell’Università.

Dopo l’unità d’Italia il Ritiro di Suor Orsola riuscì a sfuggire alla legge sull’incameramento statale dei beni degli ordini religiosi perché considerato “Opera pia a carattere laicale” e per rafforzare questo riconoscimento vi venne fondata una scuola gratuita.

Il destino della cittadella monastica mutò dopo l’unità d’Italia, quando il ritiro di Suor Orsola riuscì a sfuggire alla legge sull’incameramento statale dei beni degli ordini religiosi perché considerato “Opera pia a carattere laicale” .  Essa fu inaugurata il 10 luglio 1864, grazie soprattutto all’impegno di Emilio Beneventani, che resse il Governo laico di Suor Orsola (subentrato al governo delle oblate) per oltre vent’anni, sino alla sua morte nel 1887. 

Aperta con 32 ragazze, la scuola negli anni ’70 ospitava circa 500 allieve, ed era formata da una classe materna, le cinque classi elementari e un corso magistrale di tre classi. Vi era poi una sala per i lavori domestici affidati ad una maestra speciale e consistenti in lavori di sartoria, di ricamo e di crestaia, a cui poi si aggiunse la produzione di fiori artificiali. 

Nel 1885 un Decreto Regio istituiva la facoltà di Magistero.   Tuttavia è solo nel 2004 che, con Decreto Rettorale, l’Istituto Universitario si è trasformato in Università degli Studi Suor Orsola Benincasa.

Dal 1871 si insegnò lingua francese e computisteria, declamazione e canto corale e, nel 1878 fu istituito un corso di telegrafia. Nel 1891 Adelaide del Balzo Pignatelli, principessa di Strongoli, vi giunse in qualità di ispettrice onoraria e nel 1901 ne divenne l’amministratrice unica. L’impegno pedagogico della principessa fu condiviso, fino alla sua morte, da Antonietta Pagliara la quale lasciò in eredità all’Istituto la sua collezione privata di arredi, quadri e suppellettili antiche di grande valore, poi ordinata in un interessante museo che ha oggi sede nell’antico romitorio. 

Accanto all’istituzione della Facoltà di scienze della Formazione, l’Istituto, sulla base delle competenze ereditate e sviluppate nel corso del tempo ha istituito la Facoltà di Lettere e, più recentemente la Facoltà di Giurisprudenza. Tuttavia è solo nel 2004 che, con Decreto Rettorale, l’Istituto Universitario si è trasformato in Università degli Studi Suor Orsola Benincasa

 

La Benincasa  morì a Napoli ,  in concetto di santità ,  il 20 ottobre 1618 .  Nei suoi ultimi anni aveva acquisito una grade fama non solo presso il popolino ma anche nell’opinione di personaggi di rango e statura altissima quali Andrea Avellino , Camillo de Lellis numerosi pontefici e cardinali nonchè lo stesso Filippo Neri . Negli ultimi giorni di vita fu visitata dagli eletti della città che la dichiararono patrona e protettrice della città .   Divenne quindi  dopo la sua morte subito oggetto di venerazione popolare ed  il grande consenso che si sviluppò intorno alla figura di questa suora, specialmente  dopo la grande peste a Napoli del 1656  determinò certamente un grosso impegno pubblico nella costruzione del grande complesso monastico da parte del del vicereame spagnolo che terminò a sue spese la grande opera pubblica nel 1669 .L’anno successivo le monache e le cosiddette ‘romite’ di clausura, poterono finalmente sistemarsi nell’edificio, assistite dai padri teatini, che in quegli anni, si erano stabiliti a Napoli. 

Prima di morire, la Benincasa aveva chiesto che le sue religiose fossero sottoposte al governo e alla direzione spirituale dei  chierici regolari , ma i padri rifiutarono la proposta, perché contraria alle loro costituzioni i: solo nel  1633 , ottenuta l’autorizzazione di  Papa Urbano VIII  le oblate e le romite passarono ufficialmente sotto la giurisdizione dei teatini, di cui adottarono il nome.

L’introduzione della causa di canonizzazione fu chiesta nel  1621 sotto  Papa Gregorio XV che, da sacerdote, aveva conosciuto Orsola; la causa iniziò ufficialmente  due anni dopo  a Napoli e la suora venne dichiarata  serva di Dio.

Il  7 agosto 1793 papa Pio VI . le conferì in merito alle  l’eroicità delle sue virtù il titolo di venerabile. nella Basilica romana di Sant’Andrea della Valle .    Il suo corpo riposa nella chiesa dell’Immacolata presente nell’interno del Complesso Monastico ed esattamente in un vano  completamente spoglio chiamato cripta dell’Immacolata  .L’ambiente si trova sotto la Cappella del Crocifisso, a cavallo tra la chiesa e la stanza della casa di Orsola affacciata sull’altare maggiore dalla quale la mistica era solita seguire le celebrazioni. In esso  è collocata a vista la cassa di legno originale nella quale è conservato il corpo della mistica insieme ad un’altra, più tarda, destinata ad accogliere le reliquie che attendevano l’autorizzazione del culto legata al successo dell’iter di canonizzazione che avrebbe consentito di allestire un sepolcro degno di una santa.L’accesso, originariamente previsto ai piedi dei pochi gradini che portano alla cappella superiore, era stato murato ed è stato recentemente ripristinato nell’ambito di un intervento di restauro filologico che ha riportato la cripta al suo impianto originale.

