Il Parco della Reggia di Capodimonte, chiamato anche in modo popolare Bosco di Capodimonte, può essere considerato il polmone urbano di Napoli: Un’immensa area verde di 124 ettari, ricca di piante secolari come lecci, querce, castagni, olmi e tigli.

La reggia di Capodimonte fu voluta, per la città di Napoli, dal sovrano Carlo di Borbone, che intendeva con essa impreziosire la sua vasta riserva di caccia sulla verde collina di Capodimonte. Era, questa , una riserva di caccia molto amata dal sovrano Carlo III di Borbone ( I di Napoli ) che gli permetteva di soddisfare , la sua innata passione per la caccia.
(Atre realizzazioni architettoniche sorte a tale scopo sono la Casina sul Lago Fusaro e la Reggia di Carditello).
Alla sua riserva di caccia sulla verde collina di Capodimonte mancava comunque una vera residenza reale ed egli quindi ,successivamente , spinto anche dall’esigenza di dover collocare in un edificio il formidabile patrimonio artistico che la madre, Elisabetta Farnese, gli aveva lasciato in eredita’, decise di trasformare questo semplice Casino di caccia in una Reggia per ospitare la ricca Collezione Farnese di cui sua madre gli aveva fatto dono (trasferite da Parma a Napoli con l’insediamento del re sul trono nel 1734).
La costruzione del Palazzo Reale di Capodimonte fu intrapresa nel 1738, nell’area adiacente all’omonimo Bosco sotto la direzione di Giovanni Antonio Medrano, che sviluppò un edificio con due rigorose facciate in stile dorico in cui il tradizionale “rosso napoletano” contrasta con il piperno grigio.
La nuova residenza reale , realizzata da Antonio Medrano in suggestiva e panoramica posizione sul golfo e sulla citta’ , ricopri fin da subito la duplice funzione di residenza di corte e sede museale . Nel 1756, infatti, furono aperte le prime sale che accoglievano la ricchissima collezione Farnese ereditata da Carlo di Borbone.
La costruzione del palazzo, avvenuta con gran ricercatezza nei materiali e nelle rifiniture , a causa delle poche risorse economiche a disposizione, duro’ molti anni e, nel 1743, si registrò anche l’intervento di Ferdinando Sanfelice che realizzò l’edificio che avrebbe ospitato la fabbrica di porcellane e la chiesa dedicata a San Gennaro voluta da re Carlo di Borbone per la gente del luogo  che abitava nel parco .

 

La chiesa fu elevata a parrocchia nel 1776 e fu realizzata con una facciata sobria con paraste doriche ed un interno alquanto luminoso, con un ivaso ovale oenato da decorazioni sobrie e da quattro statue nelle nicchie che riproponevano  San Filippo , Santa Elisabeiia , San Carlo Borromeo e Sant’Amelia.

Oggi purtroppo delle quattro statue ci sono solo quelle di San Carlo e di Sant’Amelia, mentre sull’altare fortunatamente  è rimasta la tela di Leonardo Olivieri  raffigurante San Gennaro in gloria.

 

