IL PERIODO DEI VICERE’

Per circa due secoli con il  periodo dei viceré tutto il mezzogiorno divenne  una  provincia spagnola in cui si avvicendarono  40 vicere’e 20 luogotenenti  che curavano i soli interessi dei reali spagnoli .

Il Regno di Napoli da grande potenza , inizio’ uno dei periodi più bui della sua storia rimanendo emarginato dal resto dell’Europa e cambiando per sempre il modo di essere dei napoletani .
Eppure di tutte le dominazioni succedutesi quella spagnola e’ certamente quella che nel tempo ha lasciato un’a impronta indelebile nell’aspetto della citta’ e nel carattere del popolo.
Napoli anche se modificata da demolizioni e da nuove costruzioni nelle sue linee essenziali possiamo dire che e’quella venutasi a creare durante i due secoli del periodo vicereale e ancora oggi molti nomi delle strade della citta’ ricordano la Napoli spagnola .

Ma come avvenne il fatto che tutto il Regno perdesse la sua autonomia e diventasse una provincia della Spagna ?
La colpa fu, almeno inizialmente certamente del papa Borgia ( Alessandro VI ) che intento ai suoi poco casti  desideri di passione e premuroso di curare gli interessi dei suoi familiari ed in particolare del crudele Cesare Borgia decise di sciogliere le Lega Santa .

N.B.  Rodrigo Borgia assunto al ruolo papale  con il nome di Alessandro VI ,( eletto tra l’altro con voti per la maggior parte comprati )  e attuò una politica sfacciatamente nepotista a favore dei suoi figli naturali  conducendo una vita certamente poco casta e dissoluta circondato dalle sue amanti .

 

Ma la colpa va condivisa anche con Ludovico “il moro ” che chiamo’  in Italia una  potenza straniera ,e  di Venezia che in cambio di un piccolo ingrandimento territoriale permise l’insediamento di uno stato straniero in Italia peraltro proprio  ai suoi confini.

Ludovico Sforza , detto il “Moro” nel tentativo di legalizzare il possesso del ducato di Milano ( di cui gia’si era reso padrone ) ,  a danno del nipote Gian Galeazzo e della moglie Isabella d’Aragona ( figlia del re di Napoli Alfonso II ) chiamò in suo aiuto il re di Francia Carlo VIII . ( era detto “il Moro ” per suoi i capelli neri e la carnagione scura che lo caratterizzavano ).

Questi che  già’ da solo vantava per se diritti sul Regno di Napoli  , decise a questo punto di scendere in Italia , sia per spodestare una volta per tutte la casa Angioina  e sia apparentemente per aiutare il Moro ( questa chiamata si rivolgera’ poi contro se stesso ).

La Francia e di conseguenza il suo Re , vantavano diritti sul regno di Napoli da oltre un secolo , da quando cioè Giovanna I  , aveva adottato Luigi I  di’ Angiò , nominandolo suo successore .

Carlo VIII , scese in Italia , senza che nessuno lo ostacolasse , favorito sia da Pier de’ Medici  ( che già’ temeva per sua vacillante Signoria ) che da Ludovico il Moro .


Il papa Alessandro VI , concesse il facile passaggio attraverso lo Stato della Chiesa , senza opporre resistenza .
E a Napoli ? A Napoli , il re Alfonso sentendo contro di se il complotto degli altri stati penso’ a quel punto che era giunta l’ora di lasciare il titolo e di abdicare a favore del figlio Ferrandino , sperando che intorno al nuovo re , che godeva di molte simpatie , potesse crearsi un’a migliore situazione politica .
Ma non fu  così’ , e facilitati da varie insurrezioni avvenute a Capua ed a Napoli ‘ , il re francese entro’ facilmente in citta’ e lui dovette rifugiarsi dapprima a Ischia e poi a Messina . I francesi furono accolti al solito con grande entusiasmo dal popolo che si aspettava migliori condizioni di vita ( come promesso ) ma essi  fecero di tutto per far cambiare rapidamente ai cittadini la loro idea poiche ‘ non solo non mantennero nessuna promessa fatta ma addirittura arrivarono con la prepotenza dei loro soldati a farsi odiare , non mancando  di offendere gli uomini e oltraggiare le donne .

Il monarca francese non fu benevolo verso i napoletani  lasciando alle sue truppe la possibilita’ di effettuare i peggiori saccheggi e quando piu’ tardi  abbandono’ la citta’ , porto’ via  numerosi beni preziosi tra i quali anche il bellissimo portone in bronzo del Maschio Angioino che fu recuperato fortunatamente più tardi .
Fece imbarcare le preziose porte di bronzo su una delle galee dove furono messe sui fianchi della nave  come scudi . Nella successiva battaglia nei pressi di Genova , uno dei battenti fu colpito da una palla di cannone . I genovesi vincitori si impossessarono delle navi e le porte del castello ritornarono a Napoli ( le  porte fecero gola anche ai piemontesi , che nel 1860, le stavano smontando per portarle a Torino . Esse rimasero al loro posto solo per il pronto intervento del popolo napoletano ).

Finalmente gli altri stati italiani incominciarono intanto a capire che l’invasione francese non era cosa buona e temendo un pericolo per se stessi si riunirono e coalizzati formarono una  lega per combattere l’esercito francese .
Alla lega parteciparono , Venezia fino ad allora passiva ,  Milano dove ” il Moro ” aveva finalmente ottenuto lo scopo d’insignorirsi della citta’ , ed il papa incoraggiato dai sovrani di Spagna e dall’Imperatore Massimiliano .
Avvertito dei preparativi di guerra ,il re  Carlo , penso’ bene di non rimanere imbottigliato a Napoli e dopo essersi fatto investire dall’Arcivescovo della citta’ , re di Sicilia di qua del faro , decise di ritornare in Francia .
Ferrandino ,  a quel punto immediatamente ritorno’ dalla Sicilia e si riprese il Regno ben accolto dal popolo che nulla avevano guadagnato nel cambio , anzi avevano ben capito quello che potevano perdere .
Ferrandino , purtroppo di li a poco mori alla sola eta’ di 30 anni  non  lasciando eredi . Il suo titolo venne dai nobili consegnato a suo zio , nonché fratello della moglie Giovanna d’Aragona , Federico che in diverse occasioni aveva già’ mostrato di essere un ottimo principe .
Qualche tempo dopo  in Francia dopo la morte di Carlo VIII , sale al trono Luigi XII che oltre ad assumere il titolo di re di Francia , assunse anche quello di re di Sicilia e di Duca di Milano  facendo chiaramente capire le sue intenzioni .
Incomincio’ ad adoperarsi con una serie di accordi  innanzitutto a far sciogliere la lega promettendo a Venezia la cessione di Cremona e al figlio del papa , Cesare Borgia la cessione del ducato di Valentinois in attesa di un piu’ vasto territorio nel rengo di Napoli al momento della conquista .


