Nel nostro centro storico , lungo l’antico decumano maggiore , e precisamente accanto alla chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta e preciasamente nello stesso luogo dove precedentemente in tempi antichi  sorgeva un tempietto dedicato al dio Pan, è presente un monumento di grande importanza architettonica, artistica e letteraria, fondato nel 1490 dall’umanista Giovanni Pontano per accogliervi le spoglie della moglie Adriana Sassone, morta proprio in quell’anno .

Parliamo ovviamente dellla cappella Pontano ,uno dei monumenti più preziosi della nostra città ; un vero gioiello di architettura di epoca rinascimentale di Napoli, un tempo appartenente alla famiglia del poeta umanista Giovanni Pontano che abitava in quella via, nel vicino Palazzo Spinelli del XVI secolo ( al suo interno troviamo un emiciclo con fontane e giardini ).

CURIOSITA’: Il Pontano  ha vissuto nel vicino Palazzo Spinelli , che in passato fino al 1457 era chiamato Palazzo Vulcano fino a quando fu sequestrato da Ferdinando d ‘Aragona e donato al Pontano nel 1469.  Ma il  Pontano sappiamo anche che  poi abitò per lungo tempo in una seconda casa vicina al palazzo Spinelli , un casaleno (casa diruta ) che egli chiese al re per allargarsi , ma questa purtroppo oggi non esiste più perchè sostituita nella prima metà del secolo XX dall ‘ edificio della scuola Diaz .

La cappella, bellissima nell’eleganza delle sue forme  fu  commissionata nel 1492 dal famoso letterato umanista Giovanni Pontano, ( segretario di Alfonso d’ Aragona ) proprio  a pochissimi passi dal suo palazzo , per dedicarla alla vergine e a S, Giovanni Evangelista e fu adibita a tempio funerario per sua moglie , Adriana Sassone.

Il  piccolo tempietto che sorge  nel cuore di Napoli, fu affidato per la sua costruzione al senese Francesco di Giorgio Martini o all’olivetano fra’ Giovanni Giocondo da Verona, entrambi architetti attivi alla corte aragonese, e come potrete osservare essa nella sua struttura conserva quell’ambiente  classico che incarnano gli ideali di  piccola fabbrica con i queli Pontano volle fosse eretta.pontano

N.B. Non si ha la certezza sull’autore della Cappella, alcuni lo attribuiscono ad Andrea Ciccone,

Il risultato fu comunque un  mirabile esempio d’arte rinascimentale.

Una incredibile opera  in piperno massiccio che se lo osserviamo bene, segue nelle forme  lo schema del tempio romano della Fortuna virile.

La Cappella del Pontano possiamo infatti considerarlo un’elegante trasposizione rinascimentale del modello di tempietto tramandato da Vitruvio 

Per il Pontano, la cappella dallo stile rinascimentale, a modello di tempietto tramandato da Vitruvio, doveva essere il simbolo dell’armonia universale e della proporzione divina, il simbolo dell’otto a ricordo della perfezione della matematica e della geometria della scuola pitagorica alessandrina.

Sulla prima finestra è a tal proposito possibile leggere  una fondamentale esortazione incisa nel marmo: “In omini vitae genere primum est se ipsum noscere”, ovvero quel “conosci te stesso” appartenente alla sapienza delfica e pitagorica.

 Pontano, infatti fu anche astrologo ed alchimista. Non a caso la cappella è un coacervo di segreti ermetici. Il numero otto qui ha un simbolismo particolare: si sa l’8 è il simbolo dell’infinito, dove nulla finisce, è brama di conoscenza.

N.B.  Il numero 8 è presente in moltissime religioni. Nella cultura tibetana, come del resto nel mondo, esso ha una valenza favorevole: Nel cristianesimo Gesù, nel sermone della montagna proclama le 8 beatitudini- Secondo i miti cosmogonici egizi, Thot ha creato gli otto dei e fondato Khmun, chiamata più tardi Eliopoli, “la città degli Otto”-Nella mitologia germano-scandinava, Sleipnir, il fantastico cavallo di Odino, ha otto zampe-In India, Durga, dea guerriera è rappresentata con 8 braccia- Otto sono gli Avatar di Vishnu, otto gli immortali cinesi, otto i trigrammi dell’I Ching.