Prima di Tornare in Spagna nel 1759, re Carlo portò la sua collezione d’arte nella parte completa dell’edificio e lasciò il trono al figlio Ferdinando IV. Purtroppo, sotto il suo regno, tutte le costruzioni vennero bloccate e la reggia fu trasformata nella sua dimora, con il conseguente trasferimento delle opere d’arte nel Palazzo degli Studi. Nel 1799, a causa della rivoluzione giacobina, Ferdinando fu costretto a fuggire in Sicilia e vi portò anche parte della collezione senza che queste fecero più ritorno. La stessa situazione si verificò cinque anni più tardi quando, con la venuta dei francesi, il re scappò di nuovo.
I lavori di costruzione ripresero solo nel 1817, quando i Borbone tornarono a Napoli e Ferdinando IV incaricò l’architetto Fuga di ampliare la reggia e risistemare il parco.
I lavori trasformarono l’edificio in Museo Borbonico.
Nel corso del decennio francese, le opere d’arte furono spostate nell’edificio dell’attuale Museo Nazionale, e la reggia divenne residenza residenza di Giuseppe Napoleone e poi di Gioacchino Murat.
I francesi, comunque nel corso del decennio che li vide regnare in città, ebbero almeno il merito di valorizzarono la zona di Capodimonte, sia migliorandone il collegamento attraverso la costruzione del corso Napoleone (attuale Corso Amedeo di Savoia), sia abitando il palazzo e arricchendolo di arredi raffinati.
Con il reinsediamento sul trono dei Borbone il palazzo assume la sua fisionomia definitiva.
Con l’unità d’Italia, la proprietà della Reggia passò ai Savoia che, pur continuando ad utilizzarla come residenza, cominciarono a sistemare numerose collezioni e opere d’arte all’interno dei numerosi saloni dell’edificio.
Sotto i Savoia, la reggia di Capodimonte riveste il duplice ruolo di residenza e museo, per poi assolvere dal 1950 (anno di istituzione del Museo Nazionale di Capodimonte) solo quest’ultima funzione, ospitando collezioni di arte medioevale e moderna e il ritorno della collezione Farnese.
Dopo che il complesso ospitò Vittorio Emanuele III, l’edificio fu affidato, nei primi del Novecento, alla famiglia del duca d’Aosta, ramo cadetto di casa Savoia, che vi risiedette più o meno stabilmente.
Nel 1920 la proprietà del palazzo passo allo Stato, ma i Savoia continuarono ad abitarla fino al 1948 quando, terminata la guerra, si decise di destinare l’edificio a Museo ( inaugurato ufficialmente nel 1957 ) .

Il Museo che si sviluppa su tre piani e’ stato allestito sulla base delle differenti collezioni. Fra queste le più importanti sono: la Galleria Farnese, quella Napoletana e l’appartamento reale che sono state suddivise per piani.
Assolutamente da non mancare , sopratutto durante una delle tante belle giornate di sole una bella passeggiate tra i cortili del vasto parco annesso, con i suoi viali, i prati e lo splendido Belvedere da cui si puo’ ammirare un panorama mozzafiato sullo splendido golfo di Napoli .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da visitare anche la famosa fabbrica di Porcellane di Capodimonte, i cui prodotti sono da sempre famosi in tutto il mondo . Si tratta oramai di una fabbrica di antica tradizione ,avviata nel 1743 e ancora oggi attiva in zona e sede dell’Istituto professionale di Stato “Giovanni Caselli” per l’industria e l’artigianato, unico in Italia preposto alla preparazione di personale e di tecnici specializzati nel settore ceramico.

L’Istituto ha sede proprio nell’edificio dove un tempo sorgeva la storica Manifattura della Porcellana , voluta dal re Carlo , nei pressi della chiesa e del Cellaio.

CURIOSITA’: La piccola chiesa di San Gennaro dopo  lunghi anni in cui è stata chiusa al pubblico è stata finalmente recentemente riaperta grazie ad un intervento di restauro affidato al grande architetto spagnolo Santiago Calatrava che ha   riguardato una “rilettura” totale dello spazio della cappella settecentesca,  dalle vetrate al soffito , fino alle stesse nicchie che ora propongono disegni e installazioni in porcellana ispirate ai valori del Real Bosco di Capodimonte .

Il restauro , considerato , vista l’importanza del grande artista ed architetto di fama internazionale , rappresenta per la nostra città  un  evento eccezionale , e avvicina la scuola napoletana , custode di una secolare tradizione nella lavorazione della ceramica e porcellana,ad una grande firma  delle menti creative più brillanti dei nostri giorni che si è dichiarato onorato di essere a Napoli ad insegnare ai giovani.

E’ infatti interessante notare a tal proposito che I manufatti realizzati  nalla chiesa e voluti dal Calatreva sono stati realizzati sotto la direzione del maestro stesso da maestranze locali scelte personalmente dal grande architetto che ha nell’occasione  utilizzato anche allievi dell’Istituto Caselli- De Sanctis che, tra i suoi indirizzi, ha anche quello professionale per la ceramica e le porcellane. Ovviamente i  manufatti sono stati poi donati da Santiago Calatrava al Museo e Real Bosco di Capodimonte e andranno ad arricchire le sue collezioni.

