CHIESA DI SAN GAUDIOSO

Nel V secolo, il vescovo di Abitine in Tunisia, di nome Settimo Celio Gaudioso, in seguito all’invasione dei barbari nella sua città, rifiutò agli stessi di convertirsi all’arianesimo. Il re Genserico per questo suo rifiuto decise di punirlo e  imbarcarlo insieme ad altri vescovi africani senza vele e remi  in balìa dei venti. L’imbarcazione per puro caso arrivò a Napoli.
Sbarcato in città insieme agli atri vescovi, su una barca malridotta e privo di tutto egli fondò vicino alla chiesa di Santa Maria Intercede, un importante complesso monastico in cui  vi si ritirò poi anche Sant’Agnello fino alla sua morte.
Tre secoli dopo, il vescovo di Napoli, Stefano II attuò dei lavori di ristrutturazione e, nell’occasione, fece costruire anche la Chiesa di San Gaudioso.
Nel convento furono sistemate in un primo tempo le suore benedettine e successivamente, nel 1530 quelle di Santa Maria d’Agnone che portarono nella struttura le reliquie della Madonna d’Agnone alla quale erano devote.
Nei vari restauri effettuati nel tempo vi parteciparono illustri architetti e artisti dell’epoca come Giovanni Francesco di Palma, Cosimo Fanzago, Domenico Antonio Vaccaro, Ferdinando Sanfelice e Mormille.
L’intera chiesa purtroppo fu distrutta da un incendio volutamente appiccato il 21 febbraio del 1799, per stanare dei rivoltosi rifugiatisi nell’interno della struttura.
Erano i tempi della della proclamazione della Repubblica Napoletana, ed in seguito ai scontri scoppiati, molti ribelli pensarono di rifugiarsi e arroccarsi nelle chiese sentendosi in questi luoghi sacri più protetti.
La chiesa invece fu incendiata ed i rivoltosi stanati. Questo incendio purtroppo causò la perdita di numerose opere d’arte, tra cui dipinti di Battistello Caracciolo, Francesco Solimena, Francesco De Mura  e Luca Giordano.
Le suore riuscirono a salvare soltanto alcune reliquie di santi tra cui quella di San Gaudioso ed il sangue di Santo Stefano e ovviamente l’immagine della Madonna.

Il monastero ebbe invece la fortuna di salvarsi, ma non aveva fatto i conti ancora con lo scempio poi avvenuto della nostra classe politica che decise di costruirvi al suo posto una struttura Universitaria.
Il monastero infatti divenne inizialmente sede prima dell’Osservatorio Astronomico  poi dell’Osservatorio di Marina e infine sede clinica universitaria.
Ma ai nostri universitari non bastava e nel  1920 il monastero fu demolito per realizzare delle nuove strutture universitarie.
A testimonianza dello scempio operato rimangono oggi visibili dell’antica struttura l’arco e la scala d’ingresso di Cosimo Fanzago, il muro perimetrale, il portale della chiesa in piperno e poche tracce del chiostro.

L’ARIANESIMO

L’Arianesimo fu un Importante movimento eretico, diffuso da Ario, prete di Alessandria d’Egitto  intorno al 320  che si sviluppò in Oriente nel corso del IV secolo.

Nella sua dottrina trinitaria soltanto il Padre poteva considerarsi veramente Dio , non generato e non creato, mentre il figlio Gesù era un essere creato con attributi divini, ma non era Dio.
Il figlio di Dio, secondo Ario, non ha la stessa natura del padre ma È solo la prima creatura da lui generato  e insieme, il tramite per la creazione degli altri esseri.
L’inevitabile conseguenza di questa posizione è che l’incarnazione e la resurrezione di Cristo non sono eventi divini e che la redenzione non avviene attraverso di essi o tramite la mediazione della Chiesa.
Il fulcro della tesi era basata su un rigido monoteismo: Secondo Ario, il Padre era eterno, la sorgente, in altre parole, non originata di tutta la realtà, mentre il Figlio, sebbene fosse il primo nato fra tutte le creature e il creatore del mondo, era dissimile (anòmoios) ed inferiore al Padre in natura e dignità, perché generato e creato dal Padre stesso, prima di tutti i tempi. Tuttavia ci fu un tempo in cui il Figlio non c’era, come recitava una frase molto citata di Ario.

Ovviamente fu una dottrina molto criticata e combattuta dal mondo cattolico tradizionale arroccato sulle proprie posizioni e non manco’ la scomunica ad Ario che dovette fuggire in Palestina accolto sotto la sua protezione a braccia aperte da Eusebio di Nicomedia.
Grazie al positivo ascendente di Eusebio sull’imperatore Costantino, che aveva legalizzato il Cristianesimo nel 313 , la posizione di questa dottrina venne rafforzata e propagandata fino a divenire la grande alternativa del credo cattolico nel mondo cristiano dell’epoca.
L’Arianesimo cominciò a diffondersi rapidamente in tutto l’Impero, sopratutto nella sua parte orientale ed in Africa, e fu adottato come Cristianesimo ufficiale da molti vescovi.
Ciò provocò una grande spaccatura nel mondo cristiano che, oltre alle dispute teologiche, causò anche disordini e scontri cruenti tra le opposte fazioni.
L’imperatore Costantino, preoccupato per la grave situazione che si era creata nell’Impero, decise nel 325 di indire e convocare un Concilio per dirimere la diatriba che si tenne a Nicea a cui parteciparono ben 220 vescovi.
Il risultato scontato di questo Concilio fu la condanna dell’Arianesimo,  ed il trionfo della tesi che Gesù Cristo era della stessa sostanza del Padre e generato dal Padre prima di tutti i secoli: “Gesù Cristo è il Figlio unigenito di Dio, generato, non creato, consustanziale al Padre, eterno e immutabile”.
Ario ed Eusebio vennero  mandati  in esilio: i suoi libri vennero bruciati e  l’arianesimo qualificato con l’infamante etichetta di “eresia”.
Ma, già l’anno dopo, l’Arianesimo, “uscito dalla porta, rientrava dalla finestra”: fu revocato l’esilio per tutti i vescovi di fede ariana e gli stessi Eusebio ed Ario furono riammessi  a corte.
I secoli successivi furono caratterizzati da una enorme diffusione dell’Arianesimo, che, in alcuni casi, assunse posizione più radicali, negando totalmente la divinità di Cristo.
Significativo è l’episodio in cui l’Imperatore Costantino, in punto di morte (337 dopo Cristo), si fece battezzare dal vescovo ariano Eusebio di Nicomedia.
Fondamentale, successivamente fu anche la conversione all’Arianesimo dei Goti, ottenuta da un vescovo  discepolo di Eusebio.
Rapidamente l’Arianesimo si diffuse tra le altre popolazioni barbariche, e  quasi tutti i regni Romano-Barbarici sorti dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, furono di religione ariana.
Il declino dell’Arianesimo ed il lento trionfo del Cristianesimo nella sua forma Cattolica si possono far iniziare nel 496 dopo Cristo, quando Clodoveo, re dei Franchi, si converte al Cattolicesimo.
Successivamente anche Visigoti, Ostrogoti, Vandali e Burgundi abbandonarono l’Arianesimo per convertirsi al Cattolicesimo.
Ancora oggi possiamo dire che  l ’Arianesimo non è del tutto morto. I Testimoni di Geova, per esempio, negano il Dogma della Trinità ed asseriscono che il Cristo è stato creato nel tempo, prima di ogni cosa, da Dio Padre (Geova) e lo ritengono una divinità inferiore.

Commenti via Facebook

(366 Posts)