Per  raccontarvi di questo antico  palazzo dobbiamo  recarci nel  mezzo della Piazza Bellini , un luogo oggi  particolarmente noto nella nostra città per essere il centro della   movida notturna napoletana.

Ma al di la, dei noti barretti dove solitamente i giovani ragazzi sono soliti bere  cicchetti e   spritz se ben guardate , la Piazza è circondata da una  serie di splendidi palazzi che in genere però non interrano piu a nessuno .

Eppure dovete sapere che molti di essi hanno un storia importante.

Eh si !

Lo so , i tempi sono cambiati … a nessuno interessa più la storia .

Di questo luogo a  molti interessano solo i barretti da 2 euro a Spritz , o  gli antichi vasci dove poter comprare zeppole , panzarotti e cuoppi fritti , ma io imperterrito continuerò a parlarvi dei luoghi della nostra citta come faccio da dieci anni a questa parte .

Vi continuerò a parlarvi di questa città come quando tanto tempo fa nessuno conosceva nulla di questo luoghi , ne i napoletani , ne tantomeno nessun turista , perche i cari operatori turistici  al loro arrivo in città li smistavano immediatamente verso Sorrento , Pompei o al massimo a Capri.

Innanzitutto  dovete saper che a cominciare a fare la storia di questa piazza e dei suoi palazzi furono i Caetani di Fondi , una nobile famiglia che a Napoli si fece largo in pochissimo tempo dimostrando agli allora aragonesi che regnavano sulla città , uno spiccato senso di fedeltà alla corona.

Un illustre antenato di questa nobile famiglia fu quel Benedetto Caetani . Vissuto nel tredicesimo secolo, da tutti  meglio conosciuto col suo nome di Papa di Bonifaccio VIII.

Si !

Proprio lui !

 

Esattamente quel Bonifacio che costrinse in catene il precedente  Papa Celestino V a cui è dedicato  il vicino monastero e la chiesa che fu fatta costruire da Roberto d’ Angiò nel 300 in suo onore.

CURIOSITA’ :   Celestino V ( Pietro, ritiratosi sulla maiella in Abruzzo, come eremita, rinunciò al trono papale ottenuto nel 1294: . Egli fu colui che per Dante nella sua divina commedia fece, per viltade, il gran rifiuto . La chiesa fu dotata di un convento poi soppresso e nella prima metà dell’800 per divenire  la nuova sede del REGIO COLLEGIO DI MUSICA assorbendo i 4 istituti esistenti sino allora a Napoli e che avevano trovato una sistemazione provvisoria nel vicino monastero delle monache di San Sebastiano allora in disuso.

Ma se ben ricordate il papa Bonifacio VIIII fu anche quello che è passato alla storia come “Lo schiaffo  di Anagni” , l’episodio  che si riferisce ad uno scontro della guerra tra il papato e la Francia ripreso anche da Dante nella divina commedia,

 

 N.B. : Sebbene nell’iconografia dell’epoca (siamo nel 1303) e in molti dipinti di epoca successiva l’episodio noto come “lo schiaffo di Anagni” fosse rappresentato proprio come uno schiaffo, dato a Papa Bonifacio VIII forse da Giacomo Colonna , un membro della potente famiglia  di Roma , o forse da uno dei cavalieri che lo avevano accompagnato nella presa del palazzo papale di Anagni e nel sequestro del Papa, più che di uno schiaffo vero e proprio probabilmente si trattò di un oltraggio morale, come molti in effetti molti lo definiscono.

Il capostipite della famiglia dei Caetani a Napoli fu però Giordano Loffredo Caetani  , duca di Laurenzana., il quale ottenne anche un l’ulteriore titolo nobiliare( e ovviamente nuove ricchissime proprietà  )  quando egli sposò nel 1297 Giovanna dell’Aquila, contessa della casata di Fondi. Si procedette in quell’occasione, oltre alla integrazione dei nomi, all’unione delle insegne in un’unico simbolo.

Chi però si fece largo con le proprie forze e fu anche colui il quale portò i Caetani a divenire una delle famiglie più potenti e rispettate di Napoli fu Onorato II. Egli si distinse nella cusa a favore degli aragonesi  per aver riportato l’ordine in occasione della rivolta dei baroni nel 1465.

 

N.B. : La Casa Reale  aragonese , tramite l’allora re Ferrante I , volle ricompensarlo col fregio di poter annettere al proprio cognome la dicitura “d’Aragona”.

