Giovan Battista Ruoppolo, figlio di un pittore di maioliche , è oggi , da quasi tutti i  maggiori crtititi di arte , considerato assieme al coetaneo Giuseppe Recco, (nipote di Giovan Battista Recco ) ,una delle figure chiavi della natura morta napoletana della seconda metà del seicento.

Firmava le sue opere  con la sigla G.B.R. che sono le stesse con cui Giovan Battista Recco firmava le sue opere,  essendo  queste le iniziali dei loro nomi e questo per lungo tempo ha portato molta confusione negli inventarî delle grandi collezioni,  creando spesso  motivi di errate attribuzioni tra i due grandi artisti legati peraltro da  affinità stilistiche sia nella fase di rigorosa ricerca luministica che più tardi nella piena espressività del linguaggio barocco.

Da alcune fonti storiche sappiamo con certezza che comunque il Ruoppolo fece molti lavori per il mercante fiammingo Vandeneynden ed alcuni per Gaspare Roomer, che li mandò in Fiandra.

Nato a Napoli il 5 aprile 1629 , figlio di Francesco e di Giovanna Schiano, si sposò nel 1655 sempre  a Napoli con la diciassettenne Teresa Congiusto, figlia del maiolicaro Bernardo, nella cui officina avrebbero lavorato come pittori sia il padre di Ruoppolo sia il fratello maggiore Carlo .

Abitava  inizialmente probabilmente in via mezzocannone  in quella che una volta era  l’insula monumentale del Collegio Massimo dei gesuiti, poi trasformato in Casa del Salvatore da Ferdinando IV di Borbone.

Dai registri della parrocchia di S. Maria della Carità,  il 21 giugno 1656 battezzò in questo luogo  il suo primogenito Nicola , mentre dai registri della vicina parrocchia di S. Maria Ognibene, appaiono registrati i battesimi delle figlie Caterina e Agnese, (celebrati rispettivamente il 12 agosto 1658 e il 12 aprile 1660 )

A distanza di qualche anno, infine, il pittore andò ad abitare nella parrocchia di S. Anna di Palazzo, dove furono battezzati i figli Anna Maria , Nicoletta , Domenico Carmine, Antonia , Gennaro Carl’Antonio Matteo  e Nicol’Antonio Salvatore ( gennaio 1680).

Ebbe quindi molti figli ma certamente visse quasi  la maggior parte della sua vita nel cuore storico della città risentendo dell’influenza artistica di Brueghel , presente a Napoli nel 1675, anche se  il suo periodo di formazione si sviluppo attraverso contatti con Luca Forte e con Paolo Porpora oltre che con alcuni componenti del caravaggismo romano ,come Mao Salini e Michelangelo Cerquozzi.

Affermatosi nella specialità della frutta, e massimamente «dell’uva, dove fece  uno studio particolare , Ruoppolo nel suo naturalismo intensamente caravaggesco , va collocato tra i maggiori artisti napoletani del Seicento in quanto come nessun’altro fu capace di ammassare nelle sue nature morte ,  quelle cascate di frutta ed imporvi un ritmo, ed una particolare  architettura di luce .

Dai pochi dati biografici pervenutici sappiamo con certezza che nel 1665 era iscritto alla Corporazione dei pittori napoletani, e che nel 1669 ne era divenuto prefetto,.

Sappiamo inoltre che nel 1675 partecipò alla grande mostra di quadri per la festa dei Quattro Altari sponsorizzata dal vicerè marchese del Carpio ed organizzata da Luca Giordano.

Sappiamo inoltre che il suo percorso artistico , caratterizzato  sicuramente da poche firme e ancor meno date, prese  il via poco dopo il 1650 e si svolge senza sosta per oltre un quarantennio.

Egli ai suoi inizi fu un rigoroso naturalista, applicando ai suoi dipinti  il violento  luminismo  d’ombre studiato sui  testi sacri di Battistello e di Stanzione.

La sua prima opera documentata, firmata «G.B. Ruoppolo», Sedani e boules de neige, conservata allo Ashmolean Museum di Oxford, è «quasi un notturno squarciato da improvvisi fiotti di chiarità lunari, che vede il nostro artista intento a scandagliare in ogni verso uno spazio buio che fa vibranti per effetto di luce gli oggetti naturali, quasi che ancora conservino una pulsazione, una vitalità esasperata» (Causa).

