C’era una volta ,nella nostra città un antico complesso monastico  che fu fortemente voluto  e poi costruito da una monaca con il nome di suor Maria .

Beatrice Villani ( in religione Maria ) era l’ ultima di otto figli maschi e quattro femminee come tale destinata alla vita monacale .Era infatti in voga in tempi antichi che per diversi motivi ,ma principalmente economici ,che  le seconde o terze figlie nate in una nobile famiglie si dessero alla vita monacale .

CURIOSITA’: La  nascita di una figlia femmina era vista come una disgrazia provocando nei genitori una terribile angoscia per la dote che essi avrebbero dovuto fornire poichè  questo significava indebolire il proprio patrimonio familiare .La dote era prevista  loro malgrado per la sola primogenita  e non era assolutamente ipotizzabile sprecare una seconda dote. Dividere un patrimonio familiare tra due o più figli significava indebolire la ricchezza ed il potere della famiglia , e  concedere più di una dote nuziale sarebbe risultato gravoso anche per le tasche dei casati più facoltosi.

Beatrice  nata a Napoli   il 12 settembre 1584 da Giovanni, marchese di Polla, e da Dianora de Costanzo, detta anche Porzia  ,  proveniva dalla nobile famiglia dei Marchesi di Polla e rimasta orfana della madre all’età di tre anni, fu quindi affidata a una terziaria francescana di nome suor Marta. Fin da piccola comunque si dedicò alla vita devota, alle penitenze e all’esercizio della carità, specialmente a Polla, nel Salernitano, il feudo di famiglia.

Adolescente, sotto la guida del teatino Andrea Avellino, entrò come educanda, insieme a una sorella maggiore, nel monastero domenicano di S. Giovanni Battista o S. Giovannello di Capua, fondato per desiderio di Antonio del Balzo dalla zia paterna Dorotea Villani insieme alle sorelle Eugenia e Giuliana di Transo.

Dopo due anni vissuti in quel monastero , insodisfatta della sistemazione capuana decise di far rientro  a Napoli con tutta la comunità, per trovare  alloggio nei pressi della porta di Costantinopoli, acquistando giardini e case di fronte all’altro già esistente monastero domenicano della Sapienza. In quel luogo , finito il noviziato vestì l’abito domenicano prendendo  il nome di religione di Maria.

Divenuto presto nota per lo spirito ascetico e penitenziale,  ed insofferente delle rilassate condizioni della comunità monastica,  decise dopo qualche tempo di lasciare  il pconvento per fondarne uno nuovo maggiormente rispettoso della Regola . Ovviamente visto che suor Maria era una suora che proveniva da una nobile famiglia , essa andando via con altre nobili consorelle sottraeva al convento non solo i  suoi beni ma anche le ricche doti di moltre altre monache .  Questo proposito, quindi , sebbene condiviso da alcune consorelle, le procurò molti contrasti con altre religiose, preoccupate che lil suo allontanamento  e quello delle altre monache sottraendo loro  le doti monastiche potesse  impoverire  il monastero.

CURIOSITA’ : Le monache del monastero di S. Giovanni Battista delle Monache, misero in atto tutte le strategie possibili in loro possesso pur di non far allontanare suor Maria , ricorrendo persino al papa Urbano VIII , ma l’ostinazione di quest’ultima ebbe la meglio e alla fine riuscì a fondare un nuovo monastero insieme a quindici consorelle fuori Porta Medina ,nella zona detta di Mal Pertugio ,  intitolandolo al Divino Amore .

Ma il l Divino Amore era povero e angusto, e non corrispondeva alle norme canoniche sulla clausura che l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Ascanio Filomarino, intese far applicare con rigore dopo averlo visitato. Quindi per molto tempo ma senza successo, la Villani provò a trasferire altrove la comunità.

La sua caparbietà venne comunque premiata nel 1658,quando riuscì ad acquistare il palazzo della Principessa di Colabraro , sua nipote , per la somma di 18000 scudi che riuscì a recupare grazie  ad un lascito di Marcello Pignatelli e della moglie Camilla Sanfelice, e l’appoggio di Leonor María de Guzmán y Pimentel, moglie del viceré Manuel de Zùniga y Fonseca, conte di Monterrey,.

Sul posto, adattando lo spazioso edificio, fece costruire una nuova sede del monastero del Divino Amore nel centro cittadino, dov’era appunto la piazza ‘de’ Villani’, nella strada ‘de’ Pistasi’, presso la Vicaria Vecchia. ; L’edificio sorse nell’atrio del palazzo , mentre il grande convento dove suor Maria , si trasferì con le sue compagne , tutte appartenenti a famiglie altolocate quali quelle dei Muscettola , Cardone, Montoya e Brancaccio , si sviluppòintorno al grande chiostro rettangolare , con pilastri e volte a crociera nell’ambulacro su disegno dell’architetto  Francesco Antonio Picchiatti .

