Parlare o scrivere  di Giovanni Gregorio Paisiello è molto difficile in quanto dobbiamo raccontarvi di un musicista poco conosciuto da coloro che non masticano quotidianamente  musica perchè  ingiustamente dimenticato nel tempo dai grandi mezzi di informazione , ma dobbiamo anche parlare di quello che forse è stato il più grande musicista del settecento e certamente uno degli ultimi rappresentanti della scuola musicale napoletana.

Nato a Taranto  il 9 maggio 1741, da padre veterinaio , fu poi battezzato nel Duomo di San Cataldo. Iscritto all’età di 15 anni  al collegio dei Gesuiti dal padre con l’intento di avviarlo agli studi di avvocatura  si mostrò ben presto insofferente alla severe disciplina scolastica , ma nello stesso istituto mentre cantava in oratorio , venne notato in lui dal suo maestro una certa attitudine alla musica . La bellezza della sua voce e la finezza del suo orecchio colpirono molto il maestro. Egli avendo notato in lui l’impronta del genio , decise di chiamare  il padre e consigliare allo stesso di introdurre il figlio ai principi della musica  e visto il suo innato talento di inviarlo

Il padre cedette dopo non poche reticenze : avrebbe preferito farne un avvocato e non certo un musicista .così  Eppure, mai scelta fu più azzeccata: il giovane Paisiello fu iscritto a soli 15 anni al Conservatorio di Sant’ Onofrio a Napoli ,all’epoca unico importante centro di educazione musicale del sud dell’Italia dovesudiando sotto la  la supervisione di Francesco Durante , rivelò ben presto non comuni doti musicali, venendo preso a modello dai compagni e guardato con ammirazione dagli insegnanti. Anche se egli abbandonò il Conservatorio prima dello scadere del sua completa formazione , gli anni passati presso questo istituto si rivelarono molto importanti per la sua futura carriera . Fu infatti durante gli anni del conservatorio, quando avevasolo 18 anni  che egli compose le sue prime opere, che gli guadagnarono  le lodi del mondo musicale di  quel tempo.

Nel 1763 , al seguito  dell’impresario Carafa,   abbandonò il Conservatorio,di Napoli  per recarsi in Emilia Romagna  dove a Bologna e Modena rappresentò con grande successo i suoi primi lavori teatrali, “La Pupilla” e ” Il Mondo a Rovescio”, “Il Marchese di Tidipano”, la fama dei quali gli valse l’invito a rientrare a Napoli dove compose una serie di opere di successo per i due principali teatri cittadini, il Teatro Nuovo e il San Carlo.

N.B. L’opera  “L’Idolo Cinese”, provocò grande scalpore presso il pubblico napoletano

Nel 1772 Paisiello fu costretto a sposare Cecilia Pallini, dopo aver passato qualche giorno in prigione essendosi rifiutato di mantenere la promessa di matrimonio. Nonostante questo incidente il matrimonio fu felice.

Nel 1776 ricevette ed accettò l’invito della zarina Caterina II di Russia di ricoprire nella neonata San Pietroburgo la carica di maestro di cappella per tre anni alla corte reale  Qui divenne  subito insegnante di musica della granduchessa Maria Fjòdorovna e dopo sei mesi mise già in scena un suo lavoro, l’opera metastasiana La Nitteti. che ottenne un gran successo. Questo gli valse il rinnovo del contratto   per altri quattro anni.

Alla corte russa Paisiello scrisse oltre al  “Nitteti”, anche tanti altri lavori seri come  “Achille in Sciro” e “Demetrio”, ma divenne famoso musicando libretti esilaranti e di grande effetto comico quali “Gli Astrologi Immaginari” su libretto del Bertati, “Il Mondo della Luna”, “Il Barbiere di Siviglia” su libretto di Petroschini tratto da Beaumarchais, e “La Serva Padrona” nel 1781, su libretto di G. A. Federico già musicato nel 1733 da Pergolesi.

Dopo la rappresentazione de La serva padrona (già musicata alcuni decenni prima da Pergolesi), l’anno seguente fu la volta di un suo capolavoro, Il Barbiere di Siviglia, ascoltato da Mozart che volle musicare la seconda commedia delle tre, componendo l’immortale “Nozze di Figaro”, che raggiunse subito una fama di livello europeo.

