Francesco De Rosa, detto Pacecco, , figlio del pittore Tommaso nasce a Napoli nel 1607 . La madre , rimasta vedova molto presto, sposa in seconde nozze, nel 1612  Filippo Vitale , un noto  pittore dell’epoca presso cui il giovane Francesco , nella sua bottega ,svolse un buon periodo di apprendistato come dimostra il ” Compinto sul Cristo morto “, firmato da lui ed oggi esposto presso il Museo di San Martino, desunto dal dipinto di identico oggetto di Vitale , presente nella chiesa di Regina Coeli.

N.B  Il padre Tommaso , come prima detto era anch’egli pittore, e pare addirittura in rapporto con Venceslao Coebergher e ciò potrebbe essere una buona traccia per comprendere certe nostalgie puriste di timbro manieristico che si riscontrano lungo tutta l’opera di Pacecco.

CURIOSITA’ : Tommaso aveva due sorelle , di cui  una andata in sposa a Juan Dò e l’altra Diana,pittrice più nota come Annella o Dianella, andata in sposa ad Agostino Beltrano,  e  secondo alcune  malelingue grande «amica» di Massimo Stanzione.

Secondo molte fonti e convergenza di stile,  egli fu comunque anche  allievo per qualche tempo di Massimo Stanzione, anche se  oggi la critica tende a credere che più che un vero e proprio discepolato è più probabile che Stanzione  per Pacecco abbia costituito una base puramente ispirativa. Documentate a tal proposito sono presenti in città anche opere eseguite in collaborazione dai due artisti nel 1636 come la Gloria di Sant’Antonio da Padova dell’Arciconfraternita di Sant’Antonio in San Lorenzo Maggiore ed la Madonna del Rosario con S. Domenico e S. Carlo Borromeo di San Domenico Maggiore.

Una sicura  influenza sulle sue opere lo esercitò anche comunque il “Domenichino ” presente a Napoli nel 1631, che con il suo classicismo riuscì certamente ad improntare nelle sue opere , il giovanile naturalismo di matrice caravaggesca

La sua prima tela documentata “San Nicola e il garzone Basilio della Certosa di San Martino” datata 1636, mostra come potrete vedere andando ad ammirara da vicino l’opera , l’influenza di tutti e tre i grandi ispiratori della sua pittura . Essa infatti mostra sia  l’infuenza di formazione naturalistica del patrigno, sia quella di Stanzione ( vediSan Nicola per la chiesetta di San Nicolao a Milano ) e sia  I modelli,ed  il gusto del colore  del Domenichino mentre i giochi di luce e le preziosità delle vesti sono tratti dall’«armamentario» della Gentileschi, che giunse nella nostra  in città prima degli anni Trenta.

Di quegli anni , nella nosta città conserviamo anche altri dipinti  dell’artista  come ” La fuga in Egitto “, e  ” La Susanna ed i Vecchioni “entrambi presenti nel Museo di Capodimonte .

Negli anni quaranta Pacecco, distinguendosi  per una pittura piacevole e discorsiva, e differenziandosi in parte da tutti gli altri artisti in città che vedevano la loro arte  assorbite ed amalgamate sopratuuto da Artemisia ,dal Monreale, e dal Lanfranco , risentendo sopratutto  del  classicismo del Domenichino, divenne  in città il più convinto assertore del filone classicistico di matrice bolognese romana, che lo elevò a  caposcuola  di una corrente purista in città , e dominatore di un affollato gruppo di artisti che si contendevano a Napoli commissioni pubbliche e lavori privati. In questo settore Pacecco ottenne infatti  un notevole successo, poiché fu sempre molto richiesto dalla clientela laica, innamorata delle sue figure femminili nude, di grande bellezza, tratte da modelle «dotate di fascino e grazia tipicamente partenopea di colorito bruno nelle carni e di capelli neri. Divenne all’ora uno degli artisti più ricercati dagli ordini religiosi e dalle famiglie nobili, sia a Napoli che nel viceregno, come testimoniato ampiamente dal De Dominici: “In case particolari poi ve ne sono infinite, ma i palagi del Duca di Maddaloni, del principe di Tarsia, del principe di Sonnino e di tutti i titolati son pieni di sue opere”.

