PIAZZA BELLINI

Piazza Bellini , si intitola al grande musicista che fu per moltissimi anni a Napoli a studiare nel conservatorio poco distante.
In origine era solo uno slargo , dove però vi passavano le antiche mura della greca Neapolis.
Ancora oggi in questa piazza possiamo ammirare uno scavo da cui affiora un tratto della murazione della antica città greca (V o VI sec. a.c.. Esse sono insieme ad altri pochi reperti , i soli visibili in città , dalla strada .
Prima che la piazza assumesse l ‘ aspetto odierno, numerosi erano i conventi ed i giardini che la circondavano .
Oggi resta soltanto la facciata dell’ ex convento di S. Antonio , il palazzo del principe Firrao e del principe Conca.
Un ‘ importante palazzo ( quello che resta ) era quello del principe Conca , originario di Capua e fra le prime famiglie per censo ad incarichi ricoperti. Egli comprò il palazzo dal marchese Alarcon de Mendoza ( al marchese fu donato da Carlo V ) per farne una dimora da favola con innumerevoli opere d’ arte,soffitti affrescati ,mobili , specchiere e una notevole biblioteca che ebbe l’ onore di ospitare Giovan Battista Marino e Torquato Tasso.
Nel 1600 dai Conca andò agli Orsini e questi lo cedettero poi alle monache dell’ attiguo convento di S. Antonio .
Il palazzo Conca fu danneggiato dal terremoto del 1694 ma la facciata in pietra piperno, rimase intatta come la si vede adesso.                                                                                                                                                                                                                   Il vicino complesso di Sant’ Antonio delle Monache a Port’Alba , oggi sede di una biblioteca universitaria risalta per lo scenografico scalone a doppia rampa che insieme alla sua facciata risalgono al 700. Nella struttura è anche presente un bellissimo chiostro che vale la pena visitare .                                                                                                                                                  L’edificio di maggior rilievo architettonico che possiamo ammirare oggi in piazza è il palazzo  Firrao di Sant’Agata del seicento , che mostra nella facciata , disegnata da Cosimo Fanzago ,numerose nicchie con busti marmorei .Fu poi rifatto in epoca barocca intorno al 1650 da Giacinto e Dionisio Lazzari. Si tratta di uno dei pochi palazzi napoletani che ha la facciata in piperno .I suoi piani superiori conservano affreschi di Polidoro da Caravaggio fatti dall’artista nel periodo che si rifugiò a Napoli dopo il sacco di Roma .Il portale ad arco depresso riporta lo scudo e lo stemma della famiglia.
Il monumento a Bellini è un ‘ opera dell’ 800 di Alfonso Bazzico che volle rappresentare nelle nicchie del basamento ,le 4 eroine della lirica belliniana : Norma – Amina- Giulietta – Elvira .
La piazza è oggi un punto di ritrovo , molto frequentato , sopratutto dai giovani universitari e non ( la zona raccoglie numerose facoltà universitarie )
Si possono trovare numerosi locali – bar con tavoli all’ aperto , musica dal vivo , iniziative culturali , spettacoli e ristorazione.

bellini-1 bellini-2 bellini-3Il palazzo Conca costruito nel 1480  apparteneva al Conte Scipione Pandone di Venafro e alla sua morte passò al nipote Enrico che sposò Caterina Acquaviva . Enrico  prese parte alla guerra tra francesi e spagnoli con Lautrec , ma poichè la sorte della guerra non fu favorevole ai francesi , egli riparò a Venafro nella speranza di poter passare in terreno pontificio ; fu invece tradito e consegnato al principe d’Orange , che gli confiscò palazzi e feudi e lo fece decapitare a Napoli in castel Nuovo .Caterina Acquaviva , rimasta vedova non riuscì a far fronte a numerosi impegni economici tra i quali anche quello di non arrivare a pagare il medico Luca Lepore per le cure praticate al figlio Carlo .

