Giacomo Del Po , figlio del pittore e incisore Pietro (tradizionalmente considerato allievo del Domenichino)  è stato insieme a Francesco Solimena e Paolo De Matteis , uno dei tre grandi pittori protagonisti sulla scena napoletana dei primi anni del XVIII secolo .

Nato  a Roma il 29 dicembre 1652, egli  si formò nel suo primo tirocinio presso la bottega del padre e mostrando rapidamente tutto il suo talento fu eletto nel 1674 membro dell’Accademia , dove, negli anni seguenti, ricoprì le funzioni di “professore di notomia” e di “cerimoniere”.

Durante gli anni romani Giacomo dipinse la Madonna col Bambino e i Santi Agostino e Monica della chiesa dei Santi Quattro Coronati e il Riposo durante la fuga in Egitto , ora al Museo Civico di Pistoia.

Grande ammiratore e  conoscitore della grande arte decorativa barocca  di Giovan Battista Gaulli, detto il Baciccia, egli si trasferì poi  nel 1683 definitivamente a Napoli, da dove si allontanò solo per brevi soggiorni romani e fiorentini ed un viaggio di lavoro a Vienna.

N.B. Nel 1683 la famiglia lasciò Roma per Napoli, probabilmente al seguito del marchese del Carpio, ambasciatore spagnolo presso la S. Sede che, in quell’anno, fu nominato viceré spagnolo del Regno.

Nei suoi primi anni  presso la nostra città egli lavorò principalmente , a Sorrento, dove fu molto  attivo nella chiesa di S. Antonino. , in quanto a Napoli per colpa del suo carattere spavaldo e per certi versi presuntuoso non ebbe vita facile sopratutto grazie a qualche attrito avuto  con Francesco De Maria e, almeno inizialmente,con Francesco  Solimena. Fu infatti  soprattutto grazie all’intermediazione dei suoi influenti committenti, quali il principe di Cellamare ed il marchese di Genzano, per  cui egli poi riuscì ad affermarsi in città.

CURIOSITA’ :  Per  la chiesa di Sant’Antonino a Sorrento tra il 1685 ed il 1688 dipinse (la Madonna col Bambino e San Gaetano, il Riposo durante la fuga in Egitto, la Peste di Sorrento e l’Assedio di Sorrento per mano di Giovanni Grillo.

Egli discostandosi nella sua arte pittorica dalla soluzione dominata dal chiaroscuro  del Solimena e da quella più fredda di De Matteis , con colori caldi ,brillanti e parecchi effetti di luce , ispirati in lui dall’influsso dell’arte di Luca Giordano, incominciò ben presto ad essere uno degli artisti più apprezzati in città ed una volta normalizzato i suoi rapporti con il Solimena grazie alla richiesta di numerose committenze realizzò  in molti nobiliari  vasti cicli di affreschi, che incontrarono  vasto consenso.

N.B. A partire dal primo decennio del Settecento, a Napoli si sviluppa una corrente stilistica di segno contrario a quella portata avanti dal Solimena, della quale i principali esponenti furono  Domenico Antonio Vaccaro e proprio Giacomo Del Po . Essi furono  sostenitori di una rappresentazione pittorica completamente libera, visionaria, ispirata alla lezione del tardo Giordano, di ritorno dalla Spagna, ma anche del Gaulli romano e dell’ultimo barocco genovese.

Giacomo Del Po in particolare grazie al  suo colorismo pittorico dai toni chiari e splendenti, inserito in una  struttura pittorica e compositiva aperta ma fortemente  espressiva, mostrò una  tendenza di segno contrario alla produzione del Solimena introducendo  una nuova  caratteristica specifica del rococò . La sua  naturale abiltà pittorica nel decorare e  inventare inedite fantasiose iconografie mitologiche del tutto anticonvenzionali per l’ambiente artistico napoletano di quegli anni, fecero di lui  uno dei pittori più richiesti all’epoca dalla nobiltà partenopea .

N.B.  Egli rappresentò in città  , nel solco di Luca Giordano appena tornato dalla Spagna, un’alternativa ‘di successo’ ai modi recenti e moderatamente classicisti di Francesco Solimena, all’interno della decorazione a fresco di numerose dimore dell’aristocrazia sia napoletana  di primo Settecento

Considerato  da tutti come un  grande specialista in grandi decorazioni ad affresco, si occupò principalmente nella sua vita pittorica in città   della decorazione delle dimore della nobiltà napoletana utilizzando soggetti allegorici e molto  emblematici. Egli   intervenenne  infatti nella decorazione, su tela o a fresco, di chiese e palazzi dell’aristocrazia locale con fantasiosi affreschi .

