GIORDANO BRUNO, MAGO , MARTIRE O FILOSOFO ?

Giordano Bruno (1548-1600): filosofo, scrittore e monaco italiano

 Filippo Bruno , grande filosofo , scrittore e monaco del XVI secolo , nacque a Nola , una piccola città vicino Napoli, nel 1548  da una nobile gentiluomo senza titolo e dal modesto reddito.  Sin da ragazzo dimostrò una propensione allo studio e un’acutissima intelligenza che lo portarono ad appena  15 anni, a frequentare , pur di continuare a proseguire i suoi i studi filosofici , il chiostro ed il convento dell’Ordine dei Domenicani a Napoli situato nella magnifica Piazza San Domenico . In questo convento , famoso per essere stato tra il 1515 ed il 1615 la sede della Facoltà di Teologia a Napoli , fondata da San Tommaso d’Aquino , vi era una ricchissima  biblioteca  dove erano raccolti numerosi libri che dal 500 in poi sarebbero stati poi considerati proibiti .Molti erano libri di filosofia e di storia ma anche di scienza in grado di aprire la mente a chi sapeva guardare oltre il discorso della rigida  fede con cui veniva indottrinata la religione cattolica a quei tempi.

Questi libri , come in generali , tutti quelli che in qualche modo potessero con la loro cultura aprire la mente del popolo e fare che esso potesse in qualche modo porsi delle domande , erano in quel periodo strettamente conservati nel  monasterio ed essere appannaggio di soli pochi eletti .

N.B.  Nel 600 , nei monasteri  e nei conventi  erano gelosamente custodite  le poche biblioteche dove si conservavano preziosi  manoscritti greci e latini sopravvissuti ai barbari o appena tradotti dagli arabi ( che a loro volta li avevano ereditati da egiziani e antichi greci ) relativi all’alchimia , alla farmaceutica , alla botanica , alla medicina , alla storia e alla filosofia .

La preziosa collezione di libri conservati in questo monastero incuriosì molto  il  giovane Bruno Giordano che vi mise piede nel 1566 e vi restò per circa undici anni , e dovette non poco influenzare la sua mente formando in lui quelle teorie che lo avrebbero poi portato sul rogo di Campo de’ Fiori nel 1600.  Egli arrivò infatti  a mettere il discussione l’allora vigente dottrina cattolica ed entrare in contrasto con il modo di pensare  di quei tempi .

A 17 anni , Filippo Bruno veste l’abito domenicano decidendo di mutare il suo nome in  Giordano , per  omaggio ad uno dei suoi maestri in metafisica (Giordano Crispo).

Divenuto  sacerdote nel 1572,  grazie al suo particolare carattere ,  animato da un’insaziabile passione per lo studio, ed una  condotta  conforme al motto domenicano verba et exempla (parole ed esempi). divenne in soli tre anni , non solo dottore in teologia ma anche  in breve tempo uno dei più brillanti intellettuali d’Europa..

Negli anni che seguirono , durante la sua brillante carriera ecclesiastica ebbe presso la ricca biblioteca ,  occasione di approfondire il pensiero di Agostino di Ippona  e di  Tommaso d’Aquino  venendo però  anche a contatto con scritture proibite orientali relativi all’alchimia  e le opere di Erasmo da Rotterdam , bandite ufficialmente dalla chiesa  cattolica perchè considerava il suo autore un eretico .

Il prete Erasmo infatti  , nei suoi scritti attaccava  fortemente l’immoralità dei suoi colleghi del tempo sostenendo con vigore  la necessità di una riforma della Chiesa, che a suo parere aveva raggiunto il suo apice con il  mercato delle indulgenze,

Giordano  ebbe modo in questa maniera di sviluppare  una lenta ma progressiva  passione  per l’ermetismo, e la magia che lo portò fin dal suo primo anno di noviziato, ad essere  accusato di profanazione del culto di Maria.

La sua sete di conoscenza e la passione per la verità lo pone inevitabilmente in contrasto con la cultura dogmatica del tempo (un’atmosfera oscurantista e retriva di cui sarà vittima lo stesso Galilei, qualche decennio dopo) . Egli dotato di un carattere  irrequieto e insofferente ai dogmi e alle costrizioni ,finì per urtare contro la gerarchia sulle questioni del dogma della Trinità, che egli respingeva , avendo  nel tempo una serie di duri scontri con le allora autorità cattoliche che lo portarono dapprima a subire un processo dovute ad accuse per il disprezzo delle immagini dei Santi ed un altro come vedremo avvenuto poi dieci anni dopo  che lo vide addirittura finire al rogo .

