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Sigismondo Thalberg nacque a Pâquis, presso Ginevra, nel 1812, in un’Europa attraversata da profondi cambiamenti politici e culturali. Figlio naturale del principe Franz Joseph von Dietrichstein e della baronessa Maria Julia Wetzlar von Plankenstern, crebbe in un ambiente aristocratico che gli garantì una formazione raffinata e cosmopolita. Fin da giovanissimo mostrò un talento straordinario per il pianoforte, studiando a Vienna e imponendosi rapidamente come uno dei più grandi virtuosi del suo tempo.

Nella prima metà dell’Ottocento il pianoforte era diventato lo strumento simbolo dei salotti europei e Thalberg seppe conquistare il pubblico grazie a uno stile elegante, limpido e innovativo. La sua tecnica, celebre per l’effetto delle “tre mani”, dava l’impressione che una melodia centrale emergesse tra accompagnamenti complessi senza mai perdere chiarezza e cantabilità. Fu spesso accostato a Franz Liszt, con il quale condivise una rivalità artistica che animò la vita musicale europea degli anni Trenta e Quaranta del secolo.

Eppure, dietro il successo internazionale, Napoli rappresentò per Thalberg qualcosa di diverso da una semplice tappa artistica. La città divenne infatti il luogo della maturità, della quiete e degli ultimi anni della sua vita.

Thalberg arrivò più volte a Napoli nel corso delle sue tournée, ma fu soprattutto nella seconda parte della sua esistenza che instaurò con la città un legame profondo. Napoli, allora capitale culturale vivacissima, attirava musicisti, compositori e intellettuali provenienti da tutta Europa. I teatri, i salotti aristocratici e i conservatori contribuivano a creare un ambiente musicale unico, sospeso tra tradizione popolare e grande musica colta.

Il pianista scelse di stabilirsi nella zona di Monte di Dio, uno dei luoghi più eleganti e panoramici della città. Qui, tra il mare del Chiatamone e le antiche rampe che scendevano verso Chiaia, Thalberg trovò una dimensione più raccolta e silenziosa rispetto ai clamori delle tournée internazionali.

La tradizione popolare napoletana finì persino per legare il suo nome alla discesa del Calascione. Secondo alcune testimonianze, il popolo lo soprannominava “’o Calascione”, forse per il suo amore verso la musica melodica e cantabile che ricordava il suono dell’antico strumento napoletano da cui la strada avrebbe preso il nome. Ancora oggi una lapide ricorda la presenza del musicista in quella zona sospesa tra Monte Echia e il mare.

Passeggiando lungo quei vicoli, Thalberg poteva osservare due volti profondamente diversi della città. Da una parte la Napoli aristocratica dei palazzi nobiliari e dei circoli culturali; dall’altra quella più povera e nascosta delle grotte del Chiatamone, dove vivevano pescatori e famiglie umili in condizioni difficili. Era una città complessa, contraddittoria, capace di alternare splendore e miseria nel giro di pochi metri.

Negli ultimi anni della sua vita il musicista si allontanò progressivamente dalle grandi scene internazionali, dedicandosi all’insegnamento, alla composizione e alla vita privata. Napoli gli offrì quella calma che probabilmente aveva cercato dopo decenni trascorsi tra concerti, viaggi e corti europee.

Morì a Napoli il 27 aprile 1871 , nella sua dimora che si trovava sulla collina di Pizzofalcone in un palazzo che affacciava su di una stradina oggi denominata Via Calascione

CURIOSITA’ : Il nome Calascione potrebbe essere stato attribuito per la presenza di una targa posta su uno dei palazzi , affacciato sulla stradina, che ricorda la dimora del  grande musicista che gli abitanti locali soprannominarono  “o’Calascione”!  Il maestro era infatti molto affascinato dal dolce suono di questo strumento, detto appunto Liuto,  secondo molti  antichi racconti potrebbe essere proprio questa la ragione dell’ attribuzione del nome alla strada.

La sua scomparsa passò quasi in sordina rispetto alla fama immensa che aveva conosciuto nei decenni precedenti, ma la città conservò il ricordo di quel pianista elegante e riservato che aveva scelto il golfo partenopeo come ultimo approdo della propria esistenza.

Oggi il nome di Sigismondo Thalberg è meno noto al grande pubblico rispetto ad altri protagonisti del Romanticismo musicale, ma la sua figura resta fondamentale nella storia del pianoforte ottocentesco. Napoli, con il suo paesaggio malinconico e luminoso insieme, continua a custodire le tracce della sua presenza: tra le strade di Monte di Dio, il silenzio del Chiatamone e quel sottile legame tra musica e memoria che ancora attraversa la città.

Dal 1871,  le spoglie del “musicista straniero che amava Napoli”  riposano in una teca di vetro conservata nel monumento funebre a lui dedicato nel Cimitero monumentale di Poggioreale,

Il 10 settembre del 1879 , fu eretto in suo onore, nella Villa Comunale una  statua , opera dello scultore Giulio Monteverde.

CURIOSITA’: Nello stesso periodo, venne costruito il Grand Hotel, all’epoca l’albergo più lussuoso della città nel 1880. L’edificio, che ospitò numerosi personaggi illustri e divenne meta del turismo internazionale, fu purtroppo bombardato e distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale. Sulle sue fondamenta, nel dopoguerra, fu costruito il nuovo edificio del Consolato Generale degli Stati Uniti d’America, inaugurato nel 1953, che ancora oggi occupa il sito in Piazza della Repubblica.

 

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