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San Severo fu il  dodicesmo Vescovo di Napoli nel IV secolo,ricoprendo questo ruolo dal 363 al 409, quindi qualche decennio dopo la libertà di culto decretata da Costantino ai cristiani nel 313 in  un periodo in cui le due religioni, pagana e cristiana, furono costrette a convivere, ed i rigurgiti del paganesimo erano frequenti.

Durante il suo episcopato, egli si distinse quindi sopratutto  per la sua ferma opposizione all’arianesimo, i cui seguaci con i loro violenti attacchi negavano  la divinità di Cristo  minacciando  l’unità della Chiesa.


La sua opera contro questi ritorni pagani ed i violenti attacchi degli eretici ariani toccò il suo massimo punto di fede cristiana, quando decise di riportare  nella nostra città le spoglie del suo predecessore san Massimo (sec. IV), che era morto in esilio in Oriente, durante la persecuzione ariana,   Il vescovo , una volta riportate in città queste preziose spoglie , al solo  scopo di proteggerle e meglio conservare le  reliquie  si adoperò per edificare furori dalle mura cittadine la Basilica di San Fortunato , che pare sia sta anche il luogo della sua prima sepoltura dopo la sua morte .


Tra le sue opere più significative, San Severo promosse la costruzione del Battistero di San Giovanni in Fonte, annesso alla basilica di Santa Restituta, considerato uno dei più antichi battisteri dell’Occidente. Esso  si ispira a canoni orientali, con mosaici ritenuti i più preziosi fra quelli pervenutaci da altri battisteri.

Si fece inoltre promotore della costruzione della chiesa che oggi si chiama di San Giorgio Maggiore , che putroppo venne poi “girata “nel ‘600 su progetto di Cosimo Fanzago. Questo è il motivo se oggi nella chiesa entriamo da vecchio abside che  è l’elemento architettonico che si trova alla fine delle navate, non all’inizio. .
La chiesa che si trova all’angolo tra Forcella e Via Duomo, dove si trova  il famoso murale di San Gennaro di Jorit,  rappresenta in città una rilevante testimonianza dell’arte Paleocristiana ben conservata e grazie al suo fondatore ,venne per lungo tempo chiamata “la severiana”, poi essere durante il IX secolo, essere  intitolata al grande martire guerriero San Giorgio, una delle figure cristiane più importanti e suggestive, legata al mito fantasioso del «Drago» simbologia dell’eterna lotta del bene contro il male.

N,B. questa è la stessa chiesa di cui abbiamo discusso nell,articolo dedicato a San Giorgio dove sull’altare c’è un quadro, di Alessio D’Elia, che era un allievo di Solimena, montato su un telaio che ha una pesante cerniera di ferro. Quel telaio si apre, con una corda, e sotto disvela un grande affresco seicentesco di Aniello Falcone che raffigura San Giorgio su un cavallo bianco.

Purtroppo all’ originale chiesa oggi manca, una delle tre navate . E questo perchè alcuni stolti amministartori comunali deciseron ella seconda metà del 1800, nel corso dei lavori del “Risanamento di Napoli” che per allargare via Duomo, l’ala di destra doveva essere scacrificata e le cappelle che si affacciavano su di essa  sostituite da altari.

N.B. Per gli incolti politici, si  doveva demolire anche l’abside paleocristiana, ma la forte opposizione di studiosi religiosi e laici di tutta Italia, ebbe la meglio sulla furia demolitrice.

Tutto sta che oggi quella chiesa che per lungo tempo ( tutto il Medioevo ) fu una delle quattro parrocchie di Napoli, insieme a quella dei Santi Apostoli, di Santa Maria Maggiore e di San Giovanni Maggiore  e divenne l’edificio di culto e di devozione locale più amato e frequentato da parte del popolo, tra Forcella e Spaccanapoli, oggi appare asimmetrica .

Ah ! Ricordiamoci che questa chiesa viene anche e spesso denominata come quella San Giorgio ai Mannesi, perché questa era l’area dei mannesi, dei costruttori dei carri, dei meccanici della antica città romana.

Al San Severo vescovo è attribuita comunque anche la costruzione della chiesa di San Severo fuori le mura che si trova nel Rione Sanità  e che oggi da poco ristrutturata è  sede di iniziative culturali e musicali.
A proposito del Rione Sanità , ricordiamoci che  San Severo morì a Napoli il 29 aprile 409.e le sue  sue reliquie deposte in un primo momento nella  Basilica cimiteriale di S. Fortunato, vennero successivamente trasferite proprio nel Rione Sanità, nelle catacombe che oggi portano il suo nome.

La storia ci racconta che nel 1310, l’arcivescovo Umberto d’Ormont collocò le reliquie nell’altare maggiore della Basilica di San Severo, edificando un ciborio attribuito a Tino da Camaino.
Da questa basilica, le sue reliquie furono trasferite verso la metà del IX secolo, in un oratorio della Basilica urbana di S. Severo nel Rione Sanità, tenuta da una Congregazione sacerdotale detta “della feria sesta”.

Per concludere bisogna sottolineare che la tradizione popolare attribuisce a San Severo  il trasferimento delle reliquie di San Gennaro da Pozzuoli a Napoli, collocandole nelle catacombe extra moenia, oggi note come Catacombe di San Gennaro e quindi per molti è stato anche colui che fu il primo ad assistere al prodigio del sangue di San Gennaro.

 

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