Le cose infatti dopo vari scontri non si misero bene per lui nel  convento napoletano .  Non convinto di alcune verità dogmatiche della chiesa cattolica come il dogma della Trinità venne  denunciato da un frate  al padre provinciale Domenico Vita, che subito  istituì contro di lui un nuova processo stavolta per eresia che lo portò a fuggire da Napoli per riparare a Roma  , ospite del convento domenicano di  Santa Maria sopra Minerva.

In quegli anni Roma era imperversata da gravi disordini e grandi episodi di criminalità  :  Rubare ed ammazzare era all’ordine del giorno e molti cadaveri venivano spesso al mattino ritrovati nel Tevere :  la  notte sopratutto era spesso teatro di violenza ,  e a farne le spese erano un po tutti i ceti sociali , dalla  semplice gente del popolo , ai figli di nobili aristocratici  , politici , monsignori e nipoti di cardinali. Chiunque usciva di notte metteva seriamente a rischio la sua vita .

Bruno durante il suo soggiorno a Roma venne  accusato di aver ammazzato e gettato nel fiume un frate: un omicidio non commesso da lui ma da un un altro fratello del convento , per il quale egli  venne comunque  incolpato grazie alle calunnie dei suoi inquisitori che, ignoranti  non concepivano la sua filosofia e lo accusavano di eresia.

Oltre all’accusa di omicidio, Bruno ebbe  notizia nello stesso periodo che nel convento napoletano di San Domenico erano stati trovati, tra i suoi libri, opere di  San Giovanni Crisostome , di San Gerolamo e di Erasmo da Rotterdam e che per tale motivo  si stava istruendo contro di lui un processo per eresia.

Così, nello stesso anno, nel 1576, Giordano Bruno per non aver altri problemi , abbandonò  l’abito domenicano ed  i voti fatti per distaccarsi dalla chiesa cattolica e una volta riassunto  di nuovo il nome vecchio nome di Filippo, lasciò  Roma per fuggire dapprima  a Nola, e poi Savona, Torino, Padova , Bergamo ed infine approdare a Ginevra dove aderì solo per breve tempo al calvinismo . Qui si dimostrò però  ben presto molto critico nei confronti della nuova religione, al punto da venir arrestato e costretto a distruggere un opuscolo di critica nei confronti di Antoine De la Faye, titolare della cattedra di filosofia, nonché figura di spicco del calvinismo. Poco dopo aver riconosciuto la propria colpa innanzi al Concistoro, viene nuovamente inquisito per le reiterate offese mosse nei confronti dei ministri della Chiesa calvinista.

N.B. Giordano Bruno fu di carattere particolarmente irrequieto e , come detto , fin dall’ inizio non si sentì convinto da alcune verità dogmatiche della chiesa cattolica e finì per abbandonare i voti e distaccarsi dalla chiesa cattolica . Durante le sue peregrinazioni arrivò a simpatizzare per la causa calvinista per ovvi motivi : gli sembrò essere una protesta ai danni della chiesa cattolica nella sua dimensione istituzionale ; del calvinismo colse quindi soprattutto il messaggio ” liberatore ” . Comunque poi abbandonò questa simpatia per il calvinismo e , paradossalmente , tornò indietro sui suoi passi accettando alcuni valori della dottrina cattolica

Scomunicato lasciò Ginevra e si recò a Tolosa dove ottenne  la cattedra di filosofia  . Erano quelli  gli anni della Controriforma e Giordano , durante questi suoi  continui peregrinaggi , ebbe modo di rafforzare ulteriormente il suo pensiero contro quello che era l’imperante ortodossia religiosa dominante . In quegli anni  tutti suoi viaggi spesso si trasformarono in fuga entrando spesso in conflitto con gli ambienti aristotelici da lui tanto denigrati scatenando spesso  le ire dei teologi locali . Di spirito combattivo ed incline alla polemica, egli finì per porsi  contro la maggior parte dei teologi e dei pensatori del suo tempo.