La sua  brillante resa pittorica, mostrò di essere particolarmente gradita  dai vari nobili committenti  tanto nell’illustrazione di scene sacre, tratte dall’Antico Testamento, dai Vangeli o dalle vite dei santi, che di scene profane, per lo più riprese dalle Metamorfosi di Ovidio, dall’ Odissea di Omero o dall’Eneide di Virgilio, ma anche molto apprezzato per i piccoli dipinti a soggetto letterario come il  Paradiso perduto ispirato all’omonimo poema epico di John Milton.

La sua fama nel Settecento a Napoli si basò come vi abbiamo accennato soprattutto sul successo dei suoi affreschi di soffitti nei palazzi napoletani.  Suoi grandi e meravigliosi affreschi sono stati infatti dipinti nei palazzi del Principe di Avellino, del Principe di Cellamare, dei marchesi di Genzano,  dei duchi di Maddaloni , dei duchi di Casamassima e del Principe di  Montemiletto, anche se di tutto questo ,poco purtroppo è giunto fino a noi.

N.B. Di questi  lavori, molti purtroppo andati distrutti in ignoranti lavori di ristruturazione alcuni sono oggi solo conosciuti attraverso descrizioni letterarie e occasionalmente grazie a bozzetti superstiti,

Famosa era infatti  in città la  bellissima allegoria della Giustizia e dell’Equità che governano il Mondo dipinta nella volta della Galleria del palazzo napoletano del marchese di Positano , e sopratutto il  distrutto affresco con La Gloria che mette in fuga i Vizi del 1710 per la volta di uno dei Gabinetti circolari del palazzo del duca Carafa di Maddaloni .

Insomma sembra strano dirlo ma nella nostra città , nel primo settecento , avere una volta , una parete , un salotto o una galleria decorata da un affresco di Giacomo  Del Po  all’interno delle proprie nobiliari dimore era motivo di vanto   dell’aristocrazia  napoletana .

Ma ovviamente l’opera del grande artista non si fermò solo alla decorazione di soffitti e pareti dei palazzi napoletani.  Proprio allo scadere del secolo il Del Po fu anche impegnato ad affrescare alcune  pale d’altare nelle chiese napoletane e  molti quadri da cavalletto oggi considerati  particolarmente preziosi e rari da trovare.

Alcune sue composizioni le ritroviamo infatti a fresco, su tela o anche su ‘rame’, nella  chiesa di Santa Teresa degli Scalzi, nella  sagrestia di San Domenico Maggiore, nell’ingresso del convento di San Gregorio Armeno, nella chiesa di Sant’Agostino degli Scalzi , nella  chiesa di Santa Caterina a Formiello,  nella chiesa di San Pietro a Martire , nella chiesa dei santi Apostoli ,  nella chiesa di San Pietro a Maiella, nella chiesa di Santa Maria ad ogni bene dei sette dolori ,nella chiesa dei Girolamini , nella chiesa di Santa Maria di Betlemme ed infine anche ad  Anacapri nella  chiesa di San Michele.

Il dipinto presente nella chiesa di San Pietro a Maiella è una Assunzione , quello invece nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi è una grossa tela con San Domenico alla Battaglia di Praga ,mentre in quello presente nella cappella di S. Caterina della  omonima chiesa  a Formiello,  ovviamente il pittore realizza ovviamente  santa Caterina ma in questa chiesa  nella sesta cappella della navata sinistra   sono presenti altri  numerosi  lavori precedenti di Giacomo, a partire dalla Decollazione  posta sull’altare, al Rifiuto di sacrificare agli idoli a destra ,  ed  alla Disputa con i savi a sinistra , tutte  tele eseguite con la consueta scioltezza e con una pennellata fluida ed evanescente.