Tra le sue migliori opere presenti nella nostra città ricordiamo a tutti :

Il regno di Diana del Palazzo Reale , l’Annunciazione di San Gregorio Armeno , il battesimo di San Candida nella chiesa di San Pietro ad Aram, San Tommaso di Aquino che riceve il cingolo della castità presente nella chiesa di Santa Maria della Sanità , la Deposizione conservata nel Museo di San Martino ,  Diana e Atteone ,Venere e Marte, Venere, satiro e due amorini ed il Bagno di Diana conservati  a Capodimonte.

CURIOSITA’: Il dipinto Venere e Marte , facente parte dell ampia e preziosa collezione del nobile marchese d’Avalos donata al Museo di Capodimonte insieme a tante altre opere  dallo stesso  nobiluomo è  rimasta  sciaguratamente abbandonata per oltre un secolo nei depositi del museo . 

Alcune opere le ritroviamo anche in altre città , tra le quali quella certamente più famosa è quella presente a Montecitorio chiamata ” La Venere e Marte ” , senza peraltro sottovalutare perchè comunque molto belli anche l’Annunciazione nella chiesa di Palo, la Sant’Agnesedi Francavilla , l’andata al Calvario presente nel museo del Sannio a Benevento , la Madonna del Carmine di Sant’Agata in Puglia e l’Immacolata con San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio, presnte chiesa di Sant’Antonio di Padova,a Vibo Valentia .

 

Molti altri suoi dipinti sono purtroppo da anni lontani dall’Italia in musei e raccolte private americane come la grandiosa Strage degli innnocenti del museo di Filadelfia o il Martirio di San Lorenzo nella Bob Jones University nel South Carolina, Il giudizio di Paride del Kunsthistorisches di Vienna ( bellissimo ) ,  Strage degli innocenti, 1640,  presente al Philadelphia Museum of art che  (esiste anche come replica nella chiesa di Sainte Marguerite a Parigi) Giuseppe e la moglie di Putifarre in collezione Molinari Pradelli, la Madonna con il bambino e il duca di Guisa facenti parte di una collezione privata a Firenze ,una Sacra Famiglia col Battista fanciullo facente parte di una  collezione privata a Solofra,  il Ritrovamento di Mosè che si trova nel  museo dell’Università di Santa Barbara in California e la Venere ed Adone che si trova a Besancon.

In tutte queste tele il «purismo» dello stile è molto evidente e  l’evento narrato appare fortemente  impreziosimento  nei suoi aspetti cromatici mentre i  personaggi, anche nell’acme del martirio, non manifestano dolore , bensì esprimono una paga serena emozione di immolarsi per la propria fede, in quella particolare esaltazione narcisistica che accompagna sempre quel gesto eroico.

La sua corrente «purista» rimase attiva anche nel secondo scorcio del secolo ed avrà come protagonista indiscusso Francesco Di Maria, il «rivale» del grande Luca Giordano.

Negli ultimi anni della sua attività fu decisamente di tono minore  e molte sue tele presero la via della Puglia , dove gli vengono attribuite molte sue opere tra cui il bellissimo Martirio di San Lorenzo che si trova a Lizzanello .

Dove sia morto l’artista non si sa con certezza , ma come accadde per altri pittori napoletani morti nello stesso anno, le cause sono da ricercare  probabilmente nell’epidemia della peste del 1656 .

CURIOSITA’ : Carlo Rosa, pugliese, frequentatore per anni della scuola stazionesca, collaborò a diffondere nella sua regione la maniera di Pacecco e la presenza in Puglia di numerose tele di una certa qualità affini allo stile di Pacecco ha fatto confluire una serie di opere sotto la paternità di un artista denominato  Maestro di Bovino dal nome della località dauna ove era conservata la prima delle tele assegnategli: Il martirio di S. Pietro. In seguito altri quadri oltre ai sono stati collocati dalla critica sotto la paternità di questo misterioso artista di cui ancora oggi  non si sa molto.

 

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