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Nata in Grecia, a Patrasso dove suo padre, il napoletano Francesco Serao, un avvocato napoletano con idee anti-borboniche, si era rifugiato perché ricercato dalle milizie repressive borboniche, Matilde Serao , è stata colei che a inizio ‘900 fu la prima donna a fondare e a dirigere un giornale.

 

Suo padre rifugiato in Grecia, nel 1848, conosce in quel luogo, Paolina Bonelly,  una nobile greca decaduta che sposò  e dalla cui unione nacque  Matilde.

La formata famiglia Serao ritornò poi  in Italia subito dopo la caduta del regno borbonico, dove Francesco svolge da subito l’attività giornalistica. La picoola Matilde che all’epoca aveva solo 4 anni , nonostante cresca a stretto contatto con la redazione di un giornale ricevetta una educazione scolastica che andò  a rilento, anche a causa delle precarie condizioni economiche della famiglia Essa infatti  si iscrisse a scuola solo all’età di quindici anni. In breve tempo comunque  conseguì il diploma da maestra, ma le ristrettezze economiche la spinsero presto  a cercare un’occupazione come telegrafista ai Telegrafi di stato.

Dotata di grande intelletto, la nostra Matilde in  questo periodo  scrisse le sue prime novelle ed iniziò  comunque anche delle piccole collaborazioni come giornalista con alcuni giornali napoletani.

Intraprese poi la carriera di giornalista, prima come redattrice del Corriere del mattino di Napoli e poi a Roma, dove 26 anni si trasferi per collaborare con importanti riviste romane.  Collaborò quindi al Capitan Fracassa, e ad alcuni noti periodici come: Fanfulla della Domenica, Nuova Antologia , Cronaca bizantina e La Domenica letteraria .

Conobbe sempre a Roma,  il giornalista Edoardo Scarfoglio e lo nel 1884 lo sposò a 29 anni. Due cuori e un giornale. I due formidabili giornalisti saranno i genitori, oltre che di quattro figli maschi, di un giornale: insieme infatti fondarono Il Corriere di Roma,un giornale destinato però ad avere scarso successo e a chiudere nel 1887.

Quello tra la Serao e Scarfoglio fu comunque qualcosa di  più di un semplice matrimonio, fu sopratutto  anche un’unione intellettuale e professionale: nel 1885 dopo  l’avventura editoriale della fondazione de” Il Corriere di Roma”, i due coniugi  tornarono a Napoli nel 1888 per dirigere Il Corriere di Napoli.

In questo periodo dove la Serao cominciò  a scrivere per Il Corriere di Napoli, la sua fama incominciò a crescere in maniera notevole  grazie anche alla rubrica mondana chiamata “Api, Mosconi e Vespe”.

N.B. Matilde  scriveva anche per il Giornale delle Donne che era una rivista d’emancipazione femminile in un’epoca in cui farsi spazio era davvero complicato per una donna.

La loro collaborazione  collaborazione con il ” Corriere di Napoli “si concluse  nel 1891 , poichè i due innamorati colleghi decisero nel 1892 di fondare “Il Mattino “e quindi  pubblicare nello stesso anno  il primo numero del famoso quotidiano ” Il Mattino”.

Nel 1892 però comincia anche la crisi coniugale tra al Serao e Scarfoglio che si conclude pochi anni dopo con la separazione tra i due e la rottura del sodalizio giornalistico: nel 1900 la Serao abbandonò definitivamente le colonne de Il Mattino.

CURIOSITA’ : L’autrice delle Leggende napoletane e de Il ventre di Napoli, ne sopportò tante dal marito fino alla decisione di chiudere la loro storia.  Tra queste tante “malefatte ” storie , una in particolare fu causa di un grosso gossip in città :  nel 1892 i due litigarono e si separarono per un po’. Lui conobbe una cantante, Gabrielle Bessard,e se innamorò. Quando Gabrielle rimase incinta, Edoardo si rifiutò di lasciare la moglie. E allora la Bessard decise di suicidarsi… lasciò la neonata sulla porta di casa Scarfoglio e si sparò un colpo di pistola. Su un biglietto scrisse: “Perdonami se vengo a uccidermi sulla tua porta come un cane fedele. Ti amo sempre” . Matilde Sera perdonò il marito, prese la bambina sotto la sua custodia ma
alcuni anni dopo mise fine alla loro relazione.

Dopo essersi lasciata con il marito, Matilde nel  1903 fondò , insieme al giornalista Giuseppe Natale, il quotidiano Il Giorno che, incontrando subito il favore dei lettori, iniziò a fare concorrenza all’altra testata con cui la Serao aveva collaborato.

CURIOSITA’ : Quando si separò dal marito e fondò, sempre a Napoli, Il Giorno, che diresse fino alla morte , lei firmava molti dei suoi articoli  con lo pseudonimo Gibus.

Donna straordinaria, prima redattrice e giornalista, poi addirittura prima fondatrice di un giornale quotidiano, Matilde Serao, accanto alla sua  attività giornalistica, da grande appassionata di mondanita’, pettegolezzi e ricordi, amo’ scrivere e narrare una letteratura ” leggera “.
La sua opera di narratrice, comprende oltre quaranta volumi fra romanzi e novelle.

