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Vincenzo D’Annibale, compositore profondamente legato all’anima della città e alla tradizione della canzone napoletana, nacque a Napoli il 24 maggio del 1894, nel quartiere della Sanità, da mamma Fortunata Maietta e papà Luigi che era un piccolo fabbricante di guanti .
CURIOSITA’ : I guantai napoletani erano considerati i migliori “fabbricanti europei” a tal punto che la città divenne nel periodo borbonico la ” capitale dei guanti ” In tutto il Mondo venivano apprezzate qualità e bellezza dei guanti napoletani fatti a mano, lavorando pellami pregiati con la maestria e le conoscenze tramandate da generazioni. Le prime botteghe aprirono in una strada che tutt’ora si chiama ” Via Guantai nuovi “ alle spalle di Via Medina e nel cuore della città, nel Rione Sanità intere famiglie si specializzarono nella produzioni di guanti fatti a mano. Ognuno dei componenti aveva un ruolo ben preciso e perfezionava la propria arte in uno specifico passaggio tra gli oltre venti che servivano a confezionare un paio di guanti.
Egli si formò giovanissimo al Conservatorio di San Pietro a Maiella, rivelando presto il suo talento e nonostante opportunità prestigiose a lui pervenute come la direzione del Conservatorio di Mosca, scelse di restare a Napoli, confermando un legame profondo e consapevole con la sua città.
La sua esperienza fu segnata anche dalla guerra. dove vivendo la durezza della trincea , egli defini’ una sensibilità musicale a tratti malinconica .
Vincenzo infatti partecipò al primo conflitto mondiale come bersagliere, fregiandosi della Medaglia del Ministero della Guerra.
Appena dopo la fine della guerra, accolse a Napoli il Generale Armando Diaz con un inno celebrativo, compose musiche per eventi ufficiali e scrisse numerosi inni patriottici, ottenendo anche importanti riconoscimenti dal Regno d’Italia.
D’Annibale si inserì pienamente nella vita pubblica e culturale dellla nostra città , organizzando nel 1926 a Piazza del Plebiscito un’orchestra di circa duecento orchestrali, in onore del Principe Umberto di Savoia , divenendo in tal modo un antesignano dei grandi concerti che oggi si tengono all’aperto.
Tuttavia, è nella canzone napoletana che la sua voce trova la forma più autentica e duratura.
Qui si colloca il suo contributo più significativo alla città di Napoli .
Dedicatosi alla canzone classica napoletana, gli affidarono i propri versi alcuni dei maggiori poeti del tempo, tra i quali Salvatore Di Giacomo, Giovanni Capurro, Roberto Bracco, Ferdinando Russo, E. A. Mario con Raffaele Chiurazzi e Libero Bovio, dando vita a un repertorio vastissimo che conta circa duecento composizioni.
Con Bovio, in particolare, nacque un intenso sodalizio artistico culminato nella celebre canzone “‘O paese d’ ’o sole”, una delle canzoni che meglio restituiscono l’immaginario lirico e affettivo di Napoli.
Il grande pianista, compositore e direttore d’orchestra, creo’ senza sosta per tutta la sua vita canzoni e guanti, dando nuovo vigore ed importanza all’azienda di paterna esportando guanti a livello internazionale.
Purtroppo si spense il 14 aprile del 1950 a causa di un male inguaribile lasciando come suoi eredi sei figli tra i quali Vincenzo junior, suo omonimo, che seguì le orme musicali paterne, e Giuseppe che morì nelle acque di Pozzuoli a soli 24 anni nel tentativo riuscito di salvare un amico che stava per annegare. Egli rappresentava una bella promessa per la Napoli artistica.
Al nostro grande musicista , la città di Napoli , nel 1986 gli ha intitolato una strada al quartiere degli artisti al Vomero , mentre nel 2017 il suo archivio, con il suo pianoforte, è stato accolto nella prestigiosa Biblioteca Nazionale di Napoli.
Sulla sua tomba ancora oggi presente nel Quadrato degli Uomini Illustri del Cimitero di Poggioreale, tra le righe di un pentagramma, si legge un verso che restituisce il senso più intimo della sua poetica: un ritorno agli affetti essenziali, alla madre, alla voce amata, alla dimensione domestica e musicale insieme.