Ma poichè non si vive di sola gloria , il re aragonese oltre alla concessione di una serie di riconoscimenti, gli donarono quella che sarebbe diventata la residenza storica dei Caetani: il Palazzo dei Caetani conti dei Fondi, a ridosso delle mura greche.

Onorato dopo aver  sposato donna Francesca di Capua,  ebbe da lei due figli maschi, e cinque femmine. I figli maschi, Baldassarre e Pietro Bernardino, sarebbero diventati rispettivamente Conte di Traetto e conte di Morcone. Tra le figlie femmine, Lucrezia avrebbe sposato Scipione Pandone.

N.B. Il riferimento alla moglie di Onorato (una di Capua), al figlio Baldassarre (conte di Traetto), e al marito di Lucrezia (un Pandone), non è casuale, perchè su quest’asse si sviluppa l’edilizia di tutta la zona in esame. Il post Onorato fu infatti caratterizzato da una forte sinergia di famiglie (i Gaetani, i Di Capua, e i Pandone), cementate attraverso matrimoni trasversali, che finì per riversarsi sulla situazione architettonica di tutta la zona che fa da cornice all’attuale  Piazza Bernini .

Gia’ stanchi ?

Vi state annoiando ?

Capisco … non siete più abituati a leggere .

Oggi siete abituati solo a vedere  immagini e filmati che devono durare al massimo due minuti altrimenti la vostra attenzione diminuisce e quindi alla succesiva pubblicita che segue poi non prestate la giusta attenzione . Rischiate di non diventare allora schiavi del consumismo .

Che dite  proseguiamo ?

O preferite andare ai quartieri spagnoli a vedere il murales di Maradona , il luogo più visitato oggi a Napoli e pubblicizzato dalle agenzie turiste di tutta Europa .

Vi aspetto al vostro ritorno se volete ….li vi potete rilassare …

Che tristezza ….

Il luogo più visitato di Napoli , tra tante meravigliose opere che possiede la nostra città … il murales di Maradona ….

Bah ! Lasciamo perdere …passiamo oltre …

Dovete sapere che nel quattrocento nella nostra città si era soliti assistere ad ggregare case preesistenti per farne palazzi di maggior prestigio . Essa era una consuetudine tipicadi quell’epoca  ed  i Gaetani edificarono il proprio palazzo nei pressi di quella che un tempo era la cinta muraria della città, aggregando proprio varie preesistenti immobili.

Il loro palazzo che si estendeva per molto tratto di questa piazza , sorgeva  quindi fuori alle mura della città ma a poca distanza da una  una delle Porte più famose di Napoli, Porta Donnorso, che garantiva l’accesso al Decumano Maggiore.

 

Il Palazzo dei Gaetani comunque non rimase un unicum nella zona. Ve ne sorsero degli altri, che presto sarebbero diventati altrettanto prestigiosi.

 

 

Uno di questi , almeno quello che resta di esso, affaccia proprio sui vostri amati barretti . Eè quello che oggi appare nella sua facciata come il piu decadente . Eppure esso è stato per lungo tempo uno dei più  importanti  palazzi di Napoli.

Il palazzo come  vedete può sembrare un palazzo come tanti altri , anonimo , decadente  e con una facciata completamente danneggiata . Esso appare oggi forse tra i brutti edifici della Piazza sopratutto nella sua facciata che appare senza alcun intonaco , ma dovete sapere che al contrario di quanto possa sembrare è invece il palazzo piu presigioso e ricco di storia dei tanti che lo circondano .

Quello che oggi osservate è solo quel che resta dell’ antico ed    importante  palazzo  appartenuto un tempo al principe Conca .

Esso appare così ridotto dal terremoto del 1694   di cui si è salvata la sola facciata in pietra piperno, che rimase intatta come la si vede adesso. Il palazzo ha perso il suo strato d’intonaco e mostra chiaramente i suoi grossi  e irregolari mattoni che non sono altro che blocchi di tufo delle mura greche , smontati e riutilizzati per la costruzione dell’edificio come si era solito fare all’epoca .

