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Il 25 marzo del 1776 Ferdinando IV di Borbone, fondò la Real Colonia della Seta di San Leucio, una fabbrica industriale che produceva stoffe pregiate ancora oggi molto ricercate.
Il tutto nacque quando Ferdinando, che come tutti sapete , era un grande amante della caccia, scoprì durante una delle sue tante battuta di caccia su di una piccola collina nel Casertano, un vecchio rudere di una antica chiesetta dedicata a San Leucio, un santo nato ad Alessandria d’Egitto, che visse per molto tempo in Italia e morì proprio nel territorio casertano.
Il luogo silenzioso e con una vista stupenda sulla belle ed estesa campagna di Caserta, piacque moltissimo al re, al punto da sceglierlo come suo luogo di ritiro lontano dalla vita mondana e dal baccano della Reggia di Caserta che lo soffocavano. Decise pertanto di costruirvi un suo personale casinò di caccia, affidando i lavori di restaurazione all’architetto Collecini.
Il re, oltre a costruire un casinò di caccia, fece comunque edificare anche nuovi edifici destinati alle famiglie dei residenti locali che allora non erano più di venti.
Sul Belvedere intorno al casinò di caccia, il sovrano vi fece poi insediare alcune famiglie affinchè provvedessero alla regolare gestione del complesso. Essi si rivelarono dei fedeli coloni che con il tempo crebbero di numero e diventarono una piccola comunità.
CURIOSITA’; Nel regno si diceva che la zona fosse popolata di belle donne felici di soddisfare ogni desiderio di Ferdinando; non a caso i bambini del luogo erano chiamati ” e figli d’ o’ Rre “.
Ferdinando IV, innamorato di quel luogo, ad un certo punto decise, probabilmente anche influenzato dalle mode utopistiche dell’epoca, di realizzare in quel posto una colonia modello fatta di persone felici. Nel paesino che si sarebbe dovuto chiamare Ferdinandopoli, il re mise pertanto in atto un esperimento sociale ed economico unico in Europa: tramite la creazione di una seteria e di una fabbrica di tessuti cercò di fondare una comunità operaia autogestita, capace di autonomia economica che, oltre a produrre stoffe pregiate, doveva formare un nuovo suddito consapevole, ricco della propria professionalità e sopratutto felice, come solo nelle utopie settecentesche poteva accadere.
Egli diede quindi luogo alla costruzione di un moderno centro industriale per la tessitura della seta, conferendo al tempo stesso all’intera colonia un’ organizzazione sociale particolare basata su leggi speciali fatte in uno specifico codice (scritto di suo pugno) chiamato Ferdinandeo, pieno di straordinarie intenzioni e intuizioni con cui regolava la vita dei cittadini e la cui compilazione fu affidata a Gaetano Filangieri .
N.B. La comunità fu regolata dal Codice leuciano, una raccolta di leggi ispirata alla filosofia illuminista, il cui grande merito fu quello di considerare, per la prima volta nella cultura occidentale, il ruolo della donna al pari di quello dell’uomo.
In questo particolare esempio di innovazione industriale oltre che sociale, gli abitanti dovevano ispirarsi all’assoluta eguaglianza senza distinzioni di condizioni e di grado, e vestirsi tutti allo stesso modo senza distinzione sociale.
Era quindi vietato il lusso. Il lavoro e la casa erano garantiti a tutti, ogni operaio aveva una sua casa e riceveva ottimi salari. Inoltre insieme alla loro famiglia, essi ricevevano cure mediche, assistenza ed educazione che veniva considerata l’origine della pubblica tranquillità; la buona fede era la prima delle virtù sociali e il merito la sola distinzione tra gli individui.
Il re fece costruire una scuola e la frequenza della stessa era obbligatoria a partire dai sei anni di età: i ragazzi erano poi messi ad apprendere un mestiere secondo le loro attitudini e i loro desideri.
Rese obbligatoria la vaccinazione contro il vaiolo.
Pretese che, come condizione primaria, venisse curata l’igiene e la pulizia.
Fu evitata la mendicità mediante l’istituzione di un fondo per i bisognosi.
I giovani potevano sposarsi per libera scelta, senza dover chiedere il permesso ai genitori.
Proibì la dote per i giovani sposi ai quali egli stesso donava una casa e due telai.
Le mogli non erano tenute a portare la dote: a tutto provvedeva il re, che s’impegnava a fornire la casa arredata e quello che poteva servire agli sposi.
