Il periodo delle feste natalizie è un momento molto sentito dai napoletani che per tradizione lo amano trascorrere  tutti insieme in famiglia . Una lunga festa che non è mai confinata al solo 25 dicembre ma dura per un lungo periodo di tempo che tradizionalmente incomincia  l’8 Dicembre ( Festa dell’Immacolata Concezione ) giorno in cui si inizia la preparazione del presepe ( per gli uomini di cuore ) o l’albero di natale ( per gli uomini d’affari ) , e termina allEpifania  (o festa della Befana, cioè il  6 Gennaio quando il presepe viene disfatto. Durante questo intero periodo ci sono dei rituali che ancora oggi, a distanza di molti secoli , vengono perpetuati e conservati  immutati nel  loro significato originale.

Il Natale nella nostra città , benchè anch’esso contaminato  dalle tendenze consumistiche della società contemporanea, è infatti quello che conserva  forse tutt’oggi come pochi altri luoghi , ancora alcuni aspetti forti della tradizione che ruotano attorno ad alcuni importanti simboli come il presepe , la famiglia,  il menù natalizio , la tombola , gli zampognari , babbo natale e solo per ultimo l’albero di Natale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ad annunciare le  festività natalizie , sono i famosi zampognari che ancora oggi , a distanza di anni , con la loro dolce melodia li vedi girare per le strade ad annunciare la buona novella della venuta di Gesù Bambino sulla Terrra, 

 

A Napoli infatti non c’è Natale che si rispetti senza il suono dolce e malinconico degli zampognari che invadono le strade, i vicoli e le case annunciando la notizia dell’Immacolata Concezione ed invitando all’attesa del Messia 

Ma il Natale  è una buona occasione nella nostra città per esprimere in maniera completa  tutto il nostro modo di essere e di sentire l’amore per la propria famiglia , i propri cari e gli amci di sempre , quelli a cui vuoi più bene. In questi giorni infatti ci si riunisce  con i tutti  i parenti più cari  e mentre si chiacchiera, si cucina, e  si prepara la tavola , i bambini trepidanti e desiderosi non aspettano altro che scartare quei  regali posti sotto l’albero.

N.B. Un tipico detto napoletano, che  racchiude tutta l’importanza del Natale per i napoletani così  recita ” Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi “

Feste natalizie quindi tutte assolutamente da vivere insieme con i propri familiari secondo un lascito culturale identificativo della nostra tradizione popolare dove  ad essere particolarmente molto sentiti sono sopratutto i momenti che riguardano  la cena della Vigilia e il pranzo di Natale .

Nella nostra città , la cena della vigilia ed il pranzo del giorno di Natale  sono due momenti molto importanti per ogni napoletano .Essi sono un nostro bagaglio culturale tramandate da secoli dove  i “pensieri”, le disgrazie e le “mancanze” che ci sono in tutte le famiglie, passano  stando tutti  insieme in famiglia  …almeno per un giorno.

Ma ricordatevi che Natale e Capodanno a Napoli significano anche e soprattutto il cenone della vigilia , il pranzo di Natale tipico  ed il cenone della notte di San Silvestro.

Nel giorno della Vigilia  , visto il gran numero di persone invitate per il cenone serale , tutti hanno innanzitutto l’obbligo di  svegliarsi  presto allo scopo di apparecchiare il tavolo e creare spazio . Bisogna spostare mobili e divani , ma sopratutto aggiungere qualche posto aggiungendo tavolini e nuove  sedie recuperate un pò ovunque .

Tutto nelle giornata da quel momento  si svolge in funzione della cena serale  . Ma per arrivare alla mezzanotte ce ne vuole di tempo  e tra una chiacchiera e l’altra, in attesa  della cena, per mantenersi leggeri, in attesa del cenone serale, verso l’ora di pranzo è consuetudine tamponare lo stomaco con la famosa  pizza di scarole realizzata con un impasto come quello per la pizza, il cui  Il ripieno  però stavolta è costituito dalle scarole con olive (o uvetta), capperi e pinoli. e talvolta persino delle alici.

