CHIESA DI S. MARIA DEL PURGATORIO AD ARCO

La chiesa rappresenta un notevole esempio di arte barocca . Essa fu iniziata nel 1616 e terminata dal Fanzago verso la metà del secolo , su commissione di molte nobili famiglie napoletane che abitavano nella zona con l’ obiettivo di realizzare un degno luogo di sepoltura ai morti poveri.
La chiesa fu annessa ad una congregazione fondata nel 1604 che si occupava di realizzare benevoli iniziative a favore del popolo, come appunto quella di seppelire i morti poveri , ma anche di vestire i bisognosi, di scarcerare i poveri per debito e di far maritare le giovani fanciulle indigenti .
L’ istituzione, attraverso la questua per le strade, provvedeva a raccogliere fondi per far celebrare delle funzioni sacre in suffragio di queste anime del purgatorio ( defunti )
Gli abitanti della zona e in particolare le “pie donne ” portavano fiori freschi e accendevano lumini accanto alle spoglie di morti sconosciuti quì conservati .
Questo luogo mostra come nessun altro posto quel particolare significato filosofico tutto napoletano in cui la vita e la morte sembrano convivere in maniera quotidiana senza spazio e senza tempo.
L’ importanza del culto dei defunti è stato profondamente radicato nella cultura popolare partenopea sin dai tempi antichi e questa chiesa per anni è stato il vero emblema dello strano ma affascinante rapporto del popolo napoletano con i defunti , ma anche simbolo di amore e pietà di questa gente che ancora oggi davanti a quelle ossa senza alcun nome depone lumini votivi.
In qualsiasi giorno dinanzi alla grata gli abitanti della zona non fanno mai mancare fiori freschi.
Il grande cuore del popolo napoletano ancora oggi si occupa dei defunti privi di nome e quindi del tutto dimenticati dai vivi , per “allievarne “le pene mediante preghiere .
I fiori , i lumini , le preghiere servono per “arrefrescare ” l ‘anime re muorti .
Nasce in questo modo , nel tempo l ‘ usanza di adottare ” un ‘anima pezzentella “, ossia di scegliere il teschio di un anonimo defunto ( una capuzzella ) e prendersene cura proteggendolo ( talvolta in una piccola e rudimentale bacheca in legno e vetro )ed onorarlo con devozione continua e amorevole talvolta con la speranza di ottenere la …… sospirata grazia
La grazia è la vera grande filosofia napoletana , poichè nella sua concezione egli ritiene che le anime dei morti svolgono un ruolo importante in quanto possono influire sull’ esistenza dei vivi .
Le anime dei morti , infatti ,vengono viste come entità spirituali a cui potersi rivolgere con familiarità ma anche con dovuto rispetto per chiedere grazie ed intercessioni , nonchè per ottenere guarigioni , vincite al lotto ed altri favori , per cui esse vanno venerate quasi allo stesso modo dei santi ( la chiesa ad un certo punto preoccupata scese in campo e ne abolì il culto ).
Tutto questo rientra nella grande filosofia del popolo napoletano che con pari disinvoltura mostra una esuberante confidenza con la vita e una grande familiarità con la morte.
La chiesa è detta del PURGATORIO per la volontà di celebrare messe ai defunti e il nome ad ARCO per l’ antico seggio.
La facciata del monumento presenta teschi e ossa incrociate nei fregi , sul portale e nella nicchie laterali .
All’ esterno accanto alle scalinate sono poggiati teschi e femori da cui ” a chiesa d ‘a cap e morte “.
I teschi sono in ottone e furono sistemati in quel posto, fuori dalla chiesa , per preannunciare la natura delle funzioni che si svolgevano all’ interno nonchè per costituire un severo monito per i passanti al fine di indurli ad osservare il dovuto rispetto per quel luogo.
All’ interno della chiesa vi sono opere di LUCA GIORDANO – MASSIMO STANZIONE – ANDREA VACCARO – COSIMO FANZAGO etc.
Al piano inferiore vi si trova un IPOGEO , divenuto ai tempi della peste luogo di raccolta di numerose vittime , ma la cosa più importante che si trova nella parte inferiore della chiesa è l ”ossario , ritenuto tra i più antichi e famosi della città dopo quello delle fontanelle.

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