Venezia , permetteva in cambio di un piccolo ingrandimento territoriale l’insediamento di uno stato straniero in Italia ( ai propri confini ) ed il papa scioglieva la lega ( che aveva chiamata Santa ) per l’interesse della propria famiglia ( Cesare Borgia ).
Federico e Ludovico il moro erano quindi rimasti soli ( e pensare che fu proprio Ludovico a chiamare i francesi ) .
Luigi  XII , una volta entrato in Italia per prima cosa conquista il ducato di Milano e una volta catturato Ludovico il moro , conduce lo stesso prigioniero in Francia dove poi mori qualche anno dopo .

N.B. Ludovico il Moro (il cui vero nome è Ludovico Maria Sforza) era il quarto figlio maschio di Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza .Alla morte del padre viene nominato duca suo fratello maggiore Galeazzo Maria il quale muore poi assassinato. il suo posto viene preso quindi dal figlio  Gian Galeazzo Maria Sforza, che avendo soli sette anni , viene posto sotto la reggenza della madre Bona di Savoia  che decide di affidare  il ducato al suo consigliere  di fiducia Cicco Simonetta.

Ludovico si oppone  alla reggenza della madre e dopo averla costretta  ad abbandonare Milano e a stabilirsi nel castello di Abbiate (attuale Abbiategrasso), prende la reggenza in vece del nipote. Intanto il nipote Gian Galeazzo una volta maggiorenne sposa la nipote del re di Napoli Ferdinando I , Isabella d’Aragona , e si trasferisce a Pavia dove crea una sua corte visto e considerato che a Milano suo zio oramai forte e potente non mostra nessuna intenzione di  rinunciare al consolidato ducato di Milano.

La moglie Isabella , venuta nel frattempo in contrasto anche con la moglie del moro Beatrice d’Este ,a questo punto decide di entrare in campo di persona chiedendo a suo nonno di  intervenire  per ridare al marito l’effettivo controllo del ducato. Ludovico, quindi a questo punto dovette per forza cedere il ducato al nipote .

Isabella d’Aragona e Beatrice d’Este, pur essendo cugine , finirono per avere forti scontri . Il principale motivo della forte tensione venutasi a creare  tra di loro fu  che mentre Isabella era costretta ad un esilio perpetuo , Beatrice era ricoperta di onori e di gloria, accanto ad un marito usurpatore .

Privato del titolo, il Moro  chiese a questo punto aiuto al re di Francia Carlo VIII . Questi  già intenzionato a prendere il Regno di Napoli fu in cambio del  riconoscimento a duca da parte del re francese , favorito attraversando i suoi territori nella sua discesa verso Napoli .Poco tempo dopo la venuta in Italia di Carlo VIII ed il suo incontro con Ludovico avvenuto ad Asti , Gian Galeazzo muore quasi sicuramente avvelenato da un servo considerato” longa manus del Moro “.

Federico ora era completamente solo e ovviamente Luigi XII rivolse tutte le sue attenzioni sul regno di Napoli ed   in maniera furba intavolo’ a questo punto trattative con il re di Spagna Ferdinando ” il cattolico “, ( zio di Federico nonche’ ex suocero del defunto Ferrante che aveva sposato la figlia ).Egli era soprannominato” il cattolico ” per aver avuto il merito di cacciare via i mori dal suolo spagnolo in via definitiva dopo una lunga presenza durata  otto secoli.

Mai fidarsi dei parenti e per dar credito a questo detto Luigi XII e Ferdinando d’Aragona stipularono un trattato segreto di spartizione del Regno di Napoli : da Napoli fino all’Abruzzo andava tutto alla Francia , mentre tutto il resto compreso Calabria e Puglia  andava alla Spagna .

Il re francese , visto i rapporti di parentela del re aragonese con quello spagnolo , temendo di trovarselo contro come nemico pensò bene invece di farselo amico ideando il sottile stratagemma dell’accordo .
Il trattato scritto a Granada  fu ratificato dal papa Alessandro VI e quando l’esercito francese varco’ i confini pontifici ed invase il Regno di Napoli , Federico d’Aragona fu con una bolla papale dichiarato decaduto dal trono .
Federico , non sapendo nulla del trattato chiese aiuto allo zio per la difesa di Gaeta e inconsapevolmente apri’ le fortezze della Calabria a Consalvo di Cordova che pensava venisse in suo aiuto .
Egli ignaro di tutto si preoccupava sopratutto di difendersi dai francesi non immaginando minimamente che il parente spagnolo avrebbe potuto allearsi con il nemico .
Chiese aiuto ripetutamente a Consalvo de Cordova e questi pur consapevole che successivamente l’avrebbe tradito , garanti’ il suo aiuto al nipote del suo re.
Quando finalmente scopri l’inganno si trovo’a chiuso tra le forze francesi che venivano dal nord e quelle spagnole che avanzavano da sud.
I francesi , occuparono rapidamente Nola ed Aversa e marciarono su Napoli senza nessun altro ostacolo , sopratutto dopo il crudele monito avvenuto con l’occupazione di Capua.
Questa cittadina benché ben fortificata , compre ben presto che non avrebbe potuto resistere a lungo e inizio’ le trattative per un’a resa onorevole , ma mentre erano in corso i negoziati , i francesi occuparono la citta’a tradimento e la saccheggiarono trucidando ben 7 mila abitanti .
Seguiva l’esercito il crudele figlio di papa Alessandro VI , Cesare Borgia , il quale dopo l’occupazione della citta’ , si fece portare davanti tutte le giovani donne e tra le piu’ belle ne scelse 40 con cui sfogare la sua lussuria .