Una volta che il tavolo è “addobbato” si passa alla fase CUCINATA, piena di odori che si disperdono nell’ambiente fin dentro l’androne del palazzo  .Già nel pomeriggio in tutta la casa si può sentire  l’addore delle vongole , la puzza di cavliciore e il rumore del baccalà e capitone che stanno a friver.

 

 

La tradizione tipica della cucina napoletana  per la sera della  vigilia di Natale, ( il 24 dicembre sera ) così come il 31 sera ( la notte di San Silvestro ) prevede infatti un menù quasi esclusivamente a base di  pesce mentre al contrario per il pranzo del Natale il tipico menù è a base  di carne. Il tutto ‘condito’ dai tipici e caratteristici dolci natalizi.

Secondo la Chiesa cattolica, la Vigilia di Natale è infatti un giorno di magro, ovvero un giorno in cui bisognerebbe mangiare cibo “povero” o, addirittura, astenersi completamente dal cibo in segno di rispetto e devozione . La carne del pesce secondo antiche credenze non sarebbe soggetta a essere veicolo di spiriti maligni come al contrario si verifica nelle carni rosse (in parte anche quelle bianche) a causa della cospicua presenza di sangue. Per tale motivo, in tale periodo,  il consumo di carmi è ammesso purché siano bollite:  una dimostrazione di tale usanza è la minestra maritata , che ha anche la funzione rituale e culturale di terminare tutte le riserve di cibo in vista del rinnovamento del nuovo anno

Per la vigilia di Natale quindi la  tradizione vuole che per la cena si mangi  magro, e quasi tutto sostanzialmente a base di pesce, ed il piatto tipico  della cena è senz’altro quello dei Spaghetti a vongole . La vigilia di Ntatale , e su questo non vi sono dubbi ,  è della vongola verace. E’ lei la vera regina della vigilia e  In questi giorni a Napoli  è facile osservare tutto un brulicare di persone intorno ai pescivendoli per assicurarsi la miglior mercanzia della giornata. I prezzi, manco a dirlo, schizzano in alto. Ma spaghetti con pasta trafilata al bronzo (rigorosamente spaghetti) di Gragnano e vongole veraci, con  talvolta un peperoncino ( è una questione di gusti ) sono irrinunciabili. Meglio se innaffiati da un buon vino (ovviamente bianco, ma anche il rosso va bene visto il periodo specie se si tratta di un gragnano servito freddo).

CURIOSITA’: E’ usanza  da parte dei pescivendoli a Napoli di fare la nottata, ossia di rimanere aperti tutte le notti tra il 22 ed il 24 dicembre, perché la tradizione vuole così: il pesce va comprato anche di notte per non rimanerne sprovvisti ed è questo uno spettacolo  credetemi che non si può perdere.

Insomma spaghetti e vongole sono il piatto principe della vigilia . L’unico problema che abbiamo ogni volta è sempre lo stesso :”e facimm in bianco o ca pummarulella “? i Ma in bianco o col pomodorino, questo dipende da famiglia a famiglia, fatto sta che il primo piatto della Vigilia di Natale è questo. Poi c’è chi varia con gli scampi, con l’astice, l’importante è che sia a base di pesce.

N.B.  gli antipasti, a Napoli, siano facoltativi durante il pranzo di Natale. Questo perchè ci si alza tardi, quando ancora non si è finito di digerire il cenone della sera precedente che, immediatamente, si è obbligati a cominciare un nuovo tour de force digestivo. Ad ogni modo se proprio non volete desistere ad essere i più gettonati sappiate che sono le  tartine con tonno e maionese, o salmone e  prosciutto e  mozzarella  che deve essere però  tipicamente aversana

N.B. Al posto delle vongole spesso vengono usati anche i lupini di mare , cioè  una varietà più piccola delle vongole che vengono generalmente considerati come i fratelli poveri delle più ricche vongole.

