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La rivista Artribune, il noto magazine dedicato al mondo dell’arte contemporanea, nell’articolo “Tutto il meglio del 2015 nel mondo dell’arte” ha premiato il Museo Madre come Miglior Museo d’Italia di arte contemporanea.
Il Museo d’Arte contemporanea DonnaREgina (M.A.D.RE) è il primo museo d ’arte contemporanea situato nel centro storico di una città. E’ situato infatti a pochi passi dal Duomo di Napoli e dal Museo Archeologico Nazionale.
Il Museo trae il proprio nome dall’edificio che lo ospita, il Palazzo Donnaregina, che come tutta l’area in cui sorge deve la denominazione al Monastero di S. Maria Donnaregina, fondato dagli Svevi (XIII secolo) e poi ampliato e ricostruito nel 1325 dalla Regina Maria d’Ungheria, moglie di Carlo II d’Angiò. Dell’antico complesso conventuale rimangono oggi solo la chiesa omonima, che si affaccia su piazza Donnaregina, costruita in epoca barocca, e la chiesa trecentesca di Donnaregina “vecchia”, in stile gotico, che ha ospitato mostre ed eventi speciali organizzati dal Museo.
L’edificio fu acquistato nel 2005 dalla Regione Campania , con i fondi della comunita’europea con lo scopo di destinarlo a Museo per l’Arte Contemporanea e costituire così il primo Museo regionale in Campania in grado di confrontarsi con gli istituti museali di livello internazionale.
L’antico palazzo Donnaregina è stato perciò restaurato e adibito a museo su progetto dell’architetto portoghese Álvaro Siza Vieira (Leone d’oro alla carriera 2012) ; uno splendido e funzionale spazio moderno per l’arte contemporanea che oltre alla parte prettamente espositiva, vede realizzati un auditorium, una libreria, una biblioteca, laboratori didattici, e un ristorante con annessa caffetteria, per un totale di 7.200 mq, di cui 2662 sono destinati ai tre diversi piani di esposizione.
Al primo piano del museo sono collocate le opera permanenti di Clemente, Lewitt, Long, Kapoor, Bianchi, Fabro, Koons, Paladino, Kounellis,Horn, Paolini e Serra, che raccontano in controluce la storia di piazza Plebiscito, delle mostre a Capodimonte, al Museo Archeologico, a Castel Sant’Elmo e le intuizioni originarie dei grandi galleristi napoletani.
Il percorso espositivo del secondo piano segue le vicende più significative dei linguaggi artistici dalle fine degli anni Cinquanta fino all’inizio dei Novanta mentre il terzo piano e’ destinate alle esposizioni temporanee.
Le collezioni e le installazioni permanenti rappresentano uno degli aspetti più affascinanti del museo. Qui le opere non si limitano a essere esposte: dialogano con l’architettura e con la città stessa.
Ad accogliere il visitatore è l’intervento di Daniel Buren, che attraverso le sue celebri bande colorate ridefinisce la percezione dello spazio d’ingresso e sottolinea il rapporto tra il museo e la sua comunità. Di forte suggestione è anche l’opera realizzata da Rebecca Horn, che richiama il culto popolare delle “capuzzelle”, le anime anonime del Cimitero delle Fontanelle, trasformando una tradizione profondamente napoletana in una riflessione universale sulla memoria e sul rapporto con i defunti.
Simbolo del museo possiamo considerare la splendida opera di Mimmo Paladino ,rappresentante un cavallo stilizzato che ricorda l’immagine omerica del cavallo di Troia , volutamente costruito da blocchi di tufo ,un materiale povero ma ricco di storia , che sembra inneggiare ad antichi cavalieri ,guerre , viaggi e migrazioni.
La scultura che si profila dinanzi alla citta’,sembra immortalare il passaggio tra il mondo antico e il mondo moderno.
Protagonista del Museo, grazie al suo affascinanti scorcio prospettico è anche l’ opera visibile sulla terrazza panoramica dell’edificio (con accesso ai visitatori su richiesta) dei due artistiBianco e Valente dal titolo “Il Mare non Bagna Napoli” : la scritta domina a 360 gradi il quartiere circostante di San Lorenzo e cita fin dal suo titolo quello del libro pubblicato da Anna Maria Ortese nel 1953, una raccolta di racconti che restituisce le difficoltà, il dramma e la sofferenza della Napoli del dopoguerra con sguardo critico.
Da quassù lo sguardo abbraccia i tetti del centro antico, le cupole delle chiese, il Vesuvio e il mare, offrendo una prospettiva insolita e affascinante di Napoli.
Attorno al museo ruota inoltre un’intensa attività culturale fatta di mostre temporanee, incontri, laboratori, progetti di ricerca e percorsi formativi che coinvolgono pubblici di ogni età. Il Madre non è soltanto uno spazio espositivo, ma un luogo vivo, in continua evoluzione, capace di mettere in relazione l’arte contemporanea con la storia, la società e l’identità di Napoli.
E forse è proprio questa la sua caratteristica più preziosa: essere un ponte tra epoche diverse. Un luogo dove il Medioevo, il Barocco, l’Ottocento e il linguaggio dell’arte contemporanea convivono sotto lo stesso tetto, ricordandoci che a Napoli il passato non è mai qualcosa di concluso, ma una presenza che continua a dialogare con il presente.