Nei suoi volumi sono rappresentati ambienti e figure della vita napoletana interpretate sia da personaggi appartenenti alle classi più’ basse del popolo, che alla più ricca società borghese. Con uno stile capace di suggestioni sono rappresentate passioni, tresche e ambizioni della società borghese e politica dell’epoca ma anche del passato.

Tra le sue opere vanno certamente ricordate: Dal vero, Piccole anime, Il romanzo della fanciulla, All’erta, sentinella!, Il paese di Cuccagna, La ballerina, Suor Giovanna della Croce, (Fantasia, La virtù di Checchina, La conquista di Roma, Vita e avventure di Riccardo Ioanna, Addio, amore! , Castigo , L’infedele Nel paese di Gesù , ricordi di un viaggio in Palestina e il fantastico ” Il ventre di Napoli “.

Matilde Serao divenne famosa in tutta Italia come scrittrice e giornalista, ricevendo plausi da personaggi famosi come Benedetto Croce (che le riconobbe una fantasia mirabilmente limpida e viva), Carducci e D’Annunzio.

Nella sua casa di Piazza Vittoria riceveva ospiti ed illustri personaggi ed era ammirata e stimata da molti grandi del tempo come Fogazzaro ed Eleonora Duse nonche’ dallo stesso Mussolini, che pur sapendola ostile al fascismo la tenne in grande considerazione almeno fino a quando dopo la pubblicazione del romanzo antibellico “Mors tua”, i rapporti tra il duce e la scrittrice si compromisero al punto da far sfumare la sua candidatura al premio Nobel che verrà poi assegnato a Grazia Deledda.

Tosta, arcigna, professionalmente molto rispettata ma che incuteva timore in chi ci si imbatteva ,Matilde fu notissima in città anche per il suo aspetto fisico, per essere grassa e tozza, dai tratti maschili, comicamente elegante, estroversa, gesticolante, sgraziata, chiassosa e non di rado volgare.

Si racconta a tal proposito che Matilde fosse una donna dotata di grande autoironia, soprattutto sulla sua presenza fisica dove sarcasticamente sottolineavano la sua bruttezza. Per questo motivo lei chiese nel nell’aprile del 1900, di essere ammessa ad un club che riuniva alcuni tra i più bruti intellettuali napoletanı, la Società dello Scorfano.  Un Club che annoverava tra gli altri il grandissimo Ferdinando Russo (il poeta di “Nparaviso),  il maestro Vincenzo Valente (autore di Tiempe belle ‘e ‘na vota), il conte Giuseppe Del Balzo ed altri geniali intellettuali.
Mori’ la sera del 25 luglio del 1927, presso la sua abitazione, reclinando il capo sul foglio dove aveva appena finito di scrivere uno dei suoi articoli per “Il Giorno” .

L’ultima parola da lei scritta fu < amabile > e rimase testimonianza di cio’ che lei fu in vita .
Amata, apprezzata e nota presso tutti gli strati sociali come giornalista e scrittrice.

Co la sua morte avvenuta mentre era al lavoro alla sua scrivania, lasciò il mondo terreno, una delle figure più significative della storia del giornalismo italiano: prima fondatrice di un giornale quotidiano, ma soprattutto fondatrice di un nuovo modo di fare giornalismo, di narrazione dei fatti quotidiani.

Apprezzata da scrittori autorevoli come Carducci e Croce, nel  suo famoso libro “ Il ventre di Napoli “ pubblicato per la prima volta nel 1884, Matilde Serao ci dipinge uno ritratto profondo, complesso e per nulla conciliante della realtà partenopea a fine XIX secolo. Le carenze infrastrutturali e igieniche della città sono forti, e si fanno sentire ancora di più nei quartieri storici dove la povertà, l’arretratezza e certi malcostumi sembrano essere endemici, e la Serao ne rintraccia le cause maggiori nell’abbandono e nel disinteresse da parte dello Stato.
Il libro della Serao prende le mosse da questi luoghi in cui si diffonde una grave epidemia di colera, favorita dalle pessime condizioni dei condotti fognari e di distribuzione dell’acqua. Il sindaco della città, vista la gravità della situazione, chiede aiuto al governo di Roma in quel momento presieduto da Agostino Depretis.

Il suo ultimo romanzo pubblicato nel 1926 intitolato Mors tua è più attuale che mai.
La scrittrice denuncia infatti senza filtri in questo romanzo, la brutalità della Prima Guerra Mondiale e i suoi effetti devastanti su famiglie, giovani e società italiana .
La Serao con questo ultimo romanzo scritto prima di morire ci lascia in eredità un potente affresco antimilitarista che rompe il silenzio sulla sofferenza delle persone comuni travolte dalla guerra.
Una voce femminile lucida e coraggiosa, troppo scomoda per il tempo della sua uscita, ma oggi più attuale che mai.
Matilde Serao scava nel dolore materno, nel rimorso, nella fede tradita, e nel trauma psicologico della guerra, restituendo un messaggio profondo di pace e consapevolezza civile .
Ovviamente le posizioni da lei espresse in quest’ultimo romanzo la renderanno poi sgradita al neonato regime fascista al punto che Benito Mussolini decide di fermare la sua candidatura al Premio Nobel per la Letteratura.

ARTICOLO SCRITTO DA ANTONIO CIVETTA

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