Nello  stretto   famoso cardine di San Gregorio Armeno , noto a tutti come la via dei Pastori sorgeva un tempo , tanti secoli fa, nello spazio oggi occupato dalla bella chiesa di Santa Patrizia , l’antico Tempio dedicato a Demetra e la casa dove  venivano formate le sacerdotesse al culto di Cerere.

A svelare l’antico culto e tracce dell’importante Tempio sono stati infatti ritrovati in questa zona due incredibili  bassorilievi,  di cui uno posto proprio nela stretta via di San Gregorio , accanto ad una bottega presepiale e l’altro presente invece nell’androne di un vecchio palazzo poco distante da Piazza San Gaetano .

Il bassorilievo presente in  via  San Gregorio Armeno,  risalente all’incirca al VII secolo a.C. , raffigura una giovane  sacerdotessa  ( canafora ) di Demetra abbigliata con una veste leggerissima  drappeggiata e con un in testa un copricapo a forma di corona : nella mano destra regge una fiaccola ardente mentre nella sinistra cinge una cesta ricolma di oggetti sacri, che porta in processione a Demetra-Cecere . Si tratta , come vedremo di una scena tipica dei famosi Misteri Eleusini legati alla dea ,ovvero riti religiosi misterici di origine greca, praticati nella città di Eleusi e celebrati annualmente nel tempio di Demetra che  ricordavano principalmente il mito di Demetra o Cerere nella ricerca dell’amata figlia Persefone sottratta dal Dio degli Inferi, Ade.

DEMETRA - bassorilievo

L’altra epigrafe ,  in lingua greca , e risalente stavolta al II secolo D.C. è invece presente poco distante, in un palazzo presente alle spalle di piazza San Gaetano, e racconta la storia di Cominia Plutogenia, sacerdotessa di Cerere appartenente alla magistratura .

La lastra , rappresenta una straordinaria testimonianza dell’importanza di cui godeva la donna nella Neapolis greco-romana e dimostra quanto Napoli fosse all’avanguardia per quel che riguarda l’emancipazione della donna già tanti e tanti secoli fa.

Anticamente quindi come possiamo vedere , già nell’antenata Neapolis , dalle nostre parti si dava un’ enorme importanza alla Donna e alla figura femminile in generale, come dimostrano i reperti storici e archeologici rinvenuti nel sottosuolo di Napoli, con templi e riti dedicati alle divinità della fecondità tra cui le maggiori Partenope, Cerere, e Diana, custodi di profonde conoscenze legate al concetto di terra-madre.

Entrambe le raffigurazioni, ci riportano alle Lampadoforie, cioè quelle famose  gare introdotte a Neapolis nel 452 a.C. dall’ammiraglio ateniese Diotimo , che venivano organizzate in onore di Demetra e Partenope proprio attraverso queste antiche strade.

Le gare di questo evento sportivo -religioso vedeva corridori portare in mano una torcia che veniva passata dall’uno all’altro come in una sraffetta con l’obiettivo di raggiungere il traguardo il più velocemente possibile lasciandola accesa .

CURIOSITA’: Anticamente lungo in nostri  stretti  cardini e decumani  si svolgevano le Lampadius , cioè le gare più famose della Napoli greca dedicate alla dea sirena Partenope . Si trattava di  famose corse  che avvenivano con  le fiaccole accese e in cui i partecipanti dovevano correre di notte tra due ali di folla stringendo sempre nel pugno la  fiaccola accesa senza mai farla spegnere . Percorrendo i stretti vicoli e le strade  della città , giovani  atleti completamente nudi , dovevano raggiungere il sepolcro innalzato a Partenope che si trovava in un punto , in corrispondenza del porto dove oggi sorge la Basilica di San Giovanni Maggiore .  La difficoltà ovviamente consisteva nel non far spegnere la fiaccola , e la palma del vincitore spettava al primo corridore che arrivava al traguardo con la fiaccola ancora accesa. Come prmio al vincitore veniva  probabilmente  consentito  di accendere il sacro fuoco per i sacrifici sull’altare .

N.B. : Le celebrate gare Lampadoforia-Lampadedromia rappresentavano  secondo alcuni storici la febbrile attività  con cui le sirene. ancelle  andavano alla ricerca di Persefone ( la figli di Demetra che era stata rapita da Ade ), mentre  la lampade , tipicamente utilizzate anche nei misteri Eleusini , in genere, simboleggiavano il sole che percorre il cielo,  e quindi il dio Apollo a cui gli antichi cumani dedicarono la loro nuova città ( Neapolis ).

CURIOSITA’: Questi giochi divennero talmente importanti e famosi che alcuni secoli dopo , l’imperatore Augusto le trasformò addirittura nei giochi isolimpici di Neapolis divenuti poi famosi in tutto l’occidente ( recenti scavi effettuati per dar luogo alla nuova stazione metropolitana Duomo in Piazza Nicola Amore , hanno riportato alla luce i resti del tempio dove venivano registrati i nomi degli atleti vittoriosi ).

 

Questo vario intrecciarsi dei  veri culti di Demetra, Partenope ed Apollo , a loro volta connessi con i Misteri Eleusini ci suggerisco che probabilmente Partenope non fu una delle tre sirene che cercarono di sedurre Ulisse ma solo la sacerdotessa -oracolo di Apollo che guidò i primi coloni greci arrivati in Campania dall’isola di Eubea . Essa probabilmente era proprio la leggendaria famosa Sibilla  che dimorava a Cuma e quindi l’origine della tradizione oracolare  cumana.

Gli oracoli , cioè le sacerdotesse di Apollo,  erano difatti delle vergini e secondo alcuni storici, la mitica  Partenope potrebbe sessere stata proprio una di loro. e poichè per i successivi oracoli lei non doveva essere dimenticata come colei che su consglio di Apollo aveva giudato i greci nel fondare la città andava continuamente ogni anno celebrata attraverso un evento , come una gara agonistica che necessariamente avrebbe attirato l’attenzione e l’interesse di tutte le popolazioni della Magna Grecia.

Amata  e ammirata dal popolo per le sue eccelse virtù , probabilmente morì in un naufragio nell’antico  golfo di Napoli . Il suo corpo fu recuperato sulle rocce di Megaride , una piccola isola che si trovava di fronte al Monte Echia su cui ora sorge il Castel dell’Ovo .  Fu squindi eppellita e poi venerata , nei pressi del promontorio di Pizzofalcone , proprio di fronte a Castel dell’Ovo. In suo onore venne eretto un sepolcro

N.B. Secondo alcuni mitici racconti , Partenope era una pricipessa figlia di un certo Eumele (un re calcidinese forse de XIII-XII secolo a.C. ) dotata di particolari poteri veggenti . Si narra che essa poteva essere una sacerdotessa o addiruttura forse un oracolo che i primi coloni giunti nel nostro territorio , portarono con se dal paese di origine . Seguendo una colomba inviata da Apollo , la giovane guidò i coloni nella loro navigazione dalla città di Calcide dall’isola Eubea fino alla Campania dove fondarono dapprima Pithecusae ( attuale Ischia ) e successivamente Cuma e l’antica Partenope.

Strabone racconta che i coloni , sotto la guida di Ippocle di Cuma e Megastene di Calcide ,scelsero di approdare , sotto la guida della giovane principessa ,che interpretava la volontà di Apollo, proprio in quel punto della costa .

CURIOSITA’: Durante il giorno essi erano nel loro viaggio accompagnati dal volo di una colomba e durante la notte giudati dal suono di lontani cembali che solo un oracolo poteva riconoscere ed interpretare come segni divini.

La  mitologia ci raccconta addirittura che Partenope e le sue due altre  amiche sirene ( Leucosia e Ligea ) non fossero altro che le ancelle e compagne di Persefone , la figlia della dea  Demetra molto venerata a Neapolis . Quando Ade ( Plutone per i romani ) , rapì Persefone , l’affranta dea , girovagò in tutto il mondo alla sua ricerca , ma non essendo in grado di attraversare il mare , pensò bene di dotare di ali le stesse ancelle , in maniera tale che volando , potessero cercare la figlia  anche in quella parte del globo. Esse però non riuscirono nell’intento e non la ricondussero alla madre  e ancora arrabbiata perchè non avevano precedentemente protetto la figlia le trasformò in arpie con alate .

CURIOSITA’ : Solo più tardi , sopratutto a partire dal medioevo assunsero l’aspetto di esseri acquatici , ovvero di fanciulle fino alla vita e animali con la coda di pesce nel resto del corpo

Secondo i poeti , dopo essere decadute in arpie esse attiravano i marinai con il loro canto dolce e melanconico in modo da poterli ingannare , catturare ed infine uccidere.  Erano quindi considerate per questo motivo pericolose per i naviganti

N.B. . Il termine sirene veniva usato anche per descrivere le “ierodule alate ” ,  cioè delle giovani donne che fungevano da sacerdotesse di Afrosite ( Venere peri romani ) , dea dell’amore e della bellezza, della generazione e della primavera . Esse erano addette al Tempio della dea alle cui cerimonie partecipavano con musica e danze . Si racconta che queste sacerdotesse  , stranamente potevano anche pratcare la prostituzione sacra al fine di incrementare i proventi del Tempio e probabilmente per procurarsi una dote. Erano molto conosciute per le loro capacità di intattenimento , allegre e canore e si ritrovavano spesso nei paesi di mare e nei pressi dei porti ( la prostituzione allora era praticata sopratutto con stranieri e marinai )

Nell’iconografia antica queste sirene , rappresentate o come un arpia uccello,o una ninfa del mare erano quindi come potete vedere sempre indissolubilmente associate al culto due dee molto amate a Neapolis , mentre l’orientamento e la posizione della città fu accuratamente determinata per onorare simultaneamente Apollo e Partenope connettendo geograficamente anche i due culti ,

Il culto di Partenope era comunque di per se anche inevitabilmente associato a quello di Demetra che la scelse come ancella della figlia e poi  ninfe acquatiche capaci di nuotare nel mare in maniera simile ai pesci .

N.B. Nelle antiche monete greche di Neapolis , Partenope non fu mai rappresentata come una arpia ma sempre come una principessa .

Il mito quindi della dea sirena e quello della dea Demetra appaiono inevitalmente  fondersi nella nostra città ed i famosi riti mistrici eleusini ( i più famosi dell’antica grecia ) appaiono incredibilmente connessi con la fondazione della vecchia Neapolis , come lascia ipotizzare il movimento delle costellazioni associabili a queste divinità durante gli equinozi di primavera e d’autunno.

Durante gli equinozi primaverili e autunnalli l’orientamento delle strade di Neapolis collegava il sole , il vesuvio , la collina di Sant’Elmo , il monte Epomeo sull’isola d’Idchia con cui i decumani erano orientati con precisione . Le costellazioni invece della Vergine , e del toto invece richiamavano il culto di Partenope , Demetra e del fiume Sebeto che divinizzato , era rappresentato come un toro dal volto umano ce circondava Neapolis e ne fertlizzava le terre .

CURIOSITA’: La Vergine e il Toro sono due figure dipinte su alcuni resti rinvenuto a Napoli durante alcuni scavi e ritratti su alcune monete; interessante è stato il ritrovamento anche di una stella a 16 punte  che si chiude a cerchio incorniciando il volto di Apollo .

La costellazione della vergine all’alba del famoso equinozio autunnale   appariva , come oggi , ben visibile nella direzione del Vesuvio . Essa appariva  come una grande visione sopra il  vulcano sulle spalle del dio sole

Chiunque invece  la sera ,  , quando le stelle della costellazione erano diventate piu visibili nel buio , passava lungo il decumano inferiore ( spaccanapoli ), guardando verso Snt’Elmo ,  avrebbe riconosciuto una stella più luminosa delle altre chiamata ” Altair ” che appartenva alla costellazione dell’aquila  , ma che segnava con la sua visione , la più scarsa visione  della costellazione della vergine e sopratutto quella del Sole .  Per gli abitanti della vecchia città entrambe le costellazioni erano dedicate a Partenope

I culti di Partenope e Demetra appaiono come dopo capiremo fortemente connessi .Come Demetra   nei misteri Eleusini infatti rappresenta il ciclo delle stagioni  che donano la vita e la morte , anche Partenope rappresenta la nascita della nostra città  con il suo apparire della costellazione della vergine all’alba sulla nostra città ,. Mentre  la sera con  il tramonto della costellazione della vergine  , rappresenta la morte di Partenope .

Il viaggio della costellazione della vergine , identificata come Partenope  dall’alba al tramonto rappresenta una chiara allegoria   del viaggio dei primi coloni che dalla Grecia , sotto la protezione di Apollo giunsero sulle coste della Campania ( similitudine con il lungo girovagare di Demetra nel ritrovare la figlia) , mentre con il sacrificio dela sua morte aveva invece permesso come evento finale la fondazione del’antica città di Partenope  ( vista come analogia della discesa di Proserpina negli inferi e la sua successiva rinascita ).

Il Tempio di Demetra si trovava nella nostra città al posto dell’antico monastero di San Gregorio . Essa era celebrata ogni 19 aprile (altre fonti attestano il 12 aprile) , con riti e sacrifici nelle famose “Cerealia” , cioe delle feste  che avevano la funzione di proteggere la crescita delle messi nonché assicurare un abbondante raccolto grazie  allo splendore del sole. Durante questo tempo venivano sacrificati buoi e i maiali, ed offerti frutta e miele. Si compivano anche sacrifici per purificare la casa da un lutto familiare (quando si verificava un lutto in famiglia, c’era l’usanza di sacrificare una scrofa a Demetra per purificare la casa ).

