La  chiesa della Santissima Trinità  anche chiamata chiesa di San Tommaso d’Aquino , si trova lungo l’elegante  strada che unisce la parte inferiore della città alla collina del Vomero.

La strada oggi intitolata al  poeta, scrittore, drammaturgo e filosofo italiano Torquato Tasso,  vide la sua apertura nel 1878  e fu costruita con l’intento di congiungere il Corso Vittorio Emanuele con il  nuovo quartiere che lentamente si andava espandendo verso la collina del vomero. .L’iniziale edificazione della strada avvenne lungo il suo percorso con bei palazzi di stile neo-rinascimentale alternati a  villini più spiccatamente  di stile liberty  che ancora oggi si possono  ammirare anche se costretti da una preponderante presenza di fabbricati di imponente volumetria .

 

 

Lungo questa strada , prima di giungere alla panoramica piazzetta oggi dedicata a Suor Teresa di Calcutta si trova la chiesa intitolata a San Tommaso d’Aquino che nelle intenzioni  doveva sostituire la vecchia chiesa di San Tommaso d’Aquino , demolita nel 1932 per i lavori di ricostruzione del Rione Carità .

 La sua costruzione ebbe inizio nel 1934 e nonostante non fosse ancora ultimata fu consacrata nel 1935 dandole  il titolo di chiesa della Santissima Trinità proveniente dalla chiesa della Santissima Trinità alla Cesarea  , che fu chiusa in quanto pericolante, e temporaneamente affidato alla piccola chiesa di San Lorenzo, ubicata sempre in via Tasso.

 

La facciata, molto simile a quella della  vecchia chiesa distrutta, ne conserva tutt’ora  l’antico portale in piperno, ed anche  l’interno, ad una sola navata, è molto simile a quello del vecchio tempio, da cui sono stati portati molti arredi, alcuni altari e dei dipinti. L’altare maggiore, invece, non proviene dalla Chiesa di San Tommaso d’Aquino,  che si trovava tra Via Medina e Via Toledo , ma si tratta di una pregevole realizzazione seicentesca in marmi policrono , modificata nel secolo successivo con l’aggiunta dei due angeli e dei gradini, opera della bottega di Giuseppe Sanmartino..

N.B. : L’altare maggiore della vecchia chiesa di San Tommaso fu inspiegabilmente perduto.

Il paliotto è stato probabilmente lavorato negli anni trenta del XVII secolo  da Costantino Marasi e  Giovanni Mozzetta .  Anche due altari laterali, di metà Settecento e di aspetto rococò, provengono dalla vecchia chiesa.

 

L’antico complesso di San Tommaso d’Aquino  che si trovava tra  Castel Nuovo e Largo delle Corregge (l’attuale Via Medina), nel luogo oggi occupato dai palazzi dell’Intendenza di Finanza e della Banca Nazionale del Lavoro, sorse su un terreno donato da Francesco d’Avalos d’Aquino, marchese di Vasto e Pescara, che, alla sua morte (1503) donò i suoi averi ai frati Domenicani ,per la realizzazione di una chiesa da dedicare a Santa Maria della Fede con all’interno un altare dedicato a San Tommaso d’Aquino, illustre membro della sua famiglia. Successivamente sugli stessi  terreni, ampliati grazie ad altri fondi   donati da Alfoso d’Avalos, e sua moglie Laura Sanseverino fu iniziata su volere di quest’ultima , un monastero femminile  poi completato dal figlio Ferrante d’Avalos che provvide anche a costruirvi nel 1537 anche una  chiesa.

Il complesso monastico era enorme ed occupava quasi per intero l’antico Rione della carità, basti pensare che  l’ingresso principale del complesso si trovava di fronte alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Toledo, mentre la Chiesa di San Tommaso tra Castel Nuovo e Largo delle Corregge (l’attuale Via Medina). Nel complesso, in cui s’insediarono i domenicani, ebbe anche sede l’Università di filosofia e teologia, il cui ingresso si trovava di fronte alla  chiesa di Santa Maria delle Grazie a Toledo.

