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Maria Laurenzia Longo era una gentildonna spagnola , originaria della Catalogna . Venne a Napoli nel 1506 con il marito Giovanni Lonc ( italianizzato in Longo ) , un giurista al seguito di Ferdinando II di’ Aragona. In quello stesso anno Ferdinando istitui’ il Consiglio Collaterale e vi chiamo’ reggente Giovanni Lonc , che pero’ mori’ solo due anni dopo lasciando la moglie Maria Laurenzia gravemente compromessa nella sua attivita’ motoria: l’ aveva colpita una paralisi a seguito di un veleno che una serva le aveva somministrato per vendicarsi di un rimprovero.
Maria Laurenzia , donna di grande fede , aveva 47 anni quando volle recarsi al santuario di Loreto . Qui ai piedi della vergine imploro’ la grazia della guarigione , non tanto per se , ma per i tre figli che dovevano sopportare il peso della sua infermita’. Nel pregare promise che se fosse guarita avrebbe dedicato il resto della vita ad assistere gli infermi . Le preghiere della donna furono ascoltate : ritorno’ a Napoli camminando sulle sue gambe e inizio’ il suo apostolato in vari ospedali cittadini.

La sua opera era molto apprezzata , ma ella sentiva di dover fare molto di piu’ . Ne parlo’ con il padre spirituale , Gaetano da Thiene ( i napoletani lo elessero tra i tanti protettori della citta’ in segno di gratitudine per aver fatto cessare l’ epidemia di peste del 1656, mori’ in procinto di santita’ ) che le consiglio’la fondazione di un nuovo ospedale per i malati ” incurabili”.
Senza indugio la donna acquisto’ , attingendo dal suo patrimonio , alcune case con giardino che si trovavano nella zona di Sant’ Aniello , considerata la piu’ salubre della citta’ , tant’e ‘ che a Napoli vi era il detto ” coppole pe’ cappello e casa a Sant’ Aniello ” cioe’ : accontentarsi di una coppola invece del cappello , ma avere una casa a Sant’Aniello .
A tal proposito cita un vecchio manoscritto : …In questo luogo cosi’ ameno ogni giorno in tempo di estate specialmente le persone civili e i letterati andavano il dopopranzo a trattenersi per le fresche auree che vi si respiravano e per la deliziosa veduta delle vicine colline di Capodimonte e di tutto il borgo dei Vergini, della sanita’e della Stella .
Ottenuta la bolla pontificia , Maria Longo dette inizio ai lavori che terminarono due anni dopo . L’ ospedale che assunse il nome di Santa Maria del popolo degli incurabili, vide subito le corsie affollarsi di malati assistici dalla benefattrice che in breve dette fondo a tutto il suo patrimonio.

La gestione dell’ istituto cominciava a diventare onerosa : si dovettero aprire nuove sale per la pressante richiesta di un numero crescente di ricoveri , talche’ ben presto Maria Longo , rimase senza un soldo . Non le resto’ che scendere per le vie di Napoli a chiedere la carita’ per i suoi malati . Sebbene il popolo rispondeva con grande slancio , i sodi non bastavano e Maria continuava ad elemosinare .
Fortunatamente giunse a Napoli , un uomo ricchissimo , assai devoto e di gran cuore , Lorenzo Battaglini , il quale sentito che Maria Longo raccoglieva soldi per mandare avanti l’ ospedale , volle visitare il luogo e un volta resosi conto della pia opera e di come venivano assistiti gli infermi , senza indugio rilascio’ una grossa somma benefica di denaro intestato a Maria Longo . Con tale cospicua sovvenzione e con altre che arrivarono ( specie da Maria Ayerba d’Aragona duchessa di Termoli ) fu possibile ampliare i padiglioni , assicurare gli infermi ai migliori medici e assisterli con scrupolosa premura.

A tal proposito va ricordato che successivamente per tanti anni fu primario in quell’ospedale San giuseppe Moscati, Antonio Cardarelli ,Domenico Cirillo, Domenico Cotugno, Bruno Amantea, Michele Troja, Gianfipippo Ingrassia ,Marco Aurelio Sementini, Leopoldo Chiari, Giuseppe Moscati e tanti altri famosi medici .

L’ospedale successivamente fu eretto a beneficio ecclesiastico e gestito da una congregazione di personaggi tra cui un rappresentante del re .
La Longo fu rettore dell’ospedale per dieci anni.

