Sant’Aspreno dei Crociferi è un complesso religioso situato nell’omonima piazzetta del Borgo dei Vergini, nel cuore del rione Sanità. 

La chiesa come si deduce dal suo nome , fu dedicata a sant’Aspreno, primo vescovo del capoluogo campano, patrono principale di Napoli fino al 1673, anno in cui fu poi sostituito da san Gennaro diventando secondo patrono della città. 

La chiesa conosciuta in città anche con il toponimo “ crocelle  ai vergini “  fu costruita, insieme con il monastero ricavato da una casa con giardino di proprietà di donna Giovanna di Capua, contessa di Montorio, (che a sua volta lo aveva ereditato dal marchese Altobello, dinastia napoletana dei Carafa )nel 1633  grazie a padre Fabrizio Turboli, con l’intento di poter assistere con tale struttura gli infermi del quartiere. 

N.B. I Crociferi, infatti, soprattutto nel XVII secolo, furono particolarmente presenti negli ospedali e in tutti quei luoghi dove erano presenti persone malate a testimonianza del loro impegno missionario diffuso in tutta Napoli. 

In origine, la chiesa era un monastero dedicato alla cura degli infermi del quartiere, in cui prestavano la propria opera i Crociferi, impegnati nell’assistenza ai malati in tutta la città di Napoli. Tuttavia, la chiesa fu presto abbandonata, a causa della distruzione causata dalle acque piovane.

 

Lo scheletro del nuovo progetto fu realizzato nel 1760 da Bartolomeo e Luca Vecchione, collaboratori di Luigi Vanvitelli, che articolarono lo spazio a croce latina con una navata unica e quattro cappelle laterali. Il nuovo progetto fu posto in posizione sopraelevata rispetto alla strada, con una rampa di scalini in pietra lavica per preservare la chiesa dagli allagamenti. Numerosi artisti diedero il loro contributo per la ricostruzione, con opere come le pale d’altare di Francesco La Marra e le tele di Domenico Mondo ispirate a prototipi di Luca Giordano.

Oggi, la Chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi è stata messa in sicurezza dopo 40 anni di abbandono per ospitare le opere di Jago, nel suo Jago Museum.

N. B. Agli inizi la chiesa accoglie gli studenti che avevano intenzione di prendere i voti; il noviziato viene poi spostato nella chiesa delle Crocelle al Chiatamone.

Dell’antica struttura, però, oggi resta poco o nulla. A causa delle acque piovane parte dell’edificio originale andò ben presto distrutto e lo scheletro che possiamo ammirare oggi fu realizzato per pia disposizione  del matematico Antonio Monteforte, nel 1760 dagli architetti Bartolomeo e Luca Vecchione, collaboratori del celebre Luigi Vanvitelli. 

Questa seconda versione dell’impianto primitivo,realizzata in maniera  arretrata rispetto allo slargo che la precede, ha visto nel tempo la partecipazione di numerosi artisti come l’incisore e pittore Francesco La Marra realizzò per la chiesa due pale d’altare rappresentanti una la “Pietà” e l’altra “La divina pastorella”. Tra il 1750 e il 1799 il casertano Domenico Mondo, allievo di Francesco Solimena, realizzò invece per l’edificio religioso ben quattro opere: “Morte di san Giuseppe”, “San Carlo Borromeo e san Filippo Neri”, “San Pietro battezza sant’Aspreno” e “Santo martire”. Per comporre queste tele l’autore si rifece a prototipi di Luca Giordano. 

CURIOSiTA’  : Tra i tanti artisti che presentarono un progetto di ricostruzione della chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi si ricorda anche quello del napoletano Ferdinando Sanfelice che propose di realizzare un tempio totalmente barocco a pianta stellare.

La facciata prospiciente l’antistante piazzale  nel borgo dei crociferi , come potete osservare è  disegnata su due ordini ed un robusto cornicione.

Essa è preceduta da una scalinata in pietra lavica, e presenta numerose decorazioni in stucco chiamate lesene composite ( una specie di colonne incorporate quasi totalmente nella parete) che abbracciano il portale . 

CURIOSITA’ : la scalinata fu costruita proprio per far sì che l’accesso alla chiesa fosse rialzato rispetto al manto stradale per evitare all’acqua, che si accumulava per le vie, di allagare la chiesa. 

Attraverso il bel  portale che risente di uno stile rococò , possiamo accedere oggi grazie   all’impegno della Cooperativa La Paranza, all’interno dell’edificio che si articola a croce latina con una navata unica e due cappelle laterali per lato. E’ inoltre presente un abside rettangolare della stessa misura della navata .

 

Dall’ ’ampio cappellone di destra attraverso una sorta di ”passaggio in seconda”, si spunta fuori in via dei Miracoli . 

Come potrete subito notare l’interno della chiesa presenta, soprattutto sulla cupola, ornamenti geometrici in stile barocco mentre dell’antico impianto decorativo  della struttura purtroppo oggi non vi è quasi più traccia . 

