ELEONORA PIMENTEL FONSECA

Eleonora Pimentel Fonseca nacque a Roma il 16 gennaio 1752 da genitori portoghesi .
Nel 1760 venne a Napoli e sotto la guida dello zio, l’abate Lopez, la futura rivoluzionaria studiò greco, latino, matematica, fisica, chimica, botanica, mineralogia, astronomia, economia e diritto pubblico. Studi che sarebbero sfociati in opere, traduzioni e dissertazioni in cui già faceva capolino la concezione dello Stato di Eleonora, con idee decisamente in controtendenza per l’epoca .
Eleonora si dedico’ con fervore alla poesia ricevendo riconoscimenti ed alte lodi dai letterati dell’epoca producendo composizioni sia in latino che in italiano e in un primo tempo , partecipo, alla vita di corte Borbonica , anche se il suo amore per la verita’ la porto ‘ a studiare i nuovi ideali liberali provenienti dalla Francia .
Nel 1778 sposò un generale dell’esercito napoletano, Pasquale Tria De Solis. Ma il matrimonio fu presto rovinato dalla violenza del marito, il quale, tra l’altro, le procurò un aborto per percosse. Nel 1786 si arrivò così alla separazione.
Fino all’inizio circa della Rivoluzione Francese, Eleonora mantenne ottimi rapporti con i sovrani di Napoli. Da un lato, la poetessa componeva per loro poesie, odi e sonetti, dall’altro Ferdinando IV sapute le ristrettezze economiche della poetessa, legate alla separazione del marito, le aveva procurato un sussidio mensile, facendola figurare come bibliotecaria della regina Maria Carolina.
Lo scoppio della rivoluzione francese, fecero pero’ mutare la politica dei reali che in reazione ai moti rivoluzionari decisero di mettere un freno al movimento delle riforme e instaurare un regime poliziesco su ispirazione della regina e del ministro Acton .
Questo evento influi’ molto sul cambiamento ideologico di Eleonora nei confronti dei sovrani e al posto della sostenitrice dei diritti del principe venne fuori l’ardente giacobina che tanta parte ebbe nella rivoluzione repubblicana .
Gli ideali della rivoluzione Francese infiammarono lo spirito di Eleonora che si getto’nell’impegno politico per l’affermazione della libertà e per il progresso delle classi meno fortunate a tal punto che dal 92 in poi la sua attivita’ fu tutta rivolta a ordire trame contro il regime .
Nel 1972, quando i francesi giunsero a Napoli con una flotta per ottenere il riconoscimento della Repubblica francese, Eleonora venne invitata tra gli ospiti e finì sui registri della polizia borbonica. Dalla regina e dai suoi apparati polizieschi fu spiata , seguita e scoperta .Nel 1798 venne perquisita la sua abitazione, nella quale vennero rinvenute della copie dell’Encyclopèdie di Diderot, che ne causarono l’arresto e la reclusione nella prigione della Vicaria .
Riacquista la libertà nei primi giorni del 1799 durante il periodo di anarchia popolare succeduto a Napoli dopo la fuga del Re e della Corte a Palermo grazie ai lazzaroni , che reagendo all’armistizio di Sparanise , aprirono le carceri e liberarono tutti i detenuti , politici e delinquenti comuni. Una volta libera entra insieme ad altri giacobini , nel comitato centrale . La Pimentel, alla testa di molte donne, entrò nel castello di San Elmo e partecipa alla conquista del forte di Castel Sant’Elmo ; Due giorni ( 21 gennaio 1799 ) dopo i patrioti piantarono l’albero della libertà e dichiararono decaduta la dinastia borbonica, proclamando la Repubblica Napoletana “ una e indivisibile ” sotto la protezione della grande nazione francese”.
Per diffondere gli ideali della rivoluzione e della neonata repubblica, Eleonora accetta, su invito del Governo Provvisorio, l’incarico di dirigere il primo periodico politico di Napoli: Il Monitore Napoletano , diretto e gestito totalmente da Eleonora che attraverso le sue pagine , voleva istruire il popolo alle nuove idee liberali e occupandosi dei problemi esistenziali della Repubblica.
Ma la repubblica era destinata a poca vita ; L’azione combinata del cardinale Ruffo e dell’ammiraglio Orazio Nelson, l’uno da terra e l’altro dal mare costringono, il 13 giugno, i francesi all’abbandono della città. I repubblicani napoletani tentarono di resistere ma, data la sproporzione di forze in campo, dopo qualche giorno si arresero dietro l’impegno dell’incolumità per tutti loro.
Quando le truppe del Cardinale Ruffo, inviate dai Borbone, per riconquistare Napoli arrivarono alle porte della città , la giornalista ,capito che la Repubblica stava per morire si rifugio’ in Sant’Elmo finendo cosi’ nella lista dei capitolati .
Il cardinale Ruffo , giungeva dalla Calabria , per conto dei Borbone , con lo scopo di radunare uomini per riconquistare il regno di Napoli in mano ai rivoluzionari napoletani .