Questa magnifica leccornia , come tante altre ricette napoletane  nacque come piatto povero e poichè le vongole avevano e hanno tutt’oggi  un costo alto,  non tutti un tempo potevano  permettersi di comprarle . Ma il popolo napoletano, allora come oggi certamente non rinunciava  ad uno dei suoi piatti preferiti per così poco ……, e aggiunse al piatto  solo un pò di fantasia ….

Ancora oggi nelle  famiglie meno abbienti , dove talvolta non ci si può  permettere di acquistare le vongole  si ricorre spesso  ai “spaghetti alle vongole ‘fujute’”, ovvero vongole che” se ne so fujute ” cioè, scappate e che quindi non se ne vede traccia. In questo caso l’assenza delle vongole viene   compensata  dall’abbondante presenza del prezzemolo. Il suo forte sapore da in questo modo l’illusione di mangiare i spaghetti alle vongole nonostante non ce ne fosse traccia.

Gli spaghetti con le vongole possono essere fatti in bianco (molto più buoni) o con un po’ di sugo.

CURIOSITA’ : Le alternative allo spaghetto alle vongole per chi magari è allergico ai frutti di mare possono essere  nel giorno della vigilia , la Pasta al forno, la lasagna, il sartù di riso oppure dei cannelloni . 

Pei i secondi  si continua con le pietanze a base di pesce e normalmente si procede con il pesce al forno o con la frittura di pesce  ( meglio se di gamberi e calamari e qualche merluzzetto ) . Il pesce in genere può essere  sia una spigola oppure un’orata fatta  al forno o all’acqua pazza.

Il Baccalà ( (o Pezzullo e baccalà) ed  il  capitone ( tagliato a pezzi ) , entrambi fritti , e accompagnati dall’insalata di rinforzo preparata con cavolfiore lesso, sottaceti, peperoni tondi sottaceto dolci o piccanti (le pupaccelle), ulive e acciughe sotto sale , sono  altri  due elementi principali della cena che a dire il vero le  nuove generazioni non gradiscono tanto,

Ma il baccalà fritto, le zeppoline di baccalà e il capitone fritto o in umido  sulla tavola della vigilia non possono assolutamente mancare. Ovviamente ogni anno c’è il parente che contesta: “il baccalà non l’avete fatto spugnare bene, era troppo salato” oppure “quest’anno non sapeva di niente, ma dove l’avete comprato?”, insomma la discussione nasce spontanea e anche questo fa parte della tradizione.

Il baccalà, soprattutto fritto, è comunque un altro  must del periodo natalizio .

Esso può comunque anche essere preparato in tanti altri nodi come per esempio avviene alla vigilia di Natale, in cui lo si prepara all’insalata cioè scaldato e poi condito con un filo d’olio , un pizzico di sale e prezzemolo tritato.

CURIOSITA’ : Il baccalà inizialmente non venne  molto appezzato in città , e per parecchio tempo non è stato molto amato dai napoletani al punto da non apparire addirittura nei menù dei ristoranti .Il suo uso fu infatti quasi imposto a Napoli e in tutto il sud dalla famosa controriforma della chiesa cattolica che vietava il consumo di carne il venerdì e nelle vigilie delle grandi festività .La prima alternativa alla carne oltre alla verdura , fu il pesce ed  ovviamente tra questi il più economico baccalà e lo stoccafisso ( detto stocco ).

L’Insalata di rinforzo è un altro must imperdibile della cena. Essa nata  per sostenere la magra cena a base di pesce, è un misto di cavolo bollito, condito con acciughe salate, olive verdi e nere, papaccelle (peperoni rossi e verdi, dolci o piccanti),e  giardiniera, tutto sotto aceto. E’ come vedrete un’ insalata che si consuma anche nei giorni a venire, basta rinforzarla sempre con gli stessi ingredienti e aggiungere l’aceto.