Il collegamento tra Cerere e un buon raccolto.era dovuto al fatto che lei era la dea che aveva  insegnato agli uomini la coltivazione dei campi e per questo veniva solitamente rappresentata nelle statue romane  come una bella matrona severa e maestosa, tuttavia generosa  e affabile, con una corona di spighe sul capo, a simboleggiare il suo rapporto con la terra . In una mano teneva  una fiaccola ed  un canestro ricolmo di grano cesta  mentre nell’altra un canestro ricolmo di frutta  frutta ed una torcia.

 

Ma la dea della crescita doveva presiedere anche alla sua inevitabile fine. Così Cerere, una dea del munifico agosto, mese in cui le donne celebravano dei riti segreti in suo onore era anche la dea della morte delle piante che le rende commestibili e della morte degli essere umani che li fa ritornare alla Mater Tellus, la terra.

CURIOSITA’ : La Dea era legata anche al mondo dei morti attraverso il Caereris mundus, una fossa che a Roma veniva aperta soltanto in tre giorni particolari, il 24 agosto, il 5 ottobre e l’8 novembre .Questi giorni erano i Dies religiosi, vale a dire che ogni attività pubblica veniva sospesa perché l’apertura della fossa metteva idealmente in comunicazione il mondo dei vivi con quello sotterraneo dei morti. In questi quei giorni non si attaccava battaglia con il nemico, non si arruolava l’esercito e non si tenevano i comizi. L’apertura del mundus era un momento delicato e pericoloso, non tanto per paura che i morti invadessero il mondo dei vivi ma al contrario perché, secondo Macrobio, il mundus avrebbe attratto i vivi nel mondo dei morti, specialmente in occasione di scontri e battaglie.

CURIOSITA’: I due leoni rappresentano i personaggi mitologici di Melanione e Atalanta  , trasformati in leoni da Zeus   e condannati a trascinare il carro della dea come punizione per aver profanato un tempio di quest’ultima.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Cibele era stettamente sempre associato il dio Attis , un dio frigio della vegetazione rappresentato sempre sotto l’aspetto di un giovane e bellissimo pastore con in testa il cappello frigio,i cui strani culti misterici avevano luogo nel periodo dell’equinozio di primavera e culminavano con la rievocazione della sua morte e della successiva resurrezione (il 25 marzo).

 

Secondo la versione di molti storici  mitologi e poeti, egli era il misterioso compagno e giovane amante  di Demetra , mentre secondo alcune diverse versioni era in realtà solo il figlio della stessa Cibele nato da un frutto di melograno che aveva fecondato la figlia del dio fluviale Sangario.

Una leggenda narra infatti che Zeus   fosse innamorato di Cibele e cercasse  invano di unirsi alla dea. In una notte di incubi angosciosi, mentre Zeus la sognava ardentemente, ebbe una eiaculazione notturna ed il suo seme schizzò su una pietra generando l’ermafrodite Agdistis . Questi era malvagio e violento e con continue prepotenze oltraggiò tutti gli dei.  Dionisio , perciò, giunto all’esasperazione, volle vendicarsi e architettò ai suoi danni uno scherzo atroce: gli portò in dono del vino e lo accompagnò a bere in cima a un grande albero di  melograno, finché Agdistis si addormentò ubriaco in bilico su un ramo. Con una cordicella Dioniso gli legò i genitali al ramo e, sceso in terra, scosse l’albero con tutta la sua forza. Nel brusco risveglio il malcapitato precipitò, strappandosi di netto i genitali: così Agdistis morì dissanguato, mentre il suo sangue bagnava il melograno e lo faceva rifiorire rigoglioso e carico di succosi frutti.

La ninfa  del Sangario  , il fiume che scorreva nelle vicinanze, sfiorò con la sua pelle uno di quei frutti e rimase incinta di un dio: fu così generato Attis il bello, il grande amore di Cibele .

Il giovane  fanciullo rimasto  esposto sulle rive del fiume Sangario,  fu poi scoperto da Cibele, che si innamorò perdutamente di lui. Costei suonava la lira  in onore di Attis e lo teneva perennemente occupato in voluttuosi amplessi.  Innamoratasi dfortemente di questo pastore frigio , Demetra  lo mise a custodia del suo tempio, a patto che egli si conservasse puro.

Ma purtroppo egli mancò la promessa e ingrato e irriconoscente, volle abbandonare quelle gioie per fuggìre  e vagare sulla terra alla ricerca di un’altra donna. Cibele sapeva bene che nessuna infedeltà di Attis sarebbe potuta sfuggire alla sua vista onnipotente e lo sorvegliava dall’alto sul suo carro trainato da leoni. Colse così Attis mentre giaceva spensieratamente con una donna terrena, convinto che le fronde di un alto pino fossero sufficienti a nascondere il suo tradimento . Cibele, a quel punto  colta da terribile gelosia, lo fece impazzire spingendolo a evirarsi . Vistosi scoperto, Attis fu assalito da un rimorso tormentoso e implacabile, e per punirsi si mutilò con un sasso tagliente morendo  dissanguato, ma la dea pentita  lo tramutò in un pino,sempreverde  che è l’albero sacro a Cibele  ( secondo  alcuni racconti mitologici ne ottenne da Zeus  anche la sua resurrezione).

N.B. : Nei misteri Eleusini si celebravano la vita e i dolori di questo giovane pastore. I Sacerdoti di Cibele erano per la maggior parte eunuchi che si mutilavano  alla base di un albero di pino; essi come Attis  che morì alla base di un pino dove fu poi seppellito  , evirando se stessi  lo celebravano nei loro riti alla dea

CURIOSITA’ : Il culto della dea Cibele era officiato da sacerdoti che erano per la maggior parte eunuchi . Essi  in suo onore si erano castrati nel  Dies sanguinis ( “Giorno di sangue”) di Cibele . La loro mutilazione avveniva , come fece Attis alla base di un albero di pino . Questi sacerdoti erano chiamati ” i Galli  o gàlloi e con  capelli oliati ,facce in polvere e membra languide ,  avevano tutti un andatura femminile . Nel più alto rango Gallo erano  conosciuto come “Attis”, e nel  più giovane  come “Battakes” .   Come eunuchi, incapaci di riproduzione, a loro fu proibito la cittadinanza romana e dei diritti di eredità . Essi  erano tecnicamente mendicanti la cui vita dipendeva dalla pia generosità degli altri. Per alcuni giorni dell’anno, durante la Megalesia,   era  permesso loro di lasciare le loro quartieri, ( che si trovavano  all’interno del complesso del tempio della dea) e poter liberamente  vagare per le strade a mendicare per soldi. Erano estranei,   venivano segnalati come Galli per la loro insegne, il loro comportamento ed il loro  abito notoriamente effeminato , ma come sacerdoti di un culto di stato, erano sacri e inviolabili. Fin dall’inizio, essi furono oggetto   di fascino , disprezzo e timore religioso . 

Altre versioni del mito vogliono che Attis fosse direttamente figlio (oltre che amante) di Cibele, mentre la ninfa  Sangaride  fosse una sua amata durante il viaggio sulla terra. Durante il banchetto nuziale di Attis con la figlia del re di Pessinunte  , l’ermafrodito Agdistis si sarebbe innamorato del giovane e – non essendo corrisposto – per vendetta lo fece impazzire, facendolo fuggire sui monti, dove si uccise evirandosi o gettandosi da una rupe. Ulteriori varianti dicono che Attis sia poi resuscitato, o che fu salvato da Cibele che lo afferrò per i capelli e poi lo trasformò in un pino non appena toccò il terreno. La versione più conosciuta è comunque quella che vuole che Cibele abbia ottenuto solamente l’incorruttibilità del corpo di Attis.

CURIOSITA’: Atiis veniva considerato il fondatore dei Galli , cioè i sacerdoti eunuchi  di Cibele,    che venivano per questo morivo considerati   i successori  di Attis .

Le due divinità sono comunque sovente raffigurate insieme sul carro divino trainato da leoni in un corteo trionfale . Nelle  cerimonie funebri che si tenevano in suo  onore insieme a Demetra ,  nell’eqinozio di primavera ,

 

I sacerdoti della dea, i  Coribanti , suonando  tamburi e cantando  in una sorta di estasi orgiastica, sotto l’effetto dell’ oppio derivato dal papavero  ( fiore sacro a Demetra ) , nel corso della cerimonia  alcuni di loro arrivavano addirittura ad evirarsi con pietre appuntite. Catullo descrive i coribanti come eunuchi  che vestivano da donna.

 

Il culto di Attis come divinità veniva quindi spesso associato a quello di Cibele ( quando è visualizzata con Cibele, è sempre il, dio minore minore, o forse il suo sacerdotale addetto ) ed in epoca imperiale  tra una connotazione misterica ed esoterica fini per simboleggiare  con la sua  morte e resurrezione , il ciclo vegetativo della primavera ( il suo culto venne proclamato ufficiale dell’Impero Romano nel  160 d.C.)

Nel calendario romano le celebrazioni di Cibele avvenivano nel mese di marzo , fra le Idi, l’Equinozio di primavera ed i giorni immediatamente successivi ed appare subito evidente leggere in essi un’ allusione simbolica alla vicenda delle stagioni, al fiorire della primavera, alla fecondità della terra e tutta la  concezione che l’uomo antico aveva della natura.

La sequenza liturgica che celebrava Cerere ed il suo compianto Attis , iniziava  il 15 marzo  che rappresentava e simboleggaiva il giorno della nascita di Attis (. Esso rappresentava il  giorno in cui Cerere  trovò Attis nei canneti lungo il fiume frigio Sangarius ) e tale giorno veniva definito  Canna intrat. 

A questa iniziale processione partecipavano anche i cosidetti Cannophori , cioè delle persone che  venivano reclutati fra persone facoltose, soprattutto fra i commercianti di legname  senza distinzione di sesso né di età . Esse  erano persone associate in un  collegio con la funzione di garantire un adeguato supporto economico per la continuità del culto ed avevano il compito di trasportare in processone sul Monte Palatino , al Tempio di Cibele , un pino avvolto dalle bende come un cadavere ( erano  niente altro che i portatori dell’albero ) dove veniva esposto alla venerazione dei fedeli, come una salma prima della sepoltura.

Intorno al pino-Attis risuonavano le lamentazioni funebri, che riattualizzavano l’evento mitico della morte del dio.

N.B. IL 22 marzo: Arbor intrat ( “L’Albero entra”), era il giorno che  commemorava  la morte di Attis sotto un pino. Era un periodo di tre giorni di lutto in cui i   I dendrophores ( “albero portatori”) tagliavano  un albero, che rappresentava  l’immagine di Attis, e lo portavano  al tempio con lamenti.

Questo trasporto rituale dell’albero  consacrato che simboleggiava Attis defunto, avveniva ufficialmente il 22 marzo (Arbor intrat), e dopo due giorni  di digiuno e lamenti funebri , raggiungeva il parossismo il 24 marzo, giorno della sepoltura del pino e celebrazione del Sangue di Attis ; in questa circostanza i sacerdoti di Attis , detti  Galli ,( dal nome di un fiume frigio ) , si flagellavano a sangue le braccia, e si percuotevano il petto; il sangue offerto alla Dea, voleva dire compiere un dono alla dea per riceverne protezione e rappresentava  un atto inteso a propiziare la fecondità della natura ( le scene riportano alla mente le scene dei “battenti” di Guardia Sanframondi o la emotività e la frenesia dei fedeli della Madonna dell’Arco nelle adiacenze di Napoli )

 

CURIOSITA’: I Cannophori  che aspiravano a diventare sacerdoti si eviravano con una pietra tagliente, per garantire così la loro perpetua castità.

La sepoltura  del pino-Attis, avveniva preceduta da una veglia funebre notturna con relative lamentazioni rituali, cui subentrava poi l’annuncio del sacerdote “Confidate, o iniziati, nel dio che si è salvato, poiché anche a voi ne verrà la salvezza dai dolori ”. Era l’annuncio della resurrezione del dio che preludeva alla festa Hilaria del 25 marzo, giorno della letizia che, secondo l’astronomia antica, era il primo giorno più lungo della notte, quindi giorno e festa della luce, del sole e della primavera. Durante la festa Hilaria, si svolgeva una solenne, fastosa e rumorosa processione in cui la statua della Madre era portata su una quadriga avendo al fianco Attis, di cui si esaltava il matrimonio sacro con Cibele.

Alla Letizia seguiva il Riposo (Requietio) ,  il momento del raccoglimento, del silenzio interiore ed esteriore, quello in cui si interiorizza il senso di tutta la esperienza religiosa precedente, con la sua vicenda di morte e rinascita; è il giorno in cui si personalizza il senso del rinnovamento e si assimila tutta la valenza del ciclo di Attis in tutte le sue sfumature.

Il ciclo di Attis terminava poi col giorno della Lavatio, Matris Deum , in cui la statua di Cibele veniva portata sulle rive del fiume Almone e immersa nelle acque . Essa si celebrava il 27 marzo e rappresentava la purificazione della statua della Dea – che recava nel capo la pietra nera, simbolo  universale, presente in tante tradizioni, con significati di stabilità spirituale e di centralità metafisica – e coi Ludi sacri nel Circo il 28 marzo.

Le celebrazioni si concludevano poi con banchetti e mascherate a carattere orgiastico, celebranti il dio risorto, ovvero il suo ritorno alla Grande Madre subito dopo l’equinozio, e quindi, in termini solari, il passaggio del sole dallo zodiaco meridionale a quello settentrionale.

Il culto per la Dea  Demetra , sorella di Zeus , era molto sentito anche nell’antica Neapolis e feste in suo  onore  venivano celebrate  di notte dalle sacerdotesse napoletane , al chiarore di fiaccole di pino accese ( le donne maritate , per tutto il periodo della festa che durava ben nove giorni , erano obbligate di stare lontano dai loro mariti).

Le migliori sacerdotesse di Demetra venivano inoltre selezionate proprio qui , nel Tempio presente all’ingresso dell’attuale San Gregorio Armeno e a Velia e poi successivamente inviate ad esercitare su Roma. Al culto potevano accedervi esclusivamente fanciulle vergini appartenenti alle famiglie aristocratiche e più facoltose di Napoli.

