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Il  26 maggio la nostra città celebra San Filippo Neri, uno dei suoi coprotettori più amati ed uno di quei grandi personaggi che per tutta la sua vita decise di dedicarsi al recupero dei ragazzi di strada, fondando oratori in tutta Italia.
Grazie a questa sua straordinaria caritevole opera di grande valore umano. Filippo Neri viene ancora oggi considerato uno dei più straordinari educatori del Cinquecento europeo.
Nato a Firenze nel 1515, in una famiglia benestante, Filippo scelse presto una strada diversa da quella che il suo ambiente gli aveva preparato. Rinunciò all’eredità familiare, partì per Roma e lì costruì lentamente la propria missione: stare accanto agli ultimi. Visitava ospedali, assisteva i malati, accoglieva ragazzi di strada, parlava con il popolo nelle piazze e nei vicoli. Ma soprattutto intuì qualcosa di rivoluzionario per il suo tempo: che la fede, per essere davvero viva, dovesse passare anche attraverso la cultura, la musica, la condivisione e l’educazione.
Nacquero così gli Oratori, luoghi aperti in cui giovani di ogni condizione sociale potevano incontrarsi, studiare, pregare e formarsi. Non semplici istituzioni religiose, ma autentici laboratori umani dove Filippo Neri, un uomo di fede , dotato di un carattere allegro, mite e buono , grazie ai seguaci del suo ordine religioso era capace di parlare ai giovani in modo sorridente con ironia e semplicità.
Quando nel 1586 i padri filippini arrivarono a Napoli, portarono con sé proprio questo modello.
Furono Giovenale Ancina, Antonio Talpa e Francesco Maria Tarugi, inviati dallo stesso Filippo Neri, a fondare la nuova casa napoletana.
Scelsero il cuore antico della città, tra via Duomo e i decumani, acquistando dapprima Palazzo Seripando e poi case, cortili e piccole chiese ormai in disuso. Da quel nucleo nacque progressivamente Complesso dei Girolamini, uno dei più grandi e importanti complessi monumentali di Napoli. Il nome “Girolamini” derivava dalla Chiesa di San Girolamo della Carità di Roma, primo centro dell’ordine filippino.
In piena età della Controriforma, i Filippini rappresentarono una presenza diversa rispetto a molti altri ordini religiosi del tempo. Accanto alla predicazione e alla carità, attribuivano enorme importanza allo studio, alle arti e alla musica come strumenti di crescita collettiva. Per questo il complesso dei Girolamini non fu mai concepito soltanto come convento o chiesa, ma come uno spazio aperto alla città. La quadreria e la biblioteca, già nei secoli passati, erano pensate per essere frequentate e condivise.
La chiesa monumentale, dedicata a Santa Maria della Natività, iniziò a essere costruita nel 1592 su progetto del fiorentino Antonio Dosio. Dopo la sua morte continuarono i lavori Dionisio Nencioni di Bartolomeo e successivamente Dionisio Lazzari. La facciata venne poi ridisegnata nel Settecento da Ferdinando Fuga, mentre Cosimo Fanzago e Giuseppe Sanmartino contribuirono alle decorazioni scultoree.
L’interno, vastissimo, conserva una quantità impressionante di opere d’arte. Le tele di Guido Reni, Pietro da Cortona, Luca Giordano e Francesco Solimena testimoniano la centralità culturale della Napoli barocca. Celebre è la grande “Cacciata dei mercanti dal tempio” di Luca Giordano sulla controfacciata, così come la cappella dedicata a San Filippo Neri, impreziosita dai marmi dei Lazzari e dagli affreschi del Solimena.
Ma i Girolamini non sono soltanto una chiesa. Sono un mondo. Ci sono i due chiostri: quello cinquecentesco progettato da Dosio, con il raffinato pavimento maiolicato e il pozzo marmoreo alimentato un tempo dalle acque della Bolla, e poi il magnifico chiostro degli Aranci, vero giardino monumentale sospeso nel silenzio del centro antico.
C’è la quadreria, una delle prime raccolte pittoriche napoletane concepite fin dall’origine per essere aperte al pubblico. E soprattutto c’è la Biblioteca dei Girolamini, la più antica biblioteca pubblica di Napoli, seconda in Italia solo alla Malatestiana di Cesena. Un luogo immenso della memoria europea, con migliaia di cinquecentine, incunaboli, testi musicali e volumi rari. Nel 1727, su consiglio di Giambattista Vico, i padri acquistarono anche la biblioteca di Giuseppe Valletta, arricchendo ulteriormente il patrimonio dell’istituzione.
Attorno ai Girolamini si è concentrata nei secoli una parte decisiva della storia culturale napoletana. Nella piazza abitò per anni Vico; poco distante soggiornò Torquato Tasso ospite di Giambattista Manso; di fronte alla chiesa sorgeva il Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo dove studiò Giovanni Battista Pergolesi. È uno di quei luoghi in cui Napoli sembra condensare tutta la propria stratificazione: spirituale, artistica, filosofica e musicale.
Eppure i Girolamini hanno conosciuto anche il declino. Dopo il terremoto del 1980 parte del complesso venne occupata dagli sfollati e per decenni l’abbandono sembrò inghiottire questo patrimonio. Poi, nel 2012, esplose lo scandalo dei furti nella biblioteca: migliaia di volumi antichi sottratti, mutilati e immessi illegalmente sul mercato internazionale. Una ferita gravissima per la cultura italiana. Ma proprio quella vicenda ha riportato l’attenzione pubblica sul valore immenso del complesso e sulla necessità di salvarlo.
Oggi i Girolamini stanno lentamente tornando alla loro dignità originaria. E forse è questo il modo migliore per ricordare San Filippo Neri : non attraverso l’immagine oleografica del santo sorridente, ma nella concretezza della sua eredità. L’idea che educazione, bellezza e conoscenza possano essere strumenti di elevazione umana. Che una biblioteca possa essere un atto di carità quanto un ospedale. E che nel cuore tumultuoso di Napoli possa ancora esistere un luogo capace di unire silenzio, arte e misericordia.
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