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Dal  5 ottobre 2026 rcorrono  cento anni dalla sua morte, avvenuta a Pompei nel 1926.
 Prliamo ovviamente di Bartolo Longo, fondatore del Santuario di Pompei, che proprio da questa data , sarà celebrato ogni anno come santo patrono di Pompei.

Il 24 settembre scorso sono infatti iniziate le cerimonie civili e religiose, ma è proprio dal 5 ottobre 2026, , a partire dalle ore 11, che Pompei celebra per la prima volta Bartolo Longo come santo patrono.
Scuole in festa, riti religiosi, fiori alla statua e, stasera, la presenza del vescovo, poi i fuochi d’artificio.
Ma è leggendo la sua biografia che abbiamo capito quanto sia giusto raccontare oggi la storia di Bartolo Longo. Ci troviamo infatti dinanzi a qualcuno che ha dedicato tanta parte della sua vita a cercare di dare speranza al prossimo.
Raccontare la sua storia significa soprattutto ripercorrere la nascita del Santuario e della città moderna, ma anche entrare nelle vicende di un uomo per il quale la fede si tradusse nell’impegno quotidiano verso i più fragili.
Ricordare questo personaggio ci è quindi sembrato doveroso, visto che una parte decisiva della sua storia cominciò proprio a Napoli.
Bartolo Longo era nato a Latiano, in Puglia, il 10 febbraio 1841. Negli anni Sessanta dell’Ottocento raggiunse Napoli per completare gli studi di giurisprudenza. Qui attraversò una profonda crisi religiosa e si avvicinò allo spiritismo, allontanandosi dalla fede nella quale era cresciuto. L’amicizia con il professor Vincenzo Pepe e l’incontro con il domenicano Alberto Radente lo aiutarono a ritrovare un orientamento, aprendo un percorso che lo avrebbe condotto alla vita religiosa e alla carità.
Attraverso Caterina Volpicelli conobbe la contessa Marianna Farnararo De Fusco, vedova e madre di cinque figli. Fu lei ad affidargli l’amministrazione dei propri terreni nella Valle di Pompei, dove Longo arrivò nel 1872. Quell’incarico lo mise davanti alle condizioni di una popolazione rurale povera, per la quale l’istruzione e l’assistenza erano ancora difficili da raggiungere.
Marianna condivise il progetto che prese forma nella valle, contribuendo con risorse economiche, idee e scelte. Il loro matrimonio, celebrato a Napoli il 1º aprile 1885, unì due persone già impegnate nella stessa opera. Anche attraverso di lei, Napoli continuò ad accompagnare la costruzione della nuova Pompei.
Dalla città arrivò inoltre l’immagine destinata a diventare il cuore del Santuario. La tela della Madonna del Rosario fu consegnata a Longo da suor Maria Concetta De Litala, del Rosariello a Porta Medina. Il racconto tramandato dal Santuario ne conserva un particolare sorprendente: il carrettiere Angelo Tortora la trasportò avvolta in un lenzuolo, su un carro adoperato per il letame. Giunse a Pompei il 13 novembre 1875.
È un’immagine che vale la pena trattenere nella memoria: il quadro davanti al quale si sarebbero raccolte generazioni di fedeli raggiunse la valle attraverso i mezzi ordinari della vita contadina, senza alcuna solennità.

L’8 maggio 1876 fu posta la prima pietra della nuova chiesa. Le offerte dei fedeli sostennero la costruzione e, intorno al cantiere, crebbe una comunità con bisogni sempre più ampi. Case per gli operai, scuole e servizi contribuirono a trasformare la valle. La devozione muoveva persone e risorse; Longo cercava di tradurle anche in condizioni di vita migliori.
Nel 1887 nacque l’Orfanotrofio Femminile, destinato ad accogliere bambine orfane e abbandonate. Alla protezione materiale si affiancava l’educazione: imparare, acquisire capacità, crescere accompagnate da adulti che si prendessero cura di loro.

Poi arrivarono le richieste dei detenuti, preoccupati per i figli rimasti senza sostegno.
I loro bambini portavano sulle spalle un peso che non avevano certo scelto. Ai tempi di Bartolo Longo, infatti, essere figlio di un carcerato poteva significare crescere sotto uno sguardo di diffidenza, come se la condanna del padre dovesse accompagnare anche la vita del figlio. Longo volle offrire a quei ragazzi una casa, una scuola e la possibilità di essere conosciuti per ciò che erano, anziché per la storia della loro famiglia.
Nel 1892 pose quindi la prima pietra dell’Ospizio per i figli dei carcerati. La sua scelta affrontava anche i pregiudizi che gravavano su quei ragazzi: alle teorie che attribuivano all’ereditarietà un destino criminale, rispondeva con un’esperienza educativa fondata sulla fiducia nelle possibilità di ciascuno.
La scuola, il lavoro e la musica entrarono nella loro vita. Nel progetto pompeiano, l’accoglienza doveva accompagnare la crescita e preparare all’autonomia.
Il primo ragazzo accolto divenne sacerdote; altri avrebbero costruito il proprio futuro attraverso percorsi diversi. Longo vedeva inoltre nella serenità dei figli una speranza capace di raggiungere anche i padri in carcere.
Negli ultimi anni promosse un’opera specifica per le figlie dei detenuti. La sua attenzione continuava a rivolgersi alle persone ancora escluse, cercando per loro un posto nella comunità che aveva contribuito a far nascere.
Morì il 5 ottobre 1926, a ottantacinque anni. Le sue spoglie sono oggi custodite nella cappella a lui dedicata nel Pontificio Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei.

Il 29 marzo 1928 Pompei divenne comune autonomo: un riconoscimento amministrativo che purtroppo arrivò quando il suo fondatore non poteva più vederlo, ma la città portava ormai l’impronta del lavoro condiviso con Marianna.
Giovanni Paolo II lo proclamò beato il 26 ottobre 1980; Leone XIV lo ha proclamato santo il 19 ottobre 2025. Nel centenario della morte si aggiunge il riconoscimento del suo patronato sulla città di Pompei, annunciato dalla Prelatura dopo la conferma della Santa Sede. La festa sarà celebrata il 5 ottobre di ogni anno.
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