Bruno  con le sue  la tesi criticava  i limiti troppo stretti nei quali la religione cristiana rinchiudeva l’universo e andando oltre   affermava anche  l’esistenza di un’infinità di mondi abitati al di fuori della terra.  Egli quindi concepiva , pur non avendo nessun dato scientifico a suo favore ,  una pluralità di mondi simili al nostro in un universo che non sarebbe stato creato ma che sarebbe esistito da sempre. Sostituiva con le sue tesi a Dio il concetto di infinito. Era questa ovviamente una concezione che si opponeva fortemente alla teologia cristiana del tempo . Bruno abbracciò e difese con vigore la tesi copernicana dell’eliocentrismo , andando con le sue concezioni cosmologiche oltre lo stesso Copernico immaginando un universo infinito di cui Dio sarebbe l’anima.

 

” … andava raccontando in giro che la Terra girava  su se stessa, e che essa non era il centro del mondo, che la Via Lattea è di natura stellare e che il Sole è solo una di queste stelle, che il mondo è “un’infinita riserva d’innumerevoli mondi uguali al nostro “…..

 

 

 

Ebbe il coraggio di mantenere questa sua  propria visione di un cosmo infinito malgrado gli interrogatori ,  la tortura e la morte , che fecero  di lui un simbolo del pensiero laico contro il dogmatismo dell’Inquisizione. Sarà  infatti ricordato  nei secoli come un martire del libero pensiero e dell’intolleranza religiosa .

Dopo una breve permanenza a Parigi, si trasferì in Inghilterra  ( dove ebbe modo di conoscere la regina Elisabetta ) per  insegnare ad Oxford, per poi riprendere la via di Parigi, trascorrere qualche anno in  Germania per insegnare  a Wittenberg e a Francoforte, ed infine approdare  nella “tollerante”  Venezia.  Qui Giordano  , oramai perseguitato , da quel mondo cattolico contro cui si era schierato , era convinto di essere al sicuro, invitato dal nobile Giovanni Mocenigo, desideroso di farsi istruire dal filosofo nell’arte della memoria , una disciplina allora molto in voga , di cui egli era divenuto grande esperto .

Dotato di una memoria prodigiosa che gli permetteva , si dice, di recitare 7.000 passaggi della Bibbia o anche 1.000 poemi di Ovidio, il filosofo fu infatti  volentieri ospite dei principi d’Europa, dove diede libero sfogo alla sua inclinazione per la libera discussione (fu anche  autore di due libri che descrivevano  un innovativo metodo di memorizzazione).

CURIOSITA’ : L’ordine dei domenicani, al quale Tommaso d’Aquino  apparteneva, aveva la reputazione di essere particolarmente versato nell’arte della memoria e Bruno poté vantarsi  di essere stato presentato al Pontefice quando apparteneva ancora a quest’ordine, per far  mostra della sua memoria artificiale . Le sue tecniche di memoria (  mnemotecnica) furono  un aspetto del suo pensiero che svolse un ruolo importante per la sua  notorietà nelle corti europee : sono infatti i suoi lavori sull’arte della memoria che gli valsero soprattutto le accoglienze calorose sia del re di Francia Enrico III  come della regina d’Inghilterra Elisabetta I.

L’arte della memoria è un insieme di tecniche che risalgono all’antichità ed il cui scopo era di memorizzare il massimo di dati.  Nell’Antichità, tutto ciò aveva un sentore  di magia e soprattutto di ermetismo del quale egli venne successivamente accusato .
In una sua difesa  di fronte ai suoi giudici, egli  dichiarò: «(…) Il re Enrico III mi chiamò un giorno, e mi chiese se questa memoria che possedevo e che insegnavo era una memoria naturale o se fosse piuttosto  ottenuta per mezzo di magia; gli dimostrai che non mi derivava dalla magia ma dalla scienza ».  

 

A Venezia le cose non   andarono come egli sperava. Le  idee coraggiose  dell’ex frate , innovative e certamente diverse dall’allora pensiero canonico  , ben presto finirono per spaventare il nobile mecenate  . Bruno infatti durante il suo soggiorno non solo arrivò ad affermare  costantemente di rifiutare ogni religione, negando i dogmi cristiani  ma  addirittura arrivò  impudentemente ad affermare che Cristo era un mago che aveva sedotto i popoli con i suoi miracoli.

