IL QUARTIERE MEDIEVALE

La nostra bella passeggiata tra storici ed antichi luoghi incomincia in uno dei luoghi simboli del nostro glorioso passato,  Ci troviamo in Piazza Bellini oggi divenuta sopratutto nelle fasce orarie serali ,un luogo molto frequentato dei molti giovani universitari che frequentano la zona .L’ intera zona raccoglie infatti numerose facoltà universitarie e la piazza è stata scelta dai tanti studenti ( e non ) come loro  punto di ritrovo , e di incontro preferito.
Si possono trovare in questo luogo se ben osservate  e vi guardate intorno , numerosi locali – bar con tavoli all’ aperto , musica dal vivo , iniziative culturali , spettacoli e ristorazione.

Prima che la piazza assumesse l ‘ aspetto odierno, numerosi erano i conventi ed i giardini che la circondavano.
In origine era solo uno slargo , dove però vi passavano le antiche mura della greca Neapolis. ed ancora oggi in questa piazza possiamo ammirare uno scavo da cui affiora un tratto della murazione della antica città greca (V o VI sec. a.c.. Esse sono insieme ad altri pochi reperti , i soli visibili in città , dalla strada.
Piazza Bellini , si intitola al grande musicista che fu per moltissimi anni a Napoli a studiare nel conservatorio di San Pietro a Majella poco distante.
Il monumento a Bellini è un ‘ opera dell’ 800 di Alfonso Bazzico che volle rappresentare nelle nicchie del basamento ,le 4 eroine della lirica belliniana : Norma – Amina- Giulietta – Elvira .

Dietro gli scavi e al monumento dedicato al Bellini veniamo subito colpiti , in fondo alla piazza , da un palazzo con un magnifico scalone a doppia rampa del 700 , Si tratta del vecchio monastero di Sant’Antonio delle monache a Port’Alba , oggi adibito a sede di una biblioteca universitaria , nel cui interno è visibile un bellissimo chiostro .                                                          Alla destra dell’ex monastero ,possiamo vedere  quel che resta del vecchio ma prestigioso palazzo del Principe Conca così ridotto dal terremoto del 1694  di cui si è salvata la sola facciata in pietra piperno, che rimase intatta come la si vede adesso.  Alla sinistra dell’ex monastero possiamo  invece  ammirare ,attraversando la strada il seicentesco palazzo fatto edificare a suo tempo, dal Principe Firrao e commissionato al celebre architetto Cosimo Fanzago che disegnò l’attuale bella facciata che mostra come potete vedere un notevole apparato decorativo tra cui numerose nicchie con busti marmorei.                             Da Piazza Bellini dirigiamo ora verso il centro antico della nostra città portandoci  di fronte a noi nella piccola stradina di Via San Sebastiano , oggi nota per la presenza di numerosi negozi che vendono strumenti musicali ( ricordate che siamo vicini al Conservatorio di musica di San Pietro a Majella ) ed un tempo nota per la presenza dell’antico monastero di San Sebastiano.
Alla fine di  questa stradina sulla nostra destra  possiamo notare la  piccola chiesa  di Santa Marta del XIV secolo costruita per volere  di Margherita di Durazzo, ( madre di re Ladislao ) sul finire del Trecento.

 

La facciata, risale al XV secolo e presenta delle monofore gotiche e un arco ribassato di stile catalano . All’ interno  di grande suggestione appaiono le numerose teche con statue di santi che popolano la navata.Gli altari e le decorazioni risalgono rispettivamente al XVIII e al XIX secolo.
Nel 1647, durante la rivolta di Masaniello, la chiesa fu teatro di violenti tumulti riportando gravi danni ; gli spagnoli la occuparono per stanare i rivoltosi, derubandola e distruggendola dandogli fuoco . Nel saccheggio e nell’ incendio , molte delle opere presenti purtroppo  vennero distrutte.

La stradina incrocia alla sua fine la famosa via Spaccanapoli, proprio nel tratto in cui incomincia alla nostra sinistra il primo tratto dedicato a Benedetto Croce e alla nostra destra l’ altrettanto famoso Monastero di Santa Chiara .

Noi invece non lasciandoci incantare ed attirare ,(solo per il momento ) da queste due meraviglie decidiamo di continuare il nostro percorso diritti di fronte a noi per Via Santa Chiara . Scendendo questa strada giungeremo in Piazzetta Banchi Nuovi dove di trova purtroppo in evidente stato di abbandono la chiesa del 600 dedicata ai santi Cosma e Damiano .

