Sapete qual’è oggi il luogo più visitato di Napoli ?

Vi sembrerà quantomeno strano , ma il luogo più ricercato e visitato dai turisti che giungono nella nostra città è oggi il  murales dedicato al Pibe de oro presente nei quartieri spagnoli.

Proprio così ….

Oggi quel murale del Maradona dei Quartieri Spagnoli è una sorta di attrazione, di icona,. Esso compare addirittura anche in diverse guide turistiche della città.

Tra insomma tante bellissime opere d’arte presenti nella nostra città , il primato dell’opere oggi piu pubblicizzata , vista e ricercata spetta a Mario Filardi .

Il riconoscimento dell’opere al suo autore è arrivato postumo: è infatti solo nel 2016 il Comune di Napoli ha apposto una targa in via De Deo per ricordare l’artista che omaggiò Maradona con un’opera diventata famosa in tutto il mondo.

L’ autore dell’opera fu un artista di soli ventitré anni, Mario Filardi, poi scomparso nel 2010 a Zurigo in circostanze ancora da chiarire. Egli, artista per passione, nella vita faceva tutt’altro mestiere, dal momento che per tutta la vita girò il mondo per fare il cameriere (Svizzera, Londra, Madrid, l’Australia, Francoforte. ) Egli poiche proveniva  da una famiglia in difficoltà economiche e fin da giovanissimo volle evitare di pesare sui familiari e continuamente girava per altre nazioni in cerca di lavoro dove potersi gyadagnare da vivere (Svizzera, Londra, Madrid, l’Australia, Francoforte. ) Quandocomunque  tornava a Napoli, amava armarsi di colori per dipingere. E lo ha fatto anche nella tarda primavera del 1990, quando Napoli era in festa per la vittoria del suo secondo scudetto.

CURIOSITA’: Mario Filardi era solito  realizzare anche altre opere, sempre sui muri della sua città, e sempre quando le pause del lavoro glielo consentivano. Purtroppo non è mai riuscito a intraprendere una carriera “ufficiale” o blasonata, ma poco importa. Nella storia dell’arte napoletana ed   italiana c’è un posto anche per lui

E che posto ….

La sua opera supera come numero di visitatori la stessa cappella San Severo ed il Cristo Velato , la Napoli sotteranea e lo stesso Duomo ( compreso San Gennaro ) .

L’opera  fu realizzato nel 1990 e ritrae l’amato calciatore con la maglia numero 10 del Napoli (la storica maglia degli anni Ottanta, con lo sponsor Mars), che porta al braccio la fascia di capitano e sul petto lo scudetto appena vinto. Esso venne realizzato  per festeggiare il secondo scudetto del Napoli, per il quale il contributo di Maradona fu decisivo.

Quando infatti il Napoli vinse il suo secondo scudetto , tutti i ragazzi tifosi del Napoli presenti nei quartieri spagnoli ,  conoscendo la bravura di Mario , lo andarono  a chiamare per chidergli  di fare un  disegno in  cui era raffigurato Maradona . Avevano deciso di onorare con un murales , colui che aveva fatto vincese in quegli anni , al Napoli , ben due scudetti . Egli  , una volta convinto , decise di affidarsi per la raffigurazione di Diego , di servirsi di una sua piccola fotografia .

Per realizzare quella che oggi viene considerata una delle opere di street art più famose d’Italia, egli lavorò  per due notti e tre giorni su di una impalcatura precaria mentre tutti i ragazzi lo  aiutarono tenendo i fari delle macchine accese per illuminare il muro mentre lui disegnava. Si  si trattò di un’opera collettiva, perché alla realizzazione partecipò tutto il rione., passando di volta in volta a Mario , mentre lui dipingeva , il materiale necessario ..

Al termine dell’opera , nel murales di Mario Filardi, Maradona venne  ritratto in corsa, stilizzato, quasi fosse un eroe dei fumetti e  terminata l’opera, il cielo di Napoli fu illuminato da alcuni fuochi d’artificio che, com’è tradizione a Napoli, si usano per festeggiare un evento.

Negli anni l’opera purtroppo si è cominciata a deteriorare e verso la fine degli anni novanata , fu addirittura aperta sul muro una finestra abusiva che cancellò il volto del pibe .

Il sogno di Mario era quello di ridipingere l’opera, sopra alla tapparella della finestra, in modo che l’equilibrio estetico del murale rimanesse il più integro possibile. Un sogno destinato a rimanere tale, perché il lavoro non gli fece trovare il tempo di portarlo a termine e, come anticipato, l’artista scomparve nel 2010, e perché il restauro aveva dei costi che Mario non poteva sostenere da solo.

Abbandonata al più bieco degrado, l’opera, nel 2016, era quasi completamente sbiadita e si cercò quindi di restaurarla. Anche in accordo col nuovo proprietario dell’appartamento della famigerata finestra: un altro tifosissimo di Maradona che acconsentì a far dipingere la tapparella in modo da ricostruire il volto del campione.