Secondo alcuni altre voci sembra invece che il Mocenigo , si accorse addirittura  di alcune oscure pratiche magiche che egli esercitava  in casa sua , mentre secondo altri egli invece scoprì solo una relazione che forse aveva  con sua moglie.  Tutto sta che il nobile Mocenigo ad un cero punto , convinto che le sue idee fossero  blasfeme , decise di denunciarlo e consegnarlo nelle mani della Santa Inquisizione di Venezia, che a sua volta lo consegnò all’inquisizione di Roma (il Sant’Uffizio), che con scarsi tentativi, provò a convincerlo a ritrattare le sue idee “eretiche”.

Ritratto del Doge Giovanni Mocenigo, dipinto di Gentile Bellini

Ritratto del Doge Giovanni Mocenigo

Dopo 7 anni di carcere e costanti rifiuti di abiurare, il “Santo Uffizio” lo cacciò dalla Chiesa come “eretico impenitente” e lo rimise  ad una corte secolare che lo condannò a morte ( il  braccio secolare eseguiva materialmente le sentenze del Sant’Uffizio ).  Alla fine dell’interminabile processo egli fu condannato al rogo come eretico impenitente e ostinato ed espulso definitivamente dalla Chiesa. Davanti ai suoi giudici che maledisse tuonò : “Avete certamente  più paura voi nel pronunciare quella sentenza che io nell’ascoltarla! ”

All’alba del 17 febbraio 1600 , in occasione della liturgia dell’anno Santo  (anno giubilare  ) , egli lasciò  la prigione di Tor di Nona, per venire condotto in processione tra una folla eccitata e vociante fino a Campo de’ Fiori a Roma .  Indossava  il sanbenito e si dice avesse  una mordacchia che gli impedisse di parlare ( “Per le brutissime parole che diceva”) . Salito  al rogo con coraggio e dignità, venne  spogliato, legato ad un palo e quindi arso vivo davanti ad una folla plaudente . Le sue opere vennero bruciate in Piazza San Pietro e inserite nell’ Indice dei libri proibiti.

 

 

Dotato di un carattere  orgoglioso , e  propenso alla collera , si racconta che durante tutto il suo processo abbia sempre conservato tutta la sua insolenza verso il tribunale e  certamente sfidato le autorità  , quando legato al patibolo del rogo abbia  distolto lo sguardo dal crocefisso che gli venne  presentato.

La condanna del filosofo si è  trasformata nel tempo nei confronti della chiesa cattolica  , in una minaccia costante del proprio ruolo e potere . Più volte il vaticano nella voce dei più autorevoli rappresentanti hanno dovute giustificare in qualche modo il martirio di Giordano Bruno e ancora oggi di tanto in tanto  si difende ricordando che essa non lo ha condannato il filosofo per le sue visioni cosmologiche, ma solo per le sue posizioni eretiche.

La “Santa” Sede , sopratutto attraverso le parole di Giovanni Paolo II si è spesso dovuta scusare e rammaricare (  a denti stretti ) del rogo ma senza però mai indietreggiare rispetto alla validità teologica della condanna. Non poteva fare altrimenti poiché l’inquisitore responsabile delle condanne di Bruno e Galileo,  era il cardinale R. Bellarmino, che è stato poi  beatificato, canonizzato e fatto Dottore della chiesa.  La chiesa infatti pur manifestando pentimento non è però mai arrivata alla de-canonizzazioni e de-beatificazioni del cardinale Bellardino che dovrebbe essere un atto dovuto se i pentimenti fossero sinceri ed i rimorsi reali .

