Loading

Esistono città che si lasciano descrivere attraverso la geografia, l’urbanistica o la cronaca. Napoli, invece, sembra sottrarsi a ogni definizione definitiva. È una città ambigua e contraddittoria, luminosa e oscura, capace di generare meraviglia e inquietudine nello stesso istante. Una città che seduce, affascina, conquista e talvolta ferisce. Forse per questo il mito che ne racconta la nascita non è quello di un eroe, di un re o di un condottiero, ma quello di una sirena, la cui leggenda è narrata da Omero nel XII canto dell’Odissea.

Ulisse, pur avendo ascoltato il canto delle sirene, grazie alla sua astuzia e ai consigli della maga Circe, riesce a non cadere nel tranello di queste creature ammaliatrici. Per la delusione, le sirene si suicidano schiantandosi sugli scogli. Il corpo di Partenope viene trasportato dalle correnti marine tra gli scogli di Megaride, dove oggi sorge Castel dell’Ovo. Sono dei pescatori a trovarla e a venerarla come una dea.

Seppellirono la creatura divina, in un tumulo poco distante dal lido e le innalzarono un piccolo altare che in un secondo momento fu trasformato in un grandioso sepolcro (un vero e proprio Tempio) e incominciarono a venerarla ed onorarla come protettrice della citta.

Partenope divenne così la protettrice del luogo.venerata dal popolo e onorata con sacrifici e fiaccolate sul mare. Ogni anno per celebrarla, si organizzavano davanti alla sua tomba, la festa delle Lampadoforie, fatta di fantastici giochi ginnici al termine dei quali in suo onore si praticava una rituale corsa notturna con Le fiaccole. La festa terminava con libagioni e sacrifici di buoi.

CURIOSITA’: Nelle famose corse lampadiche, i partecipanti dovevano correre di notte tra due ali di folla stringendo nel pugno una fiaccola accesa .
Percorrendo i stretti vicoli e le strade della città, gli atleti dovevano raggiungere il sepolcro innalzato a Partenope che si trovava in un punto ancora non meglio precisato in corrispondenza del porto.
La difficoltà ovviamente consisteva nel non far spegnere la fiaccola, e la palma del vincitore spettava al primo corridore che arrivava al traguardo con la fiaccola ancora accesa.

Ma le radici della sirena, sembra affondino in un passato ancora più remoto.
Se a tal proposito a andiamo a ricercare qualcosina nella letteratura antica troviamo innanizitutto quanto scritto da Luciano di Samosata nel suo De dea Syria, riguardo una statua da lui stesso vista in Fenicia che era metà donna e per metà pesce dai fianchi in giù e con la coda di un pesce, collegando così l’immagine della sirena con l’iconografia
orientale della divinità

Partenope sembrerebbe quindi avere addirittura origine Fenicie e ad avvalorare questa ipotesi potrebbe contribuire la figura del Dio Dagon, una divinità della fertilità e del raccolto per il popolo mesopotamico dei Cananei, che venne in epoca successiva adottato dai Fenici, che lo fecero in seguito conoscere dai Greci.

Le sirene potrebbero quindi discendere dalla dea Syria, il cui culto nacque a Hierapolis, città sacra nei pressi dell’attuale Aleppo, e si diffuse nelle rotte commerciali attraverso gli schiavi e i mercanti siriani nei più grandi di porti del Mediterraneo, trovando nei porti di Pozzuoli e Napoli uno dei principali punti di diffusione.
Raffigurata come una bellissima donna con la coda di pesce con un copricapo a forma di cilindro con un foro al centro, il suo mito a Roma, era noto grazie alla teologia di Nigidio Figulo, che racconta della nascita della dea da un uovo di grandi dimensioni, caduto nell’Eufrate, fatto rotolare dai pesci fino alla riva, e poi covato da alcune colombe.

Nel mondo antico, Syria , divinità delle acque e garante dell’ordine e della giustizia, è  associata alla fertilità attraverso la sua connessione con i fiumi e le acque , ma è sopratutto  sovrana e  fondatrice di città. Se questa genealogia è corretta, la sirena napoletana sarebbe l’erede di una tradizione culturale che unisce Oriente e Occidente, mito e storia, mare e civiltà.

Ma le loro radici affondano in una mitologia geca dove esse avevano un aspetto completamente diverso da come ci viene presentato ora in tanti libri di miti e leggende.
Nell’antichità greca e romana, infatti le sirene non avevano nulla a che fare con il mare e la profondità degli abissi. Esse erano descritte come esseri alati, legate al mondo degli Inferi con il corpo di uccello e volto di donna che avevano la capacità di volare. Erano quindi considerate creature dell’aria, legate al canto e al fascino della parola, e il loro potere consisteva sopratutto nel richiamo irresistibile della loro voce che con il loro dolce canto rendevano meno duro il passaggio dalla vita alla morte.
Originariamente, infatti queste enigmatiche figure erano legate al mondo degli Inferi e possedevano caratteristiche ornitomorfe, erano considerate dalla mitologia greca come figure cattive e pericolose.

