![]()
Il 3 maggio la chiesa cattolica celebra la festa dei Santi Filippo e Giacomo .
San Filippo, noto per il suo martirio in Frigia, dove fu crocifisso a testa in giù viene spesso rappresentato con una croce, simbolo del suo martirio, e con un pane, che ricorda il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, mentre San Giacomo, soprannominato il Giusto, fu vescovo di Gerusalemme per circa trent’anni, dove operò numerose conversionip er la quali venne inviso dagli Ebrei i quali lo assalirono mentre stava pregando nel tempio, e trascinatolo sulla terrazza lo precipitarono al suolo. Egli non morì in quella caduta, anzi inginocchiatosi invocava perdono ai suoi persecutori, quando un colpo di mazza gli spaccò il cranio. Aveva 96 anni di età
Nel passato (dal VII-VIII secolo ) questa festa liturgica si celebrava il primo maggio, giorno in cui nella Basilica romana si svolgeva la solenne cerimonia dell’Ostensione delle Reliquie.
Con l’istituzione della Festa dei lavoratore, fissata al 1° maggio ,nel 1899, la Festa Liturgica dei due Apostoli fu poi spostata al al 3 maggio.
I Santi Filippo e Giacomo erano molto venerati dai Napoletani che festeggiavano la loro ricorrenza (il primo di maggio) con balli, canti e grandi libagioni a corredo di processioni e funzioni anche all’aperto, e poichè erano considerati protettori dei maestri e lavoranti dell’Arte della Seta della Città di Napoli, intorno alla loro figura venne istituita l’importante congregazione dell’arte della seta che inizialmente si trovava con una loro prima sede nella zona del Mercato e poi da questo luogo si spostarono nei decumani dove già possedevano un loro conservatorio che ospitava le figlie dei tessitori poveri di Napoli .
Ora bisogna subito sottolineara che la corporazione dell’Arte della Seta, ebbe molta importanza nella nostra città intorno al 1500 ed ancora oggi rappresenta una delle più antiche e prestigiose corporazioni di Napoli .
La sua storia antica se andate a cercare nelle grandi biblioteche della nostra città è ricca di storie e aneddoti. Uno di questi racconta che alla fine del ‘500 quando la corporazione trasferì la sua sede proprio nella Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, Don Giulio Genoino che apparteneva alla corporazione dei setaioli riuscì a riscattare la moglie di Masaniello, arrestata per contrabbando di olio, proprio grazie ai soldi della stessa corporazione.
La corporazione nacque a Napoli ufficialmente nel 1477 come Consolato dell’Arte della Seta con tre consoli, un tessitore e due mercanti . Essa si occupò di incentrare e coordinare a Napoli la lavorazione e la produzione della seta che era all’epoca divenuto un settore trainante dell’economia del regno e della stessa popolazione che trovava impiego e reddito attraverso la sua lavorazione.
La corporazione si adoperò di abolire i dazi doganali ( permettendo così di esportare senza dover pagare alcun tributo ) e istituendo un proprio tribunale interno ( grazie al sostegno di alcuni re ), creò anche una sorta di impunità per tutti coloro che erano inscriitti al libro delle arti della seta. Crearono anche un proprio stemma dove compaiono i tre fili di seta più pregiati e sopratutto si diedero un grand da fare per edificare nel cuore storico della città, in via S. Biagio dei Librai, nel 1593, una chiesa dedicata ai due santi Filippo e Giacomo .
La chiesa con la sua presenza ci ricorda uno dei periodi storici in cui la nostra città era considerata in tutta Europa una eccellenza nell’arte di produrre la seta ( dal 1580 al 1630 ) e si impose come grande città produttiva di seta. .Questa antica arte fu di grande importanza dal punto di vista economico per la città dando a sfamare a quasi la metà della popolazione e la sua fama resistette sino alla fine dell’800 quando la rivoluzione industriale tolse il primato alla città partenopea.
Ora per qualche minuto chiudete gli occhi ed immaginate per un momento di trovarvi nel centro storico di Napoli in via S. Biagio dei Librai, dinanzi a questa chiesa dedicato ai due santi Filippo e Giacomo. L’area presente intorno alla chiesa appare come un grande complesso costituito dall’unione di vari immobili acquistati dalla corporazione dei setaioli con lo scopo non solo di svolgere la lavorazione e la produzione della seta ma anche quella caritevole di ospitava le figlie dei tessitori poveri di Napoli. La strada appare brulicante di filatoi , botteghe ricche di stoffa e pregiata seta , tessitorie e sopratutto numerosi mercanti stranieri. L’aria è quella delle grandi feste . Oggi si festeggia la ricorrenza della festa dei due santi, Filippo e Giacomo. La gente del luogo partecipa con grande devozione alle varie processioni e si diverte continuando la festa con balli, canti e grandi libagioni all’aperto .
Ora riaprite gli occhi e otturatevi il naso( perchè quello che sentirete è la sola puzza di frittura ).Tra turisti ammassati che fotografano ogni centimetro senza capire niente. riuscite a vedere quella chiesa ?
Per riconoscerla dall’esterno basta guardare la sua facciata color giallo ocra e le due statue presenti in bassi di San Giacomo e San Filippo realizzate da Giuseppe Sanmartino ( lo stesso autore del celebre Cristo Velato ).
Troppa gente affollata ? Troppi tavolini ? Troppi bar, barretti e luoghi adibiti al commercio indiscriminato di cuoppi di zeppole , panzarotti o pizze a portafoglio ?
Mi dispiace per voi … perchè oggi la vera Via San Biagio dei Librai , purtroppo non esiste più .
Vi assicuro che prima era diversa .. e neanche tanti anni fa.
Io che ho avuto l’onore di passeggiarvi prima dell’avvento del turismo, vi assicuro che fino a qualche anno fa si alternavano in questa strada negozi di artigianato, librerie, antiquari e oreficerie che insieme a palazzi storici e antiche chiese conferivano al luogo un’atmosfera meravigliosa che raccontava secoli di storia e arte
Camminare per questa stretta via, grazie ai tanti negozi storici e alle botteghe che custodivano l’anima del luogo, percepivo quell’eredità intellettuale e artigiana, di un tempo che sembrava non essere mai passato.
Era insomma come entrare in un universo parallelo, dove il tempo sembrava fermarsi e l’anima perdersi nella bellezza dei libri e nell’atmosfera unica delle chiese, delle dimore storiche e delle botteghe. Questa strada, cuore pulsante del centro storico della città, era un autentico tempio per gli amanti della cultura e delle storie, un luogo che aveva il potere di emozionare e di risvegliare i sensi.
Non avete proprio idea di cosa vi siete persi per colpa di questo oveturismo che sta totalmente distruggendo luoghi dichiarati nel 2005 Patrimonio Mondiale dell’Unesco , ma che negli ultimi anni hanno dovuto cedere l’arte e la sua storia millenaria ad una svilente ed un’insana quanto scadente invasione di fast food, bar , pizzerie , ristoranti , cuopperie, ed improvvisati “ chioschetti “ di limonate a cosce aperte, o attività di dubbio gusto come kebabbari e negozi di souvenir made in China .



Vedi insight e inserzioni
Metti in evidenza il post
Tutte le reazioni:
2
Commenti via Facebook