N.B.L’interminabile processo fu presieduto dal gesuita Cardinale  Bellarmino, che nello  studio delle opere di Bruno per raccogliere i capi di accusa contestò addirittura il Giordano  di aver soggiornato in paesi eretici, vivendo secondo il loro costume e di avere  con se reputazione di omosessualità  .Il Tribunale dell’Inquisizione romana non faceva infatti perno essenzialmente sulle  affermazioni filosofiche di Bruno , ma su quelle teologiche concentrate sulla negazione della divinità di Cristo; la negazione del dogma della Trinità; la presenza reale di Cristo nel sacramento dell’Eucarestia.Giordano  negava con il suo pensiero la divinità di Gesù, ossia l’incarnazione del Verbo, togliendo così al cristianesimo  la base stessa della sua esistenza .  Il cristianesimo, in quegli anni, lottava disperatamente  in tutta Europa per sopravvivere: dietro la implacabile contrapposizione fra cattolici e protestanti, la vera posta in gioco non erano la libera interpretazione delle Scritture, la verginità di Maria o la funzione del Papa di capo supremo della Chiesa cattolica, ma la possibilità che l’idea cristiana, l’idea del Dio che si fa uomo, muore e risorge per la salvezza del genere umano, potesse venire preservata, custodita e trasmessa in eredità alle generazioni future.

Il pensiero di Bruno, dunque, rappresentava una sfida e una minaccia oggettiva per la visione cristiana del mondo, sotto l’aspetto teologico. Sotto l’aspetto strettamente filosofico, invece, il pensiero di Bruno risultava, certo, incompatibile con il cristianesimo; ma, forse, più per l’estrema audacia con cui egli lo espose, che per buona parete dei suoi contenuti.

Bruno, con la sua impari lotta contro la chiesa , grazie alla sua orribile morte avvenuta sul rogo ,è divenuto nel tempo il prototipo dell’eroe solitario e perseguitato, incompreso dai contemporanei, e odiato dai poteri più retrivi della società e della cultura. La chiesa cattolica uccidendolo lo ha trasformato nel suo peggior nemico . Un simbolo anticlericale  nonchè coraggioso  annunciatore di un mondo nuovo, e gioiosamente spalancato sull’infinità dell’universo. La sua affermazione che esistono innumerevoli altri mondi abitati, al di fuori del nostro, è più attuale che mai .

 

Il martirio del filosofo tre volte scomunicato,  e poco simpatico alla chiesa è così divenuto  il simbolo di tutti i crimini contro la mente. Egli   quattrocento anni più tardi, incarna ancora oggi la resistenza degli uomini a tutti i dogmi.

Il rogo che ha portato la morte del filosofo ha certamente consumato  il suo corpo ma  non il suo pensiero , che oggi più che mai si è trasformato in un grosso boomerang per la chiesa cattolica diventando un’icona di tutti coloro che intendono denigrare il sistema clericale .

Da quel momento Giordano Bruno ha rappresentato, nei secoli successivi alla sua morte, il simbolo del libero pensiero e dell’intellettuale sciolto dai vincoli dell’autorità . Egli non cedendo  davanti all’Inquisizione., non solo non ha abiurato la  propria visione del mondo, ma ha finito per incarnare la lotta della coscienza contro il dogmatismo.

Il martirio del filosofo è oggi il simbolo di tutti i crimini contro la mente. Questo visionario della pluralità dei mondi, tre volte scomunicato,  dal carattere difficile ma geniale  ebbe la sfortuna di vivere in un tempo in cui si bruciavano gli eretici… cioè tutti coloro che avevano la volontà ed il coraggio di pensare qualcos’altro rispetto a ciò che la chiesa intendeva imporre alla loro mente

Per lui, non saranno fatti di stregoneria o anticristianesimo che lo condurranno al rogo, ma piuttosto la sua certezza che l’Universo è infinito e che altrove altri esseri viventi esistono. Sarà ricordato nei secoli come un martire del libero pensiero e dell’intolleranza religiosa

 

 

Da notare che il  processo  a Giordano Bruno é durato diversi anni , il che testimonia che l’ inquisizione romana non era poi così efferata e malvagia come si può pensare , a differenza di quella spagnola . Dove e quando potevano i giudici della chiesa romana cercavano delle vie di compromesso : c’ era una ” buona volontà ” nella chiesa cattolica di  trovare secondo me ,  qualche appiglio nelle posizioni di Giordano Bruno : fu lui che non ebbe alcuna intenzione di rinunciare ai principi di fondo della sua ” dottrina ” e quando si trovò al momento della decisione finale preferì morire ma mantenere le sue posizioni .Eppure ci  doveva essere qualcosa che poteva dare adito a un confronto e a un dialogo con la chiesa cattolica se ci misero quasi otto anni a ucciderlo : egli aveva con se , nel suo pensiero filosofico una  parziale accettazione del cattolicesimo ,che  è’ ovvio non bastò poi ai  giudici dell’inquisizione per salvarlo .