Gia cagionevole di salute e affetta da sordità, fe poi colpita da una paralisi, che la segnò per il resto della vita, suor Maria morì Napoli, in odore di santità nel monastero del Divino Amore, da lei tanto voluto il 26 marzo 1670. Il cadavere, cui fu estratto il cuore, che i chirurghi Domenico Trifone e Francesco Pinto dichiararono essere stato ritrovato con tracce di una ferita di antica data, fu deposto due giorni dopo la morte ai piedi dell’altare del comunichino, e la tomba fu contrassegnata da una semplice lapide marmorea.

CURIOSITA’:I biografi  attribuirono particolari doni mistici,a suor Maria  come quello della profezia e del consiglio. Sostennero, inoltre, che portasse nel costato una piaga aperta, misticamente concessale già in età giovanile (1618) e riscontrata, come si è detto, dopo la morte, quando il cuore fu estratto per custodirlo in un reliquiario a parte insieme a due ‘carafine’ di sangue.

Con   il decennio francese e la conseguente demolizione del monastero e la chiesa delle S.S. Concezione a Toledo , le suore francescane che gestivano quel monastero vennero trasferite nel monastero del Divino Amore , mentre le Domenicane , che fion ad allora lo occupavano , furono costrette  a passare nel monastero domenicano di Santa Maria della  Sapienza, dove chiesero  di trasferirvi anche i resti mortali della fondatrice, che furono collocati ancora una volta nella sala del comunichino .

N.B : Nel 1866 le francescane furono poi assegnate al Monastero di Santa Chiara , mentre quello del Divno Amore fu soppresso e la struttura trasformata per essere utilizzata per civili abitazioni ; la chiesa , adoperata come deposito di legna e marmi , fu spogliata dalle sue opere , trasferite altrove :l’altare di Ferdinando San Felice trovò posto nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi, alcuni dipinti andarono persi, mentre l’Adorazione dei Pastori di Massimo Stanzione si trova nel Museo di Capodimonte .

Nel 1870 , la chiesa fu poi affidata ai padri delle Crocelle ai Mannesi , che avevano nel frattempo perduta la loro chiesa , demolita con i lavore fatti dal Risanamento.

I Padri Camilliani trasferirono qui le  opere contenute nella loro precedente chiesa  tra cui  la Concezione di Maria, opera di Francesco De Mura, e la Deposizione, attribuita alla scuola di Mattia Preti  .

Da allora il Divino Amore . essendo i padri Crociferi dei Camilliani , è anche detta S, Camillo ,  Essa come vi abbiamo accennato , sorge  insieme alle strutture che ospitano il convento , tra Piazzetta del Divino Amore, Via del Grande Archivio, Via De Blasiis e Vico Paparelle al Pendino .La chiesa tenuta dai frati Camilleri è aperta solo saltuariamente al culto.  Il suo chiostro eretto da Francesco Antonio Picchiatti dopo aver subito un restauro da Ferdindo Sanfelice , fu oggetto successivamente notevoli cambiamenti.

Come vedrete , essa ovviamente , non ha una vera e propria facciata, essendo stata costruita all’interno di una struttura originariamente destinata a svolgere altre funzioni.


L’opera fu affidata all’architetto Francesco Antonio Picchiatti che costruì la chiesa nell’atrio del palazzo che godeva di vista sul mare e sulla collina di San Martino. Nel 1709 fu ricostruita dall’architetto Giambattista Manni nel cortile del monastero e, nel 1788, fu rifatta la facciata.  Altri lavori furono eseguiti nel 1851, tra cui la distruuzione del lato occidentale dell’edificio durante i lavori del Risanamento , mentre nel 1866 il monastero come vi abbiamo già detto,  venne soppresso e destinato ad abitazioni private.

N.B. : Durante il Risanamento (fine XIX secolo), i lavori di risistemazione del tessuto urbano causarono la distruzione del lato occidentale del chiostro, mentre la parte rimanenre del convento ospitò prima uffici della Pubblica Amministrazione, un asilo e un consultorio familiare.

Oggi , la parte del convento rimasta è destinata ad uffici ed ospita un Comando di Polizia , mentre alcuni locali ricavati dalla sacrestia e alcuni locali attigui alla chiesa, con ingresso in Via Paperelle sono stai cocessi in uso dai Padri alle Suore dell’Assunzion , che svolgono volontariato nel quartiere.

CURIOSITA’ : Le monache di clausura di questo convento erano specializzate nel preparare uno dei dolci più antichi della  tradizione natalizia napoletana . Sembra infatti che esse preparassero questo  dolce , denominato Divino Amore  ( perche fatto esclusivamente dalle monache del convento )per rendere omaggio a Beatrice di Provenza, madre del re Carlo II D’Angiò.  Ancora oggi , anche se le suore non esistono più , queste dolcissime paste ovali ricoperte di glassa rosa di zucchero e farcite con mandorle, canditi misti, uova e confettura alle albicocche,  per tradizione continuate ad essere preparate dai napoletani , sopratutto nel periodo natalizio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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