 

 

 

 

 

 

 

 

La storia secolare di Palazzo Conca comincia nel 1488. quando  Scipione Pandone ,conte di Venafro, acquistò e fece restaurare un palazzo in rovina da Lionetto da Siano, un noto intagliatore di pietre, allora molto noto in citta.  Egli non badando a spese rese il palazzo bellissimo  e quanto meglio adatto ad ospitare la sua nobile famiglia. I padroni di casa però non si distinsero mai come buoni risparmiatori, e il nipote di Scipione, Enrico , che nel frattempo aveva sposato Caterina Acquaviva , nonostante il suo ricco matrimonio , si ritrovò ben presto coperto da nemerosi  debiti. Per far fronte alle spese, decise di seguire il francese Odeot de Foix ,  signore di Lautrec, nella guerra contro la Spagna, di cui lo stesso regno di Napoli era diventato vicereame.

La sua scelta non si rilevò però particolarmente felice poichè la sorte della guerra non fu favorevole ai francesi .

Il fatto di aver partecipato  ad una guerra tra francesi e spagnoli ed essersi schierato dalla parte dei francesi , non gli venne mai più perdonata dai spagnoli .

Napoli era allora un viceregno spagnolo , direttamente dipendente dalla Spagna e certamente la sua scelta non fu solo poco felice ma direi anche alquanto stupida. Con la pace di Cambrai del 1530  ,Enrico fu infatti costretto a scappare dalla furia di  Filiberto di Chalons  viceré di Napoli, riparando  a Venafro, il feudo di cui era conte, nella speranza di poter passare in terreno pontificio .Ciò ovviamente non bastò: Enrico , tradito, catturato e consegnato al principe d’Orange , fu fatto prigioniero e poi successivamente decapitato a Castel Nuovo .

Alla sua morte tutti i suoi beni ,  palazzi e feudi  furono a lui confiscati dal principe d’Orange , lasciando in completa miseria  la povera Caterina Acquaviva ,che  rimasta vedova non riuscì a far fronte a numerosi impegni economici tra i quali anche quello di non arrivare  addirittura  a pagare  il medico Luca Lepore per le cure praticate al figlio Carlo .

 

 

 

 

 

 

 

A causa dei numerosi debiti contratti , ed anche  della sue spese esagerate, che il palazzo comportava nella sua manutenzione , l’edificio  venne allora donato nel 1532 da re Carlo V , al marchese Ferdinado Alarçon come ringraziamento per la fedeltà dimostrata nei confronti della famiglia reale.

CURIOSITA’ : Il marchese Ferdinando Alarcon de Mendoza che si era distinto nella guerra contro i francesi , aveva precedentemente anche partecipato alla guerra di Pavia ( finita con  la disfatta dei francesi ad opera dei spagnoli ) che lo aveva visto protagonista come comandante di una delle tre divisioni che giunse alla cattura dello stesso re francese Francesco I . A lui , per la stima che poneva re Carlo V fu anche affidato il delicato compito di tenere in custodia il prezioso personaggio del reale francese a Pizzighettone .Sempre a lui fu affidato il compito di trasportare il re francese a Madrid dove fu trattenuto sotto sua custodia nel palazzo dell’Alcazar fino a sua liberazione .Il re  quindi come premio ai suoi servigi , gli conferì il titolo di Marchese della Valle Siciliana e donato vari averi tra cui il palazzo Conca  .

Al Marchese però  l’edificio stava stretto, e decise così di ampliarlo acquistando dapprima il  vicino palazzo, appartenente al duca di Traetto, e poi gli orti e giardini del vicino monastero di San Sebastiano nonchè  un esteso terreno dei frati di San Pietro a Majella.

N.B, Il titolo di duca di Traetto era un titolo che la nobile famiglia  Gaetani si era procurata nel 1498. Essi , in zona erano proprietari di alcune  case vicine al palazzo, dette appunto “Case Traetto” ed alltre  confinanti con le stesse separate però da un vicolo, che erano chiamate “case Campanile “che furono sempre acquistate da Scipione Pandone nel 1488.

I progetti di espansione dell’edificio furono poi continuati dal  nipote Fernando che comprò altri terreni sulla Strada di Santa Maria di Costantinopoli per costruire un nuovo edificio. A questo punto, però, quando il palazzo era ancora in via di realizzazione, intervennero i padri di San Pietro a Majella che vantavano crediti nei confronti della famiglia Alarçon.

