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Il Real Ponte Garigliano, detto anche Ponte Ferdinandeo è una granda oprea architettonica sospesa sul fiume Garigliano , così intitolato in onore del re Ferdinando II delle due Sicilie.
Prima di narravi di questo ponte, mi sembra doveroso ricordarvi alcuni piccoli dati relativi alla storia  di un ponte che collegasse le due sponde del fiume Garigliano e che facilitasse il viaggio sulla via Appia, come collegamento tra il Regno di Napoli e lo Stato della Chiesa,
La notizia più antica pare risalga al 1444 quando re Alfonso d’Aragona vi volle far costruire un ponte di legno con catene di ferro su spalle di fabbrica, ma durò pochi decenni non risultando più esistente ad inizio Cinquecento quando il viceré di Napoli, Consalvo di Cordova, ne fece riedificare uno nuovo, distrutto poi nel 1636 dal viceré Ramiro Núñez de Guzmán e sostituito da una scafa, una sorta di zattera che collegava le due sponde per il tramite di funi.
Nel 700, un nuovo progetto di ponte in muratura realizzata per volere dei  regnanti borbonicivennero subito abbandonati  per i lavori conseguenti alle sue fondamenta che comportava numerosi   problemi morfologici (strati di sabbia e piene impetuose) e per le ingenti spese previste.
Fu sotto re Ferdinando I di Borbone, però, che nel 1823, per la prima volta, si manifestò interesse per una nuova tipologia strutturale, quella di un ponte sospeso in «ferro fuso», mutata l’anno successivo in «ferri tessuti», cioè un ponte a catene di ferro. Di tale progetto venne incaricato l’ingegnere Luigi Giura, un insigne moderno personaggio che ancora oggi rappresenta con questa grande opera architettonica sospesa sul fiume Garigliano,  quel processo  di modernità del governo borbonico dal punto di vista ingegneristico, architettonico ed anche artistico con la presenza sul ponte di quelle colonne egittizzanti e le sfingi, testimonianza dell’egittomania correlata ai primi scavi in Egitto.
Ma esso non fu un’ opera di facile realizzazione poichè su quel  quel ponte sospeso sul Garigliano,  tutti nutrivano enormi dubbi.
Tali apprensioni nascevano dalle notizie che giungevano dalla Francia e dall’Inghilterra: molti ponti simili erano improvvisamente crollati. Il Giura aveva studiato che per aumentare la resistenza del ferro dolce aveva bisogno del nichel, il quale fu prodotto proprio nelle ferriere di Mongiana. Le travi così composte furono irrigidite meccanicamente con trafilamento a mezzo di una apposita macchina “astatesa” progettata da lui stesso.
A scoraggiare maggiormenta l’operato dei napoletani fu un articolo pesantissimo del giornale inglese The Illustrated London News che recitava così:
” Abbiamo perplessità sulle capacità progettuali e costruttive dei napoletani e vive preoccupazioni sulla sorte dei poveri sudditi, sicure vittime di questo vano esperimento di sprovveduti dettato solo dalla voglia di primeggiare “
A tal proposito si narra che, dinanzi alle preoccupazione avanzate da alcune persone legate alla corte circa quell’articolo inglese , il re Ferdinando II, esclamò: “Lassate fà ô guaglione”.
Il re borbonico, per cercare di risolvere l’atavico problema presente fin dai tempi aragonesi di facilitare il viaggio sulla via Appia, come collegamento tra il Regno di Napoli e lo Stato della Chiesa, aveva infatti deciso in quegli anni di affidare l’incarico di costruire il primo ponte sospeso in Italia a catena di ferro al poliedrico ingegnere Guira.
L’area dove costruire la magnifica opere venne individuata in quella che all’epoca si trovava interamente nella cosidetta ” terra di lavoro “ed esattamentein una zona che si trovava a poco più di 2 km dalla foce del Garigliano, che oggi collega le due rive del fiume e i comuni di Sessa Aurunca e di Minturno e rappresenta il confine tra la Campania e il Lazio.
