Il complesso monumentale dei Girolamini fu edificato tra la fine del Cinquecento e la metà del Seicento; deve il suo nome ai religiosi seguaci di san Filippo Neri che ebbero come loro primo luogo di riunione la chiesa di San Girolamo della Carità a Roma .

La loro presenza a Napoli avvenne nel  1586, quando San Filippo Neri, fondatore dell’Ordine cdeice di inviare i padri Giovenale Ancina, Antonio Talpa e Francesco Maria Tarugi a fondare una casa a Napoli.

La piccola sede iniziale fu edificata nell’insula oggi compresa tra il largo e vico Girolamini, via Duomo e via San Giuseppe dei Ruffi, con l’acquisto prima di palazzo Seripando e poi di case e chiesette in disuso. Pochi anni dopo con i lavori di demolizione delle costruzioni sull’attuale largo dei Girolamini cominciò l’edificazione della monumentale chiesa dedicata a Santa Maria della Natività e a Tutti i Santi, eseguita a partire dal 1592.

CURIOSITA’; I Filippini in pieno clima tridentino erano tra i gruppi religiosi più avanzati a livello pastorale e culturale. Era loro caratteristica un’apertura verso i diversi ceti sociali attraverso non solo la carità e la predicazione ma anche mediante lo studio. I padri Filippini davano anche ampio spazio alla cultura, alle arti e alla musica con scopi sociali, educativi e culturali. Per questo motivo la presenza degli Oratoriani a Napoli fu molto incisiva sia nella vita spirituale che culturale: segno inconfondibile fu l’apertura all’esterno della quadreria e della biblioteca, arricchitesi molto nel corso del ‘700 e dell’800. Inoltre, furono realizzate all’interno del complesso cinque cappelle che avrebbero ospitato altrettante congregazioni, intitolate alla Visitazione o dei Dottori, alla Purificazione e all’Assunzione, tutte dedicate alla Beata Vergine, in omaggio al culto per la Madonna proprio di San Filippo Neri. Inoltre, furono dedicate altre due cappelle ai fanciulli, intitolate a San Giuseppe e ai Mercanti. Queste istituzioni, dedite alle opere di misericordia veso gi ammalati ed i defunti o alla lettura dei sacri test, erano costituite  da vari esponenti, chierici e laici della societa contemporanea 

Il motivo per cui sacerdoti dell’ononimo complesso, vennero soprannominati dai napoletani “Girolamini” era proprio perchè provenivano dalla Chiesa di San Girolamo .
L’ordine dei Girolamini di Napoli è quindi quello degli Oratoriani di San Filippo Neri.

Il complesso, ingrandito e arricchito di opere d’arte nel corso del Settecento,, soppresso nel 1866con la legge postunitaria, divenne da quel momento  Monumento Nazionale  dei Girolamini con le leggi eversive del patrimonio ecclesiastico.

Il complesso dei girolamini è tra i più vasti edifici di culto napoletano e rappresenta oggi una delle più importanti concentrazioni culturali della citta’ .
Comprende , oltre alla monumentale chiesa basilicale , una prestigiosa pinacoteca , la famosa Biblioteca che ha 160 mila volumi religiosi e laici, numerosi manoscritti del Seicento, ventisei “Legature Canevari”, oltre seimila composizioni e opere musicali , la cappella dei Dotti , la cappella dei bambini , e l ‘ oratorio degli artisti ovvero dell’ Assunta.
La Biblioteca statale (ospitata nell’Oratorio dei Girolamini ) contrariamente agli usi degli ordini monastici, che non ammettevano il pubblico nelle loro biblioteche fu un istituto aperto al pubblico dal 1586.
La chiesa fu eretta nel 1590 su progetto di Giovanni Antonio Dosio , mentre la cupola e la facciata furono opere di Dionisio Lazzari .
La facciata in un secondo momento fu rifatta su disegno di Ferdinando Fuga.
L’ interno di questa chiesa è molto grande e riccamente decorato da affreschi di Luca Giordano – Francesco Solimena – Giovanni Bernardino Azzolino – e Belisario Corenzio mentre ritroviamo sculture del Bernini .
In questa chiesa , non sempre visitabile in quanto sconsacrata , si trova il sepolcro del filosofo Gian Battista Vico
Nelle mura del convento troviamo anche 2 bellissimi chiostri .
Il primo , chiamato chiostro degli aranci , ha un magnifico giardino molto particolare che lo rende unico nel suo genere : le sue aiuole , che ospitano alberi di agrumi, sono poste ad un livello inferiore rispetto a quello del porticato a cui si accede con 2 scale( unico chiostro a Napoli con questa caratteristica ) esso è considerato una vera e propria oasi verde .
Il secondo con al centro un pozzo del 500 alimentato a suo tempo dalle acque della Bolla , è detto maiolicato per le mattonelle in cotto e le piastrelle in maiolica ( fondo bianco e decorazioni blu ).
Alle spalle della chiesa,  su via Duomo troviamo la biblioteca e la quadreria.
La quadreria dei girolamini è un piccolo museo con opere di pittori appartenenti alla scuola napoletana come Massimo Stanzione – Luca Giordano – Battistello Caracciolo -Francesco Solimena oltre a opere di Guidi Reni – Sammartino – Ribera e Francesco Gessi .
La Biblioteca , ubicata in quattro stupende sale settecentesche e due moderne, è una delle più ricche del Mezzogiorno e la più antica tra quelle napoletane, a lungo frequentata da Giambattista Vico e Benedetto Croce . Ha un patrimonio librario di circa 159.700 unità tra volumi ed opuscoli, tra i quali 137 stampati musicali, 5.000 edizioni del Cinquecento, 120 incunabili, 10.000 edizioni rare e di pregio, 485 periodici, una quantità non ancora determinata di microfilm e ritratti. Diverse le biblioteche che hanno arricchito il patrimonio dell’istituto tra i quali 5.057 volumi del Fondo Agostino Gervasio, i cui testi trattano di archeologia, numismatica, bibliografia e letteratura classica, il Fondo Filippino, prevalentemente di storia ecclesiastica, sacre scritture e teologia, il Fondo Giuseppe Valletta,( acquistata su consiglio di Vico ) comprendente una ricca collezione di testi giuridici , filosofici e letterali del seicento e del settecento napoletano con rare edizioni del XVI e XVII secolo costituiti da classici latini e greci, storia e filosofia, e i 940 volumi del Fondo Valeri che riguardano la storia di Napoli e dell’Italia meridionale.

image-620x339La Biblioteca è attualmente chiusa al pubblico (ancora sotto sequestro giudiziario) dopo il furto di migliaia di libri antichi operato dall’ ex direttore condannato a sette anni in regime di detenzione domiciliare con interdizione perpetua dai pubblici uffici per aver trafugato un numero ancora imprecisato di preziosi volumi antichi e averli venduti illegalmente (nel furto dei  migliaia di volumi antichi e rari risultano indagati l’ex direttore della biblioteca Massimo De Caro e altri personaggi tra cui il senatore Marcello Dell’Utri. )

I volumi ad oggi recuperati sono solo 2400 e rappresentano solo una parte del grande saccheggio .Gli scaffali lignei semivuoti della sala “Giambattista Vico ” rappresentano lo scempio di una delle piu’ antiche biblioteche pubbliche italiane .

 

 

 

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