![]()
Oggi è 27 giugno e nello stesso giorno ma centosettantasette anni fa , moriva ferito a morte sul campo di battaglia , uno di quegli uomini al quale la nostra città ha dedicato una strada .
Aveva appena trentanove anni e concludeva lontano dalla sua città , in una Venezia assediata dalle truppe austriache una vita segnata dagli ideali di libertà e costituzione che avevano animato il Risorgimento italiano.
Oggi il nome Cesare Rosaroll è familiare a migliaia di napoletani che percorrono quotidianamente questa strada , ma quanti realmente conoscono chi era questo personaggio ?
Dite la verità … quante volte avete percorso quella strada dedicata a Cesare Rosaroll senza mai soffermarvi sulla sua storia perché spesso assorbiti dalla fretta delle vostre destinazioni ?
Eppure alcune vie custodiscono la memoria più autentica della città, raccontando vicende che attraversano i secoli meglio di molte pagine di un libro.
Oggi questa strada collega Porta Capuana a via Foria scendendo dalla zona della caserma Garibaldi fino all’ampio slargo dominato da Porta Capuana e dall’edificio dell’ex Pretura, ma non tutti sanno che tempo fa prima di diventare uno degli assi viari del centro cittadino, era un antico canalone lungo il quale correvano le mura di confine della Napoli aragonese.
Oggi 27 giugno cogliamo quindi l’occasione per ricordare la vicenda di uno dei protagonisti meno noti ma più significativi del Risorgimento meridionale.
Cesare Rosaroll, nacque a Roma il 28 novembre 1809. Era figlio di Giuseppe Rosaroll, generale napoletano dell’esercito del Regno delle Due Sicilie che aveva aderito ai moti costituzionali del 1820, chiedendo ai Borbone la concessione di una Costituzione. Dopo il fallimento della rivolta, il generale fu costretto all’esilio. Riparò prima in Spagna e successivamente partecipò alla guerra d’indipendenza greca, trovando la morte in combattimento nel 1825.
Cesare condivise con il padre gli anni dell’esilio in Spagna e in Grecia. Tornato in Italia dopo la sua morte, nel 1830 si arruolò come semplice soldato nei cavalleggeri della Guardia dell’esercito borbonico. Tuttavia, aveva ormai assimilato gli ideali liberali che avevano guidato l’azione paterna.
Nel 1833 partecipò infatti a una congiura contro re Ferdinando II insieme al caporale Vito Romano e al tenente Francesco Angelotti. Il loro obiettivo era provocare un cambiamento politico che portasse alla concessione di una Costituzione, confidando nell’ascesa al trono del principe di Capua, fratello del sovrano.
Lo scrittore Luigi Settembrini, nelle sue “Ricordanze della mia vita”, racconta nei dettagli la vicenda. Il piano prevedeva l’uccisione del re durante una rassegna militare. Soltanto i tre congiurati avrebbero dovuto esserne a conoscenza, ma il sergente Paolillo ascoltò casualmente una conversazione tra Rosaroll e Romano e li denunciò alle autorità.
Scoperti, Rosaroll e Romano decisero di togliersi reciprocamente la vita per sottrarsi alle torture e all’umiliazione della prigionia. Il colpo sparato da Cesare uccise immediatamente Vito Romano; quello esploso dall’amico ferì invece soltanto Rosaroll. Sopravvissuto, fu arrestato insieme ad Angelotti e condannato a morte.
Le drammatiche suppliche dei due condannati sul patibolo impressionarono profondamente Ferdinando II, che trasformò la sentenza capitale in ergastolo. Angelotti rimase in carcere fino al 1839, quando venne ucciso durante un tentativo di fuga dal bagno penale di Procida.
La sorte di Rosaroll fu diversa. Nel 1848 Ferdinando II concesse finalmente la Costituzione e affidò il governo a Carlo Troya. In quel clima di rinnovamento politico venne concessa un’amnistia generale ai detenuti per reati politici, consentendo a Cesare di riacquistare la libertà.
Nello stesso anno il Regno delle Due Sicilie decise di sostenere la Lombardia, impegnata nella guerra contro l’Austria. Rosaroll fu tra i circa quindicimila uomini inviati al comando del generale Guglielmo Pepe per partecipare a quella che sarebbe passata alla storia come la Prima Guerra d’Indipendenza italiana.
L’esperienza costituzionale durò però poco. Quando il Parlamento napoletano entrò in contrasto con il sovrano, Ferdinando II revocò la Costituzione e dichiarò traditore il governo. Il 31 luglio 1848 ordinò il rientro delle truppe inviate al Nord.
Non tutti obbedirono. Molti ufficiali e soldati decisero di continuare la lotta contro gli austriaci. Tra questi vi erano Cesare Rosaroll e lo stesso generale Pepe. Con un gruppo di volontari raggiunsero Venezia, allora assediata dalle forze asburgiche.
Fu proprio in quella campagna che si concluse la vita di Cesare Rosaroll. Ferito mortalmente presso Marghera il 27 giugno 1849, morì combattendo per quegli ideali di libertà e di costituzione che avevano segnato l’esistenza di suo padre e che avevano guidato l’intero corso della sua vita.
Oggi il nome di Cesare Rosaroll , continua a vivere in una delle principali strade del centro di Napoli. Una via che molti attraversano distrattamente ogni giorno, senza immaginare che dietro quella semplice targa si nasconde la storia di un uomo che consacrò la propria esistenza a una causa politica e che trovò la morte lontano dalla sua città, sul campo di battaglia.
Commenti via Facebook






