Volete visitare un luogo particolare e diverso da tanti altri della nostra città ?

E allora non vi resta altro che recarvi nel cuore del comune di Acerra nell’antico  Palazzo Baronale,appartenuto per anni  ai feudatari della cittadina . 

In questo luogo troverete articolato in dodici sale di esposizione, un Museo tutto dedicato a Pulcinella , la nota maschera con radici contadini che poi una volta emancipata e’ diventando uno dei personaggi più importanti della letteratura teatrale a partire dal 1600 .

Pulcinella ed Acerra come tutti sanno sono un binomio inscindibile in quanto la storia ci narra della nascita di questa maschera proprio in questa località . Secondo antichi racconti sembra infatti che il personaggio iniziale ad aver dato origine alla nota maschera sia stato un venditore di meloni , di nome Paoluccio della Cerra , il cui dipinto oggi esposto nella galleria Doria Pamphilj di Roma , viene attribuito  a Ludovico Carracci .

N,B  Questo ritratto del presunto primo Pulcinella attribuito a Ludovico Carracci, secondo alcuni critici d’arte sarebbe una probabile copia seicentesca di un Venditore di poponi di Caravaggio ancora non riemerso, appartenuto inizialmente al marchese fiorentino Filippo Niccolini, e poi ceduto al cardinale Giovan Carlo de’ Medici.

Il Museo articolato nelle antiche sale della cucina e su due interi piani del Castello Baronale rappresenta uno dei più ricchi musei  dedicati alla maschera di Pulcinella . La sezione a lui dedicata  illustra infatti i  molteplici natali della maschera, dal viaggio di Pulcinella alla commedia dell’arte, dalla sua origine ad Acerra al vestito, alla maschera ed al corno, fino all’iconografia dei santi, dei balocchi, del presepe e di Pulcinella. Sono inoltre raccolti ed esposti documenti originali riguardanti la tradizione popolare, letteraria e teatrale su Pulcinella, opere d’arte antiche e moderne, costumi, maschere e foto degli attori che hanno interpretato Pulcinella.

N.B. Oltre le numerose testimonianze sulla vita e la storia dell’icona napoletana, il museo si caratterizza per la sua multimedialità ed il coinvolgimento dei visitatori in rappresentazioni estemporanee con Pulcinella.

Presso un’ala del Castello Baronale , al pianterreno e al primo piano ,è inoltre stata allestita una sezione molto interessante  dedicata  al folklore e alla civiltà rurale dove  aratri e  suppellettili rievocano l’anima della cultura contadina della Terra di Lavoro, l’antica Liburia, Qui potrete ammirare oggetti rari ed opere dell’artigianato campano, antico e moderno, nonché un gabbiotto teatrale da piazza del 1600, un presepe pulcinellesco ed un teatrino delle guarattelle.

Vi sono amche annessi un Archivio, una Biblioteca ed una Videoteca con una sezione di ricerca dedicata ad Alfonso Maria di Nola, dodici sale di esposizione, le cucine e  il monumento a Pulcinella di Gennaro d’Angelo.

CURIOSITA’: Alcuni ritengono che Puccio D’Aniello, Paolo Cinella e Paoluccio della Cerra o Zanni Policiniello abbiano dato corpo e anima al primo Pulcinella, altri lo accreditano come l’ultimo erede di Maccus, un personaggio buffo e sciocco delle commedie atellane dell’epoca romana.

Tutto sta che la cittadina di Acerra è quella che ha dato certamente i natali alla celeberrima  maschera di Pulcinella che solo successivamente è stata adottata dai napoletani trasformandola in un simbolo di forte identità culturale.

Peri napoletani Pulcinella infatti non è solo una maschera tradizionale a cui il popolo è legatissimo, Lui è il simbolo dell’identità individuale e al contempo l’identificazione collettiva di chi abita in questa città… non è un essere qualsiasi … lui è il guardiano delle case della città

Lui è come la Sirena, come Virgilio, come San Gennaro e Santa Patrizia, è duale, al pari della città. Pulcinella è il bianco e il nero, il bene e il male, il positivo e il negativo, l’imbroglione e l’altruista e sopratutto l’anima popolare di Napoli che nonostante le numerose bastonate ricevute nel corso della storia, riesce sempre a venirne fuori con un sorriso, come dire ‘muore e risorge.