Fernando infatti ,  come i precedenti proprietari aveva problemi a contenere le proprie spese. Era anche lui , alquanto spendaccione e anche lui come i suoi predecessori  finì per indebitarsi e lo fece sopratutto con i padri di San Pietro a Majella. ai quali il buon Ferrante aveva infatti dimenticato di pagare il terreno acquistato a suo tempo  e questi ovviamente gli fecero causa , portando la questione in tribunale .

Il  tribunale , dopo aver esaminato il caso , decise di mettere all’asta il palazzo che fu acquistato nel 1570  da don Giulio Cesare di Capua, principe di Conca e da sua madre , la contessa di Palena.

La nobile famiglia del principe fu tra le prime famiglie in città ad ottenere  incarichi ricoperti per censo . Don Giulio si distinse come valoroso guerriero nelle spedizione del duca d’Alba , tanto da meritare da Filippo II , il principato di Conca. , mentre Il figlio Matteo , sposò addirittura la figlia del viceré dell’epoca,e fu lui che nel dare lustro al palazzo ne decise quello che è l’attuale nome con cui ancora oggi il palazzo si chiama .

Con i nuovi proprietari il palazzo acquisitò infatti una magnificenza regale .Il principe di Conca una volta acquistato il palazzo  comincia a ristrutturarlo senza badare a spese. Quelle che erano le Case Traetta e le Case Campanile vennero  nobilitate dalle mani dei migliori artisti dell’epoca, tra pittori, scultori, ed architetti.

Nel 1591, con la morte di Giulio Cesare di Capua, gli subentra il figlio Matteo. A lui il padre lasciò non solo il palazzo ma una grossa eredità . Un fortuna che il  nuovo  Principe di Conca , rese ancora più ricca di suo padre grazie ad  un matrimonio particolarmente redditizio fatto sposando Miranda Giovanna Pacheco.

I due coniugi , vissero nel palazzo con una numerosissima corte , utilizzando lo stesso   come centro di raccolta per intellettuali ed artisti di ogni tipo, inaugurando una intensa stagione di mecenatismo. Beneficeranno della loro  generosità personalità del calibro di  Torquato Tasso ,autore della Gerusalemme liberata, e Giovan Battista Marino , massimo esponente del Barocco letterario in Italia, che lavorò per il conte come segretario

E’ infatti da questo momento che il nobile palazzo passò alla storia affermandone il nome .

L’ erede Matteo , insieme alla moglie fecero della propria dimora un palazzo da favola con innumerevoli opere d’ arte. Da quel momento quadri pregiati  e statue di valore assoluto invasero  Palazzo Conca in un vortice inarrestabile di arte. I suoi soffitti meravigliosamente affrescati facevano da contorno a splendidi   mobili ,  specchiere , argenterie di valore e una notevole biblioteca che come prima accennato  ebbe l’ onore di ospitare Giovan Battista Marino e Torquato Tasso.

Il palazzo vide ampliare la sua loggia , creato uno spazio per la rimessa di carrozze , stalle per i cavalli e alloggi per la servitù , e finanche di fronte alla facciata ,  anche un campo per il gioco della racchetta e del pallone in uno spazio coperto .

Il palazzo una volta  ristrutturato  divenne in città il vero e forse più rappresentativo cenacolo ambito della nobiltà partenopea . Un vero salotto culturale dove artisti e letterati vari si avvicendevano e spesso vi soggiornavano  .

 

 

 

 

 

 

Matteo fece costruire annesso al palazzo  in  comune accordo con i monaci , anche un ponte levatoio che collegasse il palazzo stesso  con la chiesa di san Pietro a Majella, dove poi il figlio, Cesare, ottenne anche una cappella di famiglia.

N.B. : Sia Matteo che  il figlio Cesare, non badarono a spese e anche loro come i precedenti propretari del nobile palazzo , passarono le loro vite immersi nei piaceri della mondanità.  L’uno , come abbiamo visto investi nel palazzo e nei conviti, per affermare il suo salotto letterario in città, l’altro, invece tradito dalla moglie, esaurì il suo patrimonio in facili compagnie.

Il figlio di Matteo , che si chiamava Cesare  come il nonno , trovatosi a  dover fare i conti con una situazione economica non proprio facile da gestire per alcune  situazione finanziaria lasciate dal padre,non sapendo come gestire le proprie finanze , finì purtroppo anche lui alla fine per dissipare  quasi del tutto la sua eredità .

