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Il 21 giugno, celebriamo il solstizio d’estate, il momento che segna ufficialmente l’inizio della stagione estiva nell’emisfero boreale. È l’istante in cui il Sole raggiunge la sua massima altezza sull’orizzonte e ci regala il giorno più lungo dell’anno. Un evento astronomico che oggi accogliamo come simbolo dell’estate, ma che per gli antichi rappresentava un appuntamento fondamentale, carico di significati religiosi, simbolici e cosmologici.
A Napoli esiste un luogo privilegiato per assistere a questo spettacolo. Chi desidera vedere il primo raggio del Sole del solstizio deve raggiungere il centro antico, in quella stretta salita che collega piazza Miraglia a via Sapienza: via del Sole. Bisogna arrivare prima dell’alba, quando la città è ancora immersa nel silenzio, per osservare il momento in cui la luce comincia a percorrere il tracciato delle antiche strade greche.
Via del Sole non è un nome casuale. È uno dei più antichi toponimi della città e affonda le sue radici nell’epoca della Neapolis greco-romana. In quest’area sorgevano infatti luoghi di culto dedicati ad Apollo e Diana, divinità associate rispettivamente al Sole e alla Luna. Non a caso, nel Medioevo la strada era conosciuta anche come “Soli et Luna”, conservando la memoria di una tradizione molto più antica.
A uno sguardo distratto, la strada appare oggi marginale: pochi negozi, pochi passanti e la lunga fiancata dell’antico Policlinico. Eppure, lungo il percorso, le murature della Pietrasanta conservano ancora tracce di opus reticulatum romano, frammenti di una storia che attraversa più di duemila anni.
Per comprendere davvero l’importanza di questo luogo bisogna guardare alla nascita stessa di Neapolis. La città greca non fu progettata seguendo semplicemente la linea della costa o i punti cardinali. I suoi fondatori, i Cumani, adottarono un impianto urbanistico di tipo ippodameo, caratterizzato da una rigorosa griglia geometrica, ma lo orientarono secondo il desiderio di costruire una città all’insegna del Sole e quindi del dio Apollo che già veneravano a Cuma dove come certamente tutti sapete, si trovava un Tempio a lui dedicato sull’Acropoli .
Nell’antica città greca di Cuma, la popolazione adorava il il sole come una divinità ed i cumani pertanto vollero fondare la loro nuova città proprio intorno alla figura del sole al fine di trasferire nella nuova colonia le concezioni religiose e cosmologiche già presenti a Cuma.
La fondazione di una città, nel mondo greco, infatti non era soltanto un atto urbanistico ma anche un gesto sacro: la disposizione delle strade e degli spazi pubblici doveva riflettere l’ordine dell’universo.
Secondo recenti studi di archeoastronomia, la forma e l’orientamento della Neapolis antica, che coincide grosso modo con il quadrilatero delimitato oggi da via Foria, via Santa Maria di Costantinopoli, corso Umberto e via Carbonara, sarebbe quindi stata progettata come una vera e propria città del Sole.
In questa visione, il decumano maggiore, l’attuale via dei Tribunali, assume un ruolo centrale. Il suo orientamento consentirebbe infatti di ricevere la luce del Sole nascente durante il solstizio d’estate, trasformando la principale arteria cittadina in una sorta di asse simbolico tra il mondo terreno e quello celeste.
Anche la suddivisione degli spazi urbani sembra rispondere a una precisa visione religiosa. Le tre grandi plateiai, le strade principali della città greca, erano associate alle divinità più importanti del pantheon locale: Apollo, Demetra e i Dioscuri. Alla parte più alta della città veniva attribuito il principio luminoso e solare di Apollo, mentre la zona più vicina al mare era legata a Demetra, divinità della terra, della fertilità e dei cicli della vita.
In questo equilibrio tra cielo e terra si inserisce anche la figura di Partenope, la sirena che la tradizione considera fondatrice e protettrice della città. Sole e mare, Apollo e Partenope, diventano così i due poli simbolici attorno ai quali si sviluppa l’identità più antica di Napoli.
Via del Sole conduceva proprio verso la parte alta della città, dove sorgeva l’acropoli e dove, secondo alcune ipotesi, si trovavano importanti edifici religiosi e civili, come l’antico Tempio della Fortuna , l’antica chiesa di Sant’ Aniello a Caponapoli e forse anche l’antico sepolcro della sirena Partenope. Da lassù, in cima alla Via del Sole , si dominavano il porto, le mura cittadine, il golfo e il Vesuvio. Era il luogo ideale per osservare il percorso del Sole e celebrarne la forza vitale.
Per questo, quando all’alba del solstizio il primo raggio di luce attraversa il cuore del centro storico, non stiamo assistendo soltanto a un fenomeno naturale. Stiamo osservando una relazione antichissima tra il cielo e la città, un dialogo che attraversa i secoli e che continua a raccontare una delle eredità più affascinanti lasciate dai fondatori greci di Napoli.
Come vedete, il nostro rapporto con il Sole ci deriva dagli antichi avi grechi e ci è stato trasmesso di generazione in generazione . Si tratta di un problema genetico quindi . Esso è scritto nel nostro DNA. Forse è proprio qui che bisogna cercare l’origine di questo legame.
E’ nel Tempio di Apollo a Cuma, il luogo da cui prese avvio la storia greca della nostra città e, in fondo, anche una parte della nostra identità.
Quel Tempio di Apollo a Cuma è il luogo dove tutto è iniziato … il luogo di origine da cui noi tutti napoletani proveniamo.
Secondo la leggenda, fu infatti proprio Apollo , attraverso il suo oracolo più famoso nel Tempio di Delfi a consigliare ai naviganti greci di andare alla ricerca di nuove terre e fondare la città di Cuma dove costruire un nuovo Tempio a lui dedicato.
Se sia stata storia, mito o volontà divina non possiamo saperlo. Ma una cosa è certa: da oltre 2800 anni Napoli continua a vivere sotto lo stesso Sole che illuminava gli antichi Cumani.
… e questo potrebbe forse spiegare anche tante altre cose … come per esempio la mirabile arte dei napoletani con la musica, il canto e la poesia.