Nella cappella Pontano come potrete notare tutto gira intorno  al magico  numero 8 dell’infinito che si rivela contando le finestre attorno le lapidi presenti sulla facciata.

Il numero 8 ricorre anche nella forma del pavimento maiolicato e nella lapide, ottagonale (forma ricorrente collegata alla resurrezione, spesso negli impianti occulti dei Templari). appunto, della moglie del Pontano. All’interno otto lapidi con otto epigrafi in latino e greco di cui fu autore lo stesso Pontano che esprimono dolore per la morte della moglie e dei figli.

L’edificio  a pianta rettangolare, con tre lati che danno sulla strada e l’altro addossato alla Cappella del SS. Salvatore, fu fatta  erigere , come vi abbiamo accennato , nel 1492 dal Pontano a guisa di tempietto funerario in onore della moglie, Adriana Sassone.

Si tratta  quindi  di una piccola cappella gentilizia a semplice pianta rettangolare e di chiara ispirazione classica che nell’ armonia delle sue proporzioni  rievoca lo stile dei migliori architetti fiorentini del primo 400 , Essa  tutta edificata in piperno, appare  in netto contrasto col barocco imperante all’epoca n città. Nel suo  interno i la raffinatezza del monumento viene messa in risalto dagli affreschi , dall’ eleganza delle strutture portanti e sopratutto dalla bellezza del  pavimento .

CURIOSITA’:Il piccolo Tempietto  funerario  attualmente ospita con certezza  le sole spoglie della moglie Adriana Sassone morta nel 1490 ma forse secondo alcuni storici anche quelle di  tre  sue  figlie come pare testimonini le varie epigrafi .A tal proposito va certamente ammirato il prezioso antiquarium epigrafico iscrizioni funerarie  latine e greche, raccolto o dettato dal famoso committente, in ricordo dei figli, della consorte e dei suoi amici, Pietro Volino e Pietro Compadre.

N.B.In onore della moglie  Adriana Sassone, possiamo leggere  in una delle lapidi con inscrizioni latine che decorano i muri esterni, il seguente appassionato e sensuale epitaffio :

“Ebbe che fu in aspersi d’ambrosia amplessi giaciuta sembrò della perduta verginità dolersi,quando di pianto le care gote soffusa e discioltoil crin, d’ Ercole il volto più non osò guardare ;tale, Ariadna, i lenti tuoi occhi riaperti al mattino,umido il ciglio e chino le nozze tue lamenti.Giusta di tal dolore la causa è per te, mia diletta,se lagnasi la schietta voce del tuo pudore.Ma debitrice sei a “Venere in questo e al marito:piega nel dolce rito ai desideri miei :legge t’ è il socio letto: (s’accora il vergineo pudore?)usa il permesso amore lo sposo tuo diletto.Oh certo dolerti non puoi : mutato è il pudore in piacere :dato t’ è più godere, o sposa mia, se vuoi.Usa della tua sorte, non fare il tuo danno piangendo,tristamente chiudendo del tuo piacer le porte.Vivere in ozio che giova? raccogli il tuo tenero amore di gioventù nel fiore, fresco nell’alba nuova.Fiore che presto il frutto darà: e tu cogli il piacere:sul gemino origliere: l’amor godine tutto.”

Come prima vi abbiamo accennato, la deliziosa cappella ha una forma  rettangolare, con tre lati che danno sulla strada  e come potete notare ha due porte d’accesso .

Uno sul  lato di via Tribunali e un’altra  a fianco della chiesa della Pietrasanta o di Santa Maria Maggiore ( il lato che da su via del Sole è cieco ossia fatto di solo piperno).pontano-6

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Sul lato della piazzetta, che si trova come vi abbiamoscritto  vicino alla Basilica di Santa Maria Maggiore ,la porta è sormontata dagli stemmi del Pontano e di sua moglie e da una epigrafe  dedicata alla Vergine e San Giovanni: “D. Mariæ Dei Matri, ac D. Joanni Evangelistæ Joannes Jovianus Pontanus dedicavit Anno Domini MCCCCLXXXXII”

La porta che invece affacia su via Tribunali è più grande e mostra scolpite nel suo contesto delle  “candelabre” (bassorilievi floreali) di marmo. Negli interspazi dei colonnati ai lati delle porte vi sono delle eleganti finestre in marmo molto semplici tra targhe in marmo recanti motti latini composti dallo stesso Pontano. Il netto classicismo della costruzione si accorda con la cultura e l’anima umanistica del Pontano, il quale come tutti sappiamo scriveva esclusivamente in latino.