N.B Dal 2020, la chiesa di Sant’Aspreno, di proprietà del fondo Edifici culto, Ministero dell’Interno, è stata affidata, come da apposita convenzione, alla Parrocchia di Santa Maria della Sanità, per le azioni cultuali e pastorali, nell’ambito del processo di riscatto sociale che vede protagoniste proprio le comunità ecclesiali locali, modus operandi più conosciuto con il nome di “modello Sanità”

Fortunatamente negli ultimi tempi parte della struttura  utilizzabile è divenuta laboratorio per il noto artista   contemporaneo, Jago. 

Al Rione Sanità da qualche tempo hanno finalmente compreso che solo la cultura potrà dar luogo ad una rivalutazione urbano dello storico territorio .

Dopo il gran darsi da fare con il percorso guidato del Miglio Sacro che comincia dalle catacombe di San Gennaro e termina a quelle di San Gaudioso che si trovano al di sotto della splendida chiesa  di Santa Maria alla Sanità, ( nota anche con il nome di San Vincenzo (Ferrer ) popolarmente detto o’ Munacone ) l’associazione “ La Paranza “ attraverso la formazione di una nuova mentalità da trasmettere ai giovani del quartiere che passa per la ricerca di un lavoro onesto derivato dalla sola valorizzazione del patrimonio artistico e culturale del proprio quartiere , si sono ulteriormente impegnati con successo a far nuova vita anche all’abbandonata chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi trasformando la stessa in un museo culturale di arte contemporanea.

Dopo i lavori di restauro e manutenzione , la struttura , grazie alle opere esposte di Jago , sarà aperta al pubblico tutta la giornata e per tutti i giorni della settimana diventando attrazione  culturale in città ben diversa da quello là oggi basata su cuopp e zeppole e panzarotti o limonata a cosce aperte . 

Questo è il veto modo di far turismo per valorizzare questa città . 

L’idea di voler immettere nel circuito turistico e sociale, l’arte contemporanea di Jago., vuole rappresentare quel laboratorio di innovazione sociale, nell’ambito del lungo processo di riqualificazione culturale ed urbano di questa città .

Creare uno spazio espositivo, utilizzando un bene pubblico dismesso come quello della Chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi al fine di dar vita ad  un polo culturale di arte contemporanea, e’ quello che si chiama turismo con la T maiuscola . 

Altro che pizza , mandolino , sfogliatella , pulcinella , cuoppi di zeppole e panzarotti , barretti da 2 euro a spritz e murales di Maradona o Tour della Camorra con messa in scena  di finta rapina . 

La Chiesa situata all’ingresso del quartiere oggi rappresenta nella nostra città  il punto di partenza per costruire un primo percorso turistico di arte contemporanea e/o sociale, vista la presenza di opere di altri artisti contemporanei in altre aree locali e di altri siti simoli di riscatto sociale presenti nel rione.

Immettere tali attività nel tessuto turistico e sociale locale può rappresenatre nuove opportunità di reinserimento sociale di fasce deboli, e  dar luogo in maniera elegante e culturale ad un’economia sociale di piccole cooperative e artigiani.

Al Rione Sanità più che in ogni altro quartiere di questa città da tempo hanno capito che bisogna credere nell’arte di dare nuova forma e sostanza ai loro luoghi.

Aprire in pianta stabile un museo che custodisca le scultore dell’artista laziale rientra tra quegli atti rivoluzionari che tante realtà compiono quotidianamente in ogni dedalo del Rione Sanità, per riqualificarlo, per creare un sistema, quello della bellezza, dove arte, impegno civile, educazione verso la cultura e il lavoro con tanta buona volontà hanno piantato i semi.

Da quei semi si stanno raccogliendo i frutti. Il Rione Sanità è un esempio su più fronti dove non mancano riconoscimenti.

I turisti arrivano a flotte tanto da diventare un modello anche per questo. Il Rione Sanità non è solo un fenomeno sociale per quel riscatto partito da Don Antonio Loffredo ( a cui bisognerebbe riconoscere la cittadinanza onoraria ) con la complicità delle associazioni, ma ora è il luogo dove si investe per produrre e ospitare la cultura, l’arte visiva e scenica.

In corso d’opera, qualche iniziativa può non portare gli esiti sperati, ma ciò fa parte del gioco. Quello conta è impegnarsi anima e corpo per realizzarle e la comunità ha il suo peso.

Lo scultore Jacopo Cardillo, in arte Jago, e la Cooperativa La Paranza hanno scelto di impegnarsi in prima persona, per essere uno di quei tasselli fondamentali per il Rione Sanità. 

Oggi grazie a lui e alla Cooperativa La Paranza, riaprono al pubblico la Chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi per far sì che il suo museo diventi un modello anche per la fondazione di altri luoghi simili, che mostrino e custodiscano opere moderne e contemporanee.

Tutti esempi positivi che dimostrano che esiste per la nostra città e per i napoletani un futuro migliore . 

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