Nel  transetto sinistro, occupato dal cappellone di San Domenico, si trova invece una sua  pala con San Domenico che vince gli Albigesi,

Nelle tre grandi tele Giacomo raggiunge uno degli apici del suo stile, perché riesce mirabilmente a fondere fantasia e racconto.
Nel Santa Caterina che rifiuta gli idoli la martire raggiunge l’abbandono dell’estasi nella serena contemplazione della divinità, mentre sulla destra gli idoli, come uomini accasciati per terra, sono terrorizzati con le bocche spalancate e gli occhi in preda all’orrore.
Nel quadro ove la santa parla con Massenzio domina una tavolozza vaporosa, che si estrinseca con variazioni originali di tonalità del verde, del celeste e del rosa, da lasciare stupefatti. I contorni sembrano evanescenti, mentre il suo corpo vibra drammaticamente nei colori dai riflessi vividi e sfumati, accesi improvvisamente da bagliori abbacinanti.

Il dinamismo della scena si attenua nella Decollazione, quando si respira tangibilmente la rassegnazione ed il sacrificio. Pallida ed avvolta nel suo mantello sembra cadere sotto il fendente sguainato da un boia dal volto e gli abiti di un rossore pregnante.
Il pathos si spegne poi negli affreschi della volta e delle pareti che assumono una pacata dimensione decorativa, ispirata alle invenzioni illusionistiche adoperate a Roma dal Baciccio.

Nel San Domenico che sconfigge gli Albigesi si osserva un’ulteriore scioltezza nei colori con una luce ottenuta con piccoli tocchi di biacca, che attenuano il nero dell’abito del santo, trionfante sui nemici sconfitti, raffigurati al solito “come mascheroni di terrore che, verdognoli e spenti nel fondo, divengono in primo piano brani di azzurri, di rossi, di carni infuocate, il re guerriero è un fantoccio di cartapesta, i suoi cavalli pezzi da giostra e soltanto le mani, volte nella disperazione verso l’alto, si scarniscono sino all’osso nella consueta atmosfera bruciante e rarefatta (Picone).

Gli affreschi invece firmati da Giacomo Del Po nella cappella di San Gregorio nella chiesa dei Santi Apostoli, rappresentano Il giovane martire Troadio tentato da una donna mentre sta catechizzando e sulla destra San Gregorio al martire San Troadio  che dal cielo conforta il giovanello martire S. Troadio quando egli viene irriso e tormentato da’ carnefici.

CURIOSITA’ : Il dipinto raffigurante una Madonna del Rosario collocata sull’altare destro della chiesa di Santa Maria di Betlemme, venne inizialmente  attribuita al Giordano ma  sotto ad esso , fino ad un restauro eseguito nel 1960, si poteva leggere chiaramente la firma del Del Po, Ovviamente è stata poi trafugate nel 1998.

Cose normali nella nostra città ….

Sapete quante opere dìarte sono state trafugate nella nostra città ?

Se ci mettiamo a contarle il nostro articolo rischia di non finire mai piu.

Ma cosa ancor piu grave è il fatto che molte  delle nostre opere d’arte pur di non farle rubare vengono solo continuatamente  solo accantonate e  depositate  . Per loro non abbiamo adeguati spazi espostivi .

Esempio di tutto questo è  proprie una  tela di Del Po  da lungo  tempo in deposito per motivi precauzionali dalle chiese dove erano conservati.
Si tratta di  un San Gaetano, meglio definibile come la Vergine e San Gaetano, firmata” Giacomo del Po f.”, un tempo  nella chiesa di S. Maria della Misericordia detta Misericordiella.

Senza dimenticare le due tele raffiguranti Lo Sposalizio Mistico di Santa Caterina e I Santi Domenico, Giacinto, Nicola e Orsola adoranti il Bambino., trasferite in chissa quale deposito dalla originaria chiesa di Santa Maria del Rosario ed infine  quella dell’’Apparizione della Vergine a San Gaetano, un tempo presente nella chiesa di Sanata Maria della Misericordia ai Vergini .

N.B. Per la chiesa di San Pietro Martire il Del Po eseguì nel 1716 la pala d’altare per la  cappella di San Giuseppe ed un piccolo quadro con puttini e simboli della Passione, entrambi ovviamente sono andati  perduti, Cosi come sono andati perduti i grandi affreschi che erano un tempo presente in altri edifici come Palazzo Zevallos , Palazzo Tocco di Montemiletto e Palazzo Caracciolo di Forino.

Utilizzando allegorici ed emblematici soggetti nei suoi affreschi egli affrescò  anche la cappella Palatina del nostro Palazzo Reale ( Storie dell’Antico Testamento) e  a Vienna anche i soffitti del famoso Palazzo del Belvedere per Eugene de Savoie -Carignan .

