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Intorno al XVI secolo di fronte al museo vi era uno spazio vuoto che arrivava fino a piazza Dante denominata allora “largo Mercatello”, cosi chiamato per non confondersi con piazza Mercato ben più grande.

Tra fine ‘500 e inizio ‘600 si decise di utilizzare l’intera area per costruirvi il deposito granario della città dando luogo alle “Fosse del Grano” realizzate a ridosso delle mura perimetrali dall’antica porta di Costantinopoli ad inizio della omonima via, fin quasi all’altezza di port’Alba.
Queste erano denominate “fosse” perché vennero sfruttate delle cavità naturali e solo in un secondo momento si trasformarono in veri e propri magazzini in elevazione.
Ma nel 1804, con l’abolizione del monopolio annonario, ebbe inizio il loro declino e la struttura, non più utilizzata come deposito, fu adibita prima a prigione e poi come caserma militare.

CURIOSITA’ : Le cosiddette “fosse del grano”,  erano dei grossi  depositi  per il grano della città, costituiti da numerose cavità che si aprivano dietro i conventi di San Giovanni Battista delle Monache e di Santa Maria di Costantinopoli e si estendevano fino al Largo Mercatello (attuale Piazza Dante). In esse  veniva conservato il grano della città posto proprio al di sotto delle mura cittadine in modo da poterlo difendere in caso di attacco.
Il luogo, inizialmente considerato di grande importanza strategica , perse lentemante la sua vitale importanza . Quando  infatti finalmente fu abolito il monopolio sul grano ed i cereali in città, nel 1804, la struttura perse la sua principale funzione e venne adattata prima a prigione, poi a deposito ed infine in caserma militare.

Nel 1848 fu suggerita la loro demolizione in luogo della sede del nuovo Parlamento, idea che però non trovò appoggi, fu invece accolto nell’ambito della cosiddetta bonifica delle Fosse del Grano, un piano di ristrutturazione urbanistica di una  zona che  prevedeva il prolungamento di Via Toledo fino al palazzo del Museo Archeologico che diede il via alla demolizione di alcuni edifici tra cui la porta di Costantinopoli nel 1853, mentre fu aperta nello stesso anno la salita delle Fosse del Grano, attuale via Pessina.

La  zona si estendeva perimetralmente tra   il Museo Archeologico Nazionale , Port’Alba ,ed  il Conservatorio di San Pietro a Maiella in seguito ai quali furono poi costruite  in quegli stessi anni l’Accademia delle Belle arti e la Galleria Principe di Napoli

L’intera zona venne quindi completamente stravolta da un punto di vista urbanistico. Oltre infatti alla  demolizione dell’ex struttura dei granai  vennero effettuati dei   grossi cambiamenti urbanistici nell’area compresa tra il Museo Nazionale e piazza Bellini.
Fu abbattuta in quell’occasione come prima vi abbiamo accennato anche la famosa Porta di Costantinopoli e contemporaneamente aperta la salita delle fosse del grano, poi chiamata Via museo Nazionale che sarebbe l’attuale Via Pessina. Dopo qualche interruzione dei lavori dovuti sopratutto alle interferenze degli abitanti del convento di Santa Maria di Costantinopoli  (il cantiere sfiorava i giardini ) e fu aperta anche la Via Bellini.

N.B. Dopo una fase di inattività per il determinante influsso del convento di Santa Maria di Costantinopoli che risultava coinvolto in quanto veniva intaccato il suo giardino, dopo l’Unità venne risistemata la salita della Fosse del Grano, che assunse il nome di “via Museo Nazionale”, attuale via Pessina e fu aperta via Bellini che sarebbe dovuta arrivare fino a piazza Dante ma che in realtà dovette fermarsi dinanzi al palazzo Rinuccini, ancora esistente, proprietà del barone Tommasi, uno dei più recalcitranti alle trasformazioni che interessavano anche il suo palazzo.

Anche la chiesa di San Giovanni Battista delle Monache , ancora oggi situata in via Santa Maria di Costantinopoli , (una pittoresca strada nei pressi di piazza Bellini , un tempo centro dei maggiori antiquari napoletani) rappresentava un grosso ostacolo per la nuova riqualificazione urbanistica . Essa  eretta verso la fine del 600 dall’architetto Francesco Antonio Picchiatti,in origine occupava un vasto territorio,  visto che la struttura complessivamente  comprendeva ben sei belvedere ( considerati  luoghi per lo svago ) e sei chiostri, dei quali è sopravvissuto solo quello di San Giovanniello.

N.B. : La sua attuale facciata che  venne realizzata solo nel secolo successivo, è di Giovanni Battista Nauclerio che si occupò anche della volta della navata centrale e del nuovo campanile alla destra della chiesa.

La chiesa, in questa circostanza fu deciso di separarla  dal suo monastero ed il retro del complesso ( il Bastione Vasto ) fu demolito per lasciare spazio al Teatro Bellini che fu inaugurato il 13 novembre1864  con l’esibizione del Circo Guillaume (della famiglia di  Tontolini ). Esso dalla sua costruzione fino al primo dopoguerra divenne il  cuore della vita culturale della buona società napoletana., attraversando  per molti anni un periodo di grande splendore ( fino al 1869) quando dopo spettacoli circensi ed equestri e qualche rappresentazione lirica,  purtroppo nel dopoguerra  andò incontro ad un inesorabile declino

Il Teatro Bellini diede inizio alla sua storia proprio nel 1864 .nell’ambito della cosiddetta bonifica delle Fosse del Grano,ed esattamente quando   l’avvocato napoletano barone Nicola Lacapra Sabelli commissionò all’architetto Carlo Sorgente la realizzazione di un teatro in quella che è l’attuale via  Vincenzo Bellini  .

