Loading

Il 7 agosto  nella nostra città si venera, come ogni anno, San Gaetano, uno dei 52 coprotettori di Napoli, considerato da sempre il protettore contro epidemie e pestilenze.
Una figura quindi spesso molto invocata nel corso del tempo dal popolo napoletano che in fatto di terremoto o crisi sanitarie certo non si e’ fatta mancare nulla .
Napoli, infatti per la sua densità, il porto e i commerci, è stata spesso vulnerabile a epidemie.
Pensate che con la sola peste nera che arrivò’ in Italia nel 1347, giunta a Napoli decimò’ la popolazione (fino al 50%) e mise in crisi la città sotto il regno angioino.
La peste del 1528 durante la guerra tra francesi e spagnoli, causo’ oltre 60.000 morti, mentre quella più famosa del 1656 colpì talmente duramente la nostra città che morirono in quella circostanza tra le 150.000 e le 200.000 persone su circa 300.000 abitanti.
La tradizione popolare racconta che fu proprio il santo a liberare Napoli da quel flagello, facendo scendere un diluvio che travolse i ratti portatori della malattia. Un racconto che appartiene alla devozione, ma che restituisce il bisogno profondo di affidarsi a una figura capace di proteggere e dare speranza.
E San Gaetano da questo punto di vista è stato un importante punto di riferimento come santo per la nostra città . Egli e’ stato infatti nel corso dei secoli il santo più invocato durante i terribili momenti di ogni epidemia che affliggeva la nostra città .
Ogni crisi sanitaria come sappiamo ha lasciato tracce profonde nella storia urbanistica, sociale e religiosa della città e a lui i napoletani affidavano le loro ultime speranza di sopravvivenza non solo come a un santo, ma come a un punto fermo nei momenti in cui tutto sembra vacillare.
San Gaetano ha rappresentato quindi per il popolo napoletano da sempre un punto di riferimento spirituale e umano, capace di incarnare un’idea concreta di protezione e speranza.
Motivo per cui i napoletani da sempre sono molto devoti a San Gaetano Thiene che ha vissuto tanti anni in epoca vicereale e qui è morto il 7 agosto 1547, nella più rigorosa povertà, fedele fino all’ultimo a quella scelta di umiltà che aveva guidato tutta la sua vita. Fu infatti sepolto in tutta semplicità e senza onori nella chiesa di San Paolo Maggiore, nella cripta posta sotto quella antica Basilica.
Gaetano da Thiene, nacque a Vicenza nel 1480 e laureato a Padova, fu chiamato a Roma dove, per obbedienza, ricoprì l’incarico di protonotario apostolico, che presto abbandonò per dedicarsi interamente a una vita di servizio. Nel 1524 fondò l’Ordine dei Chierici Regolari Teatini, con l’intento di rinnovare la Chiesa riportandola alla semplicità e all’esempio degli Apostoli.
Ora bisogna subito dire che se era vicentino di nascita, per vocazione egli divenne profondamente napoletano. Nato nel pieno del Rinascimento, in un’epoca complessa per la Chiesa e per l’Europa, proveniva da una famiglia nobile e avrebbe potuto condurre una vita agiata. Scelse invece la via della povertà, consacrandosi interamente a Dio, ai poveri e agli ammalati.
Quando giunse a Napoli nel 1533, dopo un percorso umano e spirituale segnato da studio, rigore e profonda umiltà, non si pose come un forestiero, ma entrò nella carne viva della città: servì gli infermi, soccorse gli indigenti, si affidò totalmente alla Provvidenza.
Il suo apostolato trovò a Napoli il terreno più fertile. Qui si dedicò instancabilmente ai poveri, agli ammalati — in particolare agli incurabili — e a quanti vivevano ai margini. Promosse opere di carità, forme di assistenza e istituzioni che anticipavano un’idea moderna di sostegno sociale, come i Monti di Pietà, ponendo sempre al centro la dignità della persona e una fiducia assoluta nella Provvidenza. Per questo motivo, la tradizione lo ha riconosciuto come patrono dei disoccupati e di tutti coloro che cercano lavoro e sostentamento.
Napoli lo accolse e lui la amò profondamente, fino a morirvi il 7 agosto 1547, nella più rigorosa povertà.
Nel tempo, le sue reliquie furono collocate nella cripta della basilica di San Paolo Maggiore , oggi meta di devozione e pellegrinaggio.
Oggi nel giorno della sua venerazione dobbiamo quindi recarci nel centro di Napoli , nell’area del foro dell’antica città greco-romana Neapolis, sulle rovine del tempio romano dei Dioscuri (Castore e Polluce, figli di Zeus ) per venerare San Gaetano .