La piazza , pur essendo oggi abbandonata in uno stato di degrado ed abbandono, sia per la presenza di quel che resta della chiesa dei santi Cosma e Bonifacio sia perchè piena di graffiti , conserva ancora un aspetto affascinante  soprattutto quando  alla fioca luce dei lampioni il suo pavimento appare bagnato dalla pioggia appena caduta              La piazza è stata utilizzata anche per girare alcune scene di Passione di John Turturro.

 

Da  Piazzetta Banchi Nuovi , giriamo a sinistra e poi proseguiamo diritti fino a Largo San Giovanni Maggiore .
Colpisce subito la mole del bel Palazzo Giusso , oggi sede dell’Istituto Universitario Orientale . Di fronte al palazzo e’ presente la particolare chiesetta di San Giovanni  dei Pappacoda con una particolare accattivante facciata .
Nel tufo giallo che caratterizza la facciata di questa chiesetta , chiamata anche cappella Papaccoda , spicca al centro di essa , uno splendido portale ogivale gotico in marmo bianco .
Al vertice di questo portale possiamo notare la scultura di San Michele Arcangelo che mostra sotto i suoi piedi il drago da lui sconfitto .
Caratteristico appare anche il bel campanile gotico presente accanto alla cappella che mostra incastrati  in esso alcuni frammenti scultorei  in marmo di epoca romana che sono stati recuperati da altri siti e qui reimpiegati come era consuetudine fare in quell’epoca: vediamo infatti incastonati ritratti a mezzo busto , una grande testa in marmo bianco , una testa di Giunone e una scena del ratto di Proserpina .
L’ interno della cappella e’ purtroppo visitabili solo in occasione di eventi culturali o per sedute di laurea del vicino istituto Orientale .
A proposito dovete sapere che questo istituto ebbe origine dal collegio dei cinesi fondato nel 700 da un missionario di ritorno dalla Cina che aveva portato con se’ 15 ragazzi cinesi che intendeva rieducare e convertire al cattolicesimo . Il papa approvo’ molto l’iniziativa al punto che decise poi di estenderla anche ad altri popoli dell’Oriente .Per tale motivo questo è il più antico istituto d’Europa ad insegnare le lingue e  rappresenta ancora oggi il principale ateneo statale italiano specializzato nello studio e nella ricerca delle realtà linguistico-culturali dell’Europa, dell’Asia, dell’Africa e delle Americhe.

Continuando diritti giungeremo in via Mezzocannone il cui nome deriva da una singolare storia .

La via nel passato non era era cosi’ spaziosa come lo e’ attalmente e non si chiamava mezzocannone , bensi’ Fontanula o Fontanola ,perche’ nel luogo vi era una piccola fontana . Verso la fine del 400 la fontanella fu sostituita da una fontana piu’ grande che , oltre ad essere provvista di una vasca, era ornata da una statua .Questa statua raffigurava un uomo basso e tozzo ritto in una nicchia scavata nel muro , al di sopra della vasca che accoglieva l’acqua sgorgante da un cannello sottostante la statua .
Per il popolino che ancora oggi chiama un uomo di bassa statura ” o miez ommo “, la statua divenne ” o miez ommo d’o’ cannone ” intendendosi per cannone , il cannello della fonte che oggi in dialetto e’ chiamato ” cannuolo ” ma che a quei tempi era detto cannone .
Via Fontanola non fu piu’ chiamata in tal modo , perche’ tutti ormai l’ indicavano come la via ” d’ o’ miez ommo d’o ‘ cannone ” che poi per brevita’ divenne ” d’o miezo cannone”.
Dalla fontana derivo’ anche il titolo di ” o rre’ e miezo cannone ” perche’ nella statua il popolo volle ravvisare i tratti di re Ferrante d’ Aragona .
Tale convinzione fu, probabilmente originata dall’ iscrizione sulla fontana che diceva : questa , costruita per ordine di re Ferrante .
La statua , gia’ per se stessa sgraziata , rosa dal tempo e dall’ umidita’ assunse un aspetto a dir poco , miserevole.
Quindi per chi si dava delle arie , nonostante le proprie precarie condizioni , oppure spavaldamente ostentava una importanza che non aveva si diceva ironicamente : “me pare o’ ree’ e miezo cannone “.
Durante il risanamento della citta’ la fontana fu rimossa ed alla strada ampliata e rinnovata , rimase il nome italianizzato di mezzocannone .

Ovviamente se saliamo via Mezzocanone ci troveremo in un incrocio bellissimo tra piazza San Domenico e Piazzetta Nilo , ma noi non facendoci suggestionare da tanta bellezza  come fece Ulisse che non si fece incantare dal canto della nostra  sirena Partenope , decidiamo seppure a malincuore di voltarci indietro e ritornare in Piazzetta  Banchi Nuovi .

