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Tra le pagine meno conosciute della storia del Regno di Napoli ce n’è una che profuma di scuderie, di cavalieri e di grandi corti rinascimentali. È quella del Corsiero Napoletano, uno dei cavalli più celebri d’Europa tra il XV e il XVIII secolo, protagonista di una straordinaria tradizione equestre che contribuì a fare di Napoli uno dei principali centri della cultura del cavallo.
Eppure, nonostante la sua importanza, il Corsiero Napoletano continua ancora oggi a essere oggetto di interpretazioni spesso contrastanti. Proprio questa complessità lo storico Roberto Cinquegrana nella convinzione che questo patrimonio rappresenti una delle espressioni più significative della storia culturale del Mezzogiorno , ha alimentato anni di studi e ricerche, confluiti in pubblicazioni scientifiche e in un volume dedicato al tema pubblicato nel 2017che ha contribuito ad approfondire uno dei capitoli più affascinanti della cultura equestre del Regno di Napoli.
La difficoltà nel ricostruirne la vicenda nasce anche dalla scarsa conoscenza parte di molti della storia del Regno di Napoli, che nel tempo ha favorito interpretazioni parziali o prive di un adeguato fondamento documentario. Per questo motivo il confronto con allevatori, associazioni e appassionati si è spesso rivelato impegnativo, rendendo necessario sostenere le proprie tesi attraverso fonti storiche, documenti e analisi critiche, senza mai interrompere il lavoro di ricerca e divulgazione.
Tra la fine del Quattrocento e il Settecento il termine “Corsiero” indicava il cavallo destinato alla guerra, selezionato per la velocità, la forza e l’efficacia nel galoppo, mentre l’aggettivo “napolitano” ne identificava l’origine nel vasto territorio del Regno di Napoli, che allora si estendeva dagli Abruzzi fino alla Calabria. I principali allevamenti erano concentrati soprattutto in Puglia e Basilicata, dove importanti famiglie aristocratiche curavano con attenzione la selezione degli animali e il loro addestramento nelle cavallerizze di proprietà.
Gli scambi di cavalli tra le grandi casate nobiliari non avevano soltanto un valore economico, ma rappresentavano anche uno strumento politico e diplomatico. Attraverso questi rapporti si consolidavano alleanze e, allo stesso tempo, si affinavano le caratteristiche morfologiche e funzionali considerate ideali per il cavallo da guerra.
Da questa lunga attività di selezione nacquero importanti linee genealogiche, tra cui la Neapolitana e la Conversano, sviluppata dai Conti Acquaviva d’Aragona. Quest’ultima avrebbe avuto un ruolo determinante nella formazione della razza Lipizzana tra il XVII e il XVIII secolo, ancora oggi protagonista dell’alta scuola equestre nelle più prestigiose accademie europee.
Con il cambiamento delle strategie militari, avvenuto tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, il Corsiero Napoletano iniziò progressivamente a perdere il proprio ruolo. I nuovi eserciti richiedevano cavalli più leggeri e adatti a esigenze completamente diverse, determinando il declino delle grandi razze barocche.
Questo, però, non significa che il Corsiero sia scomparso. Il suo patrimonio genetico e funzionale è sopravvissuto attraverso altre linee allevatoriali. Gli studi più recenti individuano infatti nella tradizione lipizzana, nelle genealogie Conversano e Neapolitano e soprattutto nel Cavallo Murgese le principali eredità storiche dell’antico Corsiero.
Già nell’Ottocento Giuseppe Carelli osservava come alcuni cavalli allevati in Puglia potessero essere considerati diretti discendenti dei ceppi dei Duchi di Conversano, distinguendosi per il caratteristico mantello nero, la robustezza, il carattere docile e la straordinaria resistenza al lavoro, qualità perfettamente compatibili con le descrizioni del Corsiero storico. Più recentemente anche gli studi del dottor Fraddosio hanno rafforzato questa interpretazione, proponendo progetti di recupero basati su selezioni mirate, mentre l’Associazione Regionale del Cavallo Murgese ha più volte evidenziato la profonda “napolitanità” della razza, riconducendone le origini ai ceppi allevati dalle grandi famiglie del Regno di Napoli, in particolare gli Acquaviva d’Aragona e i Caracciolo.
Accanto alla storia del cavallo si sviluppò anche una delle più importanti scuole equestri del Rinascimento. Napoli divenne infatti uno dei grandi laboratori europei dell’arte di cavalcare grazie a Federico Grisone, fondatore della Scuola Napoletana di Equitazione e autore degli Ordini di cavalcare, un trattato destinato a rivoluzionare l’insegnamento equestre in tutta Europa. Pur contenendo metodi oggi superati, l’opera segnò il passaggio dall’esperienza pratica a una disciplina organizzata secondo principi teorici destinati a influenzare le future scuole francesi, tedesche e austriache.
Le radici culturali di questa tradizione affondano ancora più lontano, fino all’antica Grecia e al pensiero di Senofonte, che già nel IV secolo a.C. aveva posto al centro dell’addestramento il rispetto dell’equilibrio fisico e psicologico del cavallo. Napoli seppe raccogliere questa eredità, reinterpretandola in chiave rinascimentale e trasformandosi in uno dei principali crocevia della cultura equestre europea.
Proprio per questo motivo è importante distinguere la storia dalle leggende nate in tempi recenti. Non esiste alcuna fonte che colleghi il Corsiero Napoletano al Cavallino Rampante della Ferrari, il cui simbolo deriva esclusivamente dall’emblema personale dell’aviatore Francesco Baracca. Allo stesso modo non trovano riscontro storico espressioni come “Corsiero del Sole”, né il Corsiero fu mai un simbolo ufficiale della città di Napoli. Si tratta di ricostruzioni moderne che, pur suggestive, non appartengono alla documentazione storica.
Il vero valore del Corsiero Napoletano non ha bisogno di essere alimentato dal mito. Basta la storia. Per oltre tre secoli questo cavallo rappresentò una delle eccellenze del Regno di Napoli, contribuendo allo sviluppo dell’equitazione europea e lasciando un’eredità ancora oggi riconoscibile nelle razze che ne conservano le caratteristiche.
Negli ultimi anni, inoltre, qualcosa sta cambiando. Sempre più allevatori e appassionati stanno riscoprendo il Cavallo Murgese, dimostrandone le straordinarie qualità nelle rievocazioni storiche, nell’alta scuola e in numerose discipline equestri. Anche l’esperienza maturata nell’addestramento di esemplari destinati alla giostra e alla guerra storica conferma come forza, equilibrio, generosità e predisposizione al lavoro siano ancora vive in questi cavalli.
Da questa consapevolezza nasce un progetto più ampio: valorizzare le linee Conversano, Neapolitano e Murgese, sostenere gli allevatori e gli addestratori che continuano a custodire questo patrimonio e restituire al Corsiero Napoletano il posto che gli spetta nella storia. Perché raccontare questo cavallo significa raccontare anche una parte dell’identità culturale del Regno di Napoli, una tradizione che ha contribuito a scrivere una delle pagine più importanti della cultura equestre europea.