L’iniziativa di restaurare il dipinto arrivò da un artista, Salvatore Iodice, anche lui un ragazzo dei Quartieri Spagnoli (la sua bottega di falegname si trova proprio nel rione), che si propose alla famiglia Filardi per ridipingere il murale che ormai era quasi completamente svanito: Iodice raccolse la somma necessaria per l’intervento (tremila euro), si fece aiutare anche dal Comune (che fornì un carrello elevatore), ottenne tutti i permessi del caso, e mantenne la struttura compositiva del murale di Mario Filardi, ma decise di reinterpretare la figura dell’attaccante argentino. Iodice aveva cercato di essere il più rispettoso possibile nei confronti dell’originale di Filardi, riproponendo il Maradona in chiave fumettistica dell’opera originale. Per Iodice si trattava di una sorta di omaggio, anche se gli abitanti dei Quartieri Spagnoli avrebbero preferito quello che si chiama “restauro artistico”, per donare al calciatore un volto più realistico: di conseguenza, si arrivò nel 2017 a un nuovo intervento, quello del noto street artist argentino Francisco Bosoletti, già autore di diverse importanti opere di arte urbana in alcune delle aree più problematiche del capoluogo campano.

Bosoletti  che in quel periodo si troava  in via De Deo per eseguire un murale in omaggio alla Pudicizia di Antonio Corradini, la statua dell’artista veneto che adornò la Cappella Sansevero. Inizialmente ebbe qualche titubanza a intervenire sul murale di un collega, ma poi Salvatore Iodice acconsentì, in rispetto ai desideri degli abitanti del rione, e fu così, nell’autunno del 2017, l’artista argentino donò  a Maradona un viso dall’aspetto più naturale, lasciando inalterato però il resto del corpo. 

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N.B. Durante i lavori di restauro è stato anche ritrovato il brillante di Swarovski che a suo tempo era stato usato come orecchino del Pibe de Oro e che è stato ricollocato sul murales. Maradona indossa la maglia della squadra con lo sponsor di allora e, naturalmente, il suo irrinunciabile numero 10.

 

Insomma una bella storia .

Non un’opera eccelsa ma una bella storia .

Vresta voi mai pensato che un dipinto come questo divenisse poi con il tempo una vera e propria icona della nostra città ?

 Questo murales  lo si può dire, è oramai diventato nella storia , e  oggi molti dei tanti turisti si recano appositamente nei Quartieri Spagnoli, in via De Deo, per ammirarla. E non sono soltanto tifosi o appassionati di calcio, dal momento che l’immagine di Maradona è ormai indissolubilmente legata a Napoli e  per tanti è quasi impossibile scindere la città dal più grande calciatore che si sia mai visto da queste parti (e per molti è addirittura il più grande giocatore della storia).

Diego Armando Maradona nato a Lanús, Argentina, il 30 ottobre 1960 , soprannominato El Pibe de Oro (“il ragazzo d’oro”), è stato , come tutti sanno, non solo  il più grande calciatore che abbia militato nella  nostra squadra di calcio cittadina , ma anche quello che tutto il mondo sportivo considera il miglior calciatore in assoluto  di tutti i tempi.

Amichevolmente chiamato Diego da tutti i napoletani , nei suoi otto  anni trascorsi a Napoli come calciatore , egli è stato certamente uno degli uomini più amati dal popolo napoletano .  Con il suo talento , ma anche con la sua  personalità eccentrica dentro e fuori il campo, attraverso i due scudetti conquistati con la squadra di calcio in cui lui era il vero e proprio leader ,  seppe unire  , senza distinzioni  ( cosa rara in queta città ) ,negli anni ottanta , borghesia ,  plebe, ,  onesti , corrotti, ambulanti , ricchi e  poveri , occupati e disoccupati ,  padroni e  operai, ultrà e  professionisti seduti in tribuna, .

Tutti insieme uniti nell’unico  colore azzurro della maglia della squadra del cuore , tutte queste persone vissero in quegli anni , giusto o sbagliato che sia  ,il riscatto sociale e politico di una città abbandonata ed emarginata da un contesto che vedeva i maggiori interessi economici spostati tutti principalmente nel  nord Italia .

Il perno centrale di questa meravigliosa unione fu certamente lui : Diego Armando Maradona . Egli ebbe il grande merito con le sue giocate e la sua classe sopraffine di mettere tutti d’accordo .  Lui era il riferimento a cui guardare , a cui affidare la riscossa di una squadra e di una città  da decenni mortificata e seppure avesse solo  un pallone tra i piedi , mostrò ben presto a tutti che quando uno vuole o sogna ardentemente una cosa ,la può certamente ottenere , se decide di impegnarsi con il massimo sforzo  di guardare  sempre avanti .


 

Dopo la morte del giocatore piu forte di sempre , nei quartieri spagnoli , il piccolo slargo presente tra via Del Deo e Via della Concordia . è stata incominciata ad essere soprannominata dalla gente del luogo come ” Piazzetta Maradona ” .

Oggi , in attesa di diventare un luogo ufficiale con il nome del pibe de oro nella toponomastica ufficiale della nostra città , quel piccolo anonimo slargo rappresenta per tutti il santuario di Dios , capace di attirare non solo turisti da tutte la parti del mondo e con ogni fede calcistica, ma anche giocatori, dirigenti ed ex atleti che si recano ai quartieri spagnoli per rendere omaggio alla memoria del grande Maradona.

 

 

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