Questo episodio è stato oggetto di una delle più curiose storie che hanno seguito la vita del palazzo : pare infatti che il medico abbia fatto causa vincendola alla vedova del povero Enrico e non riuscendo ad  ottenere danaro abbia chiesto di essere pagato anche mediante la vendita del palazzo , ma poichè come vedremo questo era poi stato donato al marchese della Valle egli pensò bene di continuare  poi il giudizio anche contro quest’ultimo. Questo contenzioso è continuato per se estendendosi anche ai discendenti delle due famiglie.

Il palazzo fu così donato da Carlo V , al marchese Ferdinando Alarcon de Mendoza che si era distinto nella guerra contro i francesi .Egli aveva precedentemente anche partecipato alla guerra di Pavia ( finita con  la disfatta dei francesi ad opera dei spagnoli ) che lo aveva visto protagonista come comandante di una delle tre divisioni che giunse alla cattura dello stesso re francese Francesco I . A lui , per la stima che poneva re Carlo V fu anche affidato il delicato compito di tenere in custodia il prezioso personaggio del reale francese a Pizzighettone .Sempre a lui fu affidato il compito di trasportare il re francese a Madrid dove fu trattenuto sotto sua custodia nel palazzo dell’Alcazar fino a sua liberazione .

L’Imperatore quindi come premio ai suoi servigi , gli conferì il titolo di Marchese della Valle Siciliana e donato vari aver tra cui il palazzo Conca .Questi pensò bene innanzitutto di ingrandirlo acquistando prima il vicino palazzo del duca di Traetto e  poi gli orti e giardini del vicino monastero di San Sebastiano e un esteso terreno dei frati di San Pietro a Majella.

Dopo la morte di Ferdinando Alarcon , il palazzo andò in eredità al nipote Ferrante ma solo per poco tempo . Il buon Ferrante avava infatti dimenticato di pagare il terreno ai frati di San Pietro a Majella e questi ovviamente gli fecero causa .

Il palazzo fu così messo all’asta e qui acquistato da Don Giulio Cesare di Capua , principe di Conca e da sua madre , la contessa di Palena. Con i nuovi proprietari il palazzo acquisitò un magnificenza regale . Egli si distinse come valoroso guerriero nelle spedizione del duca d’Alba , tanto da meritare da Filippo II , il principato di Conca.

Lasciò il palazzo ed una grossa fortuna al figlio Matteo il quale  provvide ad aumentare la stessa sposando la nipote e cognata del Vicerè conte di Miranda Giovanna Pacheco.Egli visse con una numerosissima corte ed il palazzo in quegli anni conobbe il periodo di maggior splendore . Fu abbellito di numerose opere d’arte , quadri pregiati ,splendidi mobili , una notevole biblioteca ed argenteria di gran valore . Il palazzo vide ampliare la sua loggia , creato uno spazio per la rimessa di carrozze , stalle per i cavalli e alloggi per la servitù , ma anche un campo per il gioco della racchetta e del pallone.

Fu ospite nel palazzo per quattro mesi Torquato Tasso , mentre segretario del principe divenne il poeta Giovan Battista Marino.

Erede del principe divenne il figlio Giulio Cesare che dopo anni di vita disordinata fu trovato morto per una caduta da cavallo vicino alla Porta Reale , dove era facile trovare allegra compagnia .

Il figlio Matteo , poco capace di amministrare il patrimonio ,dissipò tutte le fortune e malvisto dal vicerè , conte di Monterey, fu incarcerato in Castel Nuovo dove morì , forse secondo molti avvelenato dallo stesso vicerè che voleva vendicarsi di una rivalità in amore.

Lasciò alla sua morte numerosi debiti e di conseguenza il palazzo venne dato prima in affitto ai padri Orsini , poi alle monache di Sant’Antonio da Padova . Fu poi molto danneggiato dal terremoto del 1694 e purtroppo molto di esso si fu costretti ad abbatterlo .

 

 


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