CURIOSITA’: Il Museo di Capodimonte recentemente ha ospitato nelle sue sale una mostra di ben  400 opere e documenti tra modelli architettonici , studie progetti , schizzi, dipinti m ceramiche e sculture della produzione di Santiago Calatrava , il grande artista valeziano riconosciuto a livello internazionale come straordinario progettista di pontir ealizzati alla ricerca di un equilibrio tra volume e luce, i due elementi essenziali del suo concetto di architettura .

N.B, Il  grande artista contemporaneo spagnolo Calatrava,  in arte architetto, ingegnere, pittore, scultore e  disegnatore è attualmente considerato  una fra le menti creative più brillanti dei nostri giorni.

Tra le sue opere più famose , senza molto divulgarmi , voglio solo ricordarvi la realizzazione del Ponte Bac de Roda, commissionato in occasione dei Giochi Olimpici di Barcellona del 1984,  il Museau do Amanhã (Museo del Domani) di Rio de Janeiroall’estero mentre in Italia la stazione Mediopadana dell’alta velocità di Reggio Emilia , la sede dell’Università di Tor Vergara a Roma ed il Quarto Ponte sul canal grande di Venezia .

La zona di Capodimonte è sempre stata considerata un’area lontana dal centro storico della città e per raggiungerla oggi nessun napoletano penserebbe di fare a meno della sua auto .Eppure un tempo ci si arrivava a piedi e si impiegava meno di 25 minuti solo se si partiva da Via Foria.

Per gli amanti della passeggiata e dei luoghi caratteristici vi consigliamo di provare a ripercorrere questa vecchia strada ed in grossa parte scalinata .

Per farlo dovete partire  da via Foria, di fronte all’ex caserma di via Rosaroll e poi imboccare via Giuseppe Piazzi che va percorsa  fino in fondo dove si trovano  i Gradini Giuseppe Piazzi.
Si tratta della famosa scalinata rappresentata  nel film di Vittorio De Sica “Ieri, oggi, domani dove  la fila di venditrici di sigarette di contrabbando si passa la voce che Sophia Loren (Adelina )  “ten’ ‘a panz’”  ( e’ gravida ) per non andare in carcere
Rispetto a quel film ora al centro della scalinata c’è un corrimano ma i panni stesi sono comunque ancora presenti .
Percorrendo la scalinata in fondo , una volta girato l’angolo avete  due scelte : potete prendere a sinistra le caratteristiche Rampe Morisani e sbucare su via Ottavio Morisani dove si puo’ammirare  e godere di un bellissimo panorama oppure girando a destra imboccare la Salita Moiariello il cui nome deriva  dell’antica unità di misura agraria   “moggio”.
Via Morisani era in origine una strada privata di accesso a villa Blanch , un grande palazzo nobiliare del 700 di proprieta’ di Francesco Maria Blanch, marchese di Campolattarodi . Molte delle abitazioni e giardini che ora vediamo separate in questa zona, erano in realtà tutte parti di questa grande abitazione .
Da via Moriani se invece imboccate   un’altra scalinata ripida in discesa  una volta giunti all’ultimo gradino e risalendo  passando davanti a Torre Palasciano, vi immeterete  comunque su salita Moiariello.
Salita Moiariello mostra una scalinata piu’ larga delle precedenti  e alterna gradini a pavimento liscio fatto di basolato antico. Percorrete la salita fino ad incontrare la Torre Palasciano  costruita nel 1868 per il medico Ferdinando Palasciano ( strane voci dicono che aleggi ancora di notte il suo fantasma ) e dove pare  che qui Antonio Ranieri avesse portato inizialmente  le spoglie di  Giacomo Leopardi .
Dopo il cancello dell’Osservatorio , passati altre duecento metri , sul muro di un palazzo c’è ancora una tabella antica di marmo con  scritto “Confine della cabella del vino della città di Napoli” ( da qui in poi non si pagava la tassa ) . Ancora  pochi metri su via S. Antonio a Capodimonte e sarete fuori al cancello di Porta Grande del Real Bosco di Capodimonte con il suo famoso Museo .

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