Fin da piccole esse venivano istruite nei migliori collegi e nell’adolescenza iniziate al rito, apprendendo conoscenze misteriose sulla dea. Le vergini donzelle iniziate nei misteri al suo culto , custodivano i sacri libri ed offrivano ampi sacrifici alla Dea, cui veniva in tale occasione immolata una troja pregna ed un montone .

 Nello  stretto vicolo S. Gregorio Armeno , che  funge da  collegamento tra  il decumano  maggiore ( via tribunali ) a quello inferiore ( spaccanapoli ),  durante alcuni scavi sono state ritrovate piccole statuine in terracotta dedicate a Demetra ,Apollo e Diana a dimostrazione che probabilmente la tradizione di piccoli lavori in terracotta di personaggi si sia tramandata in questo luogo per secoli fino ad arrivare all’attuale arte presepiale venduta nei tanti negozi che affollano lo stretto cardine. Il vicolo  opposto nel  cui angolo troviamo incastonato un pezzo di un’antica colonna romana ,si chiama vico figurari  il cui nome deriva da figurine ,( immagini religiose ) e dove probabilmente  già tanto tempo fa prima i cittadini greci e poi quelli romani offrivano come ex voto delle piccole figurine ( statuine ) di terracotta delle tante divinità adorate in questo antico luogo e fabbricate  nelle tante  botteghe che qui erano presenti.

 

 

 

CURIOSITA’: Virgilio riferisce che nei pressi di Avellino  , nei luoghi in cui oggi sorge il  santuario di Montevergine  si trovava un tempio dedicato alla dea. A tal proposito è interessante notare che ancora oggi Montevergine è un luogo di culto per persone omosessuali e transessuali, che ogni anno, in occasione della  Candelora , si recano al santuario per accendere una candela in omaggio all’icona bizantina della Madonna che vi è conservata.

 

Annesso al monastero di San Grgorio dove un tempo sorgeva l’antico tempio di Demetra si trova anche la bella chiesa di San Gregorio, che si dice sarebbe stata voluta per volere di Sant’Elena mentre il convento fu fondato nel VIII secolo da un gruppo di monache armene fuggite dalla persecuzione con le reliquie del Santo.  Ed è questo luogo che fa da proscenio alle vicende di Santa Patrizia , patrona di Napoli assieme a San Gennaro , fuggita anch’ella dall’Oriente  e che trovo’ ospitalita’ presso l’isolotto di Megaride. Qui sono custodite le spoglie della santa e ogni anno nel giorno di Santa Patrizia (25 agosto ) avviene la liquefazione del suo sangue.

CURIOSITA’: Secondo il folklore popolare, Santa Patrizia è  venerata da tutte le ragazze in cerca di marito.

 

 Demetra , il cui tempio si trovava nel nostro centro storico, era una Divinità che possiamo considerare triforme  nei suoi aspetti : il primo aspetto era quello di madre  furiosa per la perdita della figlia, il secondo era quello benevola  e amorevole per la figlia ritrovata ed infine il  terzo era quello sotterraneo di Dea lunare dei morti ,considerato indispensabile nell’iniziazione ai Sacri Misteri.

Nella mitologia greca fu talvolta identificata e confusa con Rea , la madre degli dei , e  moglie di Crono   venerata come Madre Terra; ma mentre Gea rappresentava l’elemento primordiale e la potenza generatrice, Demetra  invece era solo la divinità della terra coltivata, la Dea del grano, della fertilità e dei raccolti.

Con il dono dell’agricoltura, fondamento di civiltà, Demetra dette infatti agli uomini il vivere civile e le leggi . Ella donò  al genere umano la conoscenza delle tecniche agricole: la semina, l’aratura, e la mietitura e per questo motivo era particolarmente venerata dagli abitanti delle zone rurali, in parte perché beneficavano direttamente della sua assistenza, in parte perché nelle campagne c’è una maggiore tendenza a mantenere in vita le antiche tradizioni,

Demetra aveva un ruolo centrale nella religiosità Greca delle epoche pre-classiche e  rappresentava  per tutti la  dea per eccellenza, una specie di essere supremo femminile, una dea sovrana,di cui i suoi subordinati erano un dio-Cielo (detto talvolta Papas, Padre), un mitico essere semidivino, denominato Attis  e una schiera di spiriti-demoni (Coribanti).

Il suo culto apparve in Italia per primo in Sicilia nella piana di Lentini dove nacque , grazie alla sua fertile terra , il cosidetto grano selvatico . i  Siciliani  infatti , secondo la leggenda mitologica , furono i primi abitanti ,che  nel suo vagare prestarono  aiuto a  Demetra nel  cercare la figlia rapita . Essi , per prestare  aiuto a Demetra , accesero le fiaccole dai crateri dell’Etna, e lei in cambio donò ai siciliani , il frutto del grano .

Gli abitanti della Sicilia, avendo ricevuto per primi la scoperta del grano , consacrarono l’intera isola a Cerere e Proserpina e fecero proprio il mito delle due dee , istitutuendo  in onore di ciascuna delle due Dee, sacrifici e feste . Al suo sacrario che si trovava nella parte più interna dell’isola , si trovava un’antichissima statua di Cerere, che le persone di sesso maschile non solo non conoscevano nel suo aspetto fisico, ma di cui ignoravano persino l’esistenza. Infatti a quel sacrario gli uomini non potevano accedere.

Nell’isola divenne idea comune che sia Cerere che Proserpina erano nate in quei luoghi e che il famoso rapimento da parte di Ade , fosse avvenuto in un bosco degli Ennesi . Il rapimento di Proserpina , secondo i siciliani viene con precisione consumato nello scenario dei monti Erei , una zona preferita dalle ninfe e caratterizzati da abbondanti  sorgenti e ruscelli  . Essi  fissarono  inoltre il ritorno di  Proserpina sulla terra nel momento in cui il frutto del grano si trovava  ad essere perfettamente maturo.e  scelsero per il sacrificio in onore di Demetra il periodo in cui si incominciava a seminare il grano.

CURIOSITA’: In Sicilia , a Palagonia , ancora oggi resiste una versione  dei riti pagani in onore della dea Cibele . Essi si possono  contemplare nel rito de “‘A Spaccata ‘o pignu” (La spaccata del pino) che si svolge alla  vigilia della festa di  Santa Febronia  (il 24 giugno): sull’altare maggiore della Chiesa Madre troneggia una grande pigna che schiudendosi svela al suo interno l’immagine della Martire, che viene incoronata e assisa in cielo dagli angeli tra scene di giubilo e grida entusiastiche dei fedeli presenti. La pigna in questo caso simboleggia il corpo mortale che libera l’anima della vergine Febronia al compimento dei vari supplizi patiti per essere consegnata all’eternità.

Dalla Sicilia, il culto si propagò a Roma nel V secolo a.C .diventando popolare soprattutto fra i plebei, dove alle due dee corrispondevano Cerere e Proserpina (  la parola “cereali” deriva dal suo nome) . Nella mitologia latina è identificata con Cerere, dea della vegetazione e delle biade il cui culto veniva festeggiato nelle feste cosiddette “cerialia” dove venivano sacrificate delle scrofe, a lei sacre e si offrivano le primizie dei campi.

CURIOSITA’: Demetra , Dopo il ratto di Kore ,si recò in molti luoghi della terra abitata e beneficò gli uomini che le offrirono la migliore ospitalità, dando loro in cambio il frutto del grano. Essa fu molto venerata  presso i greci ,  sopratutto molto  dal popolo ateniese che  la onorò con famosissimi sacrifici e con i misteri eleusini, i quali, superiori per antichità e sacralità, divennero famosi presso tutti gli uomini.

Gli Ateniesi , come i napoletani , accolsero la Dea con grandi onori , ed anche   a  loro dopo i Siciliani ,  Demetra donò il frutto del grano,.

N.B. Il suo nome era noto anche come Ceres, Cereris, o anche Kerria, in lingua osco. “Ker”, radice indoeuropea, significherebbe ‘colei che fa crescere’.

 

In città nell’antica Neapolis per ringraziarla , fino a tutto il l seicento  vi era abitudine in ogni mese di maggio dello svolgersi di una grande festa conosciuta come ” gioco della Porcella”  durante il quale molti maialini venivano sacrificati alla dea.

Una leggenda presente nel nostro cenro storico narra che un giorno, in concomitanza di più persone che avevano contemporaneamente deciso di praticare l’antico culto pagano, le urla dei poveri maialini di notte si levarono strazianti e spaventose. La gente ne rimase spaventata  e quelle urla sembravan provenire proprio da un particolare luogo …. una piccola piazzetta doce era presente  un particolare campanile formato da una  grande quantità di frammenti architettonici ed iscrizioni di epoca romana in marmo bianco e vari altri  blocchi di costruzione incastonati nella struttura insiema a colonne e capitelli .

Uno strano posto … e un luogo ideale per il  demonio.

 

D’altronde in quel luogo  vi era presente un tempo non solo ilTempio di Diana  e le sue sacerdotesse ( janare ) le cui discendenti di nascosto continuavano a praticare antichi riti magici e propinare miracolosi infusi a persone che ne facevano richiesta , ma anche un piccolo tempietto dedicato al Dio Pan ( dove ora sorge la cappella Pontano) che come sapete era una divinità ellenica con il corpo di uomo e con gli arti inferiori di capra .

Il suo aspetto era quindi orribile avendo una coda ed un viso caratterizzato da una folta barba , un naso schiacciato e grandi corna .

Figlio del Dio Hermes e della ninfa Driope ( ninfa della quercia ) fu abbandonato dalla madre subito dopo la nascita poichè il suo aspetto era talmente brutto che ne rimase terrorizzata. Visse quindi sempre da solo vagando per i campi, i prati e le foreste in compagnia di altri fauni e ninfe con le quali condivideva i piaceri sessuali.
Aveva un espressione terribile ed aspetto orribile (bestiale ) ed in considerazione del fatto che era fortemente dotato nei suoi genitali era visto come la forza generatrice della natura in senso maschile nonchè considerato il simbolo della supremazia da parte del maschio .

Il suo aspetto repellente ,e la sua voce spaventosa incutevano in chiunque lo vedeva o udiva una grande paura . Il termine panico deriva appunto dal Dio Pan .

 

Egli  era considerato il protettore dei boschi e dei campi , dei greggi , dei pastori e degli animali selvatici . Conduceva una vita semplice e bucolica, suonava il flauti, allevava le api e dormiva all’ombra dei vecchi alberi, assaggiando con le ninfe tutti i piaceri del sesso. In epoca pre-cristiana, era considerato ovunque una divinità benevola e portatore di vita.

 

Ad esso ed ai suoi amici satiri sono state associate le ninfe , creature bellissime generate dalla natura e dotate di una forte carica sessuale (la parla ninfomane deriva da loro ). Le ninfe ed i satiri secondo leggenda si sono accoppiati tra loro in antichi rituali ( messe ) nei boschi sotto millenarie querce in un gioco sessuale antichissimo . I rituali orgiastici erano collegati alla fertilità dei campi e connessi con la luna ( Dea Selene, regina della notte e del culto dei morti ma anche Dea della fecondità ) simbolo in questo caso della seduzione che Pan operò con inganno nei confronti della Dea che lo rifiutava ( Pan per sedurla si travestì con un vello di pecora bianca affinché Selene vi salisse sopra )

Nei riti orgiastici egli si accoppiava con tutte le sue sacerdotesse chiamate Menadi .

 

Pur essendo dotato di un carattere sempre allegro , gioviale e generoso ,disponibile con tutti , e sempre disposto ad aiutare quanti chiedevano il loro aiuto, con l’avvento del Cristianesimo il Dio Pan venne identificato col diavolo che nella cultura cristiana è avversario dell’uomo e delle creazione .

Una religione come quella cristiana che reprimeva il sesso non poteva certo accettare una mitologia che del sesso aveva fatto la propria stessa ragione di vita. L’unione di fanciulle apparentemente umane con esseri umani simili alle bestie era una cosa repellente da eliminare a tutti i costi .

Una unione selvaggia che non aveva nessun concetto di amore cristiano ma dominata solo da lussurie e piacere andava assolutamente eliminata e demonizzata perché fosse di monito agli uomini .

L’accoppiamento tra i satiri e le ninfe ( la donna con la bestia ) era vista all’epoca nell’immaginario collettivo come qualcosa di repulsivo da un lato ma anche attraente e conturbante dall’altro .Il fascino del proibito che poteva evocare un desiderio di puro atto sessuale nelle donne affascinate dall’altissima carica sessuale di questi esseri umanoidi, superdotati divenne peccato mortale da combattere per secoli con persecuzioni ed inquisizione .

Nel basso medioevo (XI sec. D.C),  la chiesa aveva iniziato  un lungo percorso di demonizzazione pagana senza precedenti, che è durata molti  secoli.  Si cercava di sostituire le raffigurazioni pagane con personaggi cattolici e per rifare  il look  al demonio incominciarono a comparire come sue caratteristiche   le corna, e le zampe caprine ( le capre con le corna anulate, la codina all’insù, e la barba ricordavano il diavolo )

N.B.Nel  medioevo in Europa s’identificava il diavolo con una capra: inoltre durante alcune cerimonie di streghe i presenti erano soliti indossare teste di capra. Come se non bastasse basta ricordarvi che il celebre demone ermetico Bafometto,  adorato dai Templari, era rappresentato da un essere androgino con la testa di capra sulla cui fronte era disegnato un pentagramma.

Il dio Pan, ….dedito ad una vita dissoluta,nel cibo , nel vino e nel libero sesso era un personaggio che faceva paura e  viveva  nei boschi insieme alle ninfe. 

