FERDINANDO RUSSO

FERDINANDO RUSSO, e’ stato uno dei maggiori poeti e letterati napoletani, nonche’ giornalista, e cantore napoletano . Di origini borghesi nasce a Napoli il 25 novembre del 1886.
Seguendo la sua passione per il giornalismo , abbandono’ gli studi da giovanissimo ed entro’ come correttore di bozze alla ‘Gazzetta di Napoli’ per poi fondare successivamente un suo periodico ‘Prometeo’, che ebbe però vita breve.
Russo , fu un grande poeta innamorato della citta’ di Napoli che cerco’ di vivere e descrivere nei piu’ intimi dettagli frequentando e vivendo per le strade e i vicoli ma anche frequentando assiduamente i piu’ bei salotti culturali della citta’ .
Amante di Napoli e del suo dialetto , scrisse prevalentemente poesie in lingua napoletana , dando un significato ed un calore alle parole , con un’armonia ed espressività che nessun’altra lingua poteva esprimere .
Grazie alla straordinaria bellezza del dialetto napoletano, scrisse numerose poesie dialettali ispirate a soggetti reali della vita di quartiere . Scrisse in tal modo pregevoli ritratti delle classi più povere e disagiate di Napoli, indagando sulla malavita e sulla prostituzione, finendo per questo anche dinanzi al magistrato, con l’accusa di offesa alle istituzioni, anche per le sue opinioni critiche nei confronti di Garibaldi unificatore dell’Italia( I suoi scritti erano caratterizzati da forti critiche nei confronti di Garibaldi).
Lasciato il lavoro al giornale entrò come impiegato al Museo Nazionale, senza mai abbandonare l’attività giornalistica, poetica e letteraria.
In questi anni, l’artista iniziò diverse collaborazioni che lo portarono a scrivere alcuni dei suoi brani più famosi. Avviò una fortunata collaborazione con Salvatore Gambardella, un musicista di grande bravura pur senza aver mai studiato musica, con cui scrisse brani destinati a restare immortali . Con il musicista Rodolfo Falvo scrisse invece “Tammurriata Palazzola” e dopo aver incontrato Vincenzo Valente produsse “Manella mia” e “Serenata a Pusilleco”. Ma il sodalizio più proficuo fu quello con Emanuele Nitti, da cui nacque “Mamma mia che vò sapè”.
La vera notorietà la raggiunse con i bellissimi versi del 1887 di ‘Scetate’, un’appassionata serenata musicata da Mario Costa, che divenne un vero e proprio inno degli innamorati di Napoli.
Fu apprezzato autore di circa un centinaio di macchiette tra cui ricordiamo ‘Il cantastorie’ e ‘O pezzente ‘e San Gennaro’, e ‘L’elegante’.
In perenne competizione con Salvatore Di Giacomo, e vittima di giudizi negativi di Croce, Ferdinando Russo incontrò invece il favore di Carducci che, giunto a Napoli nel 1891 assieme all’allieva Annie Vivanti, volle conoscerlo personalmente. Durante un pranzo con il poeta maremmano Russo fece eseguire da alcuni posteggiatori la sua serenata ‘Scetate’ suscitando l’estasiata ammirazione della Vivanti che improvvisamente scoppiò a piangere. Carducci ingelosito si allontanò con la ragazza e non volle più vederlo.
Personaggio poliedrico Ferdinando Russo nel 1891 tra la folla che lo acclamava volo’ su Napoli, a 3600 metri di altezza, con il pallone aerostatico Urania e di ritorno dalla straordinaria esperienza scrisse il poema ‘’N paravise’. Nel 1911 fu anche chiamato a dirigere la Poliphone, casa editrice musicale tedesca che aveva sede a Napoli.
Dopo la sua morte fu ricordato da una lapide dettata da Carlo Nazzaro nei pressi del porto, andata poi distrutta assieme all’edificio su cui era murata. Recentemente nei pressi del porto una copia è stata ricollocata nello stesso luogo in ricordo di uno dei più illustri cantori dell’anima napoletana.
Scetate
Si duorme o si nun duorme bella mia,
siente pe’ nu mumento chesta voce…
Chi te vò’ bene assaje sta ‘mmiez’â via
pe’ te cantá na canzuncella doce…
Ma staje durmenno, nun te si’ scetata,
sti ffenestelle nun se vonno aprí…
è nu ricamo ‘sta mandulinata…
scetate bella mia, nun cchiù durmí!
‘Ncielo se só’ arrucchiate ciento stelle,
tutte pe’ stá a sentí chesta canzone…
Aggio ‘ntiso ‘e parlá li ttre cchiù belle,
dicevano: Nce tène passione…
E’ passione ca nun passa maje…
passa lu munno, essa nun passarrá!…
Tu, certo, a chesto nun ce penzarraje…
ma tu nasciste pe’ mm’affatturá….
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