Nella stessa  chiesa dell’Immacolata , oltre alla tomba di Suor Orsola possiamo vedere  la statua ritenuta miracolosa dell’Immacolata che per tanti anni  fè stata portata in processione per tutta la città affinchè intercedesse nei confronti sia dellapeste del 1656 che dell’eruzione del Vesuvio del 1631 ( sia la fine della peste che la fine dell’eruzione in città vennero attribuite a suor Orsola ).  Sono inoltre presenti e ben conservati nella sala degli angeli  anche una Immacolata di Andrea Vaccaro  ed un San Giuseppe e il bambino Gesù di Andrea Malinconico

.La Chiesa che si trova all’interno del Complesso Monastico di Suor Orsola Benincasa  si trova ovviamente  in Corso Vittorio Emanuele, ed il suo attuale aspetto è solo il frutto dei i restauri del XVIII secolo, durante i quali alla sua  facciata, originariamente priva di decorazione esterna, furono aggiunti un portico  a tre arcate che sorregge il coro e si affaccia su di un sagrato dal quale si gode una incantevole vista del golfo e della città.
L’interno si presenta a navata unica con cappelle laterali, decorata da marmi e stucchi realizzati dall’architetto Rocco Doino, ed un meraviglioso pavimento maiolicato del settecento . opera di Ignazio Chianese ,   La  volta a botte è arricchita da un ovale affrescato nel 1734 da Michele Foschini, allievo di Francesco Solimena, che rappresenta l’Assunzione della Vergine. L’affresco del coro che raffigura L’Immacolata Concezione al cospetto della Trinità è invece firmato da Pietro Bardellino .

L’altare maggiore di marmi policromi fu realizzato nel 1743: nella cona centrale si trova la statua lignea dell’Immacolata donata ad Orsola dall’abate Gregorio Navarro nel 1582 insieme a quelle di S. Pietro e S. Gregorio delle nicchie laterali. L’immagine della Madonna venerata in questa chiesa, e portata in processione in città in occasione delle principali festività religiose, oltre che in funzione taumaturgica per contrastare i flagelli divini, presenta infatti l’anomalia di una Immacolata con il bambino in braccio che riprende una tradizione iconografica e devozionale di origine iberica.

Meritano particolare attenzione il seicentesco altare di scagliola e madreperla con l’immagine di S. Nicola e una bella decorazione floreale posto nella terza cappella a destra la cui volta è decorata da un ciclo di affreschi attribuito alla bottega di Belisario Corenzio e il comunichino marmoreo che risale alla prima metà del Cinquecento e che mette in comunicazione la Cappella del Crocifisso, affacciata sull’altare maggiore, con la camera di Orsola nella casa di campagna abitata dai Benincasa. Nella stessa cappella è stata recentemente ricollocata a parete la lastra marmorea della sepoltura della nipote di Orsola raffigurata in abiti monacali accanto al marito.

Possiamo inoltre visitare volendo , quello che come vi abbiamo accennato è un interessantissimo museo nato nel 1947 , quando sia Maria Antonietta che Adelaide Pagliara decisero di lasciare all’istituto il loro ingente patrimonio artistico fatto di quadri , porcellane , ceramiche , mobili e numerose stampe e spartiti musicali.

Grazie insomma a Suor Orsola che fu , come avete potuto capire , un personaggio particolarmente significativo nel panorama religioso della Napoli controriformata , ancora oggi ,  sul fianco di una delle colline che sovrastano la città, dominato dall’alto dalla celebre Certosa di S. Martino e più su ancora dal maestoso ed incombente Castel S. Elmo, vi è una delle piu belle ed affascinanti strutture della nostra città : l’Istituto Universitario ‘Suor Orsola Benincasa’,  un vasto complesso storico  serrato in una monumentale cinta muraria in tufo , visibile da tutte le parti della città  che accoglie attualmente, il prestigioso Ateneo privato napoletano con i suo bellissimo panoramico  giardino terrazzato all’ultimo piano posto in una posizione tale da dominare   sulla città e sul golfo di Napoli .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo enorme complesso edilizio arroccato sul fianco del monte, segue nella struttura architettonica, l’aspra coreografia  della zona così da sembrare un castello a più livelli, con chiostri, giardini interni e pensili, passaggi a locali scavati nel tufo, due chiese, feritoie, e  alte muraglie protettive . Esso ricopre una superficie di circa 33.000 m² ed  è una vera e propria abbazia di grandi dimensioni, composta da due monasteri fondati tra il XVI e il XVII secolo   due chiese, magnifici chiostri e giardini pensili.

 

 

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