N.B. Negli ultimi anni si è aggiunta alla tradizione anche l’usanza dell’insalata russa, come alternativa a quella di rinforzo.

CURIOSITA’: . Sapete perchè l’insalata si  chiama di rinforzo ?  Semplicemente perchè doveva ” rinforzare ” la povera cena di magro del periodo quaresimale imposto dalla chiesa cattolica attraverso  nuove direttive provenienti nel 500 dal Concilio di Trento . A tal proposito si racconta che i priori dei conventi napoletani , visto il divieto di mangiare carne durante l’avvento di giornate considerate sacre , si rivolsero addirittura in pieno 800 . al più grande cuoco di allora , il mitico Ippolito Cavalcanti , duca di Buonvicino, al fine di inventare un paio di ricette senza carne che potessero ” rinforzare ” il povero pranzo di magro che fossero  però ugualmente gustose. Nacque così , la prima versione poi nei secoli aggiornata , dell’insalata di rinforzo che doveva per principio riempire lo stomaco e aiutare l’astinenza sacrificale dalla carne.

Se il cenone della Vigilia è stato tutto di magro, a base cioè di pesce perchè di ‘magro’, in fondo in fondo, non trovi niente sulla tavola, imbandita a festa, di un napoletano. Il sostanzioso pranzo di Natale è, invece, esclusivamente a base di carne. In parole povere il cenone della Vigilia è servito solo per preparare la ‘panza’ a tutte quelle prelibatezze che non devono mai mancare per un pranzo di Natale partenopeo come tradizione comanda.

Il pranzo di Natale  è infatti ancora più lungo e trova la minestra maritata oppure i tagliolini in brodo di gallina , a farla da padrone  , mentre per secondo resiste il pesce in bianco o il capitone .In alternativa spesso troviamo Capponi lessi o tacchini fatti  al forno. Tutto questo contornato da broccoletti, carciofi, zucchine alla scapece , fritti con  pastella, e l’immancabile insalata russa, che puntualmente avanza per tutto il periodo natalizio insieme a quella di rinforzo.

CURIOSITA’  :Sapete perchè abbiamo l’usanza di mangiare il capitone a Natale ?  Si tratta di un’usanza antica, che ha un preciso significato religioso. Il capitone, con le sue sembianze da rettile, rappresenterebbe il  serpente  e quindi il  demonio .Esso doveva ( deve )  essere acquistato il 23 dicembre, portato vivo a casa e ucciso da una  donna , allegoria della  Madonna che schiaccia con il piede il tentatore. Mangiare il capitone, per la tradizione, è dunque un modo per allontanare il male .

Al centro della tavola per tradizione a Natale non deve mai la zuppiera con ” A menesta ‘mmaretata “. Esso è indubbiamente uno dei piatti più antichi della tradizionale partenopea dove carne e verdura si sposano a creare un connubio straordinario. Dentro c’è di tutto: dalla galllina al manzo, dalle verdure (cicoria, broccoletti, verza, scarola) al formaggio.

Si tratta di uno di quei piatti che necessita per la sua preparazione di un lungo cerimoniale che va dall’acquisto delle verdure alla selezione delle carni . La parola maritata deriva dal fatto che la carne e la verdura si amalgano ( si maritano, si sposano ) perfettamente nel piatto. Al sublime matrimonio oggi partecipano da un lato le verdure ( bietole, cicorie, cime di rapa, cavolo cappuccio) e dall’altro carni povere come cotene di maiale ben grasse, tracchie,un osso di prosciutto, salsiccie e lardo a volontà. Ovviamente non bisogna trascurare di insaporire il tutto con sale e vari odori tra cui il prezzemolo . Non a caso a Napoli si usa dire solitamente ” pe n’aceno ‘e sale se perde ‘a menesta” quando per non fare un piccolo ultimo sacrificio si manda in rovina tutto il lavoro fatto e ” chillo è petrusino ogne menesta ” riferito al prezzemolo che come sapete si  mette abitualmente in ogni minestra .