Al cardinale si unirono anche numerosi briganti ( tra cui anche Michele Pezza detto ” fra diavolo e Gaetano Mammone che si diceva mangiasse in teschi umani )ai quali era stato concesso un condono per i loro pregressi reati .
Il cardinale poi emise un editto con il quale garantiva il perdono a tutti i rivoluzionari che si fossero pentiti , che gli consenti’ di avanzare rapidamente e di giungere presto alle porte di Resina e di occupare il palazzo reale di Portici .
Nei pressi del ponte della Maddalena i giacobini opposero resistenza asserragliati nel forte di Vigliena . La difesa fu vana e i rivoluzionari si fecero saltare in aria insieme al forte in un suicidio collettivo.
L’ultimo presidio della repubblica a quel punto fu Castel Sant’Elmo , ma ben presto capitolo ‘ anche questo e i rivoluzionari accettarono la resa a cui fu promessa salva la vita.
Con la promessa di essere poi condotti in Francia , i repubblicani si arresero e vennero arrestati ; i capitolati tra cui Eleonora furono portati sulle navi inglesi , pronte a partire per la Francia .
Il 24 giugno , giunse la flotta di Nelson , il quale a questo punto prese nelle sue mani la situazione , e non rispetto’ le onorevoli condizioni della resa garantite da Ruffo , cioe’ ” salva la vita a tutti “.
Nelson non rispetta i termini dell’accordo e, facendosi mano armata di Ferdinando IV, ordina di fermare la partenza delle navi dando disposizione di riportare a terra tutti quelli che dovevano essere giudicati.
Migliaia di cittadini vengono arrestati e molte centinaia giustiziati. Cadono i nomi più illustri della cultura e del patriottismo napoletano. E’ un massacro .
Furono condannati a morte tutti i giacobini e tra questi personaggi illustri come l’ammiraglio Caracciolo , il conte Rufo Ettore Carafa , il principe Colonna , il duca di Cassano , Mario e Ferdinando Pignatelli , , Domenico Cirillo , i vescovi Natale e Serrao , Gennaro Serra di Cassano , Luigia Sanfelice ,il giurista Francesco Conforti, il colonnello Gabriele Manthoné, gli scrittori Vincenzo Russo e Mario Pagano , Ignazio Ciaia, , Giuseppe Logoteta.
La restaurazione borbonica, insomma, in brevissimo tempo ha falcio’ quello che Benedetto Croce definirà “il fiore dell’intelligenza meridionale”.
Il primo fu Caracciolo che pago’ anche per l’odio che Nelson nutriva nei suoi confronti . Fu impiccato ad un pennone della sua nave ed il suo corpo fu gettato in mare (successivamente in Piazza Vittoria , in suo onore , fu collocata ” la colonna spezzata ” ).
Sui motivi che indussero Orazio Nelson ad operare in modo cosi’ poco onorevole , influi’ certamente la sua passione per lady Hamilton , la moglie dell’ambasciatore inglese e amica intima ‘, MOLTO INTIMA ‘ di Maria Carolina , la quale si servi’ appunto della sua amica per far pressione sull’ambasciatore e soddisfare tutto l’odio che nutriva per i repubblicani .
Nelson era pazzamente invaghito della bella Emma Lyon ( avventuriera di gran classe che era riuscita ad irretire fino a farsi sposare , Sir William Hamilton ) che per per espresso desiderio di Maria Carolina era a bordo dell’ammiraglia.
Quando Eleonora fu riportata a terra , venne giudicata per direttissima dal famigerato giudice Speciale e il 20 agosto in un processo approsimativo in cui venne accusata di aver parlato e scritto contro il re , venne giustiziata in Piazza Mercato , con altri otto patrioti dei quali Giuliano Colonna e Gennaro Sessa decapitati perche’ nobili , gli altri con Eleonora ( che richiese invano essere decapitata ) impiccati .
Prima di salire sul patibolo, sembra che la rivoluzionaria abbia bevuto il caffè e pronunciato il famoso verso di Virgilio: “”Forsan et haec olim meminisse juvabit” (Forse un giorno gioverà ricordare tutto questo).
Sembra che il popolo abbia cercato, invano, di convincere la donna a gridare “Viva il re”. Degli otto condannati, la Pimentel fu l’ultima e, prima di porgere il collo al boia, salutò i suoi compagni già morti. Il corpo della Pimentel fu sepolto, nei pressi del luogo dell’esecuzione in Piazza Mercato, nella piccola chiesa di S. Maria di Costantinopoli, nella Sala del Capitolo Maggiore. Purtroppo si ritiene che questa Chiesetta sia stata demolita e s’ignora se poi, quando e dove le salme sepolte siano state trasferite.
Ma, prima della sepoltura, il cadavere venne, per una giornata intera, lasciato penzoloni, a ludibrio del popolo. Fu questa l’ultima ed atroce offesa recata ad una delle donne più intelligenti, vive e colte del XVIII secolo.

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