Alessandro Fracanzano , un nobile originario di Verona che svolgeva l’arte del pittore in modo  “manierista ”, trsferitosii n Puglia,  conobbe e sposò Elisabetta Milazzo, nativa di Barletta. Da questo matrimonio nacquero  dapprima Cesare, ( 16 ottobre 1605 a Bisceglie) e successivamente   Francesco, ( 9 luglio 1612 a Monopoli). I due fratelli colsero i primi rudimenti dell’arte pittorica proprio seguendo il padre nel suo andare su e giù a realizzare decorazioni  ma ben presto ebbero poi modo di continuare la loro formaione presso la bottega   di Jusepe  de Ribera (  detto lo Spagnoletto) allorche il padre si trasferì con tutta la famiglia a Napoli nel 1622.

N.B .”manierismo” e “manieristi” erano termini con cui si indicavano movimento ed artisti che, nei secoli XVII e XVIII, rimosso l’ideale rinascimentale del modello natura, operavano esclusivamente alla “maniera” dei grandi maestri, ripetendone banalmente le forme, spesso accentuandole ed alterandole.

Di Alessandro Fracanzano non resta nella nostra città alcuna opera meritoria come invece al contrario è accaduto a Monopoli (un’Assunta nella Cattedrale ed un Sant’Antonio da Padova nella Chiesa di San Francesco ), a Bari (un’Assunzione della Vergine (Pinacoteca provinciale) e a Conversano, dove alcuni affreschi raffiguranti i Santi Cosma e Damiano affrescano la volta del Convento di San Benedetto.

Il figlio primogenito Cesare Fracanzano che invece , improntò il suo stile pittorico non solo al Ribera, ma anche al Tintoretto, ai fratelli Carracci,e  a Guido Reni , ci ha lasciato in città, pregevoli  dipinti come  il San Giovanni Battista del museo di Capodimonte, le due splendide tele conservate nella quadreria del Pio Monte: della Misericordia ( Pietà e Guarigione di un indemoniato ),il San Michele Arcangelo nella Certosa di San Martino,  il Cristo confortato dagli angeli conservato nella quadreria dei Gerolamini,  una pala di San Francesco Saverio   nella Basilica Santuario del Gesù Vecchio, la Madonna della speranza, e gli affreschi della volte e dell’abside nella  Chiesa di Santa Maria della Speranza , ed infine l’ Assunzione della Vergine e Santi presso l’Eremo di Camaldoli

N.B. Si dedicherà anche alla decorazione realizzando un ciclo nel coro della chiesa della Sapienza .

Nell’ultima fase della sua attività , dopo aver  rascorso  lunghi anni di maturazione artistica a Napoli, nel 1626  deise di tornare   definitivamente a Barletta dove sposò Beatrice Covelli ed operò in chiese e palazzi signorili, con saltuari spostamenti a Napoli, Roma ed altre località pugliesi. Morì tra il 1651 e il 1652.

CURIOSITA’ : Molte sue tele sono conservate proprio a Barletta, nelle Chiese di Santa Maria di Nazareth ( La Sacra Famiglia , San Francesco SaverioSant’Elena e Immacolata), Sant’Andrea (Natività), Madonna del Carmine (Immacolata), San Ruggero(CrocifissoSan Nicola di Bari), San Gaetano (Sant’AnnaSacra Famiglia);  Purgatorio (Madonna dei suffragi, Testa dell’Eterno); nel Palazzo arcivescovile (NativitàIl martirio di San SebastianoImmacolata e SantiCristo apparso a San Francesco) nella Pinacoteca, Collezione Gabbiani, (l’AssuntaSan Pietro, San Giovanni della Croce).

Altre tele presenti in Italia sono: a Taranto in  Palazzo Carducci Artenisio ,  a Corigliano Calabro,nella Chiesa madre di Santa Maria Maggiore (Sant’Agata in carcere) e  a Palermonella  Galleria Regionale di Palazzo Abatellis.

Il più piccolo dei due fratelli, Francesco,  nato come prima accennato a Monopoli, si rivelò nel tempo anche artisticamente il più talentuoso della famiglia e anche lui  come il fratello, incominciò presto  a frequentare la bottega del Ribera ,  Di stampo caravaggista , la sua pittura fu inizialmente accostata alla scuola dello  Spagnoletto  e più in particolare a quella del Maestro dell’Annuncio ai pastori . Col tempo poi, la sua arte si è allontanata dall’influenza tenebrista per assumere stili più luminosi e chiari. Della sua vita privata ci sono giunte poche cose ma sappiamo con certezza che egli  finì per sposare  la sorella di Salvator Rosa ( Giovanna ) e sopratutto che gran parte della sua produzione fu costituita dall’esecuzione di mezze figure di santi e filosofi . Tra i suoi maggiori dipinti nella nostra città certamente sono da ricordare :  San Paolo eremita e Sant’Antonio Abate della chiesa di Sant’Onofrio dei Vecchi,  il Gesù tra i dottori (quadreria del Gesù Nuovo) ,  il “Trionfo di Bacco ” oggi esposto nel  Museo nazionale di Capodimonte, le tele con Storie di re Tiridate conservate nella chiesa di San Gregorio Armeno,  il bellissimo dipinto che mostra ” la Morte di San Giuseppe ” eseguito per l’Arciconfraternita dei Pellegrini , il  Transito di San Giuseppe, eseguito nel 1652 per la chiesa della Trinità dei Pellegrini,  ed il suo vero capolavoro rappresentato dalle  tele della cappella di San Gregorio Armeno nell’omonima chiesa, raffiguranti Scene della vita del Santo, completate nella parte superiore da due lunette raffiguranti Episodi del martirio del Santo.

Appartengono a lui anche  “la Santa Caterina d’Alessandria ” della sede romana dell’Inps, una serie di Apostoli nel convento di San Pasquale a Taranto, il  Ritorno del figliuol prodigo, Lot e le figlie (cattedrale di Monopoli), il cosiddetto Ritratto di Ludovico Carducci Artemisio (già in casa Carducci Artemisioa Taranto, ed ora nella collezione di famigli aa  Roma), la “Negazione di Pietro” , in collezione Boblot a Parigi , la ” Vocazione di San Matteo ” di collezione romana, ed il  “Ecce homo”, firmato e datato 1647, in collezione Harris a New York.

Della sua morte ugualmente non sappiamo molto e si pensa possa essere scomparso con la peste del 1656, anche se alcuni documenti di pagamento lo mostrano vivo ancora nel mese di maggio.

Il figlio,  di nome Michelangelo,  fu anch’egli pittore; tuttavia non riuscì mai ad eguagliare il successo del padre.

 

 

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