Accanto all’ ospedale , vi era una grande voragine che chiamavano ‘piscina’, qui gli ammalati che erano deceduti venivano gettati alla rinfusa .
Questa enorme fossa comune , a causa del cattivo odore che da essa proveniva comprometteva gravemente la salubruta’ dell’ aria con conseguente pericolo di infezioni .
Si decise cosi’ di costruire lontano dall’ ospedale un nuovo cimitero ad uso esclusivo che sorse nella zona di San Antonio Abate su disegno di Ferdinando Fuga .
Maria Longo intanto insieme alla sua amica Maria Ayerba , fece costruire accanto all’ ospedale un monastero per le donne impudiche che volevano redimersi ; queste furono poi impiegate per l’ assistenza agli infermi .
Sempre infaticabile , fece poi costruire un secondo convento per le religiose dedite alla vita claustrale e infine fondo’ un ordine di suore che chiamo’ delle trentatre’ , perche’ con una bolla papale , il Pontefice aveva concesso alla Longo di elevare il numero delle monache a trentatre’, ( e non potevano essere di numero superiore per nessun motivo ) in omaggio agli anni di vita terrena di Gesu’ .
Nel 1538 la direzione delle monache passo ai frati cappuccini di cui le religiose adottarono le costituzioni ed assunsero il nome ( a Napoli le chiamarono le suore cappuccinelle ) .
II legame della Longo ed i cappuccini venne sancito dalla bolla Papale.
Maria Longo passo’ i suoi ultimi anni nel monastero delle trentatre’ e solo nel 1539 , dopo un malore , abbandono’ la carica di badessa che ricopriva dalla sua fondazione .
Mori’ nel 1542.

 

 

NOTE A PARTE :

La questione della malattia di Maria Lorenza Longo è uno dei punti più discussi della sua biografia, proprio perché le fonti del XVI secolo sono vaghe, agiografiche e spesso intrecciano medicina e miracolo.

La tradizione più antica racconta che Maria Longo fosse colpita da una “paralisi” improvvisa, dalla quale non guarì mai completamente. Per molto tempo si è creduto — soprattutto nella letteratura devozionale — che fosse stata vittima di un avvelenamento da parte di una serva.

Tuttavia, gli storici della medicina moderni tendono a considerare questa spiegazione poco credibile e vedono nella sua malattia qualcosa di cronico e degenerativo. Le ipotesi principali sono tre:

  1. artrite reumatoide severa;
  2. neurosifilide o complicanza luetica;
  3. malattia neurologica autoimmune o intermittente.

L’ipotesi oggi più accettata negli studi storici seri è quella di una grave forma di artrite reumatoide con episodi paralitici e remissioni parziali. Alcuni studi contemporanei su Maria Lorenza Longo parlano esplicitamente di “serious form of paralysis, possibly rheumatoid arthritis”.

Questo spiegherebbe molto bene il fatto che in alcune fasi riuscisse nuovamente a camminare, mentre in altre fosse quasi immobilizzata. L’artrite reumatoide, soprattutto nelle forme antiche non curate, aveva un decorso fluttuante:

  • periodi di relativa mobilità;
  • fasi infiammatorie devastanti;
  • rigidità articolare;
  • dolori lancinanti;
  • paralisi funzionali degli arti.

Nel Cinquecento il termine “paralisi” veniva usato in modo molto ampio: non indicava necessariamente una lesione neurologica irreversibile come la intendiamo oggi, ma anche l’incapacità di muoversi per dolore o rigidità.

Esiste però un’altra teoria, molto affascinante e storicamente plausibile: che Maria Longo soffrisse di sifilide o di una forma neurologica della sifilide (neurosifilide). Questa ipotesi nasce dal legame strettissimo tra la sua esperienza personale e la fondazione dell’Ospedale degli Incurabili, che nacque soprattutto per assistere i malati di “mal francese”, cioè la sifilide.

La sifilide del XVI secolo era terribile e spesso produceva:

  • paralisi intermittenti;
  • dolori articolari;
  • problemi motori;
  • fasi di apparente miglioramento;
  • successivo decadimento neurologico.

Alcuni storici hanno ipotizzato che Maria Longo avesse conosciuto personalmente questa sofferenza, e che proprio per questo avesse deciso di dedicarsi agli “incurabili”. Però bisogna essere molto precisi: non esiste alcun documento diretto che confermi ufficialmente che fosse sifilitica. È una deduzione storica, non una certezza.

Anzi, la maggior parte degli studiosi contemporanei considera più probabile la diagnosi reumatologica rispetto a quella venerea.

Un elemento importante è il pellegrinaggio a Santuario della Santa Casa di Loreto nel 1510. Le fonti raccontano che lì ebbe un miglioramento significativo della mobilità, ma non una guarigione totale.

Questo dettaglio è molto interessante dal punto di vista medico:

  • una remissione parziale sarebbe compatibile con l’artrite reumatoide;
  • meno con una paralisi neurologica irreversibile;
  • ma anche alcune forme di neurosifilide potevano avere fasi alterne.

Dopo il pellegrinaggio continuò comunque a soffrire per tutta la vita. Le cronache parlano di una donna fisicamente fragile, spesso debilitata, ma dotata di una volontà straordinaria.

Morì nel 1542, senza essere mai veramente guarita.

 

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