Aveva le corna ed aveva le zampe di capra .. incuteva negli uomini paura e ribrezzo, la sua voce era spaventosa  …. insomma era perfetto per essere il diavolo .

 Il suo aspetto ibrido, tra un uomo ed un fauno,  fu colto immediatamente dalla chiesa dell’epoca come simbolo per il nuovo look del demonio, …

 

Quale occasione migliore per demonizzare  un dio pagano ?

Le persone quella notte  impaurite associarono la presenza dell’animale alle donne che praticavano il culto della Dea Diana, e a quel Dio con le corna dall’aspetto orribile che  era il Diavolo travestito da maiale.  Spaventati corsero tutti dal vescovo Pomponio, e lo supplicarono di pregare la Madonna per allontanare il demonio. Il vescovo spinto dalla folla organizzo’ subito una messa che dedico alla vergina Maria pregandola di intervenire seduta stante.

La risposta avvenne secondo il vescovo durante la notte grazie ad un suo sogno: la Vergine avrebbe raccomandato a Pomponio di andare nel luogo dove appariva il demonio, e di cercare con attenzione un panno di colore celeste,  e di scavare sotto quel panno fino a quando non riusciva a trovare una pietra di marmo che li si nascondeva.
Quello era il luogo dove egli doveva costruire una Basilica paleocristiana da dedicare alla Madonna se voleva liberarsi del demonio.

Pomponio con l’edificazione della Basilica di Santa Maria Maggiore della Pietrasanta, si liberò non solo del diavolo ma anche del mito di Atene e  delle antiche janare , facendo sorgere la  basilica paleocristiana  proprio  sulla preesistente struttura di epoca  romana  ( fu infatti costruita sui resti del tempio di Diana , dea della caccia).

CURIOSITA’: come per tutti i tempi pagani anche il Tempio di Diana aveva i suoi sacerdoti  o meglio le sue sacerdotesse  ( solo esclusivamente donne ) che  erano chiamate janare .
Il termine Janara sta per seguace di Jana , cioè di Diana , la dea della caccia e della luna .
Per questa sua ultima  sua natura lunare la dea era la protettrice di quelle sacerdotesse , temute e rispettate esperte nella ‘ magia del fare ‘ che poi  perderanno nel tempo , l’antico prestigio , diventando quelle che noi conosciamo come streghe .

Come detto, un tempo in questo luogo, si trovava un tempio dedicato a Diana, dea della Luna e della caccia, e  protettrice delle donne.  Le sue sacerdotesse e seguaci, dette  janare, erano le depositarie di un sapere astronomico e religioso senza tempo ( Il termine janara era la trascrizione dialettale del latino dianara, che significa “seguace di Diana”).
Esse conoscevano il ciclo dei pianeti e miracolosi rimedi fito-terapici e pertanto secoli fa, quando non esistevano ospedali o ambulatori medici, era proprio a loro che si rivolgevano le genti locali per essere curate.

le ianare

Il culto per la dea Diana era  riservato alle sole donne (perché a queste prometteva parti non dolorosi ) che sopratutto in  corrispondenza con la luna nuova, si recavano in processione al tempio di Diana/Artemide per propiziare il parto o per ringraziare la dea per averle assistite ( in molti scavi sono emersi ex voto anatomici e statuette di madri con lattanti).

 

Le sacerdotesse di Diana erano anche esperte ostetriche, e praticavano gli aborti attraverso infusi di erbe, come il prezzemolo. Il ritrovamento negli scavi di Pompei di oggetti simili a raschietti ha fatto supporre l’ipotesi che nell’antichità venisse praticato anche l’aborto con raschiamento dell’utero.
Queste sacerdotesse erano temute e rispettate, depositarie di un sapere astronomico, religioso e medico senza tempo e si tramandavano in maniera ereditaria antichi culti e pratiche occulte di magia.

Gli uomini  furono ingelositi  da tale culto che li escludeva del tutto anche da questioni familiari  e furono infastiditi da tali arti magiche  che incominciarono a temere. Gli uomini inoltre erano irritati dalla popolarità che il culto di Diana  riscuoteva in questa zona poiché molte promesse spose  pur di evitare matrimoni infelici, preferivano votarsi alla Dea Diana e offrire la loro castità. Le ragazze divenute poi sacerdotesse venivano appellate dagli stessi uomini amareggiati, in maniera dispregiativa col sostantivo di  ianare (da dianare o sacerdotesse di Diana) ed infine per vendicarsi bollate di stregoneria, capaci di invocare il demonio. La parte maschile del popolo, quindi che mal vedeva questo luogo frequentato da sole donne, temendo di perdere il loro potere in società, incominciarono a fare di tutto per screditarlo.

Incominciarono con lo screditare le sacerdotesse accusandole di eresia, adulterio apostasia, blasfemia, e bigamia e tante altre numerose ingiurie con il solo scopo di annullarne il potere acquisito.

 

Così  alla fine le ninfe divennero streghe ed il Dio Pan Satana ed i loro piacevoli incontri nel cuore della foresta sabba infernali dove le streghe si accoppiavano con diavoli caprini e deformi
 Nel ricordo di Pan e delle sue ninfe, migliaia e migliaia di donne hanno dovuto nel corso dei secoli affrontare il rogo, qualcuna colpevole di averlo incontrato solo nei propri sogni,altre di averlo amato accettandonei suoi doni, e altre colpevoli solo di averlo incontrato quale innocente vittima .

Alla chiesa non bastò demonizzarlo il povero e innocuo dio Pan , ma addirittura lo fece morire . Pan infatti è l’unico Dio immortale ad essere morto e quando la sua immagine muore lo fa per lasciare spazio all’ immagine del diavolo .

La chiesa fu comunque detta della pietrasanta proprio per la presenza della  pietra con sopra incisa la croce  su cui poi fu posta un’ immagine della Madonna . Ad essa si diede un gran valore e procurava l’indulgenza a chiunque  la  baciava .

Anche al  vicino sacruario di Demetra , presente  oggi dove è situato l’antico  monastero di  San Gregorio Armeno le persone di sesso maschile  non potevano accedere.

 

CURIOSITA’: Le   feste in  onore di Demetra  erano  denominate  Thesmoforia ed in esse  si svolgevano rituali  sacrifici ed anche un banchetto . Esse erano  feste a cui potevano partecipare solo  donne e le riunioni notturne avvenivano in un sacro recinto (temenos) vicino a un boschetto. Le partecipanti erano sia donne maritate che nubili , spose e madri, mentre le fanciulle erano escluse dagli “orgia”che questa volta non significava  un’ammucchiata sessuale.  L’orgia  in questo caso infatti , era solo  un abbandono e un’estasi, un rito di invasamento, simile ai riti vodoo, facilitati forse da allucinogeni o bevande alcoliche  .La vittima ordinaria sacrificata a Demetra era una scrofa gravida . Esclusivamente in relazione al suo culto sono state infatti trovate offerte votive, come porcellini di creta .

 

Per i greci Demetra era anche la Dea dei papaveri ( nelle mani reggeva fasci di grano e papaveri ) che portò con se da Creta nei misteri Eleusini dove pare si facesse uso di oppio con questo fiore. Le notizie sul suo culto  riguardano  invece spesso pratiche orgiastiche (processioni e danze al suono di strumenti a fiato e a percussione) eseguite, pare, a scopi guaritori da operatori sacrali detti anch’essi coribanti e da sacerdoti eunuchi (galli), che diventavano tali autoevirandosi durante la festa della dea a Pessinunte.

Il più importante mito legato a Demetra, che costituisce anche il cuore dei riti dei  famosi Mister Eleusini  è la sua relazione con sua figlia Persefone  .

Il mito narra che la dea dell’agricoltura, Cerere, aveva una bellissima figlia, il cui nome era Proserpina. le cui ancelle poi divenute sirene sono molto ma molto collegate alla nostra città .

Come ?

Tutto iniziò il giorno in cui Plutone, il dio degli Inferi,  vide la bella Proserpina  mentre coglieva fiori selvatici nei campi, e ne rimase colpito dalla sua bellezza e dalla sua grazia.

Egli Innamoratosi di lei, la rapì sul suo cocchio e scomparve in una voragine, portandola con sè nel regno degli Inferi.

E le ancelle ? 

Gli antichi greci nella fondazione di Partenope prima e di Neapolis dopo , portarono con loro l’antico e amato  culto di Demetra e sua figlia Proserpina (chiamata anche  Core o Persefone )  insieme ai suoi misteri  in cui come vedremo sono coinvolte anche le sirene .

Pare infatti che le Sirene siano  state un tempo ancelle e compagne della bella Persefone, scelte da Demetra con il compito   di proteggere la figlia poi rapita da Plutone.
Demetra  disperata per la scomparsa della figlia, e furibonda per il fallimento delle sue compagne,  le punì dapprima trasformando in esseri dal corpo di uccello e dalla testa di donna e successivamente in esseri umani  con la coda di pesce affinchè potessero cercare l’adorata figlia anche negli abissi più profondi del golfo .

 

N.B. :  Le Sirene della mitologia greca,  con la coda di pesce giunsero nell’iconografia popolare solo in un secondo momento .

 

 

 

Ma passiamo in rassegna la storia con calma …

Proserpina figlia di Demetra ( Cerere) , apportatrice di vita e di Zeus era una dolce e bellissima fanciula ( Core significa fanciulla ).  Un giorno mentre si intratteneva  felice sulle sponde del lago di Pergusa ( Sicilia )  a giocare  con le Ninfe e cogliere papaveri con i quali ornava i suoi lunghi capelli ,  fu notata da Ade che di tanto in tanto girovagava nel regno dei vivi. Egli si innamorò subito della bella fanciulla e approfittando della momentanea assenza delle ninfe che dovevano sorvegliare su di lei, decise di rapirla per sposarla.
Improvvisamente quindi la terra si apri’ sotto i piedi  di Persefone ed Ade, venuto fuori dalla terra su un cocchio tirato da 4 cavalli , la rapì e la condusse  con se nel suo mondo deglii abissi.

 

 

 

 

 

 

Cerere l’aspettava nel suo palazzo d’oro e non vedendola tornare cominciò a cercarla nei boschi, nei campi, in ogni foresta, chiamandola sempre più disperatamente. Per quanto la chiamasse, Proserpina, dal profondo degli Inferi, non la sentiva e piangeva. Pianse finchè il Sole, che aveva assistito al rapimento, decise di rivelarle l’accaduto: “Invano cerchi tua figlia, Cerere, perchè è stata rapita dal dio Plutone, che ha deciso di farne la regina degli Inferi.” Cerere corse da Giove, per supplicare lui e gli altri dei di aiutarla a liberare Proserpina. Ma nessuno era disposto a darle aiuto. Disperata, lasciò l’Olimpo e prese a peregrinare tra i campi, poiché non si rassegnava. Le sue lacrime non cessavano di scendere e appena toccavano il terreno, seccavano gli alberi e tutta la vegetazione. Gli uomini, privati dei frutti della terra, cominciarono a soffrire la fame.Niente più germogliava, e gli animali morivano perché non c’era più vegetazione.

Demetra  malediceva il mondo ,e per sfogare il suo dolore, impediva alla terra di dare frutti e tutti gli uomini e gli animali rischiavano di perire. le piante non davano più frutti, e gli animali scapparono nelle loro tane .Gli uomini non si accoppiano più ed i grembi delle donne divennero  sterili , le madri non avevano  più latte. Gli uccelli non cantavano più , il cielo era muto, il tempo sospeso. 

L’universo intero piangeva con lei, e nessun  Dio mostrava di aiutarla , neanche lo stesso Zues  preso  e sopraffatto come sempre dalle numerose  beghe sul dominio degli uomini.   Gli dei da sempre erano  sordi  al dolore  e fingevano  di non vedere, mentre nel dorato Olimpo, così alto nelle nubi non giungaeva neamche il lamento e la sofferenza degli uomini,

Cerere, scoperto del rapimento di Proserpina da parte di Plutone , non accetto’ di buon grado la sorte della figlia e mentre continuava  indispettiva e addolorata in maniera imperterrita a causare carestia e siccita’ su tutta la terra , scelse di recarsi  negli inferi per liberare in qualsiasi maniera sua figlia .

Decise quindi a questo punto di recarsi essa stessa negli inferi a riprendersi sua figlia . Per fare questo dovette recarsi in Campania tra i  nostri luoghi ,  e precisamente nei campi flegrei , presso il  lago d’Averno dove si trovava circondato da colline  l’ingresso all’Ade. Il luogo aveva un aspetto  terrificante .averna-12
Dalle sue sponde si innalzavano fumi densi, mentre dalle sue acque scure venivano fuori esalazioni di gas che non permettevano neanche agli uccelli di volarci sopra. Intorno era circondato da  una inestricata e inesplorata foresta sacra ricca di   folti e scuri alberi così da formare tenebre boschi che furono poi  , successivamente proprio  consacrati a Proserpina.

CURIOSITA’ : La parola «Averno» viene da a-ornis, senza uccelli. I volatili, infatti, sorvolando il lago morivano a causa delle esalazioni sulfuree sprigionate dall’acqua, trattandosi di cratere vulcanico. Per questo gli antichi credevano che fosse lì il regno dei morti, l’Ade, dove Odisseo incontrò l’indovino Tiresia e dove il pio Enea poté rivedere il defunto padre Anchise, accompagnato dalla Sibilia, e Orfeo provò a riprendersi Euridice incantando Plutone.  Il luogo appariva ricco di paura e mistero era anche il luogo dei vaticini della Sibilla, delle misteriose grotte abitate dai Cimmeri .

