Domenico Cimarosa , oggi considerato  il maggior musicista italiano della seconda metà de XVII secolo  e uno dei grandi rappresentanti della famosa scuola musicale napoletana,  nacque  da una famiglia molto povera ad Aversa in vico II Trinità ( oggi Via D. Cimarosa ) il 17 dicembre 1749 in un vano terraneo di pertinenza ad un nobile palazzo ove la madre svolgeva le mansioni di lavandaia e portinaia. Egli non fu un figlio d’arte: il padre Gennaro era unmuratore, che morì a causa di una caduta durante la costruzione del Palazzo di Capodimonte a Napoli, e la madre , Anna Di Francesco ,come abbiamo detto era anch’essa di umili origini.

Le  condizioni economiche disagiate costrinsero  , quando il piccolo Domenico aveva solo sette anni , la famiglia Cimarosa a trasferirsi a Napoli, dove nel 1756 il padre Gennaro aveva trovato lavoro come operaio presso i cantieri della costruenda Reggia di Capodimonte. Così lasciarono la natìa terra di Aversa e presero in fitto una modesta abitazione nei pressi della chiesa e del convento di San Severo al Pendino, presso il quale la madre continuò a svolgere l’attività di lavandaia per i padri domenicani.

I suoi genitori pur essendo poveri non mancarono comunque di dargli una buona istruzione e facendo grandi sacrifici ,dopo essersi trasferiti a Napoli, lo  mandarono  nella  scuola religiosa del  monastero di S. Severo de’ Padri Conventuali. , dove  apprese i rudimenti musicali con l’organista  padre Polcano, che fu colpito dalla intelletto del ragazzo, incominciò ad  insegnargli le basi della musica e della letteratura italiana, antiche e moderne.

Come vi abbiamo accennato purtroppo però il padre presto perse la vita  cadendo  da una delle impalcature allestite per i lavori alla Reggia, lasciando così madre e figlio nella miseria più profonda.

 Padre Pulcano, vista la sfortunata situazione in cui versava la famiglia , prese da quel momento particolarmente a benvolere il piccolo Domenico e avendone intuito l’enorme talento musicale,  gli fece ottenere una borsa di studio con la quale  nel 1761 , fu ammesso al Conservatorio di S. Maria di Loreto, dove srimanendovi per undici anni , ebbe modo di studiare  con celebri musicisti quali Gennaro Manna , uno tra i più illustri insegnanti napoletani dell’epoca efinire per diventare  discepolo prediletto di grandi maestri come Francesco Durante, Antonio Sacchini, noto operista, e Niccolò Piccinni, compositore di fama europea che, con alcune sue  opere come La Cecchina del 1760, impresse una svolta decisiva all’opera buffa. Prese, inoltre, lezioni di canto con il castrato Giuseppe Aprile.

In pochi anni divenne quindi con cotanti maestri , un abile violinista,ed un valido clavicembalista e organista, che si dilettava di canto e interpretava magistralmente pezzi d’opera per i compagni di studi .Compiuta una buona educazione musicale , incominciò dapprima a  comporre alcuni mottetti e messe, ed infine a 23 anni , una sua prima commedia comica  per musica,  dal titolo  “Le stravaganze del conte ” con la quale nel carnevale del 1772 egli debuttò  al Teatro dei Fiorentini di Napoli ( tempio indiscusso dell’opera buffa napoletana) e a cui poi  fece poi  seguire nello stesso anno , la farsa intitolata  “Le magie di Merlina e Zoroastro” , una farsa caratterizzato da humour e fantasia.

L’esordio, in verità, non fu tra i più felici, come si evince da un commento del marchese di Villarossa : “La musica, per essere di un principiante, fu compatita, tanto più che la poesia era ben cattiva…”. e infatti fino al 1776, Cimarosa ,preso dallo sconforto e dalla delusione ,   scrisse soltanto un’altra opera, La finta parigina, su libretto di Francesco Cerlone, che andò in scena in un altro luogo storico della musica napoletana, il Teatro Nuovo.