I lavori cominciarono nel 1828 e a dimostrazione delle potenzialità e del livello qualitativo raggiunti dalla siderurgia e metalmeccanica del Regno Borbonicoin quel periodo , il re volle che per la costruzione di questa struttura del tutto particolare , venissero utilizzati tutti prodotti e componenti costruttivi metallici, provenienti dalla ferriera calabrese di Razzona di Cardinale, di proprietà del generale Carolo Filangieri, principe di Satriano e duca di Cardinale.
I lavori durati quattro anni costarono complessivamente circa 75.000 ducati, e quindi a meno della metà del preventivo iniziale , ma raggiunse ugualmente il risultato che il sovrano si aspettava : esso riuscì al meglio nel rappresentare quell’esempio di architettura industriale del Regno delle Due Sicilie , che dal punto di vista tecnico costruttivo era per quei tempi all’avanguardia in Europa e nel mondo.
CURIOSITA’ :La decisione del sovrano borbonico di costruire un ponte a catenaria in ferro risultò essere la più economica e razionale perché si inseriva in una realtà industriale ormai presente nel Regno delle Due Sicilie, come quella della produzione del ferro.
Lungo complessivamente 128 metri, con una luce complessiva di 80,40 metri e larghezza di 5,5 metri, venne diviso in tre corsie, di cui le due laterali per i pedoni e quella centrale per gli animali e i carri. Su ognuna delle sponde furono erette due colonne in stile egizio, sormontate da capitelli decorati con palmette, di pietra gialla proveniente dalla cava di Traetto, alte sette metri e con un diametro di 2,5 metri. Davanti ad ognuna fu posta una sfinge, di pietra vesuviana, secondo il gusto che si stava diffondendo dopo l’invasione napoleonica dell’Egitto e i primi scavi archeologici. Ogni estremità del ponte terminava, infine, con uno slargo ottagono con due casette per i custodi e le guardie.
Ed eccoci finalmente giunti al gran giorno .
10 Maggio 1832,… il re Ferdinando II di Borbone, che il giorno precedente aveva radunato numerose truppe a Sessa Aurunca per esercitazioni militari, volle personalmente inaugurare il ponte. Una volta posizionatosi al centro di esso, ordinò che lo attraversassero a trotto due squadre del Reggimento Lancieri e sedici carri pesanti di artiglieria colmi di materiali e munizioni, a dimostrazione della sicurezza e stabilità dell’opera.
Nonostante le previsioni tutt’altro che rosee il ponte superò il possente collaudo. Successivamente ci fu la benedizione del vescovo di Gaeta seguito dal popolo in processione e dopo iniziarono fuochi d’artificio, danze e canti in un tripudio di folla.

Poco più di cent’anni,dopo  il 14 ottobre 1943, per ritardare l’avanzata delle truppe americane, ne fu fatta saltare in aria la campata centrale dai guastatori tedeschi in ritirata verso Cassino, rimanendo però intatta l’intera struttura muraria.

N.B.Il Ponte nella sua fattispecie di opera stradale è anche il testimone muto dell’ultimo atto dell’unificazione dell’Italia sotto il nuovo Regno sabaudo (Battaglia del Garigliano 29 ottobre – 2 novembre 1860), prima dell’assedio di Gaeta e della sua drammatica fine il 13 febbraio 1861,

Soltanto nel 1998 il ponte è stato finalmente restaurato grazie a tecniche di avanguardia che sono state adottate per recuperare la funzionalità e le prestazioni delle parti terminali ancora conservate e per rifabbricare la parte centrale con l’impiego di leghe d’alluminio.

In questo modo il Real Ferdinando continua a detenere il primato tecnologico italiano: nel passato primo ponte sospeso ed oggi primo ponte in alluminio.

Con la dichiarazione di notevole interesse del 29 ottobre 1985, espressa ai sensi della Legge 1 giugno 1939 n. 1089, è stata confermata la tutela del bene culturale.

 

 

 

 

 

 

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