Demetra , giunta nell’oltretomba  incomincia a vagare invasita alla ricerca della figlia .  Incomincia quindi a percorrere il lungo corridoio dell’Ade dove  i morti gelidi le corrono incontro, le chiedono panni per scaldarsi, . La Dea pietosa si toglie le vesti e li dona, senza fermarsi. mentre sempre più numerosi gruppi di morti le balzano attorno . Essa pur di continuare il suo percorso , concede loro tutto quello che posside , compreso  nastri e gioielli. Compaiono ad un certo punto anche i i mostruosi cani dell’Ade, ma a un cenno le danno il passo, riconoscendo l’antica Ecate. Vari  demoni l’attorniano ma nessuno osa toccare la Dea dagli occhi di fiamma.e finalmente dopo lungo percorso , giunge nel gigantesco antro  di Plutone  Il Dio è sul trono, orribile a vedersi, puzzolente, con pelo di capra, criniera da leone, coda di serpe e corna da toro. I suoi occhi sono cechi perché nel buio non c’è nulla da vedere.

– Rendimi la figlia – grida Demetra con freddo furore – o sterminerò il mondo dei viventi!-
Il Dio oscuro ride, e i demoni con lui, un lungo, osceno latrato che empie la sala di miasmi.
La voce sembra provenire da mille bocche, con un’eco spaventosa: – Sono il re dei morti, dici che vuoi ampliare il regno dei miei sudditi? –

– Scellerato , – tuona la Dea – se stermino i mortali non ci saranno più figli, e quando le tue ombre si dissolveranno resterai senza morti, e sarai Signore del nulla! –
Ade ruggisce, si contorce, e la coda sibila furiosa. Infine parla di nuovo: – A due condizioni, che mi regali ciò che non ho avuto e mai potrei avere, e che Persefone non abbia accettato cibo dall’Averno.-

Demetra accetta, perché crede in sua figlia e perché può dare al ricco Dio qualcosa che non ha mai avuto e che non può avere, se non tramite lei. Si toglie i bellissimi occhi e li porge al Dio. Ade è soddisfatto, perché ora potrà guardare Persefone, la stupenda. Quando finalmente vede nel buio, scorge per primo il volto bellissimo della Dea senza occhi. Demetra è la statua del dolore, ma non piange, e Pluto s’accorge che avere la vista è un dono prezioso e crudele, perché guardando la Dea gli scendono le lacrime.



Ora Ade  nei misteri , guarda la bella Persefone e la desidera come l’unica cosa che conti nella vita, e guarda il corpo nudo della Dea, e ne ha paura, guarda le occhiaie vuote, e ne ha una pena infinita. Ora che lui  può vedere con gli occhi della Dea, vede tutto l’amore e tutto l’odio del mondo, tutta la gioia e tutto il dolore.
Vuole amare Persefone ma sente quanto finora l’amore gli è mancato, e prova un orribile dolore, tanto forte che vorrebbe strapparsi gli occhi. Ma Persefone, che ha mangiato sette chicchi di melograno, esattamente sette, ha pietà del Dio ferito nel cuore, e mentre con una mano carezza il volto della madre, con l’altra sfiora il viso del Dio.

Ade non vuole lasciare Persefone, che ora ama più di se stesso, e chiede a Demetra di rispettare la promessa, non può trarre la figlia che ha mangiato il frutto dell’Ade. Ma Persefone si dichiara libera, proprio perché ha assaggiato il melograno. Demetra aggiunge che lui  sarà distrutto, perché non si guarda impunemente la nudità della Dea, ma Ade è un Dio anch’egli, e morire non può, ma come l’uva si muta in vino, lui si trasforma, e prende sembianze da umano.

Ora è bellissimo, e un tralcio di vite gli orna la fronte, e lo segue una pantera, nera come la luna nera. Persefone e Demetra sono tanto vicine tra loro che le chiome non si distinguono, così vicine da fondersi, di due si fanno una, donna e ragazza insieme, e insieme formano la Luna. Sembra che da quel giorno l’Ade non sia più così buio, che lo rischiari la fioca luce lunare, che le nozze tra Dioniso e Core furono splendide, e tutta la terra germogliò per la loro felicità.

I tre Dei son così uniti da essere uno solo, e le Dee sono due in una, e percorrono su un carro trainato da cani latranti il profondo dell’Ade, e da un cocchio di cervi la terra rigogliosa. Ora sono Signori dei due mondi, e gli Dei non possono farci nulla, perchè ormai, insieme, conoscono il dolore e la gioia del mondo, che è il segreto della vita e della morte.

Intanto Zeus , preoccupato di quello che stava accadendo sulla terra decise di rimediare trovando una soluzione che potesse accontentare tutti.
Non potendo infatti , contraddire in tutto il fratello Ade decise che Proserpina avrebbe trascorso due terzi dell’anno accanto alla madre nel mondo dei vivi (dalla primavera all’autunno ) e l’altro terzo nel mondo degli inferi con colui che oramai era divenuto il suo sposo .

Demetra e Ade furono d’accordo e quando la madre e la figlia furono di nuovo insieme , in breve tempo i campi si riempirono di grano ,  le piante rifiorirono e gli alberi si riempirono di frutti .    Felice di aver ritrovato sua figlia, in primavera Demetra faceva nascere dalla terra fiori, frutti e grano in abbondanza, ma in autunno, quando Persefone era costretta a ritornare nel mondo sotterraneo, il suo dolore provocava la morte della vegetazione e l’arrivo dell’inverno.

Da quel giorno tutto e’ verde e fertile per otto mesi l’anno mentre per i restanti quattro mesi durante i quali Demetra perde sua figlia per tornare nel mondo delle ombre da suo marito ,  la terra ridiventa spoglia e infeconda  ..Questi quattro mesi  mesi sono chiaramente quelli invernali durante i quali la maggior parte della vegetazione ingiallisce e muore .

Secondo una diversa versione alla fine Giove , preoccupato per le sorti della terra, , non potendo permettere che la stessa morisse , ma sopratutto impietositosi del dolore  e dalle sofferenze che provava Demetra ebbe pietà degli uomini e inviò Mercurio, il messaggero degli Dei, all’inferno, con l’ordine di lasciare libera Proserpina e restituirla a sua madre.

Alla fine Zeus inviò quindi Mercurio a riprendere Proserpina negli inferi  costringendo  il fratello Ade ad ubbidire alla sua volontà.

Mercurio, indossati i calzari magici che gli permettevano di volare, si recò da Plutone e gli comunicò il messaggio di Giove. “La volontà di Giove verrà rispettata”, gli rispose Plutone.” Lascerò libera Proserpina perché ritorni da sua madre.” Chiamata la fanciulla, le disse che era libera di andarsene, ma le diede da mangiare alcuni chicchi di una melagrana magica: chi la assaggiava era preso dalla nostalgia di tornare. Proserpina lasciò l’oscurità degli Inferi per risalire alla luce del sole. Cerere le corse incontro per riabbracciarla e improvvisamente la terra ridivenne verde, fiori e gemme spuntarono dappertutto e animali e uomini poterono di nuovo sfamarsi e vivere felici. Passarono alcuni mesi. Un giorno Proserpina, colta da nostalgia disse alla madre: ” Sto bene qui con te, ma qualcosa mi spinge a ritornare agli Inferi, dove mio marito mi aspetta.”

Cerere capì che Plutone le aveva fatto assaggiare la melagrana magica.. e quindi per  quanto tentasse di convincerla a rimanere non potette trattenerla. Proserpina tornò da Plutone e rimase con lui alcuni mesi. Durante questo periodo, gli alberi persero le loro foglie e i loro frutti, la neve ricoprì la terra e i venti del Nord presero a soffiare, portando il gelo e le tempeste. Quando, dopo alcuni mesi, Proserpina tornò dalla madre, la terra ridivenne verde, e si coprì di fiori e foglie. “Proserpina”, stabilì Giove, “passerà parte dell’anno con Cerere, sua madre, e parte con suo marito, Plutone. Così tutti saranno soddisfatti”. Ecco spiegata l’origine delle stagioni: quando Proserpina scende agli Inferi, la terra è in lutto; e questo alternarsi, nella tradizione antica, non avrebbe mai dovuto avere fine.

Alla fine quindi tutti trovarono un accordo , Demetra , Ade , Proeserpina e Zeus . Ebbero inizio le stagione e sopratutto la terra ricomincio ad essere fertile .
Le uniche creature che invece rimasero danneggiate e ci rimisero le penne ( o meglio guadagnarono le penne e invece persero le gambe ) furono le belle ancelle deputate alla guardia di Persefone che rimasero trasformate in tre sirene conosciute come Ligeia ( dalla voce bianca ) , Leucosia ( la bianca ) e Parthenope ( la vergine ) .
Secondo una  leggenda la nostra città’ ha come origine proprio da questa ultima sirena  Parthenope che pare avrebbe abitato il golfo napoletano sin dalla notte dei tempi .

 

Secondo Omero ( Odissea canto XII ) queste tre sirene abitavano l’Arcipelago ‘Sirenusse ‘, oggi denominato ‘Li Galli ‘che si trova a largo di Positano .
Questo piccolo arcipelago costituito da tre  isole ( Gallo lungo ,La Rotonda , Strabone ) furono donate  da Federico II di Svevia  nel 1225 al monastero di Positano denominandole ” tres Sirenas quae dicitur Gallus “.
Il nome ‘Li Galli ‘ deriva dal fatto che nell’arte figurata greca , le sirene venivano immaginate meta’ donne e meta’ uccello e l’accostamento piu’ immediato che si puo’ fare con le sirene ‘ pennute ‘ e’quello della gallina o del gallo : da qui il nome di Galli ancora oggi utilizzato .
Queste isole rappresentavano nella mitologia greca un grosso punto di ostacolo e pericolo per le imbarcazioni che navigavano in quelle acque poiche’ spesso per le anomale correnti finivano per schiantarsi  naufragando contro questo arcipelago . Per i marinai invece il vero pericolo era il canto ammaliatore di questa  tre sirene che con il fascino della loro bellezza attiravano verso di loro gli uomini per poi abbandonarli morti sugli scogli .

 

Secondo molti di essi  il canto di queste sirene pare che rilevasse tutti i segreti della conoscenza e tutto cio’ che sarebbe avvenuto in ogni tempo ed in ogni luogo della terra ma nello stesso momento privasse i marinai del senno , dell’intelletto e dell’orientamento provocando cosi’ terribili impatti delle navi contro le scogliere .
I resti degli uomini che non avevano resistito al loro richiamo e che si erano lasciati morire sugli scogli , venivano raccolti dalle sirene che li adagiavano delicatamente a riva .
Ulisse , nell’Odissea , venne messo in guardia dalla maga  Circe dalla incantevole pericolosa voce delle sirene ma non volle nonostante tutto rinunciare di godersi del loro ammaliante canto . Una volte tappate le orecchie dei compagni con dei grumi di cera , si fece saldamente legare all’albero maestro della nave e ordino’ ai suoi uomini di non slegarlo per nessun motivo , neanche sotto sua supplica .

 

Ulisse con questo stratagemma riuscì’ quindi a sfuggire alle sirene e queste affrante per non aver saputo ammaliare con il loro canto l’eroe Ulisse ( che aveva dato ascolto ai consigli di Circe ), si gettarono suicidandosi  dall’isola ( i Galli o Capri ) .
I loro cadaveri vennero trasportati dalle onde in vari punti del golfo .
Il corpo di Ligeia andando alla deriva delle correnti del golfo fini tra le rocce di Punta Campanella mentre quello di Leucosia cullato dalle onde del mare giunse fino al golfo di Salerno dove diede luogo a Punta Licosa
Parthenope invece si areno’, trasportato dalle onde ,  sulla riva dell’isolotto di Megaride dove fu ritrovato dagli abitanti del posto .

 

Gli abitanti del luogo (Opici ) che ritrovarono il corpo della bella sirena , convinti che questa fosse una creatura divina ne deposero il corpo in un grandioso sepolcro e cominciarono a venerarla  ed onorarla  come protettrice della citta’ .Ogni anno si organizzavano davanti alla sua tomba fantastici giochi ginnici al termine dei quali si celebrava la sirena con libagioni e sacrifici di buoi .
Un tempo tutta la  regione della Campania era detta Opicia ed i suoi primi antichi abitanti erano detti Opici. Quando i primi greci sbarcati  sulle nostre coste per fondare la città di Cuma decisero spinti dai continui attacchi etruschi di fondare un primo nucleo urbano ( Parthenope ) sulle sponde del fiume Sebeto nell’area a valle di Pizzofalcone .
In questo luogo trovarono presso i primi abitanti del luogo ( Opici)   il particolare culto di una sirena che venne da loro adottato e che dara’ poi il nome alla città’.
I nuovi abitanti greci quindi non cancellarono il  culto  di Partenope che al contrario   fu vivo per secoli  ( la sirena compariva anche effigiata su alcune monete di epoca greca ) e attorno  al suo sepolcro  la citta’ con il tempo eresse le sue formidabili e maestose mura. ( che hanno poi con il tempo scoraggiato e fatto desistere dall’attaccarle personaggi come Annibale e Pirro )

Tutta questa storia che poi dopo vedremo nei dettagli , ha da sempre rappresentato la base dei famosi Misteri Eleusini.

Ma prima di entrare nel merito di questi misteri è bene chiarire subito  il significato generale che, nel mondo classico, si attribuiva al sostantivo “Mysteria”. Esso designava  i segreti, ossia conoscenze inaccessibili, in ragione stessa della loro natura e della loro profondità alla maggioranza degli uomini e riservate solo a quei pochi, dotati delle qualità intellettive e della sensibilità spirituale necessarie per accoglierle ed interiorizzarle. Erano quindi segreti accessibili e riservati a pochi eletti che mostravano di avere un livello di conoscenza superiore  (ossia persone scelte secondo un criterio rigorosamente selettivo), esoterico nel senso pieno del termine ed iniziatico in quanto concernente il percorso interiore per l’inizio di una nuova vita

Curiosita’: Gli antichi Elleni non concepivano il fatto che chiunque , volendo , poteva  partecipare a determinate   dottrine spirituali , sopratutto se esse poi potevano in qualche modo riguardare  l’accesso alle arti ed alle scienze. Per essi la medicina e la stessa filosofia, nei suoi aspetti più profondi, restavano  scienze segrete. Le cose sacre si rivelavano solo a uomini consacrati: i profani non potevano occuparsene, prima di essere stati iniziati ai sacri riti di quela determinata  scienza . Per la medicina, ad esempio Ippocrate insegnava la sua arte a coloro che erano qualificati per apprenderla, facendo loro prestar giuramento… . Un giuramento che ancora oggi viene prestato da tutti colori che laureandosi si apprestano a svolgere la nobile arte medica .