Continuando oltre la Piazzetta ,notiamo il bel palazzo dei Duchi di Casamassima con il suo  bel portale del 700 e poco  piu’ avanti in piazzetta Monticelli il famoso Palazzo Penne , uno dei pochi esempi sopravvissuti di edifici civili di epoca angioina .

Il palazzo dei duchi di Casamassima, costruito nel 1569 in stile rinascimentale con suo  accesso principale,  lungo via banchi Nuovi, mostra ancora buona parte della bellezza di un tempo (l’antico loggiato a due piani) nonostante la struttura sia stata più volte modificata nel corso dei secoli.
Di fronte ad esso , ad angolo con via Santa Chiara sorge poi il palazzo la cui balconata d’angolo al terzo piano fu protagonista della celebre scena del caffè di Questi Fantasmi nella versione girata per la televisione (il palazzo è purtroppo facilmente individuabile in quanto fu gravemente danneggiato da un incendio alcuni anni fa).

Poco più avanti troviamo sulla nostra sinistra , in piazzetta Teodoro  Monticelli ,il famoso palazzo Penne in bugnato scuro che fu i edificato nel 1409 dal segretario del re Ladislao Antonio Penne. Esso mostra un bel portone con arco abbassato dove sono presenti decorazioni e stemmi di famiglia incassato in una facciata in bugnato scuro.
Il palazzo fu acquistato nel 700 dall’ordine religioso dei padri Somaschi che lo collegarono alla contigua chiesa dei Santi Demetrio e Bon
Intorno al Palazzo Penne si racconta  una “storia” molto particolare che nel tempo lo ha fatto soprannominare ” il palazzo del diavolo “.
Il palazzo secondo la leggenda fu costruito in una sola notte e dal diavolo in persona , al quale Antonio Penne chiese aiuto , firmando con lui un patto col sangue .
Il Penne si era fortemente innamorato di una ragazza e fatto follie pur di possederla .
La fanciulla ,gia’ corteggiata da altri e fortemente indecisa tra i suoi tanti pretendenti , impose delle condizioni impossibili e promesso che lo avrebbe sposato se fosse riuscito a costruire un sontuoso palazzo in una sola notte.
Fu così che Antonio Penne, per riuscire nell’impresa, chiese aiuto al diavolo, il quale naturalmente pretese in cambio la sua anima con tanto di contratto scritto. C’era una clausola però: Penne avrebbe ceduto la sua anima solo se il demonio avesse contato tutti i chicchi di grano che egli avrebbe sparso nel cortile del palazzo da costruire.
A palazzo costruito, fu il momento della “prova”. Penne sparse nel cortile grano, ma anche pece: i chicchi di grano si attaccavano alle mani del demonio e questi non riusciva a contare. A quel punto il protagonista si fece il segno della croce, e questo gesto aprì una voragine nella quale il diavolo sprofondò. Un pozzo ora chiuso, ma ancora visibile a chi visita l’antico e meraviglioso palazzo rinascimentale Partenopeo.

Al fianco del palazzo sono visibili le strette scale note con il nome di “ Pendino di Santa Barbara “che portano alla sottostante via Sedile del Porto.
Le scale sono così’ denominate perché’ nel luogo un tempo esisteva una chiesa dedicata a Santa Barbara che nella credenza popolare proteggeva dai tuoni e dalle saette nonché dalle morti improvvise .Le scale , percorrendole tutte portano  in Via Sedile del porto .  Una zona molto popolare e ricca di tradizioni e di monumenti ma spesso dimenticata.

Via sedile del Porto è così detta per l’omonimo Seggio Nobile , ubicato un tempo ad angolo con via Mezzocannone che arrivava fino alla zona degli Orefici.Una zona nel quartiere Porto molto caratteristica dove da sempre gli orefici hanno situato i loro laboratori ( oggi sostituita da eleganti gioiellerie )

In questa antica strada  quasi al suo termine  , in una piccola insenatura   , sulla destra ,potrete ammirar quello che viene considerato  il vicolo piu’ stretto del mondo che si interseca con Via del Cerriglio , nota per la presenza di un’antica taverna , ” la taverna del Cerriglio “frequentata in tempi passati da nobili , artisti e gente poco raccomandabile .
Pare che in questa taverna , il celebre Caravaggio dopo una cena accompagnato da abbondante vino e degenerata in una rissa , nel 1609, fu aggredito e sfregiato al volto .
La locanda del Cerriglio esiste ancora e possiamo anche decidere di fermarci a mangiare qualche  piatto della tipica cucina  napoletana ricca di tradizioni e dal buon gusto.