La terribile sorte di Capua , influi’ sulle altre citta’ del Regno che non pensarono piu’ a resistere : a Napoli gli abitanti in preda al panico si allontanarono dalle loro case per rifugiarsi nelle isole o in altri luoghi piu’ sicuri .
Federico rinuncio’ ad ogni difesa e si rifugio nel suo castello Aragonese ad Ischia ( considerata da tutti una fortezza inespugnabile) , dove scrisse una commovente lettera indirizzata a Luigi  XII , nella quale ricordandogli la loro antica amicizia , lo pregava di lasciargli la sovranita’ di Napoli per la quale era disposto anche a pagare un tributo .
Ma la spartizione del Regno era stata gia’a decisa ed il re di Francia non poteva tornare indietro , tuttavia il ricordo della vecchia amicizia citata da Federico fece presa su Luigi XII che tratto’ il re detronizzato non da prigioniero ma come un ospite  e lo invito in Francia , promettendogli la sovranita’ di un pezzo di terra nell’Angio’ e un vitalizio annuo.
Federico , accetto’, non potendo fare altrimenti e consegno’ la citta’e i castelli ai francesi , disse addio alla famiglia e a Napoli che non avrebbe piu’ rivista e con il cuore a pezzi fece vela per la Francia .
Lo seguirono pochi fedeli tra cui Jacopo Sannazzaro che nell’ora della disgrazia non aveva voluto abbandonare il suo protettore e amico.
Dopo soli tre anni , lontano da Napoli l’infelice Federico poi mori ‘ .

Il Regno come da accordi presi con il trattato di Granada fu diviso tra francesi e spagnoli .
Il trattato prevedeva l’assegnazione alla Francia delle province di Campania e Abruzzo mentre concedeva alla Spagna la Puglia e la Calabria .
Non si tenne però conto dell’avvenuta creazione di altre due province nate sotto Alfonso I D’Aragona : la Basilicata e la Capitanata  ( e la Capitanata fu il pomo della discordia ).
A governare le terre che il trattato assegnava ai francesi fu posto come vicere’ il duca di Nemours , Luigi d’Armagnac , mentre a governare il territorio meridionale assegnato ai spagnoli fu incaricato Consalvo de Cordova  soprannominato “il gran capitano ” .
Ma il condominio tra le due potenze era destinato a non durare a lungo visto i presupposti di inganno con cui era nato e ben presto sorsero  delle divergenze tra i firmatari del patto di Granada per la spartizione della Basilicata e del Molise .
Una  delle due potenze era di troppo ed il sentore era che ben presto una delle due dovesse cedere il suo territorio all’altro .Mancava di fatto solo l’occasione per dichiararsi guerra .
Il pretesto per la contesa che poi sfocio’in guerra fu l’imposta da pagare sulle greggi che in primavera transumavano dalle terre pugliesi a quelle dell’Abruzzo .
Le greggi abruzzesi , sin dai tempi di Federico II di Svevia , venivano a transumare   in Capitanata , una  provincia che era stata dimenticata nel trattato  di Granada .
I pastori  avevano in quel nel territorio  l’abitudine di far svernare le greggi dal freddo e appeninico Abruzzo alla ben più mite Capitanata cioè a trascorrere l’inverno in zone più calde .
Per far pascolare le pecore  i pastori pagavano ingenti tasse agli occupanti attraverso la “dogana delle pecore”. Secondo i Francesi la Capitanata faceva parte dell’Abruzzo perché legata all’economia pastorizia di quella terra, e spettante quindi alla Francia. Per gli Spagnoli era invece parte integrante della Puglia ad essi assegnata e non andava toccata.
Le discordie iniziali si tramutano presto in vere e proprie battaglie fra i due eserciti: quello francese guidato da Luigi D’Armagnac duca di Nemours, quello spagnolo guidato da Consalvo da Cordova detto il gran Capitano
Scoppiato il conflitto , Luigi d’Armagnac, riuscì a scacciare i spagnoli dalla Calabria , spingendoli  in Puglia .
Consalvo  a quel punto concentra le sue forze in Barletta che fu presto assediata dall’esercito di  Luigi d’Armagnac. Seguirono tante battaglie ed in una di queste un giorno  successe che alcuni ufficiali francesi venissero fatti prigionieri  e la sera  condotti ,secondo le usanze dell’epoca , in una cantina locale di Brindisi (  oggi chiamata Cantina della Sfida) come invitati ad un banchetto indetto da Consalvo da Cordova .
Durante l’incontro, il capitano francese Charles de la Motte , da poco prigioniero dei spagnoli , incomincio’ a pronunciare frasi d’elogio per gli spagnoli ma oltraggiose ed offensive per gli italiani che sotto le bandiere di Prospero e Fabrizio Colonna , militavano con gli spagnoli  qualificandoli fedigrafi e accusandoli di codardia .


Lo spagnolo López de Ayala difese invece con forza gli italiani, affermando che i soldati che ebbe sotto il suo comando potevano essere comparati ai francesi quanto a valore
Segui’ una concitata discussione ed  un fitto scambio di pareri oltraggiosi alla fine dei quali
il  francese lanciò una sfida agli italiani che fu subito accettata.
Si decise così di risolvere la disputa con un duello e si stabilì il luogo, il giorno, il numero dei contendenti, dei giudici e dei testimoni.
La Motte chiese che si sfidassero tredici cavalieri per parte nella piana tra Andria e Corato.  Il duello venne programmato nei minimi dettagli: cavalli ed armi degli sconfitti sarebbero stati concessi ai vincitori come premio, il riscatto di ogni sconfitto fu posto a cento ducati e furono nominati quattro giudici e due ostaggi per parte.
Prospero Colonna e Fabrizio Colonna si occuparono di costruire la “squadra” italiana, contattando i più forti combattenti del tempo.
Avvenne cosi’  la storica disfida di Barletta tra tredici cavalieri italiani , tra cui Ettore Fieramosca e tredici cavalieri francesi che vide trionfare i cavalieri italiani .