Ma per chi soffre di claustrofobia o non ha voglia di recarsi al di sotto di una chiesa , potete vedere al meglio la statua di San Gaetano che si erge maestosa al centro della piazza , salendo la scalinata a doppia rampa in piperno a marmo bianco della stessa chiesa e semplicemente sostare qualche minuto al piccolo belvedere .
Di fronte a voi vedrete al centro della piazza il monumento del santo, progetto dell’immancabile Cosimo Fanzago, eretto per un voto fatto dopo la cessazione della peste nel 1656. Fu infatti San Gaetano per tradizione a sconfiggere la peste bubbonica di metà 600, mandando su Napoli un diluvio che affogò tutti i topi, portatori della peste, nelle fogne.
Al di sotto della statua la piazza più antica della vecchia Polis dove si incontrava la cittadinanza e avvenivano gli eventi più importanti della città. La vecchia Agorà greco-romana dove aveva sede il tribunale ed il Mercato della città’ .
Non vi basta ?
E allora non vi resta che recarvi a Piazza Dante e osservare quella porta ( Port’Alba) alla cui sommità quando fu ristrutturata nel 1797 fu posta sopra la statua bronzea di san Gaetano che prima sormontava la demolita Porta Reale.
Ma la sua figura, oltre alla carità concreta, si lega anche a una delle espressioni più intime e identitarie della cultura napoletana: il presepe.
Molti anni prima di arrivare a Napoli, nella notte di Natale del 1517, San Gaetano si trovava a Roma, nella basilica di Santa Maria Maggiore, presso il luogo venerato come memoria della mangiatoia di Betlemme. Durante una preghiera profonda, visse un’esperienza mistica che avrebbe segnato tutta la sua vita: si ritrovò interiormente nella grotta della Natività e la Vergine Maria gli affidò tra le braccia il Bambino Gesù. Non fu una semplice visione, ma un gesto spirituale che racchiudeva una missione.
Da quell’esperienza nacque un’intuizione decisiva: quel Bambino non doveva restare confinato nella devozione o nella memoria, ma entrare nella vita quotidiana delle persone, nelle case, nelle famiglie. Quando giunse a Napoli, comprese che il presepe poteva essere lo strumento più potente per realizzare tutto questo: far nascere Cristo non solo sugli altari, ma nella vita del popolo.
Secondo le antiche cronache, San Gaetano contribuì a diffondere e trasformare il presepe napoletano, rendendolo vivo, partecipato, profondamente umano. Non ne fu l’inventore, ma gli diede un’anima nuova. Accanto alla Sacra Famiglia entrarono artigiani, venditori, bambini, mendicanti, donne, mercati e taverne. Il mistero della Natività si immerse nella quotidianità: Dio nasceva tra gli uomini mentre la vita continuava a scorrere.
Questa visione raggiungerà il suo apice nel Settecento, quando il presepe diventerà una delle più alte espressioni artistiche del Regno borbonico. Ma al centro di quella moltitudine resterà sempre il Bambino: quel Bambino che, secondo la tradizione, San Gaetano aveva ricevuto tra le braccia.
C’è poi un dettaglio che rende tutto ancora più suggestivo. Nei presepi napoletani la Natività è spesso collocata tra le rovine di un tempio antico: simbolo del passaggio dal mondo pagano alla civiltà cristiana. E proprio questo simbolo, a Napoli, diventa realtà concreta. Basta alzare lo sguardo sulla facciata di San Paolo Maggiore: le due grandi colonne corinzie sono ciò che resta dell’antico tempio dei Dioscuri. La basilica cristiana si erge sulle sue rovine, rendendo visibile ciò che il presepe racconta.
E proprio lì accanto comincia via San Gregorio Armeno, la strada dei presepi.
San Gaetano, che ricevette il Bambino nella grotta di Betlemme, contribuì a portarlo nelle case dei napoletani e oggi riposa in una chiesa costruita sulle vestigia del mondo antico, davanti alla strada dove quel Bambino viene modellato da secoli.
Come potete osservare San Gaetano in ogni sua rappresentazione in città osserva dall’alto come un custode silenzioso il popolo napoletano proteggendolo dal peso delle epidemie e delle difficoltà sociali.
Egli è molto più di un santo: è il simbolo di una fede concreta, che si traduce in aiuto, solidarietà e attenzione verso gli ultimi. A Napoli, dove la storia ha spesso messo alla prova la vita e la speranza dei suoi abitanti, San Gaetano continua a rappresentare qualcosa di più di una devozione: è il segno discreto di una fiducia che resiste. Una fiducia che nei momenti più difficili si trasforma, ancora oggi, in aiuto concreto.
La sua figura continua a parlarci con sobrietà e forza, ricordandoci che la speranza, per essere autentica, deve sempre diventare azione.
Commenti via Facebook
  • 2
  • 0