N..B. Alcuni  fruttivendoli le vendono già come verdure per la minestra, messe insieme di proposito. Una volta lessate, sono messe in brodo di carne. La ricetta originale prevede che il brodo sia realizzato con carne di manzo, ma c’è anche chi ci aggiunge carne di gallina e salsiccia, per insaporirlo ancora di più. Meglio ancora se l’accompagnate con tozzetti di pane arrostito.

 

Per far riuscire bene questo matrimonio , tutti questi ingredienti devono essere faticosamente cercati e selezionati con cura ed a Napoli chi normalmente si dedica alla preparazione di questa gustosa pietanza non manca poi di decantarne la bontà .della sua menesta ‘mmaretata certamente migliore di tutte le altre assaggiate ( sopratutto suocere e vicini di casa ). Ma come tutti i matrimoni quando è andato è andato !  Un amore quando è finito anche se riprovi a rinnovarlo ha oramai perso tutta  la sua purezza proprio come la minestra scaldata che oramai ha perso il suo sapore . In città per intendere una situazione ormai passata, che si vuol far rivivere ma che non ha più il valore di un tempo si suol dire ” A menesta scarfata nun è mai bona “.

N.B,.  La gallina al brodo è un altro must, anche se non piace a tutti.

Immancabili in entrami i pasti sono ovviamente i broccoli napoletani  , usati principalmente con la scusa di ” pulezza a vocc!”. Essi  lessati  in una pentola  (con acqua bollente  salata ) , raffreddati e portati in tavola con aglio spezzettato, olio extravergine d’oliva e  succo di un limone appena spremuto , sono un piatto che non può  mancare nei menu del  Natale .

La ricetta tipica della Campania prevede l’utilizzo del broccolo nero detto anche broccolone, e ricordate che i  broccoli lessi sono ricchi di principi nutritivi  ideali per le diete dimagranti in quanto apportano pochissime calorie e soprattutto sono molto efficaci nelle situazioni di estremo affaticamento, di carenze vitaminiche e utili nelle situazioni di nervosismo ed eccessiva irritabilità.

CURIOSITA’ : I broccoli lessati in pentola , era uno dei piatti più consumati dai napoletani nel 600 , quando erano ancora soprannominati MANGIAFOGLIE . Essi crescevano numerosi e rigogliosi nelle terre degli orti che circondavano i confini dell’allora città di Napoli . La zona più ricca di broccoli era la collina del Vomero , tanto è vero che quando ci si recava al Vomero si usava dire ” vaco ‘mmiez ‘e vruoccole ” cioè vado fra i broccoli.

N.B. Dei  Broccoli di Natale: meglio noti come pier ‘e vruoccole,  quando vanno puliti , si devono raccogliere di essi solo le cimette che vanno poi  lessate e conditi con olio, sale  e limone.

Ricordatevi comunque che un assaggio dei broccoli di Natale ci vuole sempre ……   come augurio di Natale.

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Il nome stesso Vomero deriva da un antico casale  che si trovava in collina chiamato  “casale del Vommaro” dove pare si svolgesse a quel tempo una sorta di palio tra contadini che gareggiavano a chi facesse il solco più dritto con i vomeri , un attrezzo normalmente usato dai contadini per arare il terreno ; periodicamente nei giorno festivi , i contadini della collina erano soliti sfidarsi al gioco del “vomere ” e dalla città non mancavano di affluirvi un gran numero di curiose persone  ad assistere al passatempo al grido di “jammo a vedè ‘o juoco d’’o vommaro”, trasferendo così al luogo il nome dell’attrezzo. Il divertente gioco sanciva come vincitore chi, con il vomere (la lama) dell’aratro, avesse tracciato un solco quanto più possibile dritto.