Nel 1620 Fra’ Giuseppe Nuvolo e Niccolò Vaccaro riprogettarono il monastero operando  delle modifiche all’intera struttura e sopratutto  aggiungendo allo stesso un bellissimo  chiostro ovale con ingresso su via Toledo che  Inizialmente fu affrescato da Giovan Battista di Pino con la sua tecnica a graffiti in chiaroscuro che aveva già adoperato nell’ancora esistente e anch’esso ovale chiostro di Santa Maria della sanità . In seguito , dopo lo smottamento del1656 fu riaffrescato da Andrea Viola e Nicola Vaccaro.Oltre questo, il complesso aveva un secondo chiostro. Questo era molto più grande rispetto al primo e presentava una pianta quadrata a due ordini e otto arcate in piperno per lato. In uno dei tanti ambienti che vi si affacciavano, precisamente nella sala della  Congregazione dei Fratelli del Rosario, erano custodite varie tele raffiguranti i misteri della Passione di Cristo realizzate da  Andrea Vaccaro .

N.B. Nel 1778 il chiostro grande divenne sede provvisoria della Borsa dei Cambi e lo fu fino al 1825 , quando fu completato Palazzo  San Giacomo , che accolse oltre ai ministeri di stato anche la Borsa.

La chiesa era situata nella piazza di San Tommaso e presentava una pianta a croce latina, con navata unica delimitata da cappelle laterali, coro absidale e cupola sulla crociera. La  sua facciata era assai semplice e presentava un prospetto a due livelli entrambi delimitati ai lati due lesene corinzie. Il portale d’ingresso era sormontato da un timpano arcuato spezzato sorretto da due grandi colonne. Al centro del timpano era presente una nicchia con la statua del santo sormontata anch’essa da un timpano arcuato tuttavia non spezzato.

Alla sinistra della facciata si apriva la piccola chiesa di Santa Maria del Carmine e dei Santi Alberto e Teresa. Secondo alcune fonti storiche lo stesso fra Nuvolo ridisegnando  la chiesa aggiunse alla stessa anche  una grande cupola maiolicata (tratto distintivo e caratterizzante del frate architetto che già la aveva utilizzata per la Basilica di Santa Maria della Sanità e la non più esistente Chiesa di San Sebastiano vicino Port’Alba ) .

La cupola era imponente e Internamente  affrescata da Giovanni Battista Benaschi , che affrescò anche gli ambienti del coro e della crociera. La volta invece fu affrescata prima da Domenico de Marino (o Maino), allievo di  Luca Giordano, e  poi rifatta da  Giuseppe Bonito.

Nel 1656, durante la grande epidemia di peste che sconvolse la città , il convento subì gravi danni a seguito di un violento temporale che allagò e indebolì le fondamenta a causa dei blocchi ai canali fognari causati dai cadaveri che vi venivano gettati. L’imponente crollo causò la perdita del chiostro e di gran parte del convento, poi ricostruiti, mentre la chiesa, lontana dal luogo del disastro, si salvò.

Curiosità :il canonico  Carlo Celano racconta che al di sotto di via Toledo passava un gran canale di acque reflue chiamato popolarmente chiavicone che sfociava nei pressi dell’attuale piazza Vittoria .  Questo condotto fu utilizzato da scellerati becchini che vi gettavano i cadaveri degli appestati e dal popolo per eliminare molte suppellettili contaminate dal morbo. Il tutto finì per otturare il condotto. L’epidemia terminò il 14 agosto con un fortissimo temporale il quale con le sue acque riempì il chiavicone fino a quando incontrato il blocco costituito dalle suppellettili causò lo smottamento del terreno soprastante e il conseguente crollo di tutte le strutture (tra cui il chiostro ovale) e gli edifici che su di esso sorgevano. Il convento e il chiostro ovale furono ricostruiti, mentre la chiesa non subì danni visto che sorgeva a debita distanza dal condotto.

Durante il cosiddetto Decennio Francese, i frati vennero espulsi e l’università di Filosofia e Teologia, ospitata all’interno del monastero  abolita allo scopo di convertire gli ambienti del convento in appartamenti privati . Destino peggiore toccò al chiostro e alla chiesa, convertiti rispettivamente in mercato e fienile. L’edificio religioso fu poi affidato alla Congrega della Scala Santa che se ne occupò dal 1810 al 1818, anno in cui passò alla Congrega dei Santi Michele e Raffaele. Negli ultimi anni del XIX secolo la chiesa fu gestita, fino alla demolizione dall’Ordine dei Servi di Maria.

Ad inizio ottocento ,la chiesa nonostante il recupero della funzione religiosa subì un veloce processo di decadenza. Divenuta infatti nel 1806 proprietà del marchese Tagliavia Aragona, questi affittò gli ambienti superiori ad abitazione, mentre i locali esterni e interni al piano terra come botteghe e magazzini. In un locale alle spalle della chiesa nel 1861 fu aperto il teatro Goldoni.

