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Via San Sebastiano, prima di diventare la “strada della musica” di Napoli, e successivamente una delle stade principali della malamovida napoletana ,era un gigantesco giardino pensile e faceva parte del grande Monastero di San Sebastiano.

Esso era  gestito dai Frati Cappuccini e si estendeva fino alla lontana Via Costantinopoli. Come tanti giganteschi complessi religiosi nel centro di Napoli, fu poi lentamente rimpicciolito nei secoli e sostituito dagli enormi edifici che ancora adesso rendono la strada larga poco più di 4 metri.

N.B.Il convento  nella prima metà dell’800 divenne la sede provvisopria  del REGIO COLLEGIO DI MUSICA assorbendo i 4 istituti esistenti sino allora a Napoli.

La storia di questa struttura, però, è tutt’altro che felice: trecento anni fa il monastero era già fatiscente ed abbandonato, ma ancora abitato da monache, che rimasero fino al 1807. Dopo l’arrivo di Giuseppe Bonaparte, fu portata avanti una politica fortemente anticlericale, sul modello francese, espropriando moltissimi edifici di culto.

CURIOSITA’: Secondo alcune fonti storiche pare che addirittura questo monastero fosse stato istituito direttamente dall’imperatore Costantino, stando ad una epigrafe ancora presente nella chiesa. La prima fonte documentata è però stata rinvenuta da Capasso e stabilisce più o meno intorno al VI secolo la presenza della struttura

Il colpo finale era però già arrivato per mano dei Borbone e di Luigi Vanvitelli: durante la costruzione dell’odierno convitto Vittorio Emanuele furono inglobate diverse sezioni dell’antico monastero, che hanno dato modo ad alcuni punti della struttura di rimanere intatti e preservati: il chiostro, il più antico della città, è rimasto intatto  mentre quel che rimaneva della al di fuori del Convitto sarà poi eliminato negli anni seguenti, finché, negli anni ’40 del ‘900, crollò la cupola della chiesa.

Negli anni ’50, in piena ricostruzione, furono eliminate le macerie del crollo e fu anche interrotto l’antichissimo collegamento con Piazza Dante, Vico Carceri S.Felice, oggi diventato un piccolo vicoletto monco.

N.B. Vico Carceri San Felice è un nome sbagliato. Esso dovrebbe essere intitolato infatti a Ferdinando “Sanfelice” e non a un santo di nome Felice. Le case di questa strada furono fatti quasi tutte in costruite intorno al 1719 dal leggendario architetto napoletano e il figlio le destinò ad uso carcere femminile per i reati minori.

Ma nonostante tutto, fino al decennio scorso la stetta Via di San Sebastiano era un luogo bellissimo ed unico al mondo. Essa era continuamente calpestata e frequentata  dagli allora giovanissimi Pino Daniele, James Senese, Bennato, senza dimenticare i due Murolo, Carosone, Scarlatti, Rossini, Pergolesi, Cimarosa ed infiniti altri illustrissimi nomi.
Grazie alla presenza del Conservatorio, infatti, in questa strada erano  presenti le botteghe degli antichi maestri liutai, che, col passare dei secoli, si sono trasformate nei moderni negozi di strumenti musicali.

In  quale altra città esiste una strada interamente dedicata alla musica?

Poi è arrivato il grande turismo e la sua cattiva gestione…

Chi mai poteva solo lontanamente ipotizzare che Via San Sebastiano, oggi non è più la storica strada  piena di negozi di musicisti , ma solo un luogo come tanti altri ricco di bar, barretti da 2 euro a Spritz,  paninoteche , friggitorie che hanno preso il loro posto ?Neanche nei peggiori degli incubi avrei potuto immaginare che questa antica strada potess un giorno subire una tale trasformazione urbanistica.

Storiche botteghe , bassi o terranei che affacciano sulle strade sono stati sostituti e adibiti a microbar per smerciare superalcolici a bassissimo costo a portata di tutte le tasche e da consumare all’aperto e non nei locali stessi, che non hanno i requisiti strutturali, igienici e di sicurezza per accogliere utenza. 

N.B. Negli ultimi anni . la nostra antica Via San Sebastiano è stata dimenticata : hanno chiuso ditte storiche, come Loveri che qui aveva quattro negozi .

Via San Sebastiano è stata purtroppo anch’essa inglobata da quella malamovida che oggi avvolge tutto il nostro antico centro storico che ogni giorno assiste inesorabilmente al  solo consumo incontrollabile di cibo e alcool .

Oggi l’arte e la storia millenaria che rivive nei nostri monumenti del centro storico , vengono ogni giorno svilite da un’insana quanto scadente invasione di fast food, bar , commercio indiscriminato di cuoppi di zeppole , panzarotti e cuoppi ,pizza a portafoglio  o tristi teatrini di limonate a cosce aperte per non parlare poi di  attività di dubbio gusto come kebabbari e negozi di souvenir made in China .

Negli ultimi cinque  anni nei storici decumani  hanno chiuso circa una trentina di attività culturali tra librerie, case editrici e piccoli centri culturali.Al loro posto sopratutto nell’ultimo anno sono  invece nate in maniera esponenziale patatinerie, friggitorie, pizzerie, gelaterie, paninoteche , centri scommesse , bar che ogni giorno si allargano sempre di più con i loro tavolini selvaggi e ristoranti e pizzerie praticamente messi ovunque.