Furono aboliti i testamenti e i figli ereditavano dai genitori per diritto naturale: i figli ereditavano dai genitori, i genitori dai figli, quindi i collaterali di primo grado e basta.
Alle vedove andava l’usufrutto. Se non c’erano eredi, andava tutto al Monte degli orfani.
Nella successione maschi e femmine avevano pari diritti.
I funerali si celebravano senza distinzione di classe, anzi erano sbrigativi perché non dovevano affliggere. Ferdinando che era un gran superstizioso, abolì anche il lutto che trovava sinistro: al massimo una fascia nera al braccio.
Il parroco ed il popolo (tramite i capifamiglie ) eleggevano gli anziani.
La città era amministrata da cinque anziani che con funzioni di magistrati e giudici civili restavano in carica un anno.
Le norme del codice prevedeva che ogni dipendente delle manifatture della seta, era tenuto a versare una parte dei guadagni alla Cassa della Carità, istituita per gli invalidi, i vecchi ed i malati.
Insomma: uguaglianza, solidarietà, assistenza, previdenza sociale, diritti umani.
Un misto di socialismo reale e surreale: io vi dò queste leggi, rispettatele e sarete felici.
Tutto ruotava intorno alla fabbrica che in breve tempo si andò sviluppando con altri reparti necessari per il completamento del ciclo di lavorazione ed in breve tempo tutto il piccolo centro di lavorazione si trasformò in un opificio industriale intorno al quale sorsero infrastrutture e altre abitazioni per tecnici e operai specializzati che accorsero da ogni parte d’Italia.
La seta che qui si produceva era di qualità straordinaria, finissima e richiesta in ogni parte del mondo. I tessuti di San Leucio rifornivano i sovrani della casa borbonica e le famiglie della nobiltà napoletana sia per gli abiti sia per le tappezzerie.
Per migliorare la fabbrica non si badava a spese e furono acquistati i più moderni impianti e macchinari, sicchè essa raggiunse un livello così alto che poteva essere paragonato a ciò che vi era di meglio in altri paesi stranieri.
Il complesso industriale oltre ad essere dotato di quanto di meglio la tecnologia dell’epoca offrisse, precorreva in organizzazione e normativa quei princìpi che, molto tempo dopo, saranno applicati dalle più evolute società industriali: il merito come unico elemento discriminante tra i lavoratori, una perfetta parità di trattamento tra uomo e donna, l’apprendistato retribuito, la formazione professionale e l’assistenza sanitaria gratuita; persino i funerali erano a spese dello Stato.
Il potere giudiziario fu conferito a un soprintendente generale e la responsabilità della produzione a un amministratore.
Il primo ad assumere tale carica fu Domenico Cosmi, ufficiale della Real Casa e già soprintendente all’insegnamento professionale. Questi era un uomo di grandi capacità tecniche e gestionali che portò, in breve tempo, la fabbrica a livello di una manifattura altamente industriale.
Eppure la fabbrica, che s’ingrandì e produsse una gamma ricchissima di tessuti, non riuscì mai a prosperare economicamente. Se non ci fosse stato il re che metteva mano al portafoglio e rinvigoriva le casse, addio.
Un’industria di Stato: esattamente come ai nostri tempi ( Fiat, Alitalia etc).
L’esperimento della “Reale Colonia ” e la sua filosofia sociale, durò circa sessant’anni; il fallimento del suo ideale fu provocato dalla crescita della popolazione. Quando la gente cominciò a litigare, la rigidità della legge cominciò a sfaldarsi e la gabbia dorata ad arrugginirsi.
L’antico borgo industriale con le abitazioni per i lavoratori, invece, grazie a provvidenziali recenti opere di restauro continua a sopravvivere al tempo nella sua bellezza.
Quello che oggi rimane dell’antica Ferdinandopoli, è un maestoso complesso il cui impianto urbanistico è ancora intatto. In alto il palazzo del Belvedere, con il primo setificio, la chiesa, la scuola per i figli degli “artisti” della colonia, il teatro e gli appartamenti del re e della corte: in basso le residenze degli operai, case a schiera tutte uguali per una comunità di uguali. La manifattura invece è l’unica ad esser sopravvissuta al tempo senza particolari aiuti e ancora oggi seppure con caratteristiche molto diverse continua ad essere un prodotto estremamente ricercato ed apprezzato in ogni dove si parli di seta.
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