Armando Gill , all’anagrafe Michele Testa Piccolomini nacque a Napoli il  23 luglio 1877  da una distinta famiglia della borghesia  napoletana molto in vista in città .

Suo padre Pasquale Testa Piccolomini ,proprietario di una piccola distilleria , e sua madre   Concetta Saracino , avrebbero voluto per lui, una brillante carriera di avvocato e affinche eglli non distogliesse la sua mente dallo studio a soli nove anni lo misero  in collegio dove ben presto non mancò di mostrare il suo grande amore per la canzone e la poesia .

Terzo di sei figli, Armando ,pur non avendo mai studiato musica ,non mancò infatti mai di stupire i professori per le sue doti di poeta e sopratutto capacità di improvvisare versi con grande abilità .

Dopo il conseguimento della maturità liceale, pur di  far contento il padre , si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza della Regia Università degli Studi di Napoli, e finchè  fu possibile cercò di accontenare il sogno dei suoi genitori , ma l’amore per l’arte fu troppo forte e così quando gli mancava solo un anno dalla laurea , abbandonò gli studi e si dedicò alla musica , incoraggato anche dal grande successo della sua prima canzone intitolata Fenesta ‘nchiusa cui segue ‘O surdato. ”

Non riuscì quindi mai  a laurearsi in giurisprudenza , passando in quel periodo molto del suo tempo  a  frequentare i   vari Café-chantant dove non mancava di innamorarsi di sciantose ballerine.  Dopo  un   periodo di assiduo  frequentatore  di periodiche feste organizzate dalle famiglie della buona borghesia napoletana, dove egli furoreggiava, esibendosi  come cantante, incominciò poi a suonare e cantare nei vari locali del capoluogo partenopeo, dove per sfuggire alle ire del padre scelse di esibirsi con il nome d’arte di Armando Gill.

 

 

CURIOSITA’ :Lo pseudonimo lo prese dallo spadaccino Martino Gill (vissuto all’epoca di re Filippo II e divenuto popolare grazie ai fascicoli settimanali pubblicati dalla Sonzogno)

Ventunenne, e a solo  un anno dalla laurea, decise poi di parlare con il padre e illustrare a lui   i suoi veri futuri progetti, per  dedicarsi anima e corpo  alla sua unica passione : il teatro di varietà.

Gli impresari dei teatri napoletani Salone Margherita ed Eden erano infatti già pronti  a ingaggiarlo, facendogli firmare dei validi contratti e con lo pseudonimo di Armando Gill cominciò quindi la sua carrira da scritturato  dapprima al Teatro Eden e poi al Salone Margherita , facendosi notare per la sua eleganza sempre ben vestito , con papillon, gardenia all’occhiello,ed un caratteristico monocoloche nascondeva un vistoso strabismo.

In quel periodo la popolarità dei suoi brani non supera i confini della città di Napoli, ma il ragazzo non se ne cura. La critica , per via della sua insufficienza preparazione musicale e di un iconfondibile falsetto dall’intonazione traballante , lo snobbò a lungo . Ma il ragazzo non se ne curò e non mollò di un solo passo la sua passione. Egli pur non avendo studiato musica, suonava il pianoforte con un solo dito indicando le note ed i tasti con numeri , ma quello  che più gli interessava era poter continuare a suonare e cantare. I quattro soldi che gli arrivano dagli editori gli bastano per vivere senza dover presentarsi davanti a papà Pasquale con il capo cosparso di cenere. I suoi limiti tecnici non gli impedirono di comporre comunque delle melodie indimenticabili e progressivamente con il tempo il suo lavoro incominciò a riscuotere  consensi sempre più ampi fino a portarlo nel 1910 al suo  primo successo su scala nazionale con  il brano “Bel soldatin”. 

Ad esso seguirono un’enorme serie di brani di successo come per esempio . Nun sò geluso (1917), ‘E quatto ‘e maggio (1918),la famosa  ‘O zampugnaro nnammurato (1918), Bella ca bella si’ (1919), Varca dammore (1919), ‘O sunatore ‘e mandulino (1926), Palomma (1926) ed infine la notissima ” COME PIOVEVA “, cantata in tutta Italia e lanciata con un ‘efficace campagna pubbicitaria prima della sua uscita nel 1918 , con un manifesto in cui era rappresentato soltanto un ombrello aperto senza alcuna scritta.

 

 

La sua popolarità  con questo brano , destinato poi  a restare nella storia della musica leggera italiana come uno dei più grandi successi di tutti i tempi,  si allargò  a dismisura incominciando da allora  a viaggiare e per l’Europa acclamato ovunque fino a quando, nel 1933, un impresario statunitense gli offre l’occasione della vita. Egli era disposto a coprirlo d’oro se  Armando accettava di varcare l’oceano e trasferirsi definitivamente negli Stati Uniti.