Il Vomero è stato quindi per lungo tempo un luogo prevalentemente agricolo sopratutto  rinomata, per i suoi broccoli  e con i suoi piccoli villaggi e casali costituiva una periferia agricola, per la maggior parte disabitata e lontana dalla città di Napoli. Esso è  stato , per secoli , grazie alla gran massa di verdure coltivate soprannominata ‘ la collina dei broccoli ‘.

Intanto, chicchierando , chiacchierando  con la scusa che i broccoli non vi fanno ingrassare , siete finalmente arrivati alle fine del pasto .

Abbiamo ancora un po di  tempo , mentre si sparecchia di  portare a. tavola un po di frutta fresca ( (mandarini, melone bianco meglio noto come melone di pane, e qualche grappolo d’uva) e l’immancabile frutta secca, ( ‘o spass’ ) fatta di  noci, mandorle, fichi secchi, nocciole, datteri, uva passita e pinoli  per “toglierti il  “sapore “(non si sa da cosa )

Curiosita’ : Ogni buon napoletano.  a tavola in genere , indipendentemente dalla vigilia di Natale ,   alla fine di tutti i pasti di Natale , per continuare a restare ancora tutti insieme a tavola, ama assolutamente mangiare le “sciosciole ” , cioè i tradizionali  spassatiempo    pur di  continuare a restare ancora tutti insieme a tavola  (  sgranocchiare per passatempo ).Tutte queste cose hanno in effetti il solo scopo di passare altro tempo tutti insieme ( uno spassatiempo appunto  )

.N.B.: Secondo molti esperti , il termine ” sciosciole ” deriva da ” flacces” che tradotto significa bucce mentre secondo altri il termine deriva solo dal classico rumore prodotto dai commensali quando questi rimescolano nel cesto la frutta secca.

 

 

 

 

 

 

Il  cenone della vigilia che dura in genere  dalle 5 alle 6 ore , deve però finire ricordatevelo  necessariamente  con  panettone-pandoro-cassata ed  una serie particolare di dolci tradizionali che non possono mancare .

La tradizione è sacra e va rispettata, quindi ecco gli struffoli, palline di pasta frolla ricoperte di miele e confettini colorati, i roccocò, i susamielli, i raffiuoli (dolci simili alle cassatine), i mostacciuoli (dalla parola mosto, con cui vengono realizzati) ricoperti di cioccolato, e le paste reali. Anche panettone e pandoro fanno la loro parte ed  Il tutto innaffiato da liquori che aiutano la digestione, come il nocillo o il mitico ” strega” di Benevento…. e ovviamente l’immancabile caffè . 