Persino il celebre poeta Omero, autore dell’ Iliade e dell’ ‘Odissea nel ripercorrere il celeberrimo confronto tra Ulisse e le sirene greche finì per conferirgli un aspetto malvagio. Fu infatti solo grazie ai consigli dati dallla maga Circe che mise in guardia l’avventuriero e i suoi compagni che questi riuscirono a salvarsi da questi pericolosi esseri che attiravano gli ignari uomini con il loro canto per poi divorarli e accumularne le ossa sulla scogliera.

 

Ma Ulisse, secondo Omero, non si fece legare all’albero della nave, in modo da impedire che lui stesso potesse sfuggire da quel canto  seducente e pericoloso ma solo perchè spinto dalla sua incontenibile sete di sapere e quindi poter accedere  questo modo ad  una conoscenza superiore che solo quel canto melodioso poteva dargli .

Omero come notate quindi è il primo ad associare le sirene ad una conoscenza superiore e universale. Esse rappresentano infatti nella cultura greca e latina, nonché mediorientale, non quella semplice seduzione che viene dal corpo, ma piuttosto quella che proviene dalla conoscenza. E anche se ci siamo abituati a considerare queste creature affascinanti come l’emblema di un erotismo pericoloso, in realtà le incantatrici sono molto di più.
La ragione della loro capacità di attrazione, infatti, sta tutta nel desiderio umano di sapere, sperimentare, conoscere, incontrare … ed il furbo Ulisse in quella circostanza decise di non privarsi della possibilità di sperimentare una simile possibilità.

Affascinanti, misteriose, seducenti, ambigue e insidiose , le sirene per secoli considerate  creature marine metà donna e metà pesce hanno rappresentato  quel dualismo tra bellezza e violenza che caratterizza  la nostra città … quella immagine  tra  la luce in superficie che appare nella città di Napoli e quel buio sotterraneo che caratterizza il nostro lungo sottosuolo dove demoni come la camorra da sempre infiltrano e inquinano la sua bellezza ….e  come  la sirena Partenope costringe i suoi abitanti a vivere  tra  il male ed il bene in una tensione permanente.

Solo chi  ama veramente ama Napoli e realmente la vive oltre  ad ascoltare e vedere il suo corpo, sa bene che quella storiella di Ulisse descritta da Omero nasconde molto più di una semplice fondazione.
Le sirene sono creature di confine.  Appartengono contemporaneamente a mondi diversi: umano e animale, terra e mare, vita e morte, salvezza e perdizione. In esse convivono il fascino e il pericolo. Il canto che promette conoscenza può trasformarsi in distruzione.
E in questo senso la sirena ha un ruolo del tutto analogo a quello della bellezza che in ognuno di noi esercita questa città , capace con la sua natura ambivalente di attrarre, sedurre ma anche distuggerti fecendo prevalere il suo lato violento ,

I filosofi Max Horkheimer e Theodor Adorno lessero nell’episodio di Ulisse e delle sirene uno dei momenti fondativi della civiltà occidentale. Da una parte vi è l’uomo razionale, capace di strategia e autocontrollo; dall’altra il richiamo dell’incanto, dell’immaginazione, del desiderio di oltrepassare i confini del conosciuto. La storia umana nasce dall’incontro e dal conflitto tra queste due forze.
Napoli sembra custodire ancora oggi questo antico confronto.
È una città che invita continuamente ad ascoltare il canto delle proprie contraddizioni. Una città che non può essere amata senza essere compresa e che non può essere compresa senza accettarne le complessità. Come Partenope, continua a sedurre non perché sia perfetta, ma perché rimane irriducibile a qualsiasi definizione.
Forse è proprio questo il segreto della sua longevità simbolica. Le sirene sono sopravvissute all’oblio che ha travolto gran parte delle creature mitologiche perché incarnano qualcosa di universale: il desiderio umano di andare oltre ciò che conosce già. Allo stesso modo Napoli continua a esercitare il suo fascino perché non smette mai di promettere qualcosa che sfugge, qualcosa che resta da scoprire.
Come il canto di Partenope, la città continua a chiamare. E chi la ascolta sa che in quella voce convivono la bellezza e il pericolo, la conoscenza e l’illusione, la luce del mare e l’ombra del sottosuolo. È proprio in questa tensione irrisolta che si nasconde la sua verità più profonda.