 

Secondo alcune tesi  gli inquisitori erano  dell’idea che, una volta terminato il processo, sarebbe bastato rinchiudere l’ex domenicano in un qualche sperduto convento domenicano per renderlo inoffensivo e indurlo al ravvedimento  .

A far cambiare idea fu un compagno di cella del Bruno  che sembra riferì loro qualche oscuro segreto che gli era stato confidato dal filosofo  stesso, Bruno fu consegnato precipitosamente al “braccio secolare” (la giustizia civile), che gli inflisse la pena del fuoco. Non sappiamo ancora oggi di quali sconvolgenti segreti fosse a conoscenza il compagno di cella di Bruno. Quello che si è poi riferito  è che Bruno fantasticava da tempo di soggiogare il Papa con le sue formule magiche, prenderne il posto e sostituire la religione cristiana con la sua religione magico-pagana in tutti i territori della Chiesa . Probabilmente gli inquisitori pensavano che, se fosse stato lasciato libero di propagandare la sua strana religione, Bruno avrebbe potuto anche trovare dei seguaci e, con loro, svolgere delle attività sovversive contro la Chiesa. In un’epoca in cui i cattolici e i protestanti se la davano di santa ragione in tutta Europa, la priorità degli inquisitori era di spegnere tutti i focolai di nuove, possibili guerre di religione.

 

Bruno inoltre appariva particolarmente pericoloso agli inquisitori soprattutto perché durante il suo soggiorno in Inghilterra aveva conosciuto e avuto dei contatti con la regina Elisabetta ,grande appassionata di magia e di occultismo. , ma anche una tiranna spietata per il  mondo cattolico che nel suo regno aveva messo la fede cattolica fuori legge e perseguitava quanti volevano rimanere fedeli al Papa. Si dice che, se ne avesse avuto la possibilità, non avrebbe esitato ad organizzare una spedizione militare contro Roma.

N.B.  Sbarcato a Londra il 7 aprile del 1583, il mago italiano riuscì ad entrare rapidamente nelle grazie della regina Elisabetta, grande appassionata di magia e di occultismo. Il 20 aprile del 1583 Sir Francis Walshingham, capo dei servizi segreti di sua maestà britannica, ricevette la prima di una serie di informative provenienti dalla casa dell’ambasciatore francese De Castelnau, che aiutava di nascosto alcuni cattolici inglesi a svolgere attività contro la regina. Guarda caso, calligrafia del misterioso autore delle informative appare identica alla calligrafia del Bruno. E guarda caso Bruno in quella casa svolgeva attività di sacerdote e confessore. Probabilmente, i dissidenti cattolici che bazzicavano per l’ambasciata si lasciavano sfuggire molti dettagli sulle loro attività sovversive nel confessionale, dove ad ascoltarli e prendere nota c’era un traditore. Dunque Bruno, prima di essere lui stesso tradito dal compagno di cella, aveva tradito molte persone, violando il segreto del confessionale. Per effetto delle delazioni del Bruno, il cattolico Francis Trockmorton fu arrestato, atrocemente torturato e condannato a morte, mentre e lo stesso ambasciatore De Castelnau fu espulso dall’Inghilterra e finì in rovina.

Alla fine possiamo dire che la  Chiesa  si comportò con Bruno  in modo  riprovevole , condannando a morte una persona solo perchè sostenitrice di idee diverse ; qualunque cattolico non può non riconoscere la meschinità di questa condanna , di questo gesto che ben sintetizza l’ atteggiamento della Chiesa nel corso della storia ( altri fulgidi esempi di questo scempio cattolico sono il Savonarola ,  il pugliese Cesare Vanini ,e Galilei ).

Regnava allora papa Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini), uomo intransigente nell’applicare quanto stabilito dalla Controriforma nel concilio di Trento e fautore di una politica repressiva contro gli eretici e gli ebrei. I colpi inferti in questo periodo di oscurantismo dalla chiesa al metodo scientifico moderno ed alla separazione degli ambiti disciplinari furono alla base del distacco tra la cultura italiana e quella europea. Distacco di cui ancora oggi possiamo dire paghiamo le conseguenze.