I misteri , quindi qualsiasi essi erano , partivano sempre  tutti con  un’ispirazione sacra , fondandosi  sempre su un mito e sulla narrazione di una vicenda divina avvenuta illo tempore, in un tempo fuori del tempo, per poi calarsi nella quotidianità dell’uomo e dare un  tono generale a tutta una civiltà influenzandone la storia.

Quelli dedicati a Demetra e Persefone erano  chiamati  Mysteria ed erano delle feste che si tenevano ad Atene . Essi erano divisi in minori e maggiori e non potevano essere celebrati al di fuori di Eleusi , il luogo prescelto dalla Dea Demetra . Pertanto non fu possibile alcuna diffusione del culto al di fuori del luogo consacrato , in contrasto con altri tipi di sacro mistero. Mediante i misteri Eleusini , rivedendo la storia di Demetra e Persefone  l’uomo probabilmente riceveva una nuova vita ed una nuova anima.

CURIOSITA’. Demetra disparata per la scomparsa della figlia , si ritirò nella città di Eleusi dove era stata ben accolta. Esso  rappresentava  l’unico luogo in cui in qualche modo il suo dolore veniva mitigato . In questo luogo si sentiva molto amata ed il suo sentirsi bene fece di questo luogo  l’unico nel mondo in cui la terra era fertile , la natura rigogliosa ,il grano cresceva ed i frutti erano maturi . Nel resto del  mondo la terra senza l’aiuto di Demetra si inaridì , i terreni coltivati si seccarono , nessun albero diede piu’ frutti e senza grano tutta l’umanita incomincio’ a soffrire la fame . Il ritorno di Persepefone presso la madre , la dea della natura , comporta invece la la rinascita della vegetazione ,la terra ridiventa  verde, e si copre di fiori e foglie .

I Misteri eleusini come abbiamo visto trovano la loro base nell’allontanamento ed  ricongiungimento delle due dee .  Demetra,  ritrova sua figlia Kore, grazie all’intervento di Zeus su Plutone, ma non riesce del tutto a salvarla perche Persefone mangia un chicco di melagrana  magico ; ciò determina il ritorno annuale di Kore, per quattro mesi, presso il suo sposo nell’Ade.  Durante questo periodo, gli alberi perdono  le loro foglie e i loro frutti, la neve ricopre la terra e i venti del Nord ripresendono  a soffiare, portando il gelo e le tempeste.

Il ritorno di Persepefone presso la madre , la dea della natura , comporta linvece la rinascita della vegetazione ,la terra ridiventa  verde, e si copre di fiori e foglie . Questo  aspetto mitico è quello  vissuto sopratutto nei Piccoli Misteri celebrati nel mese di Antesterione, in primavera, segnati da purificazioni, digiuni e sacrifici; In questi misteri l’aspetto della manifestazione era quello minore, rispetto alla fase in cui si poneva il seme spirituale della nuova nascita, il seme che deve morire per poi  fruttificare.

Persefone nel suo bellissimo simbolismo rappresenta al tempo stesso , la dea della vita e della morte , a dimostrazione dell’inestricabile nesso vita- morte che caratterizzava la visione del mondo e della vita presso gli antichi .Esso era infatti presente anche in altri grandi filoni misterici come per esempio quello mitriaco , in cui la spiga di grano ( simbolo comune all’iconografia eleusina ) nasce dalla coda del toro sacrificato.

Allo stesso modo Demetra  oltre che essere Dea della vita capace di dare  fertilità alla terra e di renderla feconda ,era anche essa una Dea legata al mondo dei morti . Demetra era infatti la Madre Terra ma in qualche modo tramite  Persefone  rappresentava anche i  morti che tornavano nel grembo della Madre Terra .

Immagini e iconografie in contesti funerari, e l’ubiquità del suo nome frigio Matar ( “Madre”), ci raccontano che lei era considerata un mediatore tra i “confini del conosciuto e sconosciuto”: il civilizzato e selvaggio, il mondo dei vivi e la morte.

 

CURIOSITA’ : Un altro riferimento al mondo dei morti sembra essere il termine cerritus che significa “invaso dallo spirito di Cerere”. Il termine indica qualcuno che oggi si definirebbe “posseduto” (come il termine analogo larvatus).

I Misteri di Eleusi da questo punto di vista ,oltre ad essere un simbolo della vita , rappresentavano  quindi anche una preparazione al post-mortem.  Gli Antichi iniziati ai Misteri  mantenevano infatti sempre viva la consapevolezza del loro  destino mortale e della necessità di prepararsi alla morte ed alle esperienze che l’anima dovrà poi affrontare nel post-mortem.con la sua rinascita . .La discesa agli Inferi, l’esperienza delle tenebre e poi della luce richiamava l’uomo  alla necessità di conoscere sé stessi, di osservarsi, per vedere i propri limiti ed adoperarsi per superarli. Non dimentichiamo infatti che  i Pitagorici e gli Stoici praticavano l’“esame di coscienza” quotidiano, come momento di autoconoscenza e stimolo al perfezionamento morale .  La comprensione,quindi  anche solo intellettuale, della spiritualità misterica rappresentava per ogni uomo  un validissimo aiuto per un diverso atteggiamento esistenziale e dare  un senso alla vita. Coloro che si approcciavano ai misteri eleusini acquisivano pertanto una maggiore consapevolezza della vita e della morte.

“Felice chi fra gli uomini che vivono sulla Terra li ha contemplati! Chi non è stato perfezionato nei sacri Misteri, chi non vi ha preso parte, mai avrà, dopo morto, un destino simile al primo, oltre l’orizzonte oscuro” (Inni omerici, vv.473-482) ”

Il simbolismo dei Mysteria, basandosi sulla bellissima storia di Demetra e Persefone , comunicava messaggi di vita e di speranza ma parlava anche di morte e ruotava intorno alla spiga di grano che come sapete venivano seppellite all’epoca con i morti.

La spiga di grano  rappresentava il ciclo di vita: concepimento, crescita, morte e nuova vita .Essi quindi interessavano l’origine e la successiva totalità delle cose che circondavano l’uomo ed a rappresentarle simbologicamente  era proprio la nostra dea Demetra, dea del grano e dell’agricoltura protettrice del matrimonio e delle arti sacre , grazie alla quale  tutti i fiori, i frutti e le  terre coltivate ,specialmente quelle a grano erano fertlili,. Ella dopo aver ritrovato sua figlia, acconsente a ritornare fra gli dèi e la terra si ricopre di vegetazione (allusione all’origine sacra e misterica dell’agricoltura).

Questa celebrazione del ciclo della vita avveniva con una iniziazione di primo livello chiamata Myesis o Telete per poi terminare nella vera e propria iniziazione suprema chiamata epopteia che si teneva nella grande sala del santuario chiamata Telesterion , che poteva ospitare anche migliaia di persone . Questa suprema inizazione  consisteva in una esperienza mistica vissuta dall’iniziato in una esplosione di luce e dalla ostensione ( epopteia ) della spiga di grano mietuta.

Prima di tornare sull’Olimpo, comunque la dea rivela i suoi riti e insegna i suoi misteri a Trittolemo, Diocle, Eumolpo e Celeo. Dona cioè all’uomo la tecnica della  coltivazione della terra ed il imistero dell’agricoltura che risulta fondamentale  per l proprio destino proprio come è successo a Persefone che ha ricevuto una nuova vita ed una nuova anima

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I misteri eleusuni maggiori si svolgevano nelle piccola città di Eleusi alla quale Demetra era molto legata. La Dea infatti secondo la mitologia si ritirò nella città di Eleusi dove era stata ben accolta. Esso  rappresentava  l’unico luogo in cui in qualche modo il suo dolore veniva mitigato . In questo luogo si sentiva molto amata ed il suo sentirsi bene fece di questo luogo  l’unico nel mondo in cui la terra era fertile , la natura rigogliosa ,il grano cresceva ed i frutti erano maturi . Nel resto del  mondo la terra senza l’aiuto di Demetra si inaridì , i terreni coltivati si seccarono , nessun albero diede piu’ frutti e senza grano tutta l’umanita incomincio’ a soffrire la fame .

Il soggiorno  che Demetra trascorse nella città di Eleusi  rappresenta la fonte basilare per la conoscenza dei Misteri eleusini . E’ in questo periodo che essa infatti  istituì i Misteri di Eleusi . Tutte le iscrizioni e le raffigurazioni a noi pervenuti di questi misteri , mostrano infatti costantemente la Dea Demetra  e sua figlia Persefone in relazione coi Misteri di Eleusi ed ogni aspetto del loro sofferto  e amorevole  rapporto acquista un preciso significativo messaggio da trasmettere durante le orgia a tutti gli  iniziati .

La Dea, “ospite dei mortali”, ad Eleusi , riposa e attende sotto le mentite spoglie di una vecchia nutrice, ma in realtà è una Madre che attende di partorire, è cioè la terra  che si trova in uno stato di attesa  per “ritrovare”, il suo seme cioè dare di nuovo alla luce sua figlia.  Nel tempo dell’attesa però la Dea non sta con le mani in mano, ma usa la sua intelligenza emotiva e intuitiva,per condividere e diffondere le sue conoscenze alla comunità. Come Dea Celeste, cerca di rendere immortale il piccolo figlio della regina, istruisce  gli abitanti sui suoi “Riti di perfezionamento” e chiede che per questo motivo le sia costruito un Tempio nel quale insegnare all’anima come poter accedere alle zone più felici dell’aldilà.

La dea  affida nello stesso periodo  i suoi segreti a sacerdoti che vengono scelti tra gli esponenti delle famiglie che l’hanno ospitata, ovvero una stirpe di ierofanti formata in prevalenza da pastori (Eumolpo), procari (Eubuleo) e bovari (Trittolemo .Tre  mitici personaggi umani ebbero l’importante ruolo di  sviluppare  e/o importarono le tecniche dell’agricoltura ad altri uomini e civiltà affinchè la specie umana migliorasse il loro stato e  trasformassero  il loro  sistema di istruzione iniziatica da familiare-tribale in sociale-urbano .

CURIOSITA’: Demetra  ringraziò Trittolemo per l’aiuto resogli , regalandogli il suo cocchio con le ruote di serpenti . Lo promosse seduta stante dio dell’agricoltura e gli affidò il delicato ruolo   da quel momento  di viaggiare per il mondo e insegnare alla gente a coltivare le messi .

Gli  abitanti di Eleusi furono pertanto per lungo tempo i soli a godere dei benefici e benevolenza della dea Demetra che proteggendoli , divulgò loro le tecniche per seminare, raccogliere e trasformare la terra  raccogliendo il grano , uno dei  più importanti elementi per la sopravvivenza della società rurale stanzializzata. Questo spiega perchè molti antichi detti  vedono la nascita dell’agricoltura collegata all’azione soprattutto delle Donne. Il culto di Eleusi nella sua forma più antica, a differenza degli altri culti agricoli, è infatti una religione “al femminile”. In esso non troviamo la coppia divina della Dea e del Dio. Demetra non ha un figlio, fratello e compagno, ma la storia gravita intorno al rapporto affettivo tra una Madre e una Figlia.

 Madre Natura rivela se stessa nella forma di Demetra come Dea delle messi,  e quindi della Terra , e attraverso  le tappe della ricerca della figlia vengono poi distinti , come vedremo ,  precisi momenti stagionali. La Natura si manifesta sul piano materiale in Demetra e la presenza  Persefone .  La Dea con i suoi stati d’animo è capace di influenzare la natura , la vegetazione  ed i raccolti . Per una  terza parte dell’anno , quando sua figlia vive negli inferi accanto al marito Ade , la vegetazione si ritira e si occulta  , mentre per due terzi dell’anno , quando l’amata figlia Persefone torna dalla madre , la vegetazione  inonda i campi di fiori rigogliosi e messi abbondanti. ed in questo senso la figura di Persefone va inquadrata come in quanto seme di Demetra , come presenza del  seme che feconda la terra.

Nel periodo in cui Demetra va in cerca di sua figlia per liberarla indossa l’abito nero, come nera è la terra nel  tempo che intercorre tra la mietitura e la semina, tra fine estate e inizio autunno. La terra in questa fase è apparentemente sterile, nel senso che non ha ancora ricevuto il suo stesso seme da ritrasformare, ma nasconde dentro di sé tutta la potenzialità della generazione che verranno alla luce con il seme simbolicamente rappresentato da Persefone..

CURIOSITA’: Ricordiamoci  che I Rituali dei Misteri Eleusini si celebravano tra settembre e ottobre e il tempo della semina, si collocava proprio a metà autunno, verso ottobre/novembre  il mese dei morti .

Mysteria  con con la celebrazione dei piccoli e i grandi  misteri , erano divisi in due parti : un primo  periodo di festa, organizzato dalla polis , durante il quale si svolgevano azioni sacre, celebrazioni e riti indirizzati alla salvezza della polis stessa ( si  richiedeva la protezione degli dei contro gli eserciti invasori, l’allontanamento delle epidemie, la cessazione delle carestie, ecc.) ed una successiva  festa notturna dall’atmosfera mistica in cui gli iniziati ,in una forma di culto personale  si avvicinavano ai beati alla fioca luce di  fiaccole ardenti . Queste feste chiamate Ta  Musteria  miravano invece, alla beatitudine dell’individuo dopo la morte.