La vittoria fu celebrata per tutta l’Italia e salutata con lunghi festeggiamenti dalla popolazione di Barletta dopo una messa di ringraziamento alla Madonna che si tenne nella Cattedrale di Barletta.


La guerra tra i due eserciti continuo’ con alterne sorti  fino alla famosa battaglia di Cerignola del 28 aprile 1503 dove ebbe la meglio l’esercito spagnolo e trovo’la morte a soli 30 anni anche  lo stesso duca di Nemours , , Luigi d’Armagnac a cui vennero tributate solenni esequie dal vincitore spagnolo Consalvo da Cordova .


Alla fine quindi  gli spagnoli ebbero la meglio sui francesi che abbandonarono Napoli il 14 maggio 1503 .  Consalvo de Cordoba a quel punto senza nessun piu’ nessun ostacolo sul suo cammino entro’ in città attraversando anch’egli come gli altri conquistatori del passato Porta Capuana .


Consalvo de Cordoba divenne in tal modo il primo di una lunga serie dei viceré del Regno di Napoli .In oltre duecento anni di dominio spagnolo in Napoli si avvicendarono 40 vicere’ e 20 luogotenenti . Il periodo di governo di ciascun viceré’ durava normalmente solo tre anni e raramente era rinnovato .
L’unica eccezione fu rappresentata da don Pedro da Toledo che governo’ per venti anni e dal duca di Alcala’ che invece governo’ per dodici anni .
Consalvo ,al suo insediamento ,  dovette poi respingere un’ulteriore attacco dei francesi sulle rive del Garigliano che sancì ‘ la definitiva conquista spagnola .
Una tregua , un trattato ed un successivo matrimonio permetteranno poi a Luigi XII di salvare la faccia e a Ferdinando il cattolico il possesso del Regno napoletano .
Ferdinando ” il cattolico”  ( che intanto era rimasto vedovo di Isabella di Castiglia ) sposava la nipote del re di Francia Luigi XII , Germana di Foix , che portava in dote la parte di territorio spettante alla Francia secondo l’accordo segreto fatto a Granada .
I sovrani di Spagna , vennero a  Napoli nel novembre del 1506 e sostarono in citta’ fino al giugno dell’anno successivo portando con se il “Gran Capitano ” Consalvo de Cordova .
La sua popolarita’ e la simpatia che lo circondavano non erano piaciute ai sovrani , i quali temendo segrete mire del capitano sul Regno di Napoli ritennero prudente sostituirlo con il conte di Ripacorsa e ricondurlo con loro in Spagna .
Questa visita fu la sola fatta dai sovrani spagnoli  , delegando il Regno a colonia e provincia Spagnola governata da viceré’ scelti ogni tre anni dal re, i quali agendo nel pieno interesse spagnolo dovevano dare rendiconto di qualsiasi cosa alla casa reale spagnola . Pertanto nell ‘oscuro periodo dei viceré , Napoli fu una colonia spagnola completamente asservita e sfruttata  sopratutto fiscalmente dalla potenza iberica .
Da Regno  importante nel contesto europeo , divenne un semplice viceregno  e dovette attendere ben piu’ di 200 anni prima di essere di nuovo un vero Regno ed avere un proprio re ( Carlo di Borbone ).
Il male più  grande che derivo’ da questo suo ridimensionamento a provincia spagnola , fu quello di essere tagliato fuori dal resto dell’Europa proprio in un momento di forte sviluppo  economico e sociale .
Durante i due secoli di viceregno la citta’ conobbe periodi di carestia , nubifragi , pestilenza , siccita’, terremoti , ed eruzioni   .
Aumentarono di conseguenza la miseria e le tasse  che provocarono grossi tumulti spesso soppressi con incredibile violenza  che finirono per sfociare nella famosa rivoluzione  del popolo guidata da Masaniello.

La maggior parte dei vicere’non ha lasciato di se alcuna traccia , essendo risultati impalpabili e completamente incapaci , anzi alcuni di essi  hanno depredato la nostra citta’ e rubato importanti munumenti  portati in Spagna come le tante fontane che erano presenti in città  .
I piu grandi ladri furono don Antonio d’Aragona che con porto’ via  un intero vascello  pieno di opere d’arte napoletana , fra cui molte delle belle fontane che allora ornavano la citta’ ed il duca di Medinaceli che fece imbarcare per Spagna la famosa fontana dei “Quattro del Molo”, detta anche dei Quattro Fiumi ,che  era una splendida fontana monumentale , di Giovanni Merliano da Nola  , situata  presso la punta del molo grande ( oggi scomparso e sostituito dalla stazione marittima ) il cui nome derivava dalla presenza di quattro gigantesche statue che rappresentavano i piu’ grandi fiumi del mondo allora conosciuti ( Tigri , Eufrate , Gange , e Nilo ) da cui scorreva acqua che finiva nella vasca sottostante .  . Le statue furono rimosse dal corpo della fontana ,imbarcate e spedite in Spagna per essere collocate nei giardini ornamentali della sua casa .
L’unico viceré che pur governando nell’interesse di favorire i reali spagnoli comunque fece qualcosa di positivo per la nostra città fu senza dubbio il duca don Pedro Alvarez de Toledo .Egli fu protagonista di un vasto piano di ammodernamento strutturale e di pulizia della citta’ .