Intorno a questo fondamentale dipinto la critica ha raggruppato numerose tele improntate da spiccati interessi naturalistici tra le quali la Natura morta con ortaggi e pane del museo di Capodimonte o quella con Ciliegie, pernice e pesce della collezione Ciollaro Galante, fino alla splendida Natura morta con ortaggi, frutta, pani e trancia di tonno, datata 1661, già in collezione Zauli Naldi.

Nel settimo decennio gli interessi iconografici del Ruoppolo virano verso tematiche portate al successo da Giuseppe Recco e si confrontò, , anche con il genere della fauna marina, realizzando la nota composizione di Pesci sulla spiaggia  del Museo di S. Martino ma ora al Museo di Capodimonte ;  la Natura morta con pesci e granchio, della collezione Pagano a Napoli ; la Mostra di pesci in un interno di raccolta privata  e finanche l’Interno di dispensa delle Gallerie di palazzo Zevallos Stigliano a Napoli .

Tuttavia, Ruoppolo riuscì a guadagnarsi il predominio sulla scena locale grazie soprattutto agli spettacolari trionfi vegetali , quali la Natura morta di frutta, oggi presente presso Rob Smeets a Milano , e la monumentale Allegoria dell’Autunno di collezione privata , realizzata in collaborazione con Luca Giordano, e probabilmente da identificare in una delle quattro tele che Ruoppolo avrebbe destinato al ciclo commissionato da Gaspar Méndez de Haro marchese del Carpio per la festa del Corpus Domini nel 1684 .

Lentamente  infatti , alla fine del settimo decennio il Ruoppolo si converte al trionfante gusto barocco portato al successo a Napoli, oltre che da Luca  Giordano, anche dalla presenza in città a partire dal 1675 di Abraham Brueghel, discendente della gloriosa famiglia di generisti fiamminghi e portatore di un nuovo verbo superficiale ed incline al facile decorativismo.

Sono gli anni del Ruoppolo più noto al grande pubblico, che lo eleva ad indiscusso caposcuola, da cui prenderanno ispirazione i suoi numerosi seguaci ed i tanti imitatori.

Giovan Battista comincia da questo momento la serie dei trionfi vegetali e marini, delle cascate di fiori e di frutta, in cui i colori assurgono ad una dimensione trionfante e la luce viene a dilatarsi sulle superfici ancora indagate con antico scrupolo naturalista.

I frutti sono disposti in un deliberato disordine spaziale. Le preferenze del Ruoppolo vanno all’uva che egli rappresenta in tutte le specie e sottospecie più rare a trovarsi,  con un’ampia tonalità di tinte, mentre si esalta nella vivacità cromatica nelle mele e negli agrumi dalla scorza lucida e scintillante.  Il culmine lo raggiunge nei meloni, spesso presenti nelle sue tele, nella descrizione pittorica delle  tipiche superfici rugose, o nei grandi cocomeri, tipici delle fertili pianure campane, variopinti e ben torniti nei loro volumi con la consueta perizia plastico-luministica.

Tra i quadri di questo percorso alcuni sono famosi come le composizioni di uva, cantate a pieni polmoni da un novello Bacco, innamorato del loro succo dolce ed acre, come le tele conservate nel musée des Arts décoratifs di Parigi e nel museo Correale di Sorrento, o le splendide accoppiate di uva e frutta del museo di San Martino o della collezione Gava ex Matarazzo, in cui egli esprime la sua nuova concezione scenografica di piena ed accettata enfasi barocca, con il tremulo gioco delle foglie che imprime profondità all’immagine ed è segno tangibile dell’altissimo livello di poesia raggiunto dal Ruoppolo.

Tutti i suoi ultimi dipinti sono immersi in un’atmosfera «dorata che assorbe i volumi, si aggruma sulle superfici e le impreziosisce: i pampini si ravvolgono frenetici sui tronchi delle querce, esplodono ceppaie di funghi, chicchi, nervature, foglie, viticci, si fanno perle, rugiada, umori occidui, rubini la polpa rossa del cocomero tagliato; i più agevoli, i più facilmente immaginabili tra i possibili traslati analogici e metaforici» (Causa).

Queste opere fastose e ridondanti, questi trionfi orgiastici e prorompenti, sospesi in una luce purissima, sono il canto del cigno per Ruoppolo, al quale si associa con flebile suono una folla di comprimari, di seguaci, di imitatori che solo da poco la critica ha imparato a riconoscere ed ai quali ha destinato un suo spazio nel gran libro ideale del genere della natura morta nel secolo d’oro della pittura napoletana.

Ruoppolo morì a Napoli il 17 gennaio 1693 e fu sepolto nella chiesa di S. Anna di Palazzo .

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