I famosi Mysteria si  svolgevano sempre due volte all’anno  e al loro svolgersi durante l’intero periodo delle feste gli ateniesi decretavano per mezzo di araldi un periodo di tregua.

CURIOSITA’: Con il termine Ta Musteria si indicava il nome di una delle celebrazioni che Atene dedicava a Demetra e a sua figlia Kore (Persefone) , che si teneva nel santuario a loro dedicato a Eleusi nella seconda metà del mese di Boedromione, corrispondente al nostro Settembre.   La parola Musteria è invece legata probabilmente al verbo muo(chiudo gli occhi) riferendosi al carattere segreto dei riti. Erodoto fu il primo ad applicare tale termine anche a un altro rito misterico al di fuori di quello di Eleusi (nello specifico i misteri di Samotracia) e da lui in poi tale termine venne esteso a tutti i culti che avevano in comune tra di loro alcune caratteristiche tra cui l’obbligo della segretezza.

I misteri eleusini erano distinti in  Misteri minori e Misteri maggiori e avevano una specifica calendarizzazione:

Mysteria minori erano celebrati nel mese di Anthesterion (da metà febbraio a metà marzo) ad Agrai,un sobborgo di Atene. Essi avevano sopratutto  la funzione di purificazione preliminare ai misteri maggiori con abluzioni nel fiume Ilisso. Dedicati a Persefone, erano misteri del “sottoterra” concentrati su catabasi (discesa agli inferi di una persona viva)e anabasi (risalita). Il santuario dedicato alla dea ,l’Eleusinion, si trovava d Atene, ai piedi dell’acropoli, al margine dell’agorà . Esso era il luogo  dove si svolgevano i riti connessi con i Mysteria ed era anche il punto da dove partiva la processione diretta ad Eleusi lungo una  strada , detta via Sacra , che univa Atene ad Eleusi .  

Mysteria maggiori erano invece celebrati nel mese di Boedromion (da metà settembre a metà ottobre) ad Eleusi, una città a circa 20 chilometri a nord-ovest di Atene, sul golfo Saronico, di fronte all’isola di Salamina. In questi giorni centinaia se non migliaia di persone, a piedi o su carri, formavano una processione da Eleusi ad Atene e da Atene a Eleusi, lungo appunto la Via Sacra.

La processione si svolgeva dapprima da Eleusi ad Atene, dove venivano portati gli oggetti sacri, e sei giorni dopo da Atene ad Eleusi. Ad essa vi partecipavano iniziati, iniziandi e giovani (efebi).

N.B. Notizie riguardo a questi rituali provenienti  da diverse fonti dicono   che vi era una parte pubblica – la lunga  processione di trenta chilometri che da Atene giungeva fino ad Eleusi – e una parte riservata ai Mustai, gli Iniziati,  che “tenevano tenevano tenacemente chiusa la bocca e nulla riferivano sulla parte finale dei misteri.

Nella prima parte che iniziava il  16 di Boedromion (il primo di ottobre) avveniva la convocazione degli iniziati, mentre il  17 era il giorno dove avveniva  la vera cerimonia di purificazione. Gli iniziandi, accompagnati da mistagoghi, si recavano alla baia del Falero al grido di “Halade mystai” (Iniziandi al mare) e si tuffavano in acqua con un porcellino destinato al sacrificio. Dopo la purificazione tornavano in città, incoronati di mirto e con una veste nuova. Il 19 partiva poi da Atene la processione per riportare ad Eleusi gli oggetti sacri (hiera). Sul fiume Cefiso si svolgeva un’altra cerimonia di purificazione con un bagno rituale. Alla sera la processione arrivava ad Eleusi, la cerimonia pubblica aveva termine nel cortile esterno del santuario ed iniziavano le celebrazioni riservate agli iniziandi. La notte era dedicata a danze e canti in onore di Demetra e Persefone. Il 20 gli iniziandi digiunavano ed offrivano sacrifici.

ELEUSI 2

 

 

 

 

 

CURIOSITA’: Gli iniziandi non potevano bere vino, forse segno dell’antichità del rito, anteriore alla introduzione della coltura della vite. I partecipanti bevevano il ciceone, una bevanda sacra a Demetra, composta da acqua, farina d’orzo e menta. Forse si trattava di birra, conosciuta già nel III millennio a.C. dai Sumeri.

La seconda parte dei Mysteria si svolgeva unvece nelle notti tra il 21 e il 23 con  cerimonie segrete che si svolgevano nel telestérion, un ampio locale coperto che poteva contenere centinaia di persone. Qui si svolgeva il rito di iniziazione che si concludeva con un grande fuoco ed una luce sfolgorante. Nella prima notte si aveva l’iniziazione al livello più basso. Nella seconda notte coloro che erano stati iniziati l’anno precedente divenivano epoptai.Quello che accadeva in questo locale doveva assolutamente e rigorosamente  rimanere segret.  I riti che svolgevano nel Telesterion, la parte più interna del Tempio di Demetra non andavano assolutamente svelati . La violazione di questo segreto era considerato un reato gravissimo, tale da essere punito con la morte. 

Il segreto è stato infatti ben mantenuto durante tutto il lungo periodo nel quale furono celebrati i Misteri Eleusini, per cui oggi è possibile solo tentare di ricostruire quanto realmente avvenisse Si sa comunque che questi iniziati dovevano effettuare un digiuno preparatorio alla cerimonia , durante il quale potevano bere una particolare bevanda chiamata ” KYKEON ” i cui ingredienti erano  acqua , menta e grano e probabilmente anche qualche piccole quantità di clavices purpurea , un fungo parassita di cereali che produce sostante allucinogene  responsabile di stati alterati di coscienza .

Curiosita’ : Socrate ed i suoi discepoli vennero accusati sospettati a suo tempo di usare la bevanda sacra dei Riti Eleusini, al di fuori della Cerimonia
Le fonti di informazioni su questi riti ci derivano da  iscrizioni e dipinti presenti sulle mura dei santuari, così come su vasi ed altre suppellettili di ceramica, ma anche attraverso  resoconti di scrittori che parteciparono alle cerimonie, come per esempio Eschilo, Sofocle, Erodoto, Aristofane, Plutarco, Pausania.
Nonostante questo però ancora oggi noi non conosciamo ancora con esatezza  i contenuti esperienziali dei Grandi Misteri, che si svolgevano nel mese di settembre-ottobre (Boedromione), ma è intuitivo ritenere che essi consistessero in una reiterazione esperienziale del mito della discesa agli Inferi di Persefone , quindi in una esperienza di buio e di tenebre cui seguiva una esperienza di luce, ed una trasformazione dello stato interiore .Mancano però descrizioni complete e dettagliate, perché tutti i partecipanti ai Misteri Eleusinici facevano giuramento di non divulgare la parte più segreta dei riti stessi ed ancora oggi purtroppo per tale , tutti noi , ancora non conosciamo  con esattezza in cosa essi consistessero .
CURIOSITA’: Il loro rito era accompagnato da grande segretezza e tutti gli iniziati erano obbligati al silenzio del loro contenuto .Sappiamo però con certezza che essi erano la festa dell’entrata nell’oscurità e dell’uscita verso la luce. Il rito era composto da dròmena (cose fatte), legòmena (cose dette) e deiknùmena (cose mostrate) .  La sua segretezza  consisteva nella indicibilità della esperienza (pathein), che da alcuni era riferita con orrore ed erano presi dal panico , mentre per altri era addirittura associata con un abbandono della loro identità.
Essi atraverso dei simboli sacri, acquistavano familiarità con gli dei, e sperimentavano così la possessione divina da parte dell’individuo realizzando un contatto ravvicinato e personale con la divinità. Ogni iniziato comunque , dopo la celebrazione delle sacre notti, ritornava alla sua vita di ogni giorno. Ma ogni mystes ricordava la sua esperienza e i symbola o synthemata che aveva appreso.

CURIOSITA’: Aristotele racconta come  l’iniziato, entra nel Telestèrion in silenzio in uno stato d’animo predisposto non a raccogliere un insegnamento nel senso tradizionale del termine, ma deve “sentire un’emozione, ed essere in una certa disposizione di animo”. Egli deve sentire-intuire e mettersi in empatia con ciò che gli sta accadendo intorno; non dovrà guardare con gli occhi solamente ma “guardare a bocca aperta, con meraviglia”.

L’iniziazione  dai pochi racconti pervenutici ,sembra che spesso questa esperienza modificava la vita della persona, inducendo cambiamenti che potevano andare da un incremento del benessere individuale a una radicale trasformazione del proprio stile di vita” . Qualcuno racconta, che addirittura queste favorivano  il cambiamento dell’individuo attraverso un’esperienza rituale unica e straordinaria,. I culti misterici eleusini insieme a quelli bacchici furono per tale motivo  sempre percepiti come un’alternata  personale alla felicità in questo mondo e una speranza di vita migliore nell’altro. 

I

 

CURIOSITA’: Solo da questi brevi cenni dei Misteri di Eleusi si capisce quanto la Massoneria abbia tratto nel corso dei secoli ispirazione  nell’iniziazione libero muratoria. dei riti, dei simboli, delle parole e dei gesti, dei Mysteria eleusini .

Poco o nulla comunque degli scritti o dei documenti ufficiali inerenti i Misteri è giunto sino a noi anche in virtù del fatto che il segreto sui momenti peculiari delle cerimonie è stato gelosamente conservato. La maggior parte delle fonti e delle notizie sui Misteri sono di origine cristiana e filtrate con un’ottica negativa o quantomeno dispregiativa
Qualcosa  però nel tempo  è trapelato dai dati archeologici e pur se non  non ci permette  di ricostruire con precisione la parte  segreta della cerimonia, possiamo certamente affermare che si trattava di un rito religioso diretto ad evocare nozze tra esseri divini o tra uomini e creature sovrannaturali (ierogamia).
Questi riti che pare , con molta probabilità comprendessero l’esibizione di simboli fallici ,avvenivano in una camera sotteranea del santuario e quindi simbolicamente nelle tenebre e attraverso una unione sessuale (sacre nozze ),che avveniva  tra lo ierofante , cioè il sacerdote , la grande autorità religiosa in possesso di alta dottrina ed una sacerdotessa. Il tutto ad   annunciare  ovviamente del ciclico ritorno di Persefone dal mondo degli inferi.

Questa unione, chiamata ierogamia, veniva definita sacra  in relazione al fatto che le ” nozze”erano eseguite da due elementi di carattere non umano ma divino, oppure ( come più spesso accadeva), avveniva fra un elemento umano ed uno divino.
CURIOSITA’: Il  rapporto sessuale, tanto più se esso avveniva  con una forma divina ed ultra-umana, era nelle sue varie sfacettature legato  a Persefone e Demetra , divinità legate al potere uterino e al rinnovamento . Esso era legato  come le due dee  ai concetti di rinascita, vita, fertilità e  benessere ,  elementi da sempre presenti nelle tradizioni rituali e cultuali dei popoli . L’atto sessuale  , quindi come potete immaginare nei misteri eleusini riassume in sé il trionfo della vita sulla morte e, pertanto, la fertilità e la potenza virile assurgono, archetipicamente, a simbolo del benessere e dell’armonia universale.
La grande folla di presenti nel santuario credeva che la propria salvezza dipendeva da ciò che i due ( ierofante e sacerdotessa ) facevano nelle tenebre. Al culmine della celebrazione, veniva mostrata in silenzio una spiga e dette dai mystei le parole ” piovi “, guardando il cielo , e “porta frutta “, guardando la terra.
CURIOSITA’: L’atto ierogamico aveva come fine una consacrazione rituale e per essere tale vi  doveva essere necessariamente sempre presente una disparità fra i pertner : uno doveva cioè possedere uno status superiore all’altro; quando lo status superiore era assunto dal maschio , costui poteva manifestarsi anche in forma trasmutata animale ; quando lo status superiore era invece assunto dalla femmina ( epifania ) , raramente avveniva invece in forma alterata .
Considerata l’impostazione patriarcale della maggioranza delle società umane, il “sacerdote” della comunità era  per lo più un maschio e quindi nella pratica ad essere certamente più diffusa era la forma ritualistico-ierogamica  in cui era il maschio a compiere l’atto con un potere divino associato ad una donna “prescelta” per rappresentare il “femminino sacro .
Nei rari casi in cui invece era la  donna a rappresentare il piano divino (il superiore) essa non si travestiva quasi  mai, ma si presenta tal qual è; come era nelle sue vesti sacerdotali .  Il travestimento bestiale del sacerdote (qualora doveva  manifestarsi nel Rito), assumeva  anche il valore fondamentale da parte dell’uomo di essere capace di  affrontare  elementi bestiali ( inferiori ) cche devono essere domati dall’aspetto umano ( superiore ) . Esso rappresentava quindi un importante  rituale di passagio nei riti misterici.

Il rapporto carnale   che si doveva sempre compiere fra un maschio ed una femmina, non doveva quindi essere mai fine a se stesso ma rappresentare solo il rito di passaggio iniziatico che consacrava ad uno status superiore ,Il rapporto sessuale diveniva in tal modo solo un atto di consacrazione verso una crescita superiore .In alcuni casi , esso poteva essere usato anche per la procreazione di un figlio , sopratutto quando il maschio era il Dio e la femmina l’essere umano.

Il culmine dei Grandi Misteri di Eleusi era  perciò come potete osservare  una Ierogamia cioè un atto sessuale ,  il cui prodotto, simbolico, era  il perdurare della felicità, della pace e del benessere garantiti dalla salute di madre natura e dalla fertilità del ventre divino.