 

Trasferitosi a Roma dove venne invitato per produrre un’opera per la stagione teatrale di quell’anno  al teatro Valle , egli oltre che rappresentare con un certo successo le sue prime opere che in città divennero presto molto popolari , mise in scena  nuovi lavori, come “La finta parigina” “I Sdegni” e “La Frascatana nobile” o “La finta Frascatana”, e  “I matrimoni in ballo” ( ormai perduta ). Ma il suo grande successo lo raccolse  con l’intermezzo giocoso “I tre amanti”, “Il fanatico per gli antichi romani”  e “l’Armida immaginaria” .

Con il successo da lui ottenuto a Roma con le  sue rappresentazioni , la sua fama di operista iniziò a diffondersi  in tutta Italia dove  tra il 1778 ed il 1781 furono messe in scena ben diciotto opere di Cimarosa tra le quali “L’italiana in Londra” oggetto di molti applausi e che fu la sua prima opera ad essere eseguita a Milano al Teatro alla Scala e poi a Dresda, dove, nei primi anni ottanta, furono presentate ben quattro sue opere tradotte in tedesco.

Nel 1779  fu nominato organista aggiunto della Cappella Reale di Napoli, (incarico che mantenne fino al 1786, quando venne elevato a secondo organista ) e nell’autunno del 1781  rappresentò, nel Teatro San Samuele di Venezia, “Giannina e Bernardone” che ebbe un grande successo.

Nel 1787, su invito della zarina Caterina di Russia, Domenico Cimarosa si recò a Pietroburgo per accettare la posizione di maestro di cappella alla corte di Caterina II di San Pietroburgo, incarico ottenuto probabilmente su raccomandazione del duca di Serra Capriola, ambasciatore in Russia del Regno delle Due Sicilie, a seguito dei grandi successi riscossi dalle sue opere come Giannina e Bernardone, rappresentata per la prima volta al Teatro San Samuele di Venezia nel 1781 e, successivamente, a Milano, Vienna, Madrid e San Pietroburgo. Durante il viaggio verso la capitale russa, il compositre fu ospite di Leopoldo, Gran Duca di Toscana e futuro imperatore, il quale svolse un ruolo determinante per il successo del compositore a Vienna.  A Parma visitò la duchessa Maria Amalia (figlia di Maria Teresa d’Austria e moglie di Ferdinando di Borbone).

La permanenza del musicista aversano , alla corte della zarina Caterina II, in  quelle fredde terre durò poco sia sotto il profilo temporale  (meno di quattro anni) e sia sotto il  punto di vista artistico.  Soltanto una delle tre opere scritte in Russia, Cleopatra, riscosse notevoli consensi tanto da restare in cartellone sino al 1804, ovvero sino a tre anni dopo la morte di Cimarosa. Tuttavia,  il musicista aversano divenne padre. La sua seconda moglie Gaetana Pallante (sorellastra sedicenne della prima, Costanza Suffi, morta di parto) diede infatti alla luce il primogenito Paolo, così battezzato in onore del padrino, granduca Paolo Petrovic, figlio della zarina Caterina II.

In Russia Cimarose  vi rimase quindi fino a giugno del 1791. e dopo  aver trascorso tre mesi a Varsavia, si recò poi  a Vienna per essere nominato.dal suo vecchio amico Leopoldo II di Toscana, Maestro della Imperial Camera con un contratto di ben 12.000 fiorini l’anno. (cifra considerata elevatissima per quei tempi se si pensa che l’austriaco Mozart, nel 1787, per lo stesso ruolo ne aveva percepiti appena 800.) A Vienna Cimarosa conobbe il poeta Giovanni Bertati e da questo felice incontro nacque il capolavoro dell’opera buffa settecentesca, “Il matrimonio segreto”, al quale spetta un primato davvero unico nella storia della musica: la sera della prima, per volere dell’imperatore d’Austria, l’opera fu bissata per intera .

CURIOSITA’ :  L’opera  fu eseguita al Burgtheater il 7 febbraio 1792. ed il  successo fu talmente grande che l’imperatore ordinò di ripetere quella stessa serata nelle sue camere private. Il capolavoro tuttora viene  rappresentato con gran successo nei principali teatri del mondo.

Durante i suoi due anni a Vienna compose altre due opere, La calamita dei cuori e Amor rende sagace, e riprese Il pittore parigino.