  • I mitici roccocò, sono dei biscotti duri a forma di ciambella e a base di mandorle. che se non state attenti sapranno mettere a dura prova i vostri denti ad ogni Natale. Il suo  nome deriva dal francese rocaille ed essi  essendo molto duri e resistenti si è soliti ammorbidirli bagnandoli nel vermouth , nel vin santo o nel marsala .
  • mustacciuoli, biscotti di forma romboidale ricoperti con glassa di cioccolata che furono inventati insieme al sanguinaccio ed i raffiuoli al cioccolato dalle clarisse del Monastero di Santa Chiara . Essi sono anche riportati da Bartolomeo Scappi, cuoco personale di Pio V, in un  suo  famoso pranzo .Il nome deriva dal latino mustaceum, che indicava una focaccia dolce tra i cui ingredienti figurava il mosto d’uva cotto su foglie di alloro 
  • raffiuoli, dolci di pan di Spagna ricoperti di una glassa bianca di zucchero .
  • susamielli, dolci a base di mandorle a forma di “S” che hanno questo nome perchè una volta venivano cosparsi di sesamo . Anticamente di questo dolce erano presenti tra varianti . Il primo chiamato ” sosamiello nobile ”  destinato a persone di riguardo e preparatocon farina biana , il secondo , chiamato ” sosamiello per zampognari ” , destinato al personale di servizio, i contadini in visita e ovviamente i zampognari che andavano nelle case a suonare a Natale , fatto con farina e vari elementi di scarto ed infine il terzo , chiamato ” sosamiello del buon cammino ” fatto con marmellata di amarene , che veniva offerto ai religiosi. Dire  a qualcuno ” sei un  sosamiello “, non è un complimento in quanto in genere indica una persona pesante e noiosa .
  • Le sapienze, variante dei susamielli, che venivano preparate  nel 600 dalle suore clarisse nel convento della Sapienza a  Santa Maria di Costantinopoli .
  • Gli sciù , cioè dei bignè di varie forme farciti di crema alla cioccolata , al caffè  e alla vaniglia .
  • La zuppetta napoletana o diplomatica , fatta di vari strati di pasta sfoglia alternati con pan di Spagna e crema pasticciera con aggiunta di amarene sciroppate .
  • I cannoli napoletani , di origine siciliana ma rielaborati alla napoletana con un infarcimento fatto di sola ricotta zuccherata . Essi sono talvolta bicolori e mostrano da un lato ricotta bianca e l’altro ricotta al cacao.
  • Le cassatine di ricotta , rotonde e ricoperte di glassa sono anch’esse di origine siciliana come la cassata , una torta di ricotta guarnita di frutti canditi  la cui preparazione  richiede  molta abilita’, soprattutto per creare le elaborate decorazioni di cui è largamente provvista.
  • Gli struffoli, tipicamente natalizi ,sono dolci  tipici  fatti da molte palline piccole e fritte, condite con miele. e sono preparati con una ricetta molto semplice: l’impasto è a base di uova, farina, strutto, liquore all’anice e un po’ di zucchero e una volta pronto vengono ricavate delle palline, successivamente fritte e addolcite con del miele e confettini. .Essi sono   certamente il dolce più antico della nostra città avendo addirittura origine greca  : il nome deriva infatti da strongulus ed In città in passato erano molto apprezzati quelli fatti dalle monache dei conventi della Croce di Lucca e di Santa Maria dello Splendore (quello di Santa Croce era anche famoso per la bontà delle sue sfogliatelle frolle  e per le sue ” monachine ” ).
  • Il classico  babà famoso per la sua caratteristica forma a fungo e un impasto soffice, che viene imbevuto nel rum o in altri liquori. Lo trovate in varie dimensioni e farcito  anche con un ripieno di crema , cioccolato o panna..

 

 

 

 

 

 

 

 

Una volta che ci si è sbufarati…ehhhh saziati… si  sbarazza rapidamente il tutto … e quando tutto  è bello “sistimato” ci si mette in posizione  per la famosa TOMBOLA, che vede uniti ed impegnati parenti ragazzi , bambini e anziani

Il divertente gioco vissuto con passione  in tutte le abitazioni napoletane nelle festivita’ natalizie esiste in  due versioni : quella in  lingua italiana e quella più usata in lingua napoletana  .I novanta numeri del lotto sono tutti  racchiusi in un” panariello” di vimini e trascritti   su delle cartelle consistente in semplici cartoncini .Ognuno riceve una o più  cartelle   con sopra trascritti i numeri . Si procede poi all’estrazione dei numeri dal panariello ed ogni volta che il numero  estratto è  presente sulla scheda, il giocatore “copre” la casella corrispondente con fagioli ,ceci, lenticchie , o altro materiale disponibile dopo i cenoni natalizi come i gusci di frutta secca .

CURIOSITA: Il nome tombola deriva proprio dalla forma cilindrica del pezzo di legno dove è impresso il numero e dal rumore che questo fa nel cadere sul tavolo dal panariello, che una volta aveva appunto la forma del tombolo.

 

 

 

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