Egli dopo  una vita totalmente disordinata fu un giorno rovato morto per una caduta da cavallo vicino alla Porta Reale , dove era facile trovare allegra compagnia .

Alla sua morte,  il figlio Matteo poco capace di amministrare il patrimonio , dissipò tutte le sue residue  fortune e malvisto dal vicerè , conte di Monterey, per qualche parola di troppo..fu incarcerato nel 1632 in Castel Nuovo dove morì , forse secondo molti avvelenato dallo stesso vicerè che voleva vendicarsi di una rivalità in amore.

Alla sua morte lasciò comunque numerosi debiti e di conseguenza il palazzo , messo all’asta venne acquistato , nel 1637 da don Antonio Orsino  , che dopo aver sborsato la notevole somma di 27000 ducati, cedette il palazzo  alle monache di Sant’Antonio per la stessa cifra.

CURIOSITA’ :Nel giro di meno di cent’anni, quest’ordine riuscì ad accaparrarsi l’intera zona. Nel 1550 infatti le monache acquistarono annettendolo al palazzo Conca , anche il vecchio Palazzo Gaetani, e nel  1658,  ottennero l’autorizzazione per annettre i due edifici  al loro  monastero . Decisero poi  di costruire un muro che collegasse le due strutture chiudendo di fatto i rimanenti vicoli .

Un bel progetto che però non dovette far molto felice nostro signor Gesù visto che nel  1694, un terremotò arrecò gravi danni al monasteroradendo al suolo buona parte di esso . Lo stesso palazzo  Conca che fuquasi del tutto  demolito , tranne che per la parte che si affaccia in piazza Bellini. Il resto dell’edificio le suore furono purtroppo costrette ad abbatterlo .

Ad essere risparmiata dal terremoto du quindi la sola facciata in piperno  in cui poi   sono stati incorporati il portale a sesto ribassato e una lapide.

Certo, non si può dire che i loro acquisti  furono  particolarmente fortunati per loro , visto che  nel 1694 un terremoto rase al suolo molta parte del monastero,e dell’antico Palazzo Coca risparmiò solo la zona della facciata.

Oggi del nobile palazzo appartenuto a  principi, marchesi, conti, duchi, duchesse, ma anche avide monache che affaccendarsi in giochi di arte e potere, hanno cercato di impossesarsi dell’intera zona , resta a noi solo quella facciata . Essa resta li oggi silenziosa  a testimoniare con la sua facciata il declino di un centro storico  dichiarato nel 1995 Patrimonio mondiale dell’umanità, per la sua unicità nel possedere  un impianto urbanistico storico fieramente difeso dalle omologazioni architetturali tanto di moda nel resto del mondo .I nostri antichi decumani a differenza dei mutamenti sociali, delle omologazioni culturali di tante altre città’ nei secoli non si è lasciato mai influenzare da  ciò che avveniva altrove , aldilà del nostro Golfo .Esso fino a  qualche tempo fa , ha conservato per secoli , intatte le sue bellezze ,i suoi monumenti e sopratutto  la sua architettura unica al mondo .Le sue chiese , i suoi palazzi , i suoi stretti e misterioso vicoli , i suoi vasci , sono stati considerati dall’ Unesco delle vere e proprie opere d’arte .

Erano queste le motivazioni che avevano portato ad avere l’ambiziosa targa esposta in Piazza del Gesù da parte dell’Unesco .

Avevano premiato un luogo che con la sua caratteristica morfologia urbana porta con sé cultura, artigianato, e mito .Avevano premiato Il resistere  nel tempo degli antichi vasci , delle vecchie tradizioni artigianali e sopratutto l’anima del luogo .E’ stato insomma il luogo che conservando immutate le sue caratteristiche nei secoli , ha meglio rappresentato negli anni il luogo dove meglio ognuno di noi poteva calarsi nella lingua , nella musica , nell’arte  e nella storia della nostra meravigliosa città’ .

La forza del nostro centro storico  per secoli è stata quella di conservare intatte le sue radici , conservare immutati la quasi totale parte dei suoi storici edifici ed il nostro compito era quindi solo quello di proteggere , salvare e valorizzare questo patrimonio, sopravvissuto giàper miracolo ai vari tentativi di sventramento intrapresi fra gli anni Settanta e Novanta in nome della “riqualificazione”, della «bonifica sociale» .