Pulcinella esprime l’anima popolare di Napoli, incarna la plebe cittadina, l’uomo più semplice che nella scala sociale occupa l’ultimo posto, colui che, pur conscio dei suoi problemi, nonostante le numerose baotste ricevute nel corso della storia  dovute, riesce comunque a sopravvivere .

E’ una figura, spensierata, furba, apparentemente allegra, malinconica, che racchiude tutte le sfumature dell’anima della città all’ombra del Vesuvio.

E’ la maschera del dualismo e del polimorfismo: l’uomo che la indossa è semplice, ma capace di reinventarsi – oggi imbroglione-  domani contadino, poi altro ancora mentre si aggira tra i vicoli colorati di Napoli alla ricerca di espedienti per sopravvivere.

Pulcinella e’ infatti al tempo stesso, imbroglione e altruista, pigro e pronto a tutto pur di soddisfare la sua perenne fame, povero servitore e combattente in lotta per una vita migliore.
A volte è un ribelle, altre un pelandrone.
Ed è questa sicuramente l’immagine che più di ogni altra  piace  a tanti del nord
Quella che più gli  piace sottolineare .
Ma Pulcinella è da sempre anche il simbolo della coesistenza di opposti.
Pulcinella fa parte di una complessa dinamica culturale molto più grande di quello che tutti  banalmente pensano .
La voce nasale ha uno stretto legame con il sacro, viene da un altro mondo, è il riflesso sonoro del parlare all’incontrario e introduce alle inversioni, ai capovolgimenti e al disordine ordinato del mondo alla rovescia.
Egli con la sua figura rivela una particolare attitudine alla metamorfosi, ad uscire fuori di sé per dispiegarsi in una infinità di esistenze.

Con la sua  voce stridula, gracchiante e petulante, la parlantina logorroica, incomprensibile e volgare, l’assenza di riservatezza, l’andatura barcollante ed ancheggiante, la postura raccogliticcia, quasi deforme, l’agire popolano, la forte autoironia, la parodia, lo sfottò, la carnalità ossessiva ed un po’ ambigua, rappresenta da sempre Napoli. ed i suoi abitanti.

Attraverso la sua maschera, i partenopei hanno fatti inelaborato la più completa immagine di se stessi nella raffigurazione dei tratti socio-antropologici della città, della sua cultura, della napoletanità  .Lui fa parte di una complessa dinamica culturale di questa città e rappresenta da sempre il simbolo della coesistenza ed il completamento degli opposti.… il tutt’uno che si scinde e si riunisce.

Pulcinella è infatti  da sempre anche il simbolo della coesistenza degli  opposti e fa  parte di una complessa dinamica culturale molto più grande di quello che molti  banalmente pensano  .
La voce nasale ha uno stretto legame con il sacro, viene da un altro mondo, è il riflesso sonoro del parlare all’incontrario e introduce alle inversioni, ai capovolgimenti e al disordine ordinato del mondo alla rovescia.
Egli con la sua figura rivela una particolare attitudine alla metamorfosi, ad uscire fuori di sé per dispiegarsi in una infinità di esistenze.

Anche se le sue origini ci riportano alle maschere Atellane, al Maccus, il mangione sciocco,egli  viene fatto nascere “cafon’e fora”, al confine fra la città e la campagna, come per dire che le sue licenziosità sono da attribuire ad un villano.