Demolì tutte quelle piccole costruzioni che aggiunte ai vecchi edifici deturpavano l’estetica dei palazzi o ingombravano le strade . Fece abbattere tutte le catapecchie e le case in rovina prospicienti il porto . Sgombro’ tutte le strade facendo rimuovere tutti i banchi  dei venditori e le pennate che li sormontavano . Ripavimentò quasi tutta la città. Attuo’ una nuova riforma giudiziaria unificando tutti i tribunali in quello della Vicaria e cerco’ di eliminare le ingerenze dei baroni nella giustizia ( aumentando gli stipendi ai magistrati ). Bandi’ i falsi testimoni  e  combatte contro ” il diritto di asilo ”  che ladri e banditi spesso approfittavano trovando riparo presso chiese o conventi .


Ristrutturo’ allo stesso tempo completamente il Castel Capuano trasformandolo da residenza reale a Palazzo della giustizia .
Proibi’ l’uso della scala a pioli che venivano ogni notte adoperate da ladri ed amanti per introdursi negli appartamenti e per assicurare maggiormente l’ordine pubblico e ordino’ che nessuno poteva portare armi  e che il furto notturno sarebbe stato punito con la pena di morte. Fece distruggere le grotte del Chiatamone , sede notturna di orge e feste pagane .
Fondo’ il Monte di Pieta’ per combattere l’usura , bonifico’ le paludi intorno Napoli e ricostruì Pozzuoli danneggiata dal bradisismo del 1538.
Ridimensiono’ le esagerate manifestazioni che avvenivano durante i funerali ( vedi articolo i poveri di San Gennaro ) e fondo’ gli ospedali di Santa Maria del Loreto e di Santa Caterina
Fece incominciare a costruire il  palazzo Reale che fu di fatto la dimora dei vicere’e fece costruire la chiesa di San Giacomo che si trova nell’attuale piazza Municipio .


Ma l’opera piu’ importante compiuta fu l’ampliamento della cinta muraria che permise nuove costruzioni per la popolazione che era aumentata di molto  (180mila abitanti ) . Nello stesso tempo provvide alla bonificazione delle strade ad una nuova fortificazione della citta’ .

Realizzo’ la strada di Via Toledo , ricoprendo l’antico fossato aragonese , a monte della quale sorsero i quartieri spagnoli dove erano alloggiati i soldati spagnoli .
Prima dell’alloggiamento delle truppe la zona era caratterizzata dalla coltivazione dei gelsi , da cui il nome di un’a delle strade ” vico Lungo Gelso”.
In questo dedalo di vicoli e strette strade sorsero caserme , conventi , chiese e numerose case che spesso ospitavano di notte soldati in cerca di ” affetto “.


In questi quartieri piu’ di ogni altro luogo della citta’ si affermo’ lo stile di vita ed il carattere dello spagnolo : litigioso , arrogante , spaccone e donnaiolo.
Li, maggiormente il popolo subi’ la negativa influenza del dominatore assimilandone gli aspetti  peggiori .
Nei quartieri il popolo ebbe con i soldati molti scambi diciamo ” culturali ” ed imparo’ da essi certamente l’abitudine ad un usare un linguaggio osceno e blasfemo intercalato dall’utilizzo di imprecazioni, parolacce e bestemmie,  oltre che volgare , offensivo e irriverente .
Le truppe spagnole importarono anche la vanagloria , la spavalderia , la superbia  , l’arroganza , la  menzogna , e la spacconeria .
Le persone erano talmente vanagloriose che erano pronte a affrontarsi  di in duello anche per le cose più stupide . Piccole cose dette anche se in maniera involontaria , venivano fraintese e considerate offese da cui non si poteva più tornare indietro per l’assurda impossibilita’ di chiedere scusa .
Per gli spagnoli e in seguito per i napoletani dominati dai spagnoli , ( anche per alcuni  di oggi  ) era più importante la forma che la sostanza . Divenne importante in quell’epoca , sopratutto nei ceti più ricchi  essere ammirato per un particolare abito o carrozza o invidiato perche’ si occupava  un posto di maggiore prestigio nelle cariche pubbliche .
Si e’ creato in quell’epoca quindi il termine di ” Spagnolismo ” cioe’ la diffusione della vanagloria anche senza ragione , e  l’altezzosità anche nella miseria .
Questo modo di fare lascera’un segno indelebile sul carattere del popolo napoletano lasciando impresso un segno che non scomparirà mai piu’.
I due secoli del regime vicereale saranno caratterizzati dagli usi e dai costumi dei spagnoli che non trascuravano mai la forma sacrificando il benessere materiale a vantaggio dell’esteriorità che aveva un ruolo determinante per quello che loro consideravano la propria dignita’ .
Un dato dimostrativo di come ben siano state assimilate le usanze spagnole da parte dei napoletani e’ il ” don “cosi ‘particolarmente usato tra il popolo .
I napoletani fino ad allora venivano da dominazioni fatte da greci , normanni,  svevi , francesi , aragonesi ed il loro modo di parlare  era molto più fine  e spesso cadenzato dalla dolcezza propria delle lingua francese o del nord Europa .Essi  usavano un linguaggio corretto e raramente ricorrevano all’inganno o alla menzogna ; furono i soldati spagnoli ad importare insieme al gioco , l’imbroglio , la falsita’ , la boria , la mania di grandezza ed il linguaggio scurrile .E furono gli stessi soldati spagnoli ad  istruire il popolo nella sottile arte dell’inganno , della frode e della rapina.
Bisogna anche dire , pero’, ad onor del vero , che il popolo si adatto’ presto a tali maniere e talmente bene da superare gli stessi ” maestri ” che spesso erano raggirati con gli stessi metodi da loro importati ma dai napoletani perfezionati .
I quartieri spagnoli  furono  costruiti  per acquartierare l’esercito spagnolo in una posizione strategica vicino al Palazzo del Viceré e di fronte al porto.Essi ospitavano abitazioni per la guarnigione ed erano affollati di taverne malfamate e di case di prostitute .
In questo posto nacquero i ” bravi ” o ” sgherri ” , personaggi che a pagamento compivano le azioni più scellerate .
I primi rapporti del popolo con i sodati spagnoli non  furono dei migliori . I soldati non immaginando con chi avevano a che fare , con un atteggiamento tipico dei conquistatori , si comportarono con arroganza e spesso con violenza per cui non era raro trovare al mattino per le strada cadaveri di soldati uccisi durante la notte da mariti offesi o vittime di soprusi . Per omerta’ diffusa i vari assassini non furono mai trovati .
In questo luogo il popolo imparo’a vivere nel bene e nel male tramandando nel tempo atteggiamenti e costumi ancora oggi tristemente attuali .
In questo luogo ha avuto origine infatti  un’altra pesante eredita’ che ci hanno lasciato i spagnoli : la camorra .
La  parola camorra deriva dallo spagnolo  ” camora” e significa rissa e prepotenza .
La parola indica anche un’a cortissima giacca di tela che i loschi individui indossavano .
Questi loschi figuri (  “camorristi ” ) furono ben tollerati dagli spagnoli in quanto si servivano di essi , quasi come di poliziotti , per mantenere l’ordine tra il popolo . Ma con quale sistema , visto che le loro armi erano la violenza , l’estorsione e la paura .