Ma Gill tentennò , prese  tempo, fe fece asapere che non era  sua intenzione fare scelte così radicali. Gli americani rnon contenti rilanciarono l’offerta aggiungendo che essa restava  valida anche se il cantautore non se la senteiva di trasferirsi definitivamente negli States.

L’ultima proposta prevedeva  una serie di concerti nelle maggiori città statunitensi con la possibilità di revocare unilateralmente e senza alcuna motivazione il contratto. In realtà dietro a  quella che sembra un’indecisione costruita ad arte per alzare il prezzo vi era solo  il terrore di Gill per il mare. Lo spaventava  la sola idea di mettere piede su una nave. Alla fine rinunciò alla grande offerta e decise di restare per il resto della sua vita  nella sua Napoli, dove dieci anni  dopo, stanco dell’ambiente, decide di ritirarsi a vita privata.

Per molti anni raccose comunque il consenso ed i convinti applausi della gente , sempre assistito da una inesauribile vena poetica che lo portò addirittura anche ad un duello in rima con il celebre Ettore Petrolini.nel ristorante romano ” Alfredo alla scrofa “.

Gill era seduto a un tavolo con degli amici, Petrolini a un altro con una comitiva di artisti. A un tratto, quest’ultimo iniziò a chiamare ripetutamente il cameriere, improv­visando versi.

“Quel che dicevo, caro er mio Checchino, / è che più tempo passa più sei bullo. / T’avevo chiesto un poco de stracchino / e tu me porti un fricassè de pollo”. Gill, che aveva riconosciuto Petrolini e udito quell’or­dinazione in versi, s’affrettò a chiamare anche lui. “Cameriere!”. “Coman­di!” “Se quel signore, da novello aedo, / vi chiede le pietanze poetando, / anch’io le mie portate ve le chiedo / a modo mio, a mo’ di don Armando”. Il duello continuò a lungo, fino a quando Petrolini gettò la spugna, ricono­scendo Armando Gill e invitandolo al suo tavolo. Nessuna meraviglia se Gill aveva voluto gareggiare con Petrolini in versi estemporanei. Egli infatti era insuperabile nella cosiddetta Improvvisata, con la quale chiudeva le sue performance

Riconosciuto dalla critica in maniera unamina come l’antesiniano dei cantautori italiani, egli fu autore  di innumerevoli inconfondibili lavori, in napoletano e in lingua italiana , firmandosia le parole che la musica  suoi brani, che lui personalmente cantava edera  solito presentare al pubblico  con l’adagio «… versi di Armando, musica di Gill, canta Armando Gill».

Armando Gill,  in quel periodo possiamo con certezza affermare che fu il canzoniere del popolo; un poeta popolare con una punta di signorilità dovuta al suo temperamento ed alla sua cultura.  Grande intrattenitore ed improvvisatore,  egli era  capace d’intrattenere e divertire il pubblico  per un’ora, e anche più, con le sue indimenticabili «improvvisate ” e sempre interpretando un  personaggio  farina del suo sacco: un viveur borghese dai modi eleganti, vestito rigorosamente in frac o al massimo in marsina, riconoscibile dal papillon bianco,il ciuffo di capelli ,  ’immancabile gardenia appuntata all’occhiello ed un caratteristico  monocolo .

CURIOSITA’:  Nel 1914, raggiunta oramai l’indiscussa fama» di poliedrico artista, venne al lui assegnata la direzione della gestione artistica del  Teatro  di Portici Goldoni , una  lussuosa struttura in legno , priva di soffitto   destinato ad accogliere le rappresentazioni sopratutto nel periodo estivo . Durante la sua gestione, tenuta fino al 1928, nella veste di direttore, egli  portò  a Portici il meglio degli artisti dell’epoca.

La sua popolarità già considerevole , crebbe comunque ancor di più quando all’entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria, nel 1915,  fu chiamato come tutti i cittadini a prestare il servizio militare, e nonostante un difetto a un occhio, fu  dichiarato abile e arruolato e quindi costretto a lasciare Napoli.

Dopo qualche tempo , conseguentemente alla notizia dell’affondamento della nave su cui viaggiava, si diffuse la notizia della sua avvenuta morte , che durò per un intero mese, fino al giorno in cui lui fece rientrò in città sano e salvo .

In barba a tutti i necrologi che si sprecavano in città , egli a quel punto pensò bene di sfruttare l’episodio a suo favore lanciando con ironia e grande succeso la rivista intitolata ” Gill l’affondato ” andata in scena un mese dopo al Teatro  Trianon.

La sua popolarità andò esaurendosi con gli anni di guerra e così nel 1943 , dopo aver presentato la celebre festa di Piedigrotta , si ritirò dalle scene affidando le sue opere alla casa editrice musicale Bideri .

Circondato dalla sua famiglia , nonchè dai supi amati animali domestici , morì a Napoli durante la notte del 31 dicembre 1944 è colpito da un improvviso fatale attacco cardiaco .

 

  • 122
  • 0