La sua ultima frase in apparente aperta sfida pronunciata al momento del processo e della sua condanna a morte  – “Tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla”- ha certamente rappresentato il culmine del braccio di ferro tra lo Stato e la Chiesa di Roma, per nulla disposta a riconoscere il neonato Regno d’Italia.  La costruzione della sua famosa statua, ancora presente in piazza Campo dei Fiori a Roma avvenne contro il volere del Papa e col sostegno di personalità di rilievo come Victor Hugo, Giovanni Bovio e Michail Bakunin, e solo dopo scontri e manifestazioni violente, la statua fu finalmente inaugurata nel giugno 1889. I massoni poi ne hanno approfittato e hanno voluto farne un eterno atto d’accusa contro il clericalismo.

 

 

Giordano Bruno , non era certamente quello che allora si poteva definire un buon frate e nemmeno uno scienzato ( non ambiva ad esserlo ) ma era un grande amante della natura che egli studiava con metodo completamente diverso da rigido e rigoroso  di Telesio . Egli studiando  la natura con interesse filosofico , portò in maniera anticonformista a notare ed amare in lei tutti i suoi segreti che essa nasconde agli occhi di chi non vuole vedere .Un visione completamente diversa della natura e la conseguente forma di vita che da essa scaturiva . Una vita da accogliere ed amare , secondo il filosofo , in ogni sua manifestazione, a tal punto da arrivare a definire la vita sperimentata nel convento di San Domenico  come una “prigione angusta e nera” e a disprezzare la pedanteria degli intellettuali amanti dei libri e troppo poco della concretezza dell’esistenza.

Statua di Giordano Bruno a Campo de' Fiori

Statua di Giordano Bruno a Campo de’ Fiori

La natura di cui parla Giordano come vedremo alla fine non è altro che Dio, nella sua grandiosità, creatività e espansione . Egli infatti identificando Dio con la natura e tutto quello che da essa deriva ( compreso l’uomo ) non fa altro che sostenere come tutto ciò che esiste sulla terra non sia altro che singole componenti frammentate legate l’uno all’altro facente capo tutte a  a Dio . L’uomo si scopre quindi come parte integrante della natura  ovvero come parte integrante del cosmo, del tutto vivente e  può conoscere veramente Dio solo attraverso la natura e la sua ragione di essere.

Dio è quindi la  natura stessa. È il principio che si trova in ogni cosa, forma o intelletto universale,  e si manifesta come materia. In tal modo la materia  appare dinamica e dotata di un intrinseco principio attivo e di movimento.

Proprio l’ idea che ogni realtà dell’universo sia vivente e animata , sarà il pensiero di profonda rottura con il cristianesimo che porterà Giordano Bruno ad essere accusato di usare  procedimento scientifici supportati  e animati dal ricorso alla magia. La sua opera che vedeva  l’uomo conoscere la natura , attraverso un “eroico furore”, fino ad immedesimarsi  con essa, venne solo interpretata come una massima esaltazione della sua mente e non vista invece come essa oggi appare a tutti noi .

Nell’opera ” Degli eroici furori ” egli servendosi del  celebro mito di Atteone , il cacciatore che aveva osato spiare Diana (la dea della caccia) e l’aveva scorto nella sua nudità cerca di far capire attraverso un accurato simbologismo  come egli  appasionato da un “eroico furore” (cioè dal desiderio irrefrenabile di conoscere) cerchi a tutti i costi la natura nell’intento di contemplarla , e finIsca poi , come successo con Attone  , che per punizione  della  Dea aveva trasformato  in un cervo,  per essere lui stesso trasformato in natura .  Il predatore di natura diviene così una facile preda .

Questo simbolismo venne visto come una  forma di elevazione mistica verso la trascendenza.  Venne considerato da tutti i giudicanti come un folle atto di sostituirsi alla natura , all’universo e quindi a Dio Mentre invece l’eroico furore di Bruno non è altro che è una vera e esaltazione della propria passione del conoscere.

Secondo la mitologia greca, Il giovane Atteone, durante una battuta di caccia si imbattè casualmente nella grotta in cui Diana e le sue compagne facevano il bagno. Non appena si accorse della sua presenza la dea, adirata per l’oltraggio subito gli spruzzò dell’acqua sul viso trasformandolo in un cervo impedendogli così di raccontare ciò che aveva visto.  Il cacciatore scappando giunse ad una fonte dove, specchiatosi nell’acqua, si accorse del suo nuovo aspetto. La fontana mostra la scena di Atteone che inseguito e catturato dai suoi stessi cani, questi inferociti gli si aizzano contro sbranandolo.