La popolazione in citta’ fu profondamente divisa in tre grossi gruppi : la plebe che talvolta si ribellava ma che veniva presto ricondotta all’obbedienza con la forza , il ceto medio ( il popolo grasso ) che era costituito da giudici , commercianti , banchieri , notai , medici , mercanti , appaltatori , imprenditori ed altri professionisti , i quali erano i maggiori produttori dell’economia locale ed i nobili in questo periodo particolarmente oziosi e ignoranti ( virtu’ di cui si vantavano ).
Questa nuova nobiltà’amava crogiolarsi nell’ozio , disdegnando qualsiasi attivita’ culturale che potesse minimamente impegliarli , tantomeno un’a cosa pubblica . Il fare l’industriale o il banchiere ma anche il solo amministrare i loro beni era ritenuto indecoroso ed essi aspiravano solo a ricoprire cariche onorifiche per soddisfare la propria vanita’ in pubblico .
Il popolo odiava sia il ceto medio che i nobili e tra le tre classi non vi era nessun dialogo .

Sulla realta’e politica e sociale e morale che ha caratterizzato la citta’ al tempo dei vicere’trovo significativa la descrizione fatta dal grande Giambattista Vico:
Nella capitale l’infima plebe e’ volubile , il ceto medio teme le agitazioni ed ama la quiete , i nobili s’invidiano tra di loro , fanno pompa del fasto ed odiano le attivita’. Il costume del popolo , oltre che della vanita’ e dell’ostentazione , e’ caratterizzato , sopratutto , dalla passione per il lusso.

In una sola circostanza e per ben due volte tutte e tre le classi sociali  si mostrarono uniti e compatti per far fronte alla minaccia dell’introduzione del’inquisizione  spagnola capendo bene che quello era solo uno strumento che avrebbe privato tutti , indistintamente della minima liberta’e messo a repentaglio , in ogni momento la vita e gli averi di ogni cittadino .
Ad un primo tentativo di introdurre l’inquisizione , sotyo il vicere Raimondo di Cardova , si elevarono proteste , si organizzarono cortei , si inviarono delegazioni e si organizzarono manifestazioni che finirono per sfociarono in violenze . Alla fine si ottenne dalla Spagna due prammatiche che proibivano  l’uso dell’inquisizione all’uso in Spagna .

Nobili , ceto medio e plebei si opposero fermamente all’introduzione dell’inquisizione anche al secondo tentativo di  introdurre l’inquisizione da parte del il viceré, don Pedro de Toledo .Questi fece un tentativo di promulgare la normativa con un proclama che affisse sulla porta del Duomo . Il popolo reagi’ stracciando ‘ il foglio e dando  luogo all’ inizio di una violenta ribellione dove furono alzate barricate , uccisi soldati e appiccati vari incendi a cui seguirono numerosi saccheggi. La città fu assediata ed i sedili decisero di chiedere al re di Spagna il richiamo del viceré’ .  I moti contro il tribunale dell’inquisizione continuarono per diversi mesi ed si estinsero solo dopo le rassicurazioni del duca di Toledo che prometteva il perdono agli insorti in quanto il re di Spagna aveva capito che l’insurrezione era contro il Santo Uffizio e non contro il suo trono .
La rivolta era costata 600 morti tra gli spagnoli e 200 tra i napoletani  oltre all’incendio di vari edifici e la completa distruzione della Rua Catalana , cioè del quartiere generale delle truppe spagnole.

Una lapide esposta all’ingresso della Certosa di San Martino ne ricorda così il triste evento e le vittime :

Ai popolani di Napoli che nelle oneste giornate del luglio 1547, laceri, male armati, soli d’Italia, francamente pugnando nelle vie, dalle case, contro le migliori truppe d’Europa, tennero da se lontano l’obbrobrio della inquisizione spagnola imposta da un imperatore fiammingo e da un papa italiano, provando ancora una volta che il servaggio è male volontario di popolo ed è colpa de’ servi, più che dei padroni.

 

Durante il periodo dei viceré furono comunque realizzate anche alcune opere pubbliche come la costruzione di Porta Nolana ( Fernandez Alvarez de Toledo , duca d’Alba ) , la spianata davanti al Maschio angioino , la realizzazione di via Chiaia  e di via Marina , la costruzione dell’acquedotto vesuviano  e la bonifica dei Regi Lagni ( Fernando Ruiz di Castro , conte di Lenois ) , l’ ultimazione della chiesa dei Girolamini , detta anche di S. Filippo Neri ( vicere’Pimental De Herrera , conte di Benedante) , Port’Alba  e la Guglia di San Gennaro in largo Riario Sforza ( viceré Antonio Alvarez de Toledo ) , il Palazzo donn’Anna ( voluto dalla moglie del viceré Ramiro Nunez de Guzman de las Torres ) .