CURIOSITA :Nel1816, Gioachino Rossini scrisse un’opera con il medesimo soggetto, ma  con diverso libretto con il titolo Almaviva,  e venne fischiato in palcoscenico; ciò nonostante, con il titolo modificato, Il Barbiere è oggigiorno riconosciuto come il più grande lavoro di Rossini, mentre l’opera di Paisiello è stata consegnata all’oblio: uno strano esempio di vendetta poetica postuma, dal momento che Paisiello stesso aveva molti anni prima tentato di eclissare la fama di Pergolesi, rimusicando il libretto del suo famoso intermezzo, La Serva Padrona.

Paisiello abbandonò la Russia nel 1783, e, dopo aver prodotto Il Re Teodoro a Vienna, si mise al servizio di Ferdinando IV a Napoli, dove compose numerose tra le sue migliori opere, incluse Nina e La Molinara. Nel 1789 compose una Missa defunctorum per il principino Gennaro Carlo Francesco di Borbone, morto di vaiolo nel gennaio di quell’anno.

Dopo molte vicissitudini, derivate da cambiamenti politici e dinastici, venne invitato a Parigi nel 1802 da Napoleone, il cui favore si era conquistato cinque anni prima con una marcia composta per il funerale del generale Hoche. Per Napoleone compose in occasione della sua incoronazione come Imperatore, la “Messa solenne” e il “Te Deum” e fu da lui tenuto per i due anni in cui rimase alla sua corte ( 1802-1804 ) in massima considerazione ma fu malvisto dal pubblico parigino, che accolse così freddamente la sua opera “Proserpina” che  rappresentò per lui il motivo per cui  con la scusa della cagionevole salute della moglie, chiese il permesso di ritornare in Italia.

Ottento  con difficoltà il permesso di rientrare in Italia , giunto  a Napoli Paisiello venne reinstallato nei suoi precedenti compiti da Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat, ma la sua fortuna pareva ormai in declino, seguendo quella della famiglia Bonaparte. La sua fama non riuscì infatti a farlo tenere in debita considerazione dai regnanti borbonici  tornati a regnare su Napoli iche lo tennero lontano da incarichi a corte , tenendo sempre bene a mente   la sua parentesi napoleonica che lo avevano visto alla corte di Parigi .

Escluso quindi per motivi politici nel proseguire la sua carriera , la sua  verve creativa venne progressivamente a cadere e le sue condizioni di salute vennero a guastarsi rapidamente  in seguito alla morte della moglie avvenuta nel 1815 , la cui scomparsa  lo colpì duramente .  Morì infatti pochi mesi dopo.

Con la sua morte venne meno una delle figure centrali dell’ opera italiana della seconda metà del XVIII secolo  che ha sicuramente contribuito in maniera determinante allo sviluppo dell’ opera buffa . Egli è stato uno dei più importanti e influenti compositori d’opera del XVIII secolp ed uno dei più importanti compositori del  Classicismo .

La sua musica sacra fu ponderosa, comprendendo 8 messe, oltre a numerosi lavori minori. I pregi caratteristici della sua composizione erano la semplicità, la chiarezza del disegno, la leggiadria dei canti, lo spirito arguto dei pezzi comici.

Le opere di Paisiello (se ne conoscono 94) abbondano di melodie, la cui bellezza leggiadra è tuttora apprezzata. La più conosciuta tra le sue arie è “Nel cor più” dalla “Molinara”, immortalata anche nelle variazioni di Beethoven.el’aria ” Nel cor più non mi sento ” . Ma tra la suasterminata produzione di Paisiello  non si può dimenticare, come già precedentemente ricordato il ” barbiere di Siviglia “,  fonte di ispirazione per le  ” Nozze di Figaro ” di Mozart  , che ebbe un grandissimo successo in tutta Europa, ma che venne poi oscurata dal successivo rifacimento di Rossini. La versioni dei due compositori infatti si somigliano molto,  eppure quella di Rossini finì presto con l’eclissare il precedente lavoro di Giovanni Paisiello,  a cui raramente si riconduce la paternità originaria dell’opera.

Produsse anche 51 composizioni strumentali fatta  tra messe , mottetti,cantate, quartetti,e concerti di vario genere, molti dei quali ingiustamente dimenticati.

Molti manoscritti delle partiture di tante  sue opere vennero donate alla biblioteca del British Museum da Domenico Dragonetti, mentre nella nostra città , presso la biblioteca dei Girolamini , sono conservate un’interessante raccolta di manoscritti che registrano le opinioni di Paisiello sui compositori a lui contemporanei, e ce lo mostrano come un critico spesso severo, soprattutto sul lavoro di Pergolesi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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