La cappella, che poggia su un alto basamento (o stilobate) se la  guardate bene scoprirete lo stemma familiare del Pontano (un ponte a due arcate) e della moglie (Ercole che abbatte il leone). Notate pure quando la visiterete che sia  le facciate esterne che quelle interne presentano  delle antiche iscrizioni in lingua greca e latina; motti e detti classici, che inducono alla virtù e all’elevazione dello spirito umano. Le otto grandi epigrafi interne esprimono invece il dolore per la perdita della moglie e dei figli.

La cappella dispone anche di una cripta. Pontano aveva infatti concepito questo luogo come un piccolo panteon per tutta la sua famiglia.  Proprio sotto il pavimento è infatti presente  un importante ipogeo destinato ad accogliere le spoglie della famiglia. Purtroppo i figli maschi gli premorirono ed incerta è la discendenza dal lato delle figlie femmine.

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Lo schema della piccola cappella è classico, le “stilobate” sorreggono l’ordine delle colonne le cui lasene scanalate a loro volta sorreggono il cornicione, tutto sormontato dall’attico che a causa di vari restauri guasta l’armonia della costruzione.

Le pareti perimetrali in tufo grigior iflettendo le linee gravi ed essenziali dell’esterno, presentano una decorazione architettonica composta da cornici e lesene con capitelli ionici che suddividono l’intera superficie in una sequenza di riquadri rettangolari che racchiudono le finestre. Ogni finestra, inoltre, è fiancheggiata dalle lapidi commemorative in latino e greco, dettate dallo stesso Pontano..

Dalla soglia dell’ingresso principale, sormontato dagli stemmi dell’umanista e di sua moglie,da  un ponte a due archi e un Ercole che abbatte il leone,  già si nota nel tempietto il contrasto fra la semplicità delle pareti e il bellissimo pavimento in maiolica di fattura napoletana ma di stile fiorentino del 400 in mattonelle policrome.

La struttura nel suo interno  presenta una pianta rettangolare ad aula unica con volta a botte, ma sopratutto , come vi abbiamo detto,  preserva al suo interno uno splendido pavimento maiolicato, (uno dei pochi databili alla fine del Quattrocento )composto da “riggiole”, formato da ottagoni di mattonelle esagonali, con evidenti influssi orientali e valenziani, con decorazioni floreali al cui interno si leggono cartigli riportanti le scritte “Ave Maria, Pontanus fecit, Adriana Saxona, Laura Bella”.

Ovviamente si tratta di una dedica sul pavimento fatta alla memoria della prima moglie Adriana Sassone morta nel 1490.

 Le varietà decorative e cromatiche della cappella , proprio perche il suo imterno è semplice e nudo, fanno risaltano all’occhio nelle forme riecheggianti gusto orientale ed influenze valenciane  che ripetono lo stemma del Pontano e di sua moglie nonchè motivi geometrici, vegetali, profili virili ed animali.

La raffinatezza del monumento è messa in risalto da un bellissimo pavimento maiolicato a forme esagonali di stile fiorentino bellissimo con  motivi decorativi di grande effetto costituiti da ritratti, stemmi, iscrizioni,  e figure allegoriche.

Nel suo interno a base rettangolare ed ambiente unico è presente un bellissimo altare e dietro e al di sopra di esso  conservata in  una nicchia   la  preziosa reliquia pagana del braccio di Tito Livio portata, dopo una missione diplomatica a Padova, nel 1452 da Antonio Beccadelli il Panormita, umanista e uomo politico,che  assieme al Pontano, era  servizio di Alfonso d’Aragona re di Napoli.