L’architetto Carlo Sorgente , realizzò  nel luogo infatti , un teatrino a pianta circolare, con un solo ordine di palchetti e due ordini a loggia continua, capace di ospitare ben 1200 spettatori;

Negli anni successivi il barone Lacapra Sabelli, che intanto era stato eletto deputato del Regno  nel collegio di  Vasto ( tralasciò l’avvocatura per fare l’impresario)  , volle ampliare il teatro e sistemarlo per rappresentarvi soprattutto opere liriche. Chiese allora  all’architetto Sorgente di ristrutturarlo ispirandosi all’Opera -Comique di Parigi  .

Nacque così un teatro con pianta a ferro di cavallo, cinque ordini di palchi e un ordine a loggia continua, abbbellito da decorazioni di  Giovanni Ponticelli , Pasquale Di Criscito  e Vincenzo Paliotti, e dal  ritratto a olio di  Vincenzo Bellini  di Vincenzo Migliaro, posto tra due figure alate al centro dell’arcoscenico.

L’inaugurazione si tenne il 6 febbraio  del 1878  con la messa in scena de I Puritani  dello stesso Bellini, cui il teatro fu dedicato. Nel 1879 il teatro ospitò la prima italiana della Carmen  di Bizet , e da allora per circa 15 anni la sua programmazione fu principalmente lirica, non mancando comunque di aprirsi alla prosa dialettale , divenendo per alcuni anni ,  sede stabile della compagnia di Eduardo Scarpetta.

In seguito, al principio del ‘900, il Bellini divenne un tempio dell’operetta, prima, e poi della rivista e della canzone . accogliendo, solo saltuariamente, alcune rappresentazioni di prosa.

Nel secondo dopoguerra cominciò poi per il Teatro un lento declino, determinato dal cambiamento delle abitudini sociali che inesrabilmente portò alla sua chiusura. Nel 1962  vi fu così rappresentato il suo ultimo spettacolo, teatrale ( Masaniello con Nino Taranto ) ; l’anno dopo, a quasi un secolo dalla fondazione, chiuse, o meglio diventò un cinema di terz’ordine , con i palchi un tempo nobili trasformati in squallide alcove di amori furtivi

Nel  1986 il teatro , dopo anni di declino e poi di chiusura , fu poi fortunatamente acquisito da Tato Russo  , che ne fece la sede della propria compagnia nell’intento di riportarlo agli antichi fasti. L’artista, dopo aver fondato la compagnia Gli Ipocriti e la compagnia Nuova Commedia e aver collaborato alla creazione di circuiti teatrali di numerosi festival, nonché alla riapertura del Teatro delle Arti e del Teatro Diana, decise di rilevare la struttura destinata ad una sicura distruzione ed, in poco più di un anno, superando difficoltà tecniche, organizzative ed economiche, riuscì a riportare l’edificio all’antico splendore.

La nuova inaugurazione avvenne nel 1988   con la rappresentazione de L’Opera da tre soldi di Bertolt Brecht  ,e da quel momento  diede inizio ad una serie di fortunate stagioni teatrali. Il Bellini ridiventò così di nuovo un vero teatro.

Nell’Ottocento, la risistemazione urbana della città portò all’apertura di via Conte di Ruvo, e questa strada purtroppo taglio’ tutti i passaggi  ed i collegamenti con il Chiostro di San Giovanniello, che divenne cosi’ sede  dell’Accademia di Belle Arti , un edificio costruito su progetto di Enrico Alvino, che aveva lo scopo di educare i giovani all’arte

Anche  comunque all’altro capo di via Bellini si presentarono problemi che impedirono il termine della via davanti al Museo, fu quindi decisa la costruzione di un porticato che nel 1869 fu ampliato in galleria commerciale con copertura in ferro e vetro.

I lavori per l’erezione di questa iniziarono nel 1870 e dopo alcune sospensioni furono definitivamente completati nel 1883.

Nel costruirla di decise all’epoca di edificarla come era allora di tendenza fare in  tutta Europa  ed in particolare in Francia ed Inghilterra, cioè costruire strutture come centri di aggregazione all’interno delle città.
Fu pertanto deciso, allineandosi al gusto europeo dell’epoca, di costruire al posto delle ” fosse del grano ” un nuovo centro commerciale (obiettivo mai raggiunto).
La galleria fu realizzata  in muratura  e completata da una copertura in ferro e vetro.

Nell’agosto 1965 a causa della scarsa manutenzione crollò la facciata del suo ingresso principale dal lato del Museo nazionale. In seguito a lavori di restauro è tornata accessibile dal 2009 ma ancora non è riuscita nella sua iniziale missione e versa purtroppo ancora oggi in uno stato di limbo della sua definitiva funzione.
La galleria oggi ospita prevalentemente uffici statali e privati, con poco spazio per le attività commerciali, che avrebbero dovuto caratterizzarla nella visione originaria.

In seguito alla caduta di calcinacci e perdite di acqua dalla cupola è stata negli ultimi tempi più volte dichiarata insicura e chiusa al pubblico ed il porticato prospiciente il Museo Nazionale è oramai divenuta sede abituale serale e notturna di tanti clochard. Un vero monumento alla decadenza.

Ultimamente è stato varato un progetto di rifacimento della cupola in vetro, della facciata e dei quattro condomini che affacciano all’interno della Galleria.
Tra sfascio e rilancio la galleria ancora oggi vive un momento di sospensione del proprio futuro, in attesa di una seria riqualificazione urbanistica  e certamente di ….tempi politici migliori!

 

 

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