L’ influenza di questi misteri eleusini nel mondo ellenico fu vasta e si diffuse in tutto il bacino del Mediterraneo e probabilmente anche oltre. Atene attrasse a se il culto che divenne parte integrante della vita sociale e religiosa, al punto che fu patrocinato dallo Stato stesso, infatti i Misteri erano un culto sostenuto e garantito dallo stato ateniese (che ne garantiva la corretta amministrazione) nella figura dell’arconte basileus e gestiti nella pratica da due famiglie sacre di Eleusi, gli Eumolpidi e i Cerici.

Tra i primi era eletto il Sacerdote Massimo eleusino, lo Ierofante (colui che mostra le cose sacre), figura sacerdotale sciamanica, eletto a vita, di età avanzata e di provata integrità morale e fisica, carisma e voce potente da risuonare sacra quando pronunciava i legòmena (formule iniziatiche). Gli Eumolpidi erano i detentori della legge misterica e gli unici esegeti ufficiali di essa.

I Cerici invece fornivano il Daduco (portatore della torcia) anch’egli eletto a vita e altre figure sacerdotali. Fatto non secondario, era presente anche una sacerdotessa donna, poichè tutti, anche le donne e gli schiavi, potevano accedere ai misteri tranne chi non avesse le mani pure e chi parlava una lingua straniera (barbari). Dopo Alessandro Magno però anche questi ultimi vi poterono aderire.

Ai misteri Eleusini quindi erano ammessi uomini ed donne , liberi e schiavi , greci e barbari purchè parlassero la lingua greca . Erano esclusi da questi riti solo gli impuri , cioè coloro che avevano sparso il sangue di altri uomini.L partecipazione ai Mysteria di Eleusi non era inoltre esclusiva . Si poteva partecipare ad altri sacri misteri ed essere devoto anche ad altri dei( la libertà di culto era un momento essenziale nel concetto di religione degli antichi ).Non esistevano eretici, apostati o religioni concorrenti contro cui cambattere ( nessuno aveva sviluppato una organizzazione esclusiva religiosa , ad eccezione degli ebrei e dei cristiani .

La fine , almeno ufficiale di questi riti , che continuano però a sopravvivere in forma iniziata in alcune società massoniche e misteriose e affascinanti associazioni , avvennero in seguito ai decreti fatti es emanati dell’Imperatore cristiano Teodoro ” il grande “, che dichiarà il cristianesimo religione di stato. La sua storia bimellenaria giunse quindi al termine nel periodo compreso tra il 391 ed il 393 d.C. quando la persecuzione contro i pagani venne intensificataed i loro templi chiusi e distrutti . Il santuario di Eleusi venne incendiato nel 363 d.C. dai Goti di Alarico.

 

 

 

 

I luoghi principali in cui il  culto di Demetra era praticato si trovavano sparsi per tutto il mondo greco : suoi Templi sorgevano oltre che ad  Eleusi , anche a  Creta , Ermione , Megara , Lerna Egila, Munichia , Corinto , Delo , Pergamo , Selinunte Tegea, Katane ed altre città greche , ma anche ad Agrigento  , Enna  e Siracusa , Paestum , Neapolis  e successivamente anche a Roma ai piedi dell’Aventino,  che venne costruito  in seguito al responso dei Libri sibillini, ( forse per spingere la classe plebea a combattere, alla vigilia dell’importante Battaglia del Lago Regillo) .
Nel 204 a. C. per uno strano motivo metereologico con eccessiva frequenza piovvero pietre di grandine particolarmente grandi sulla città che incominciò a preoccupare la popolazione  diffondendo in quel perioso in Roma una forma di panico superstizioso a tal punto che il Senato avvertì la necessità di consultare i Libri Sibillini, ossia i testi oracolari per rinvenirvi una predizione adatta alla situazione di quel momento.
In seguito all’esame dei libri sibellini si trovò un vaticinio secondo il quale, quando un nemicio esterno avesse portato guerra in Italia , sarebbe stato possibile cacciarlo e vincerlo solo se si fosse fatta giungere a Roma da Pessinunte la pietra nera di forma coniva simbolo della  Dea  madre Demetra . In caso contrario era certa una sconfitta con tutte le sue ovvie conseguenze .

Ale porte minacciosa vi era in quel periodo il potente esercito di Annibale e a  quel punto per ottenere la vittoria era quindi assolutamente necessario , secondo oracoli e presagi trasferire a Roma la Dea . Venne quindi subito organizzata una nave che giunta sul luogo , ricevette dai sacerdoti la statua della Dea .Durante il viaggio di ritorno , la nave , giunta all’imboccatura del Tevere, si arrestò e non si riusciva più a farla procedere in avanti. Allora si consultò  di nuovo l’oracolo e questi rispose che solo una vergine avrebbe potuto farla procedere nel fiume. Vi era in quel tempo a Roma una vestale, Appia Claudia, sulla cui condotta si nutrivano dei sospetti. Per sventare le maligne dicerie sul suo conto e provare la sua innocenza, Appia Claudia scese verso il fiume, si sciolse dal cinto una esile cintura e con quella legò la nave; fece un’invocazione alla dea e senza alcuno sforzo si mosse. La nave la seguì come se non avesse peso e raggiunse felicemente il posto di sbarco.

Ad accogliere  la pietra nera   nel suo ingresso a Roma, vi furono le più insigni matrone della città che si passarono la Dea di mano in mano una dopo l’altra mentre nel frattempo intanto l’intera città si si era slanciata loro incontro . ; davanti alle porte delle case dove la Dea veniva fatta passare furono collocati dei turiboli dove fu fatto bruciare l’incenso , mentre si pregavava la Dea di entrare nella città di Roma di sua volontà e propizia . Il 12 aprile la Dea fu collocata dapprima sull’Ara nella Curia del Foro e successivamente nel Tempio della Vittoria sul Palatino , realizzato nel 191 a. C. nei pressi della casa di Romolo .
 La giornata fu proclamata festiva ed il popolo in massa recò doni alla Dea sul Palatino dove ebbe  luogo una cerimonia religiosa (  Lectisternio)   in cui si offrirono  abbondanti e ricchi banchetti alla divinità e organizzati anche dei  giochi pubblici  che vennero poi  tenuti periodicamente in onore della Dea  . Per celebrare infatti tale evento, durante la  Repubblica  venivano organizzati dei giochi in suo onore, i  Megakesia , o Ludi Megalensi.
Le feste in onore di Cibele e Attis si svolgevano nel mese di marzo, dal 15 al 28, nel periodo dell’equinozio di primavera, e prevedevano il rito del  Sanguem . Esse  si protrassero fino al IV secolo d.C,   per la precisione fino al 389  quando l’editto di Teodosio  ordinò l’abbattimento di tutti i templi pagani.

Nell’antica Roma era d’uso iniziare le festività, a Cerere – Demetra il 19 aprile, e i ludi ceriales dal 12 al 19 aprile, le medesime festività si celebravano anche in agosto, dalla fine del 3º sec. a.C., il rituale era “il sacrum anniversarium Cereris”,  ( una sorta di adattamento dei misteri greci EleusiniI ).  Il primo giorno dedicato alla celebrazione di queste feste era chiamato “Agirmo” ed era il giorno dell’adunanza.

N.B. La pietra nera, detta anche “ago di Cibele”, e la pietra bianca detta “ago di Candia”, costituiva uno dei sette pignora imperii  , cioè uno degli oggetti che secondo le credenze dei romani garantiva il potere dell’impero. Il tempio bruciò per ben due volte, nel 111 a. C.   e nel 3 d. C.  e fu ricostruito per l’ultima volta da Augusto . L’edificio seguiva un orientamento ben determinato da motivi di  culto , e lo stile era corinzio   a pianta regolare; all’interno le pareti erano sostenute da un colonnato.

CURIOSITA’ : da notare il forte ruolo delle matrone romane nell’ accogliere Cibele , che sottolinea in questo caso come tanti altri l’importanza che  Roma riconosceva al ruolo sacerdotale delle donne, in un diverso contesto culturale e sociale, fondato sulla figura centrale e preminente del pater familias e sulla esclusività del ruolo pubblico degli uomini, sebbene poi, nella storia di Roma, le donne compaiano puntualmente in tutti i momenti cruciali e di crisi, svolgendo una funzione di mediazione sociale o religiosa, come appunto in questo caso, in cui le matrone sono in primo piano nell’atto di accogliere la dea straniera.   Cibele venne quindi  collegata  con il suo ingresso in Roma , concepita come figura strettamente necessaria e garante della  vittoria militare su Annibale; in ciò deve vedersi una esplicazione della concezione religiosa romana che prevedeva la necessità di propiziarsi le divinità straniere e, più specificamente, quelle del nemico.

Il culto di Cibele , come abbiamo visto , prevedeva comunque sacerdoti eunuchi , strani rapporti sessuali di consacrazione , incalzanti ritmi musicali  e misteriosi finali in cui si abusava di birra ed oppio derivato dal sacro papavero . Il Senato , reputando che l’esuberanza rituale di questo culto fosse troppo lontana dal severo ed austero costume religioso romano  ( ricordiamo che siamo in periodo repubblicano, nel pieno della guerra annibalica )  proibì ai cittadini romani di partecipare ai rituali del culto e, ancor di più, di diventarne sacerdoti.

Col tempo  il culto si andò quindi per necessità ad amalgamare  col diverso clima culturale romano e l’imperatore Claudio, nel I secolo d.C., conferì alla Magna Mater una posizione di privilegio, per cui, a quel punto, le interdizioni disposte secoli addietro non ebbero più senso, tanto più che le confraternite di cultores della Magna Mater accettarono volentieri le norme di disciplina religiosa stabilite dallo Stato per rendere il culto più adatto alla sensibilità religiosa romana che, nel frattempo, era stata ampiamente impregnata di apporti religiosi stranieri, greci, egizi, persiani o comunque ellenistici.

La  regola più importante di tale disciplina rituale d’età imperiale fu la sostituzione dell’evirazione col sacrificio, offerto alla dea, dei genitali del toro sacrificato (taurobolium). In virtù di tale innovazione anche i cittadini romani entrarono a far parte del sacerdozio della dea sia come Arcigalli (qualificati nelle iscrizioni come Antistites sacrorum, sacerdotes maximi, sanctissimi), sia come semplici sacerdoti. Sotto questo aspetto, il culto romanizzato della Dea presenta affinità col rituale mitriaco della tauromachìa, benché le più recenti acquisizioni inducano a ritenere che nel mitraismo il sacrificio di sangue dell’animale riguardasse solo i gradi minori della gerarchia mitriaca.

L’Imperatore Claudio ,quindi  introdusse un più alto livello  sacerdotale di Galli , quello dell’Arcigalli . Questo non era un eunuco ed aveva diritto alla piena cittadinanza romana , Essi venivano reclutati fra le persone più facoltose di un dato municipio o di una data colonia e la loro carica era confermata dal senato municipale e convalidata dal collegio sacerdotale dei Quindecemviri, che in Roma sovrintendeva ai culti stranieri. La nomina di questi sacerdoti era vitalizia e li obbligava alla residenza nel luogo ove si esercitava la loro giurisdizione religiosa; essi avevano la funzione primaria di compiere i vaticinii ,  ossia interpretare la volontà della Dea Madre  sia nelle grandi feste di marzo sia in circostanze speciali nelle quali venivano consultati , nonché di celebrare i sacrifici del toro (taurobolii) per il bene di Roma e dell’Impero ..

N.B.  I sacerdoti semplici venivano invece scelti nell’ambito dei liberti, ossia gli ex schiavi emancipat.i. La loro nomina non era vitalizia e non era affatto incompatibile con altre cariche sacerdotali relative ad altri culti; ciò li poneva in contatto coi sacerdoti ufficiali dell’Impero (pontefici, flamini, auguri) a dimostrazione del sincretismo religioso d’età imperiale.

Il culto della Mater Magna prevedeva anche e sopratutto il sacerdozio femminile; le donne avevano il compito di preparare i candidati ai Misteri, candidati che esse nutrivano col miele della pura dottrina, sì da ricevere il titolo di Api (Melissae). Esse disponevano i i seggi per l’introduzione dei mysti (i nuovi adepti), preparavano il letto funebre di Attis ed il talamo delle nozze sacre dopo la resurrezione del dio, predisponevano le immagini sacre e curavano la manutenzione degli arredi sacri. La prima sacerdotessa del tempio di Cibele in Roma era  la prima delle ancelle della Grande Madre, ma nonaveva mai però  parità di rango con l’Arcigallo.

Il rituale della Dea prevedeva un largo uso della musica rituale, al fine di propiziare particolari stati emotivi nel fedele come   la frenesia, il delirio e  l’estasi, . Essa fcon il suo ritmo incalzante finiva sempre con il suscitare uno stato di trance al fine di orientare tutte le energie verso la scompostezza emotiva . Attraverso  l’estasi si cercava di unire l’uomo col divino, e  tutto era supporto per avvicinarsi al Sacro, al “più che umano”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In tutto ciò può vedersi un’affinità col rituale dionisiaco, che rievocava e riattualizzava il mito dello smembramento e della ricomposizione del dio, con l’alternanza del dolore e dell’esultanza, del lutto e della gioia estatica.

 

Tra i vari grandi Templi dedicati a Demetra  va certamente ricordato  il bellissimo Tempio di Cerere presente a Paestum

Esso risale al 500 a.c., con frontone molto alto e fregio dorico composto di larghi blocchi di calcare. La pianta interna era composta dal pronaos e dalla cella nella quale non ci sono tracce della camera del tesoro.
Il pronaos aveva otto colonne con capitelli ionici, quattro sul fronte e due su ciascun lato. Delle colonne ioniche si vedono solamente le basi e due capitelli, i più antichi in stile ionico rinvenuti in Italia, custoditi ora nel vicino Museo Archeologico. La costruzione amalgama due stili differenti: il dorico arcaico e lo ionico.

  • 1677
  • 0