In superficie la nostra città mostra una vitalità straordinaria. La luce del golfo, il patrimonio artistico, la creatività popolare, la capacità di trasformare la sofferenza in ironia e bellezza costituiscono una delle sue caratteristiche più riconoscibili. Eppure, sotto questa superficie luminosa esiste un’altra città.
Non è soltanto il vastissimo sottosuolo scavato nei secoli, fatto di caverne, acquedotti, catacombe e rifugi. Esiste anche un sottosuolo simbolico e psicologico. Un’ombra che accompagna la storia della città e che si manifesta nelle sue ferite irrisolte: la violenza, le disuguaglianze, il degrado, la criminalità organizzata.
La camorra rappresenta forse la manifestazione più evidente di questa dimensione oscura. Come un parassita che si insinua nelle pieghe della vita sociale, essa inquina la bellezza senza riuscire mai a distruggerla completamente.
De secoli questa città convive con un sistema criminale capace di autogenerarsi come la camorra. Essa è tentacolare, infestante e tende a confondersi con il mondo della cosiddetta società civile, prova a infiltrarsi ovunque ci sia opportunità di guadagno (e di potere), finendo per compromettere diritti e libertà e per rovinare e danneggiare quel che di buono c’è intorno a lei come lo stesso turismo su cui ha messo oggi le mani .

La sirena Partenope da secoli convive con una città contradittoria : da un lato  continua ostinatamente a produrre cultura, arte, intelligenza e umanità ma contemporaneamente dall’altro lato,  conserva e preserva da sempre anche il suo lato più oscuro .

È qui che il mito di Partenope rivela tutta la sua attualità. La sirena non è soltanto bellezza. È la compresenza del bene e del male, della luce e dell’ombra, dell’incanto e del rischio. È la rappresentazione di una verità psicologica profonda: ciò che ci attrae maggiormente è quasi sempre ciò che contiene una parte di mistero e di pericolo.

Partenope non appartiene quindi soltanto al passato. Continua ad abitare l’immaginario della città che da lei prende origine., Continua nonostante siano passati 2800 anni ad attrarre uomini con la sua bellezza ma è pronta a divorarli  o nel peggiore dei casi farli annegare .

Ma  le  sirene  dotate di una voce incantevole erano  capaci anche di ammaliare chiunque ascoltasse il loro canto,e quindi possono rubarti l’anima.

Esse raccontano di una forma di attrazione che continua a caratterizzare Napoli ancora oggi. E lo fanno nonattraverso quell’immaginario comunedove  le sirene sono creature che seducono attraverso la bellezza del corpo. Il  loro vero potere non risiede nell’erotismo. Nell’Odissea, il canto delle sirene non promette piaceri carnali: promette conoscenza. Esse attirano gli uomini perché offrono ciò che da sempre alimenta il desiderio umano più profondo: sapere, comprendere, scoprire ciò che si trova oltre il limite.
È questa la natura più autentica della seduzione sirenica. Non la tentazione della carne, ma quella della conoscenza.
Chi ancora oggi  giunge a Napoli non ne resta colpito soltanto dalla bellezza del golfo, dalla luce del mare o dalla magnificenza dei suoi monumenti. Ciò che cattura davvero è la sensazione di trovarsi dentro una stratificazione umana e culturale quasi inesauribile. Napoli non si lascia consumare in una visita. Invita a essere esplorata, interpretata, compresa. Seduce attraverso le sue storie, la sua lingua, la sua musica, le sue contraddizioni, la sua memoria millenaria.
Come le sirene, promette una rivelazione.
Non è un caso che proprio Napoli abbia custodito e tramandato il mito sirenico più di ogni altra città europea. Da secoli poeti, filosofi, artisti e musicisti arrivano qui per cercare qualcosa che assomiglia a una sorgente culturale. La città è stata uno dei grandi laboratori della civiltà mediterranea e uno dei luoghi nei quali il dialogo tra mondo antico e mondo moderno non si è mai interrotto. In questo senso Partenope non rappresenta soltanto una fondatrice leggendaria, ma il simbolo stesso della continuità culturale della città.

Ogni volta che ci definiamo  “partenopei” evochiamo inconsapevolmente quella figura mitologica che, secondo la leggenda, approdò sulle coste del golfo dopo la morte. Il suo corpo, trasportato dalle correnti fino agli scogli di Megaride, dove oggi sorge Castel dell’Ovo, si dissolse nel paesaggio diventando città, memoria e destino.

Nonostante il nostro comune ne abbia cancellato la sua fondazione con un falso compleanno , Partenope resta fondamentale per capire la storia di una delle metropoli più antiche del mondo tra quelle tuttora abitate e per capire una mentalità collettiva che si autorappresenta come unica e con radici più profonde di quelle di altre città.

Narrare di Partenope significa raccontare uno degli epicentri della cultura europea, dove i migliori spiriti della modernità, dai compositori ai poeti, sono andati ad abbeverarsi alle fonti della classicità,

Napoli ha assunto un ruolo centrale nella perpetuazione del mito sirenico giunto fino a noi e trasporta con la sua memoria il bene ed il male che convivono insieme in questa città.

Oggi con la grande ondata di turismo la nostra città ha una straordinaria occasione di uguaglianza, trasparenza e innovazione … ma se facciamo prevalere anche questa volta  quella parte malvagia della nostra sirena , la malavita organizzata trasformerà il tutto in una macchina diseguale e corruttibile, destinata ad alimentare violenze, paure e camorre

La medaglia ha due facce: Testa o croce? Non lasciamo il lancio della moneta al caso anche questa volta.

 

 

 

Commenti via Facebook
  • 0
  • 0