Il suo abbigliamento consiste in una maschera nera col naso aguzzo, lucido e lungo, un camiciotto largo bianco, stretto in vita da una corda, sotto cui si intravede una maglietta rossa, pantaloni larghi, bianchi ed in testa un copricapo frigio bianco. Alla cintura porta un bastone o una spatola.  La maschera, per di più nera, con il naso ricurvo, rappresenta e ricollega gli antichi culti agrari locali, come  quelli giunti dall’Oriente del l dio frigio Mitra di cui gli iniziati del primo grado al suo culto indossavano la maschera di ‘corvus-corax’, le  cui  maschere divennero il simbolo, dall’Egitto, Osiride, il Matto dei Tarocchi.

Il cappello frigio degli alchimisti, richiama alla memoria il ‘pileus’, che indossava il dio frigio Mitra-Sole, l’uccisore del Toro cosmico e di cui a Napoli si sono ritrovati diversi luoghi di culto. Copricapo dal notevole valore simbolico ingrandisce chi lo indossa e ne denota il rango o l’appartenenza a determinati gruppi e religioni.

 

 

 

 

 

 

La  curvatura del lungo naso richiama addirittura il culto fallico del dio Priapo, figlio di Dioniso e divinità della Natura rigogliosa e fertile.

Anche il mento prominente, il corno frontale, il cappello a punta e l’origine gallinacea fanno sì che Pulcinella venga assimilato al simbolo fallico per eccellenza, benaugurante nelle case e nelle famiglie,

Alla simbologia sessuale concorre anche il corredo degli oggetti di cui appare fornito, bastone, cordone, foglia di aloe, corno, nonché dagli animali con cui si accompagna,( in genere un asino, suo alter ego dalla nota dicotomia sessuale),

N.B. È stato ritrovato un bastone bifallico nella cui parte centrale sono incise, a rilievo, sette mezze maschere pulcinellesche dagli enormi nasi priapeschi; sette come i giorni della settimana, per accentuare la forte attività sessuale del personaggio. È ancora in uso, parlando di Uomo molto virile, dire “Ten’e sette nas ‘e Pullecenella”. L’erotismo del personaggio è evidente anche nella frase di una nota canzone “O piglio mmano, o votto ‘nterra o faccio fa ‘o Pullecenella” realizzato anche nel fischietto con figura pulcinellesca in cui, muovendo un filo, il pulcinella, fischiando, sposta le braccia e nasconde e mostra la testa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E qui nasce il dualismo della maschera….

La maschera col mento prominente, messa di traverso, raffigura anche  la luna, aspetto femminile dello stesso simbolo maschile. Pulcinella viene inatti spesso rappresentato seduto su di una falce lunare. La sua voce, come da castrato, enfatizza la sua particolarità tipicamente femminina. Il camicione bianco, largo, quasi a nascondere e contenere un grosso seno, una pancia in crescita da donna in gravidanza, sono aspetti della femminilità del personaggio, così come lo stesso nome che è il femminile di pulcino.

Il tutto ci riporta al dualismo della maschera

Per le sue caratteristiche gallinacee, simbolo di sessualità, è stato associato, dai suoi detrattori, anche a  Satana, il guardiano degli inferi.La maschera nera, in questo caso assume un significato di   emblema di morte, così come  l’abito bianco, (nell’antichità,era un vestito di lutto,)  Essi diventano come vedete in queso caso, elementi simbolici che fanno riferimento al mondo dei morti, o meglio, al rapporto tra mondo dei vivi e mondo dei morti.

Pulcinella, il cui nome significa ‘piccolo pulcino’, quale gallinaceo è considerato ‘psicopompo’, capace di metterci in contatto con l’oltretomba, di far da tramite con essi; nelle processioni carnascialesche campane è la guida del corteo di maschere, ovvero, in chiave simbolica, è la guida psicopompa delle anime dei morti nel rito di passaggio primaverile. Il brodo di pollo nel “consuolo” è il pasto rituale per eccellenza che si consuma in caso di morte di un parente.

