CHIESA DI SANTA MARIA DI MONTESANTO

La Chiesa di Santa Maria di Montesanto o di Santa Maria del Carmelo, si trova in Piazza Montesanto, un punto nevralgico della popolosa area della Pignasecca e del suo mercato.
Essa venne costruita nel XVII secolo da una comunità di Carmelitani che proveniva dalla Sicilia che ne affidò il progetto all’architetto Pietro de Martino. La cupola invece è opera successiva di Dionisio Lazzari.
La chiesa venne dedicata alla Madonna del Monte Santo del Carmelo e diede poi il nome all’intera zona.

I padri Carmelitani rimasero nel convento fino al 1861, fino a quando gli Ordini religiosi vennero soppressi. Pochi anni dopo si stanziarono nel complesso i padri Barnabiti che vi fondarono l’Istituto intitolato a San Francesco Saverio dei Bianchi.

La sua facciata è divisa in due ordini da un cornicione con diversi stucchi poi rifatti risalenti ad Angelo Viva. Nel primo ordine si trova il portale di ingresso sormontato da un’effige raffigurante la Madonna del Carmelo mentre nel secondo ordine si trovano una meridiana (a sinistra) e un orologio (a destra),  Al centro, sopra il portone d’ingresso si vede un grande finestrone rettangolare.  In alto, ai due lati si innalzano due torri campanarie.

 

 

 

 

L’interno è una pianta a croce latina con quattro cappelle per lato.
Nelle prime cappelle di destra e sinistra sono custodite due tele di Palo De Matteis, raffiguranti l’Angelo Custode e il Miracolo di Sant’Antonio da Padova (rappresentato nell’atto di resuscitare un uomo affinchè quest’ultimo potesse scagionare il padre ingiustamente accusato del suo omicidio).
Nella terza cappella di sinistra, dedicata a Santa Cecilia, e  sull’altare  possiamo ammirare un pregevole dipinto di Giuseppe Simonelli raffigurante la Santa. In questa cappella dedicata anche alla protezione sui musicisti, sono sepolti il grande compositore Alessandro Scarlatti, detto il Palermitano,  e Pasquale Cafaro, maestro di musica e di canto presso la corte di re Ferdinando IV e della regina Maria Carolina d’Austria.


Nella terza cappella di destra è custodita una Madonne delle Grazie, attribuibile a Francesco Solimena.
Mentre nel transetto troviamo un dipinto di Giovanni della Torre, raffigurante la Sacra Famiglia, e un pregevole gruppo ligneo raffigurante il Cristo Crocifisso, con ai lati San Giovanni Evangelista e la Madonna, opera Settecentesca di Nicola Fumo.
L’altare maggiore in marmi policromi incornicia la zona in cui è posta la Madonna del Monte Santo del Carmelo.


Nella sagrestia, infine, tra gli ex-voto popolari per lo scampato pericolo della peste del 1656, è custodita una statua di San Gaetano da Thiene, un tempo collocata su Porta Capuana, demolita nel 1846 durante i lavori di ampliamento di Via Toledo.

Da  piazza Montesanto si può accedere al pittoresco mercatino della Pignasecca ( il mercato più antico di Napoli ) dove possiamo ammirare uno spaccato molto suggestivo e folkloristico della città partenopea. In questo affollato tratto di strada nel più complesso disordine e rumore, in  un mondo variegato di voci e colori si affiancano bancarelle di ogni genere, con capi d’abbigliamento, accessori e dischi o cd musicali, con prezzi molto accessibili. Completano la scena esposizioni di pesce, frutta, verdura, fritture e dolci tipici da consumare in strada.

Ogni giorno migliaia di persone attraversano il mercato della Pignasecca, quasi come se fosse l’ombelico del mondo.  Un’enorme flusso di folla  per tutto il giorno percorre via di Porta Medina, così chiamata per una porta eretta nella prima metà del ‘600 da Cosimo Fanzago, per ordine del vicerè Ramiro de Guzman duca di Medina e demolita nel 1873.
Essa a distanza di tanti anni  mantiene ancora intatto con la sua folla di persone il carattere di “porta della città”. Nella piazza, vi sono la stazione della Ferrovia Cumana (attiva con una prima tratta dal 1889) e la funicolare di Montesanto (aperta nel 1891) che sale a fianco dei resti della cinta muraria di età vicereale su per la collina del Vomero nei pressi  di Castel S. Elmo.
In passato nella piazza di Montesanto, dove oggi si trova la stazione, al suo posto si trovava un ippodromo con tanto di toreros e picadores in costume spagnolo che fu realizzato  nei duecento anni di vicereame spagnolo.

Il curioso nome Pignasecca attribuito a questo luogo risale al 1500 quando i numerosi orti che lo caratterizzavano furono spianati per la costruzione di via Toledo .La zona del noto mercato si trovava all’epoca fuori le mura della città, dove c’erano fiorenti orti, tant’è che il luogo era noto con il nome di “Biancomangiare” per indicare la salubrità del sito ed una gustosa pietanza locale

In tutta la zona che andava da Santa Chiara alla attuale Pignasecca vi erano vasti giardini e belvedere che appartenevano al duca Pignatelli Fabrizio di Monteleone, il quale abitava in  un suo palazzo a Monteoliveto.

Quando le mura di Napoli con il vicerè don Pedro de Toledo, che fece costruire la nuova via a lui intitolata, furono allargate fino a comprendere la zona del Biancomangiare ( detta così dal nome di una gustosa crema di latte ) per la costruzione di via Toledo, la maggior parte dei giardini furono confiscati al Pignatelli a cui rimasero solo quelli nella zona dello Spirito Santo. Egli allora su questi terreni rimasti fece costruire un ospizio oggi divenuto dopo tanti rifacimenti l’Ospedale Pellegrini

Alla grande spianata di tutti questi  orti  pare che sopravvisse soltanto un pino, definito in napoletano pigna. Delle gazze vi nidificarono nascondendovi tutti gli oggetti preziosi che sottraevano dalle abitazioni vicine, finché i  demoralizzati abitanti non provvidero a scacciarle. Il pino progressivamente si seccò conferendo a questa zona il nome di “Pignasecca”.

Secondo una la leggenda invece pare che in questo luogo un tempo, vi fosse una pineta, grande e fitta, popolata da tantissime gazze.  Uno di questi uccelli scopri’ il vescovo della città a letto con la perpetua, e mentre questi era intento a fare determinate cose pensò bene di rubargli il suo prezioso anello. A questo punto egli, per vendicarsi, scomunicò la gazza, anzi, scomunicò tutte le gazze, una ad una. Dopo tre giorni dall’evento, la pineta morì. I pini seccarono, le gazze sparirono, lasciando solo una distesa di terra arida e vuota: la Pignasecca.

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