N. B. Al servizio di Alfonso, il Panormita portò a compimento diversi importanti incarichi . Tra questi uno decisamente singolare gli fu assegnato nel 1413, quando a Padova fu rinvenuto il corpo di Tito Livio, il celebre storico latino . Il re Alfonso , famoso per la sua passione per la letteratura , saputo che  il corpo dello storico romano era ancora  disposto in un palazzo in attesa di essere sepolto, incaricò a quel punto il Panormita di recarsi a Padova per chiedere di avere una parte del corpo dello scrittore poichè  aveva a cuore che Livio fosse sepolto decentemente,. Antonio Beccadelli non tradì le aspettative del re e tornò a Napoli con il braccio di Tito Livio. Non si sa perché, ma il braccio fu sepolto solo anni dopo per opera del Pontano , stretto collaboratore del Beccadelli.

Egli fu inoltre il fondatore a Napoli di una  illustre Accademia sorta nel 1458 come libera iniziativa di uomini di cultura .che sotto la direzione del Pontano, diventò Accademia Pontaniana. Essa fu una delle primissime Accademie in  Europa e la prima del Regno di Napoli. Riconosciuta con il regio decreto n. 473 del 10 ottobre 1825, L’Accademia si proponeva di   coltivare le scienze, le lettere e le arti.

Nelle intenzioni del sovrano la reliquia  doveva essere allocata nel luogo dove ora si trova   dipinto un affresco restaurato di recente, raffigurante “La Madonna col Bambino ed i Santi Giovan Battista e Giovanni Evangelista” , un ‘opera attribuiti a Francesco Cicino, un  pittore attivo tra l’ultimo decennio del Quattrocento e i primi del Cinquecento.

CURIOSITA’ : Nel giorno del solstizio d’estate, alle 8.00  del mattino ( notate di nuovo il numero 8 come ricorre )  all’interno della Cappella si verifica un fenomeno particolare. Dal rosone entra un raggio di sole che va a posarsi su un punto preciso del pavimento. In quel punto, in origine, c’era la lapide ottagonale della moglie del Pontano.

 La Cappella, creduta per decenni dai Napoletani di poco rispetto, venne adibita di volta in volta in sacrestia, abitazione, negozio di fruttivendolo, e deposito di bare . Il solo  Re Carlo di Borbone nel XVIII secolo è stato per secoli a tenerla in debita importanza provvedendo ad una sua restaurazione  che non  alterarò la forma del  monumento , ripristinamdolo  però ad uso sacro

Per concludere vi accenniamo poche  righe per descrivere colui che volle il tempietto: Giovanni Pontano, egli fu uno dei più grandi umanisti del XV secolo, di eccelsa cultura, divenne ben presto il favorito di corte di  Re Ferrante d’Aragona di cui fu il suo “segretario minore”,ma sopratutto  maestro e precettore del  figlio  Alfonso duca di Calabria, principe ereditario aragonese.
Considerato da tutti all’apoca  forse il maggior intellettuale di spicco della corte aragonese fu autore di molte opere letterarie scritte soprattutto in latino ed anche il fondatore di una delle Accademie d’Italia più prestigiose, l’Accademia Pontaniana , frequentata dai più importanti personaggi della cultura rinascimentale (Jacopo Sannazzaro, Alessandro d’Alessandro, Pietro Bembo, Gerolamo Seripando), e dove egli prese il nome di Gioviano.

Fu un uomo  politico, ma anche un grande poeta ,e vero e proprio rappresentante dell’Umanesimo partenopeo che perse purtroppo la protezione degli Aragonesi solo a  causa del suo carattere volubile ed adulatore. Quando infatti alla fine del XV secolo scese in Italia Carlo VIII di Francia  , si dichiarò suo amico e ne ricevette come attestato di stima la magnifica pala conservata nell’attigua Cappella del SS. Salvatore.  Ma purtroppo per lui Carlo VIII di Francia  fu   solo per poco tempo re di Napoli col nome di Carlo IV).  Fu così, che quindi quando avvenne il ritorno degli Aragonesiegli  cadde in disgrazia e ne perse la protezione, vivendo in disparte fino alla sua scomparsa avvenuta nel 1503 nel palazzo sito nei pressi del tempio fronteggiante il campanile romanico della chiesa della Pietrasanta, palazzo poi demolito nel 1926 per far posto all’edificio scolastico dell’Istituto Tecnico Commerciale “Armando Diaz”. Dei suoi resti  purtroppo si è purtroppo persa ogni traccia .

Articolo di Antonio Civetta 

 

 

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