CURIOSITA’: “La morte ha gli stessi colori di Pulcinella perché è la sua coscienza”. Definizione molto intrigante che fa pensare alla morte come coscienza della vita, visto che, simbolicamente, Pulcinella rappresenta “la voglia di vivere”. Anche nel presepe fa da tramite fra i morti ed i vivi ed è fautore della conoscenza, ecco perché le sue parole suscitano ira: “Pullecenella pazziann’e rerenn dice a verità. Pullecenell ‘a carocchia ‘a carocchia accerett’a mugliera”

Sempre perchè talvolta associato al demonio, viene fatto nascere anche dalle visceri del Vesuvio, (da sempre considerato mito della napoletanità, ma anche bocca dell’inferno e luogo di portenti) uscendo dal guscio di un uovo comparso per volere di Plutone sulla sommità del vulcano grazie ad un impasto fatto da due fattucchiere.

Insomma, come potete notare,  la maschera di Pulcinella è una  figura liminale tra due emondi opposti  , Egli rappresenta il tramite prezioso tra l’interno e l’esterno …  il tutt’uno con il mistero e con il sacro… il tutt’uno che si scinde e si riunisce.

Pulcinella è il bianco e il nero, il bene e il male, il positivo e il negativo, il mascolino e il femminino … è  l’unione degli opposti,

Egli rappresenta la sovrapposizione ed un amalgama di antichi culti e significati, dovuti alle diverse culture che si sono succedute nella città, trasmesse al popolo partenopeo per futura memoria.

Lui fa parte di una complessa dinamica culturale di questa città e rappresenta da sempre il simbolo della coesistenza ed il completamento degli opposti.… il tutt’uno che si scinde e si riunisce.

È come la Sirena, come Virgilio, come San Gennaro e Santa Patrizia, è duale, al pari della città.

Egli proviene dall’Uovo cosmico, primordiale, simbolo di Napoli, nascosto nell’omonimo castello che, stando alla leggenda virgiliana, regge le sorti della città.

Pulcinella rappresenta “la voglia di vivere di questa città”
Egli rappresenta il bene ed il male di questa città ma anche il tramite fra i morti ed i vivi ed è fautore della conoscenza, poichè con un nome così simile ad un “pulcino” viene rappresentato mentre esce dall’uovo, il grande simbolo della vita di ogni essere animale o umano che sia .
Pulcinella può rappresentare la vita , la gioia è la felicità e rappresenta “la voglia di vivere” di esistere di questa città’ .
Pulcinella rappresenta in tutto e per tutto l’universo popolare napoletano. che da millenni esorcizza le sue angosce esistenziali inventando simboli, danze e all’occorrenza anche personaggi.
Pulcinella è infatti comico e tragico, ingenuo e scaltro, affabile e arrogante, ricco e povero, codardo e impavido, disperatamente stupido e sorprendentemente astuto, e sempre capace di rinascere dalle sue ceneri, come ogni napoletano verace, che può e sa fare ogni mestiere, o ne inventa uno, per sopravvivere alle invasioni straniere, alle guerre incessanti, è ultimamente ai continui cori razzisti inneggianti al Vesuvio che intonano : “Vesuvio lavali col fuoco” o”Vesuvio erutta Napoli distrutta”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Il Museo di Acerra  merita di essere visitato… Si tratta di un museo particolare, diverso dai tanti disseminati un po’ dovunque in Italia.

Qui troverete documenti originali riferiti alle tradizioni popolari, letterarie e teatrali su Pulcinella; opere d’arte antiche e moderne; costumi, maschere e foto degli attori, che hanno interpretato Pulcinella da Antonio Petito a Massimo Troisi; oggetti rari ed opere  che illustrano  i molteplici natali della maschera .Sono anche ricostruiti un gabbiotto teatrale da piazza del 1600, un presepe pulcinellesco ed un teatrino delle guarattelle.

Nella sezione folklorica tra consunti aratri e vecchie suppellettili si è cercato di ricostruire non soltanto la vita materiale, ma soprattutto l’anima della cultura contadina di Terra di Lavoro, dell’antica Liburia, da cui ebbe origine la stessa maschera di Pulcinella.

 

 

 

 

 

 

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