A Roma invece sono presenti solo due sue creazioni, una nella chiesa di Sant’Angelo in Peschiera  e l’altra a Santa Marta

In questi raffinati interventi decorativi, di ormai accentuata e fantastica propensione rocaille, è stato riscontrata, inoltre, anche la possibilità che del Po abbia avuto modo di vedere a Firenze, restandone influenzato, opere di Sebastiano Ricci. In realtà, si tratta solo di affinità molto generiche, che meglio si spiegano con la comune attenzione per vari esempi fiorentini di Luca Giordano negli anni Ottanta: in particolare, per l’avvolgente decorazione a fresco nella volta della Galleria di Palazzo Medici Riccardi: un continuum interminabile e infinito di realtà e fantasia, di sogno e illusione, di luci dorate o argentate e stesure cromatiche dalle calde tonalità solari e mediterranee.

Naturalmente come avete avuto modo di capire il grosso della  produzione del nostro grande artista si trova oggi a Napoli, in molte nostre chiese ma anche in altri luoghi a partire dai suoi affreschi per la Cappella Palatina  di Palazzo Reale con le Storie dell’Antico Testamento per finre al  piano nobile di Palazzo Carafa di Maddaloni ,dove appare conservata  una sua tela con La Visitazione e un’altra con L’annunciazione. Altre tele sono anche presenti nel Museo Campano di Capua .

Possiamo concludere affermando con certezza che Giacomo Del Po va considerato  come   una delle più grosse personalità di spicco della pittura tardo-barocca napoletana, grazie soprattutto alla fama ottenuta con i suoi dipinti a soggetto sacro e profano.

Egli realizzò  celeberrime imprese decorative nei più importanti palazzi napoletani , tanto da poter essere considerato l’interprete più originale della pittura d’inizio Settecento, quando la scena artistica era in gran parte occupata dall’egemonia accademizzante di Francesco Solimena. Egemonia a cui l’autore replica con la sua ‘maniera pittoresca e bizzarra’ , intrisa di ricordi giordaneschi, echi del barocco genovese e un ricercato linguaggio di sensibilità rococò.

Giacomo Del Po, è stato insomma un pittore di grande  eccellenza  nella nostra città dove fu capace di dare un importante contributo allo svolgimento della pittura del Settecento napoletano .

Egli lavorò   incessantemente per soddisfare le committenze di una numerosa  clientela  sia laica che ecclesiastica.

Il grande artista  moria Napoli il 16 novembre 1726. I suoi allievi diretti, come Martoriello e Tomaioli, erano solo modestamente dotati e non ebbero l’abilità di cogliere il suo stile di pittura, mentre artisti come Domenico Antonio Vaccaro e Pietro Bardellino furono i veri debitori di Giacomo Del Po.

 

Le tante dimore della vecchia nobiltà napoletana oramai quasi tutte prive delle spettacolari decorazioni, quadri da stanza, e suggestivi affreschi della volta delle loro gallerie , oggi  gridano ogni giorno vendetta .

La loro antica presenza è stata irrimediabilmente cancellata da ignoranti uomini che nulla sanno di cultura . Complice un’ assente sopraintendenza dei beni culturali  e ambientali , essi pur di sfuttare il nostro boom turustico , senza neanche minimamente conoscere quello che stanno calpestando , comprando o ristrutturando , pur di fare  nuovi Bed and Breakfast moderni e funzionali stanno cancellando  antichi prestigiosi affreschi da vecchi palazzi nobiliari solo per destinare il tutto  ad uno squallido uso ricettivo turistico  capace di portare solo soldi

Ignoranti uomini di malaffare oggi nella nostra città , comprano , ristrutturano , e addirittura trasformano l’architettura di antichi palazzi nobiliari architettonici di cui non sanno nulla . 

Non conoscono la storia di quei luoghi … non ne apprezzano l’anima ma solo il core business economico . 

Non sanno nulla di quei luoghi , di quelle strade , di quei stretti cardini , di quelle chiese trecentesche , di quei palazzi nobiliari e di quei antichi chiostri .

Cosa pensate che interessi loro degli affreschi di Giacomo Del Po se questi non comportano nessun immediato guadagno economico   ? 

 

 

 

 

 

 

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