Il nostro centro storico portatore di cultura e di conoscenze è irrimediabilmente stato occupato da ignoranti uomini di malaffare che neanche minimamente conoscono quello che stanno calpestando , comprando o ristrutturando cancellando addirittura antichi prestigiosi affreschi da vecchi palazzi nobiliari solo per destinare il tutto  ad uno squallido uso ricettivo turistico  capace di portare solo soldi . Comprano , ristrutturano , e addirittura trasformano l’architettura di antichi palazzi nobiliari architettonici di cui non sanno nulla . 

Non conoscono la storia di quei luoghi … non ne apprezzano l’anima ma solo il core business economico . 

Non sanno nulla di quei luoghi , di quelle strade , di quei stretti cardini , di quelle chiese trecentesche , di quei palazzi nobiliari e di quei antichi chiostri .

Cosa pensate che interessi loro degli affreschi del Mattia Preti o del bellissimo altare maggiore del  600 realizza da Cosimo Fanzago presenti nella chiesa di San Pietro a Maiella ?

Per meglio valutare l’involuzione di un luogo e  assistere a una vera e propria fiera dell’orrore, oggi basta di sera superare la nostar storica strada delle librerie che tanto piaceva al grande Benedetto Croce, e guardarsi intorno e assistere inermi giurni alla vicina Via San Sebastiano, alla nascita istantanea di bugigattoli che esalano nuvole di vapori e puzza di fritto, allo spuntare da un giorno all’altro di locali commerciali che spacciano alcool a basso costo  per “la vera qualità” di Napoli, Basta poi solo avanzare di qualche passo e giungere solo nei pressi dei decumani per sentire l’orribile puzza di frittura che invade i cardini per poi arrivare in un lunapark straripante di montagne di cibo e giostre con la testa di Pulcinella e finti panni stesi conditi da file di bandiere  e cartonati colmi di frasi dialettali.

La domanda che sorge spontanea è :

Per quanto tempo ancora pensate che i turisti che oggi affollano napoli.  sopporteranno nel tempo, il caos, il disordine , il degrado di tanti luoghi . la monnezza per le strade , la mancanza dei mezzi di trasporto a tutte le ore , i  tavolini selvaggi messi ovunque e la  puzza di genovese ad ogni angolo e vicolo ?

 

 

NOTE A PARTE SULLA STORIA DI SAN SEBASTIANO

San Sebastiano, era un soldato romano, capitano della Guardia pretoriana educato e istruito dai propri familiari nei principi di fede cristiana divenuto nel tempo capitano della Guardia pretoriana sotto l’imperatore Diocleziano (fine III secolo) , Quest’ultimo ignorando la sua fede cristiana , aveva molta stima di lui come militare a tal punto che la sua presenza era continuamente richiesta.
Sebastiano grazie alla sua alta carica militare poté segretamente aiutare con discrezione i cristiani incarcerati, curare la sepoltura dei martiri e convertire al cristianesimo numerosi militari e nobili della corte imperiale.
Quando Diocleziano scoprì che Sebastiano era cristiano lo fece condannare a morte. Fu denudato e trafitto da tante frecce in ogni parte del corpo. I soldati pensarono che fosse morto e lo abbandonarono. Una santa donna andò a recuperare il corpo per dargli sepoltura e si accorse che il soldato Sebastiano era ancora vivo; lo portò a casa e lo curò dalle molte ferite. Sebastiano, un volta guarito, decise di proclamare la sua fede in difesa dei perseguitati e
non contento dello scampato pericolo, tornò a sfidare pubblicamente Diocleziano … il quale, sorpreso di vederlo ancora vivo ordinò che fosse flagellato a morte. senza pensarci due volte, ordinò che fosse flagellato a morte.
La condanna fu eseguita e il corpo di Sebastiano gettato nella Cloaca Maxima. Nella sua corsa verso il Tevere il corpo si impigliò in un arbusto e così fu raccolto e sepolto nelle catacombe sulla via Appia.
Quando nel 680 la devozione popolare attribuì a San Sebastiano la fine di una grave pestilenza a Roma e a Pavia, la Basilica Apostolorum cominciò ad essere chiamata Basilica Sancti Sebastiani. Da quel momento in poi ebbe origine e si diffuse la fama di San Sebastiano come protettore contro la peste e le epidemie.
Questa particolare attitudine attribuita al santo a protezione contro le malattie contagiose, deriva dal modo in cui nel tempo è stato rappresentato in campo artistico ed è legittimata dalle frecce del martirio e dalla loro simbologia. L’iconografia del santo, perlopiù rappresentato con il corpo lacerato, ha da sempre ricordato i corpi piagati delle persone colpite dalla peste. Secondo invece la tradizione classica biblica, le frecce sono lo strumento della punizione divina e la peste è la metafora di tale castigo.
L’imperatore Costantino intorno al VI secolo , fece costruire nella nostra città un immenso monastero gestito dai frati cappuccini che si estendeva fino alla lontana Via Costantinopoli.
Come tanti giganteschi complessi religiosi nel centro di Napoli, fu poi lentamente rimpicciolito nei secoli e sostituito dagli enormi edifici che ancora adesso rendono la strada larga poco più di 4 metri.
Fino a qualche tempo fa , prima della grande ondata di turismo, la stretta via San Sebastiano, la storica strada dove Pino Daniele acquistò le sue prime chitarre, era piena di negozi musicali.
Oggi paninoteche e friggitorie hanno preso il loro posto.

 

 

 

 

 

 

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