Dopo tanti secoli invece arriva a distruggere tutto una insana malamovida che in una piatta globalizzazione in linea con il resto delle altre città d’Europa ( che non sono Patrimonio mondiale dell’UNESCO ) decide che il nostro centro storico deve essere uguale a tutti gli altri .Deve cancellare le sue tipiche caratteristiche .Eliminare tutti i negozi di vero “artigianato locale “ come un un libraio , un falegname, un liutaio, un impagliatore, un restauratore, un calzolaio, un sarto, o un orafo ,e omologazione alle altre città europee mettendo al loro posto solo paninoteche, pizzerie, friggitorie, gelaterie , bar , e barretti cresciuti in questi ultimi due anni di oltre il 200%  .  Avete  mai veramente letto quello che sta scritto sulla targa esposta in Piazza del Gesù’ ?“ Napoli è una delle città più antiche d’Europa, il cui tessuto urbano contemporaneo preserva gli elementi della sua lunga e importante storia “.

Questo è il motivo per cui l’Unesco ha premiato il nostro centro storico come patrimonio dell’Umanita’ .Non certo perché poi si possano trovare in esso barretti da 2 euro a Spritz , o vasci dove puoi comprare zeppole , panzarotti e cuoppi fritti .Certamente l’Unesco conferendo quella targa al centro storico mai immaginava che poi avremmo noi napoletani esportato in quel luogo il modello della malamovida tanto presente in altre città .Il nostro centro storico per l’Unesco era il luogo di identità e valore di una capitale universale della cultura e dell’arte, di integrazione sociale e multietnica.Destinare questo luogo alla sola avvilente e invadente monofunzione di rivendita di alcolici era una prospettiva terrificante di omologazione alla bruttezza e all’impoverimento intellettuale.

Oggi Piazza Bellini , ricca di bar e barretti , così come tutto il centro storico , di sera , puzza di marijuana e alcool .

Gli antichi cardini dei decumani puzzano di frittura , e piscio o vomito di ubriachi ragazzi .E’ questo che voi chiamate modernita?

Sono questi gli adattamenti moderni che il nostro centro storico dichiarato dall’Unesco nel 1995 Patrimonio dell’umanità deve necessariamente subire per avere più turismo ?

Il  nostro centro storico purtroppo oggi sta oggi lentamente trasformandosi perdendo di vista le vere motivazioni di tale nomina. Sta perdendo la sua anima .

Cosa stiamo combinando ?  Che stiamo facendo ?

Napoli non è una città come tante altre . Non può trasformarsi anche lei come le tante città di questo schifoso consumismo  .Farla diventare  il parco giochi dei turisti è uno schifo.  Dobbiamo difenderla dall globalizzazione che attanaglia il resto del mondo . Non dobbiamo   farla diventare  la copia  delle  metropoli  europee.  Napoli ha la sua identità  millenaria.

Noi dovevamo solo proteggere l’insieme della sua struttura urbanistica come si era venuta lentamente a comporre  nei secoli: dovevamo non solo tutelare i singoli edifici monumentali, ma l’intero ambiente, anche ai fini di un’appropriata riqualificazione del complesso tessuto sociale che in esso si è stratificato nel corso dei secoli.Ma poi sono arrivati loro … gli speculatori …. quelli che senz’anima vedevano il luogo solo come uno dei tanti posti dove riciclare il loro sporco danaro .Gli antiche vasci si sono così tutti trasformati in bar , pub , fast food e ristoranti .Gli antichi nobiliari palazzi ricchi di affreschi alle volte , seppure sotto il vincolo della sovraintendenza , dopo essere scampati allo sventramento del risanamento. hanno purtroppo oggi dovuto sopportare veder crollare le loro maestose pareti affrescate a vantaggio di una nuova e piu suggestiva edilizia che con il loro moderno design meglio si adatta ad essere una struttura ricettiva turisticaI vari Bed-and-breakfast che la Pandemia ha messo in ginocchio sono stati tutti comprati  da chi i soldi li deve riciclare .Gli storici vicoli costruiti dagli antichi greci oggi puzzano di frittura e si affollano di turusti intenti a mangiare solo zeppole , panzarotti e cuoppi . Storiche botteghe , bassi o terranei che affacciano sulle strade sono stati sostituti e adibiti a microbar per smerciare superalcolici a bassissimo costo a portata di tutte le tasche o attività di dubbio gusto come kebabbari e negozi di souvenir made in China  

Il nostro centro storico portatore di cultura e di conoscenze è irrimediabilmente stato occupato da ignoranti uomini di malaffare che neanche minimamente conoscono quello che stanno calpestando , comprando o ristrutturando cancellando addirittura antichi prestigiosi affreschi da vecchi palazzi nobiliari solo per destinare il tutto  ad uno squallido uso ricettivo turistico  capace di portare solo soldi .