Nel 1796, poi, Cimarosa presentò, presso il teatro La Fenice di Venezia (città allora sotto il dominio austriaco), quella che è considerata la sua migliore composizione nel genere serio, Gli Orazi e Curiazi.

Nel 1792 ritornò a Napoli, dove fu nominato maestro della cappella Reale. Oltre a comporne di nuove, in questa fase della carriera rielaborò alcune opere del passato, come L’italiana a Londra, aggiungendo sezioni nel dialetto napoletano. Le opere più importanti di questo periodo sono Le astuzie femminili (1794), Penelope (1794) e Gli Orazi ed i Curiazi (1796).

Ma il suo soggiorno nella sua amata città non fu dei più felici .Erano infatti gli anni che la città era pervasa  dai moti rivoluzionari che portarono alla costituzione della Repubblica partenopea. Il musicista, amico personale di Domenico Cirillo, Ettore Carafa, Mario Pagano e Luisa Sanfelice,  che furono tra i massimi esponenti dell’insurrezione, ne fu talmente affascinato da comporre la musica dell’Inno patriottico su testi di Luigi Rossi.

Pertanto quando i i rivoluzionari furono sconfitti e venne restaurata la monarchia dei Borboni, Cimarosa divenne ben presto oggetto delle ire dei regnanti ed in particolare della tremenda regina Carolina alla cui sorella lei non dimentica che i  giacobini avevano mozzato la testa.  A nulla valse il tentativo di ingraziarsi le nuove autorità attraverso la composizione della Cantata pel ritorno di Sua Maestà Ferdinando IV. Venne quindi arrestato ma rimase poco tempo in carcere ( quattro mesi ). I regnanti russi unitamente al futuro cardinale Ettore Consalvi fecero opera di intercessione in suo favore e così la pena detentiva fu tramutata in esilio a vita.

Cimarosa fu così costretto a lasciare la città e  mandato a Venezia dove, in circostanze ancora poco chiare, si spegnerà appena un anno dopo, l’11 gennaio 1801. Qui  fu seppellito presso la chiesa di San Michele Arcangelo, ma i suoi resti andarono dispersi a seguito del crollo del sacro edificio avvenuto nel 1837 (curiosamente, la stessa sorte, in Austria, toccò alle spoglie di Mozart). Il funerale tenutosi a Venezia fu ripetuto a Roma il 25 gennaio per volontà del suo amico cardinale Consalvi presso la Chiesa di San Carlo dei Catinari. Tutti i musicisti che si trovavano quel giorno nella “città eterna” intervennero e si prodigarono gratuitamente per la esecuzione della Messa di Requiem scritta dallo stesso Cimarosa. Il suo busto in marmo, voluto sempre dal Consalvi ed eseguito dal grande Antonio Canova, fu posto nel 1816 nella chiesa romana di Santa Maria ad Martires. Più tardi anche la Francia onorerà il grande musicista aversano immortalandone l’effigie (insieme a quella dell’altro suo collega e concittadino Niccolò Jommelli) sulle pareti del glorioso Opera di Parigi.

Domenico Cimarosa, oltre ai capolavori teatrali, lasciò molta musica da camera e d’ispirazione sacra, oratori, offertori, concerti per strumenti solisti ed orchestra nonché ben ottantotto sonate per tastiera, tuttavia è certo che la ricerca filologico-musicale sulla sua produzione artistica è ben lungi dall’essere completa e definita. A chi gli chiedeva quale fosse il segreto della sua musica, l’artista aversano soleva rispondere in lingua madre, indicando con una mano il cuore: “E’ ‘nnicessario chistu’ ‘ccà!”. Oltre a Stendhal, anche Napoleone Bonaparte fu grande estimatore di Cimarosa. Si narra infatti che il condottiero francese chiese un giorno al suo amico Gretry quale fosse la differenza tra Cimarosa e Mozart (al quale veniva spesso paragonato). “Sire – rispose Gretry – Cimarosa mette la statua sul teatro ed il piedistallo nell’orchestra, laddove Mozart mette la statua nell’orchestra ed il piedistallo in teatro”.

Domenico Cimarosa

 

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