In epoca fascista  tutta la zona  fu presa di mira da progetti risanatori ,basati sul rifacimento urbanistico dell’intero quartiere e delle sue  vecchie strade , lo sventramento dell’ex malsano rione  San Giuseppe-Carità ed il  il sorgere al suo posto di nuove opere pubbliche oggi  ancora visibili nell’ edificio del Palazzo delle Poste , nel Palazzo degli Uffici della Provincia ( entrambi presenti in Piazza Matteotti ) , nel  Palazzo degli Uffici Finanziari e quello della Questura che si trovano invece nella vicina  Via Diaz ed infine nell’ex casa del Mutilato tra Piazza Matteotti e Via Diaz .

Nel  1932 ,  nonostante i tentativi di salvataggio, venne definitivamente  demolito l’intero complesso ( monastero e chiesa )  di San Tommaso d’Aquino con annesso chiostro (che però era già da tempo adibito ad usi civili) . Insieme ad esso  due anni dopo   venne anche  demolita  la chiesa di San Giuseppe Maggiore., mentre la congrega dei Servi di Maria fu trasferita presso la Chiesa di San Pietro a Majella la quale accolse anche un altare e un dipinto raffigurante i sette fondatori dell’ordine.

Nella zona di San Tommaso sorsero il palazzo dell’Intendenza di Finanza, ed il palazzo dell’Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale (in seguito sede della BNL), nonchè il palazzo Fernandez, ( meglio conosciuto come palazzo della Standa ) , il palazzo dell’Hotel Oriente , la Casa del Mutilato  e la Questura .Per dar luogo al nuovo progetto dell’intera area venne infine  demolito il Palazzo Sirignano  e costruito al suo posto un imponente edificio per accogliere la Banca d’Italia . Si aggiunsero infine  due palazzi su via Toledo destinati entrambi ad uffici e abitazioni.

Nel 1934, presi forse da giusti rimorsi riguardanti la demolizione della vecchia chiesa ,grazie all’interessamento del cardinale Alessio Ascalesi ,venne deciso di costruire in memoria di essa,  una nuova chiesa, nella zona collinare (allora in fase di urbanizzazione). La nuova chiesa,  la cui costruzione fu stabilita il 19 maggio 1934, fu intitolata alla Santissima Trinità e a fianco del nuovo nome ricevette anche l’antica denominazione del tempio demolito.

Il soprintendente Gino Chierici si occupò non solo di trasferire le emergenze artistiche e architettoniche (come il portale d’ingresso in piperno, i capitelli, le cornici di coronamento e le zoccolature in piperno), ma anche di impostare la facciata del nuovo tempio secondo i disegni della vecchia.

Dell’altare maggiore seicentesco in marmi commessi lavorati dai marmorari Costantino Marasi e Giovanni Mozzetti e adornato da varie colonne, che stando ai documenti doveva essere trasferito nella nuova chiesa a via Tasso, non ci sono invece più tracce .La  tela sull’altare maggiore, rappresentante la Crocifissione, realizzata tra il 1660 ed il 1670 dal Vaccaro è invece oggi visibile al Museo Nazionale di Berlino.

I dipinti di Domenico Maino  ( allievo di Luca Giordano )  furono invece trasferiti nel Museo Diocesano ed alcuni di essi poi,  a loro volta trasferiti nella Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio, mentre l’opera di Antonio da Vercelli detto il Sodoma, che rappresenta la Resurrezione, fu trasferita dapprima nel 1806 al  Real Museo,  e successivamente al Museo di Capodimonte dove oggi è ancora visibile.

CURIOSITA’: La chiesa della Cesarea, detta  per il suo colore  la “chiesa arancione” si trova in una traversa di via Salvator Rosa ( nel passato,  chiamata dai napoletani “l’Infrascata” per via  del tanto verde e delle fresche frasche appoggiate fuori le mura delle poche botteghe lungo la strada ), in un’area all’epoca denominata Contrada San Mandato, dove  nella parte opposta si trovava il monastero di San Francesco di Sales (attuale liceo Gian Battista Vico).

La chiesa è stata costruita solo dopo il convento adiacente,( oggi Ostello della gioventù) ,ed è oggi caratterizzata da una facciata le cui decorazioni risultano rovinate dal tempo e dall’incuria . Nel suo interno oggi chiuso al pubblico, perchè dichiarata inagibile a causa dei danni provocati  del terremoto del 1980,  è presente un’unica navata con finestroni riccamente decorati e una volta a crociera completamente affrescata.

 

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