Senza addentrarci ulteriormente nelle complesse e sicuramente più noiose concezione panteistiche dettate dal filosofo , che rimandiamo a testi specializzati ed altre più formate menti  , vogliamo solo portarvi a conoscenza che alla fine lo  stesso amore per la natura e per la vita ,( quindi Dio )  condurranno Giordano alla fine   a nutrire un serio  disprezzo per la religione cristiana appellata da lui come ” Santa Asinità ”  e intesa come un insieme di false credenze contrarie alla ragione, che inducono all’ignoranza e minano la libertà degli uomini. Questa ignoranza rendendo il popolo rozzo e sopratutto lo rende succube della  guida dei pastori della  chiesa.

La vera dialettica  di Giordano Bruno  era solo quella di attaccare l’allora sistema  con cui si muoveva il mondo cattolico . Egli voleva  solo  far tornare la religione cattolica a quella religiosità antica, quell’antica sapienza che da Mosè in poi mostrava e indicava la vera strada agli uomini.

Bruno inoltre esaltava l’attività, e la laboriosità, dell’uomo rifiutando l’atteggiamento  puramente medievale che vedeva l’uomo  unicamente rivolto alla contemplazione di Dio . Egli esaltando un uomo dinamico e attivo sosteneva che il lavoro e l’intelligenza sono le sole cose che ci spingono  nell’impulso  ad emulare Dio, nel creare.  Solo in questo modo l’uomo può  piegare la realtà circostante ai suoi bisogni e affermarsi  quindi nel mondo.

Ma la cosa che maggiormente fece accendere l’attenzione dell’allora mondo cattolico su di lui fu il suo diverso pensiero dell’Universo e del modo ad esso collegato . Bruno  al contrario di quello che pensavano gli aristotelici o le menti illuminate dei suoi tempi ,  sosteneva che l’universo era Infinito . Lui  era infatti convinto che essendo Dio infinito e potente , non può aver prodotto un mondo altrettanto infinto e pieno di vita . Inoltre se come sosteneva Copernico , la terra ruota intorno al mondo , perchè le altre stelle che si osservano in cielo non potrebbero essere tanti altri soli al centro di altri mondi ?

Tale bellissima intuizione , pur non essendo suffragata da nessun supporto scientifico , fini per assumere una dimensione rivoluzionaria per la chiesa cattolica , Il filosofo con questa sua teoria toglieva  l’uomo e la terra dal centro di ogni cosa ponendo sullo stesso piano tutto quello che esisteva .Il suo universo , derivando da un Dio infinito, era aperto e popolato da infiniti mondi e infinite creature, senza un centro e uguale in ogni sua parte. Egli cancellava in un solo colpo  le “colonne d’Ercole”, oltre le quali non esisteva più nulla, e immaginava di conseguenza  un universo senza fine popolato da infiniti mondi e infinite creature . Egli arrivò addirittura ad ipotizzare l’esistenza di mondi migliori del nostro, abitati da razze molto più evolute di quella terrestre arrivando a far cadere  la distinzione tra mondo sublunare e  quello sopralunare .Secondo molti invece Bruno non era un  paladino del mondo scientifico né tanto meno di quello filosofico. Egli era solo uno dei tanti maghi e alchemici allora molto in voga ,che aveva una grande abilità di manipolare singole o intere masse di persone . Era uno  che credeva agli oroscopi e al determinismo delle stelle, e che vide nell’eliocentrismo non una dottrina scientifica, un fatto astronomico, ma la conferma della sua visione magica, astrologica, che contemplava una eliolatria animista di stampo egizio.

Tra le sue opere più importanti ricordiamo i dialoghi italiani (a cui appartengono gli scritti: La cena delle ceneriDe l’infinitouniverso e mondi e Degli eroici furori) e i poemi latini.

Busto di Giordano Bruno nei Giardini di Villa Borghese a Roma

Busto di Giordano Bruno nei Giardini di Villa Borghese a Roma

Giordano-Bruno

 

 

 

 

 

 

 

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