Al viceré marchese di Los Velez si deve l’introduzione del lotto , mentre al vicere e secondo duca di Lenois si deve oltre alla fondazione dell’Accademia degli oziosi  di  cui fecero parte Marino , Della Porta e Basile , l’archivio della regia Giurisdizione ( raccolta degli atti contenenti i rapporti tra stato e chiesa ) e la trasformazione della cavallerizza in nuova sede dell’ Universita’ ( oggi museo nazionale ) . A lui si deve anche la prammatica che obbligava ad effettuare gli sfratti di casa nel solo giorno del 4 maggio .
L’ultimo vicere’ fu il marchese di Vigliena , Giovanni Emanuele Fernandez Pacheco  a cui si deve la prima vera riforma universitaria indicendo regolari concorsi e organizzando l’ateneo in otto facolta’.

Un’altro dei viceré  che comunque merita di essere ricordato per essere stato sopratutto dalla parte del popolo e’ senza dubbio il vicere’ Pedro Giron , duca di Ossuna che mostro’ una  evidente avversione  verso la classe nobile condivisa con il suo amico Giulio Genoino .
Egli fu talmente inviso ai nobili che  questi inviarono al re di Spagna una supplica facendo rilevare che essi erano trattati con disprezzo dal vicere’ ,e  abbandonati nelle anticamere per ore senza essere ricevuti  .

Il vicere’ si mostro’ presto ben diverso dai suoi predecessori prendendo a cuore le faccende del popolo sempre in favore del piu’ debole ,  provvedendo  all’ abolizione della gabella sulla frutta che da 10 anni opprimeva la popolazione e arrivando a formulare addirittura una proposta di riforma riguardante la parita’ di voti tra nobili e popolo che fu ovviamente dal re di Spagna puntualmente  respinta .
Egli per sollecitazione della nobiltà napoletana , fu destituito dai reali di Spagna e questo provoco’ le ire del suo amico Giulio Genoino che nominato eletto del popolo provoco’ quasi una  rivoluzione  che si calmo ‘ con l’arrivo del nuovo viceré . Ma oramai si era accesa la scintilla  e questo episodio fu solo il preludio per la rivolta che il Genoino preparava.
L’ occasione fu il ritorno della gabella sulla frutta introdotta dal vicere di turno Rodrigo de Arcos che scateno’una violenta sommossa e la devastazione del mercato e degli edifici del dazio che vennero  messi a ferro e fuoco . Una folla di rivoltosi scatenati  guidati da Masaniello incomincio’ ad incendiare e saccheggiare i palazzi dei nobili  piu invisi al popolo . Per porre  fine ai tumulti il vicere fu costretto a ricevere Masaniello e a firmare un documento stilato da Genoino in cui si ripristinava al popolo il privilegio di Cola Quinto concesso da Ferdinando il cattolico , e confermato da Carlo V consistente nell’abolizione di tutte le gabelle e nella parita’ di nobili e popolani nelle votazioni .
Questo documento con i suoi capitoli fu firmato sul Vangelo dal viceré.

Tutti sappiamo come ando’ a finire per il povero Masaniello  e il  nuovo vicerè alla sua morte ,astutamente provvide , per tenere a freno il popolo proprio Giulio Genoino a Presidente della Sommaria . L’oramai anziano Genoino pur attento agli interessi del popolo ebbe comunque un gran da fare pre sedare diversi tumulti ed impedire l’incendio di numerosi edifici statali , religiosi e privati .
Ma il popolo ha memoria corta ed invidioso del suo prestigio acquisito , fomentato ad arte dalla vecchia nobiltà’ che vedeva in lui un acerrimo nemico insorse contro di lui  . Accusato di tradimento fu costretto a trovare scampo presso il viceré in Castelnuovo.


Il popolo armato con a capo Gennaro Annese ,giunto sotto il castello reclamava la consegna dell’accusato. Ci furono tensioni che scoppiarono in scontri dove ci furono morti e feriti ed il giorno dopo dal castello furono tirate cannonate sui rivoltosi.
Fu poi stipulata una  tregua ; il viceré accetto dei nuovi capitoli imposti  e salvo’ Genoino dicendo che l’aveva già’ fatto partire per la Spagna . Lo imbarco su di un’a galea diretta a Cagliari e da qui dopo 4 mesi nuovamente imbarcato per Malaga dove non giunse vivo .


Il viceré intanto ,  bramoso di rivendicare tutte queste offese ricevute al comparire della flotta spagnola comandata da Don Giovanni d’Austria ( figlio naturale di Filippo III ) incito lo stesso a riconquistare la citta ‘intimando al popolo il disarmo.
Al rifiuto ricevuto incominciò ad aprire il fuoco dalle navi e dai castelli contro la citta’ per tre giorni consecutivi .
In quel periodo ,i nuovi sovrani di Francia e Spagna , Francesco I ( erede di Luigi XII) e Carlo V ( nipote ed erede di Ferdinando il cattolico nonchè figlio di Giovanna di Castiglia detta ” la pazza ” e del defunto Filippo d’Austria detto ” il bello “) avevano iniziato tra loro una nuova guerra per contendersi il dominio sull’Europa ed i napoletani a quel punto , per risolvere i loro problemi pensarono bene di chiedere aiuto ai francesi nemici dei spagnoli . Il capitano del popolo , Gennaro Annese , quidi proclamata la Repubblica , si mise subito in contatto con un discendente di Renato d’Angio che si trovava a Roma .

Enrico di Lorena, duca di Guisa accetto ‘ l’invito e con una piccola flotta giunse immediatamente a Napoli osannato dal popolo .
Intanto a Napoli  il viceré venne sostituito nel suo incarico dallo stesso Don Giovanni  che cambiando tattica sostituendo la diplomazia alla forza .
Ben presto Enrico di Lorena vide il vento volgersi contro . Egli facendo giustiziare alcuni capibanda accusati di tradimento , creo’ malcontento nel popolo a ai tumulti conseguiti rispose con altre esecuzioni capitali . Crebbe così il malcontento e la parola libertà e Repubblica divenne sinonimo di patibolo e tirannia .
Bisognava porre fine a questo stato di cose e per di liberarsi del nuovo ” dittatore ” si era disposti a ritornare all’obbedienza della monarchia spagnola che intanto assicurava il perdono e promette a benessere confermando l’abolizione delle gabelle e la parita’ dei voti con il ceto nobile .
Uscito da Napoli , per recarsi ad occupare l’isola di Nisida , secondo un piano prestabilito gli spagnoli usciti dai castelli e dai posti fortificati , occuparono la citta’ senza colpo ferire con il tacito accordo del popolo .
Abbandonato dai suoi uomini , Enrico di Lorena fu fatto prigioniero ed inviato a Madrid dove rimase in carcere diversi anni .Si installò infine  definitivamente a Parigi come Gran Ciambellano di Luigi XIV  dove finì i suoi giorni.( secondo alcuni  è stato indicato fra le possibili identità della famosa Maschera  di ferro .