Risaliamo alla fine le scale di Santa Barbara e percorriamo alla sua fine la strada alla nostra  sinistra . Attraversata la caratteristica piazzetta Ecce Homo , giriamo nella prima traversa a destra per trovarci nella bella piazza di Santa Maria La Nova dove si trova l’omonimo complesso monumentale costituito dalla  bellissima chiesa, dalla Sagrestia, dall’Antico Refettorio e da due chiostri, (   il Chiostro Maggiore e quello Minore ).
Tutto il complesso Complesso Monumentale di Santa Maria la Nova fu costruito per volontà di Carlo D’Angiò nel 1279, come risarcimento per la  chiesa ed il convento francescano confiscati e abbattuti  per far posto alla costruzione di Castel Nuovo  (Maschio Angioino).

Santa Maria la Nova sorse inizialmente  in stile gotico con il quale rimase per ben tre secoli fino alla sua quasi totale demolizione .Tra le cause che determinarono la demolizione della chiesa angioina vanno ricordati i vari  terremoti del 1456 , 1538 ,1561, 1569, e del 1588 , ma in misura maggiore , lo scoppio della polveriera di Castel S.Elmo , colpita da un fulmine nel dicembre del 1587 , che la danneggiò gravemente.

Il 17 agosto del 1596 nella chiesa avvenne dinanzi agli occhi di tutti ,una guarigione miracolosa a favore di un povero storpio dalla nascita, che fu attribuita alla Madonna delle Grazie il cui ritratto si trova in chiesa .Questo miracoloso episodio portò a generose offerte da parte di numerosi fedeli ( tra cui numerose famiglie aristocratiche ) per il rifacimento della chiesa che avvenne nel 1596.
La chiesa con la sua bella facciata rinascimentale , preceduta da una scalinata con balaustra marmorea ,mostra un bel portale affiancato da due colonne di granito sormontato da un’edicola in cui è raffigurata la Vergine ( di autore ignoto ).

Nel suo interno  possiede numerose opere di rilievo come l’altare maggiore realizzato da Cosimo Fanzago ed il soffitto a cassettoni in legno dorato impreziosito da importanti opere pittoriche .Si tratta di 64 tavole di diverse dimensioni incassate in una carpenteria dorata di diversi ed importanti autori come il Santafede, Corenzio , Curia ,Imparato, Rodriguez , e del Malinconico .

Dinanzi all’altare maggiore sul pavimento si trova la lapide sepolcrale di Giovanna d’Aragona, la seconda moglie di Ferrante d’Aragona .

Nell’abside troviamo dipinti quattrocenteschi che furono restaurati da Belisario Corenzio ed un bel coro ligneo del 1603. Nella cappella a destra dell’altare maggiore possiamo ammirare un crocifisso ligneo , opera di Giovanni Merliani da Nola .

Il suo interno e’ arricchito inoltre da una tavola con un San Michele ( Marco Pina da Siena ), un Ecce Homo in legno ( Giovanni di Nola ) ,ed una natività in bassorilievo ( Girolamo Santacroce ) in una cappella.

La cappella di maggiore suggestione è senz’altro quella di San Giacomo della Marca di Annibale Caccavello dove possiamo notare nella volta dei bellissimi affreschi di Massimo Stanzione  , ma in  una delle prime cappelle sulla destra possiamo  ammirare anche dei dipinti di Luca Giordano che affrescano una originale cupola .
Dalla chiesa si accede a due suggestivi chiostri :  il più piccolo ospita affreschi legati alla vita di S. Giacomo della Marca attribuiti a Simone Papa e diversi monumenti sepolcrali, tra cui quello ipoteticamente attribuito a Vlad III, alias Conte Dracula.
Il chiostro con la sua bella torre dell’orologio in maiolica , e’ circondato da  un porticato con colonne doriche e mostra al centro un pozzo marmoreo .

Dal lato del chiostro piccolo si accede agli ambienti della Sagrestia riccamente decorata e dell’antico Refettorio , abbellito da un affresco del Bramantino : la salita al Calvario.
Il Chiostro Maggiore e’ detto di San Francesco per il presente ciclo di affreschi dedicati al santo ed è caratterizzato da una pianta quadrata con nove arcate per ciascun lato sorrette da colonne ioniche in marmo bianco
All’interno del complesso  è presente il Museo A.R.C.A. dal 2006, Museo d’Arte Religiosa Contemporanea.

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