I francesi ritentarono altre due volte , per via mare di conquistare la citta’ , sotto il viceré Inico Velez de Guevara ma  le loro sortite non ebbero successo grazie anche alla attiva parte del popolo questa volta tutto schierato con a capo Peppe Palumbo a favore del viceré. In questa occasione venne anche arrestato l’ex capipopolo e capitano del popolo , Gennaro Annese , accusato di tradimento perché’  schierato con i francesi  che venne poi decapitato nella Piazza del Mercato .

I bombardamenti , le devastazioni , i vari saccheggi , gli incendi avevano lasciato in citta’e un cumulo di rovine , distrutto l’economia e accresciuto l’odio tra la nobiltà  ed il popolo .
La nobiltà ed il baronaggio si aspettavano il risarcimento dei danni subiti e le conseguenti ricompense onorifiche per i loro servizi prestati durante la rivolta.
Il popolo invece aveva dato prova di saper essere una forza non indifferente sulla quale sopratutto negli ultimi attacchi navali francesi la monarchia poteva contare e soprattutto aveva fatto i tendere che la passata ribellione era stata causata dall’oppressione che i nobili esercitavano sul popolo.
L’ abolizione delle gabelle favoriva certamente il popolo ma arrecava danno alla borghesia e ai nobili ( oltre che agli ecclesiastici ) e ovunque si reclamava che il governo vicereale guardasse ai soli interessi della plebe spogliando i nobili .
Ma il viceré fu irremovibile e conservo ‘ i  diritti promessi alla plebe e per sottrarre gli stessi dalle vendette baronali ordino ‘ a tutti i feudatari di trasferirsi a Napoli per averli più vicini in caso di bisogno .
Il malcontento tra i nobili era enorme e diede luogo ad un’a congiura che aveva come scopo l’ uccisione del vicere  e l’ offerta del Regno a Don Giovanni d’Austria .
Aderirono  alla congiura organizzata dal principe di Montesarchio , nobili , cavalieri ecclesiastici , borghesi ed anche alcuni capipopolo .
Ma il progetto falli’ prima di essere messo in atto percge’ uno dei congiurati riferì il tutto al viceré . Tutti i cospiratori furono arrestati e una volta processati furono condannati o al carcere a vita o  decapitati ( compreso Peppe Palumbo ).
Il principe di Montesarchio , Alfonso d’Avalos per ordine del re venne imbarcato per la Spagna dove rimase in carcere per oltre un anno , dopodiché pre strane ragioni politiche , fu liberato vivendo alla corte spagnola . Ritornato a Napoli ebbe la nomina dei vascelli napoletani e poi quella di Governatore dell’Armata spagnola , combattendo fino a tarda eta’ per i reali spagnoli e finendo per guadagnarsi il titolo di “Grande di Spagna “.
Ad attendere il viceré , vi era comunque una sciagura ancora più grande di quelle sinora descritte : la famosa peste del 1656 che dagli iniziale 100 decessi al giorno nel primo mese porto’ alla fine a quasi 4000 vittime al giorno . Il flagello duro sei mesi e il bilancio finale fu drammatico . Alla fine su 350mila abitanti iniziali dopo la peste 250mila erano  morti ( 7 perdone su 10 ) .
Si racconto’ che chi venne a Napoli in quel periodo , dopo l’ epidemia , paragono la citta’ ad un deserto . La città ‘ era distrutta sia nella struttura economica che sociale .
Si videro persone che nulla possedevano prima dell’epidemia improvvisamente arricchiti e superstiti di ricche famiglie ridotti in povertà . Beni di intere famiglie erano passati nelle mani di persone che non ne avevano diritti rimescolando i ruoli e la struttura sociale .
Vicini senza scrupolo avevano trafugato oro e oggetti preziosi di nuclei familiari estinti ricorrendo talvolta anche all’omicidio pur di affrettare la fine dei moribondi per compiere il furto .

Intanto il Europa era scoppiato un nuovo conflitto che vedeva stranamente la Francia e la Spagna questa volta alleati contro l’Austria .

La fine del periodo vicereale avvenne in conseguenza della sconfitta della Spagna nella guerra che alleata con la Francia promosse contro il potente esercito austriaco.
Il conflitto  porto’ alla vittoria dell’Austria e di conseguenza le forze imperiali  dell’Imperatore Giuseppe I , il 3 luglio del 1707 entrarono in Capua .
L’ultimo  viceré’ , cavalcando per la citta’ cerco’ di entusiasmare il popolo alla difesa ma questi oramai stanco di non avere un proprio re e speranzoso ( speranza mal riposta ) di divenire di nuovo un autonomo regno con un proprio sovrano , dimostrarono allo stesso totale indifferenza anche in virtù del formarsi in citta’ oramai da tempo ed ad opera di alcuni nobili  di un partito filo austriaco che remava contro il governo dei viceré che era riuscito a  convivere molte persone della bonta’ del cambiamento .
Capito che non vi era nulla da fare , lascio’  la citta’e si imbarco’per Gaeta .
Lo stesso giorno un nuovo viceré’, ma questa volta austriaco , il conte Giorgio Adamo von Martinitz , entro’ in Napoli .
La dominazione austriaca duro’ solo 27 anni , fino a quando cioe’ fu fondata la dinastia dei Borbone che ebbe inizio con Carlo , figlio di Filippo V , re di Spagna e di Elisabetta Farnese . Con lui i napoletani riebbero finalmente di nuovo un proprio Regno ed un loro re.

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