Comprano , ristrutturano , e addirittura trasformano l’architettura di antichi palazzi nobiliari architettonici di cui non sanno nulla . 

Non conoscono la storia di quei luoghi … non ne apprezzano l’anima ma solo il core business economico . 

Non sanno nulla di quei luoghi , di quelle strade , di quei stretti cardini , di quelle chiese trecentesche , di quei palazzi nobiliari e di quei antichi chiostri .

Cosa pensate che interessi loro degli affreschi del Mattia Preti o del bellissimo altare maggiore del  600 realizza da Cosimo Fanzago presenti nella chiesa di San Pietro a Maiella ? 

Credete  che loro sappiano la reale  importanza del campanile della Pietrsanta realizzato con materiali di spoglio proveniente da monumenti e frammenti architettoniche di epoca precedenti ? 

Pensate che loro conoscano e diano la loro reale importanza ad artisti come il Vaccaro , Solimena , Stanzione o Dionisio Lazzari che hanno abbellito la bellissima Basilica di San Paolo Maggiore ? 

Credere che loro sappiano chi sono i Dioscuri oppure si siano mai emozionati nel vedere il tripudio di angeli e intarsi lignei che decorano la chiesa di Santa Patrizia ? 

La loro  triste anima che bada solo ai soldi pensate si possa mai arricchire del trionfo di oro , stucchi e decorazioni presenti in una piccola chiesa nascosta in un vicolo o meglio un cardine della antica Neapolis ? 

Troppo avidi  per capire quel bellissimo soffitto cassonato è troppo ignoranti per emozionarsi di fronte alla cupola affrescata dal nostro Luca Giordano , 

Tutta questa arte a loro poco interessa … 

A loro interessa comprare per quattro soldi gli antichi vasci e trasformali in stanze da affittare .

A loro interessa fare affari comprando vecchi appartamenti nobiliari abbelliti da meravigliosi affreschi e poi completamente ristrutturarli abbattento tutto quel “ vecchiume “ che la loro bieca ignoranza non potrà mai apprezzare . 

L’importante è che diventi un moderno bed and breakfast da fittare ogni giorno . 

Quanto pensate che a loro veramente interessi dei numerosi splendidi affreschi presenti nella chiesa del Gesù Nuovo . 

Pensate che loro conoscano chi siano Belisario Corenzio ,Paolo De Matteis ,Giovanni Lanfranco ,Massimo Stanzione , Aniello Falcone , Jusepe  De Ribera , Michelangelo  Naccherino ,Fabrizio Santafede , Dioniso Lazzari o Francesco Solimena ? 

Pensate che abbiano mai visto o apprezzato o mai pianto di commozione nel vedere i loro affreschi presenti nella bella chiesa del Gesù Nuovo ? 

Eppure abitano , vivono e passeggiano ogni giorno in quei luoghi .

Ma non ricercano arte … essi cercano solo nuovi appartamenti da trasformare in bed and breakfast , nuovi locali i da trasformare in bar o ristoranti . 

Cosa volete che se freghino di chi abbia voluto e perché mai sia stato costruito il monastero di Santa Chiara o di chi abbia realizzato il suo bellissimo chiostro maiolicato . 

Se gli chiedete chi sono Antonio Vaccaro ed i fratelli Massa vi guardano attoniti .

Cosa vuoi che freghi ? 

L’importanza è che ci sia e porti soldi ..  soldi .. solo soldi .

La preziosa collezione di libri conservata nella biblioteca del monastero della chiesa di San Domenico Maggiore o dei Girolamini per loro si può anche buttare . 

Poteva interessare ad un giovane Bruno Giordano , un Tommaso Campanella o ad un certo Tommaso d’Aquino , ma non certo ad una banda di ignoranti uomini di malaffare . 

Loro di quei posti sanno solo che affittando una stanza per un giorno ad un turista possono ricavarne soldi . 

Il suolo pubblico del centro storico per loro è oramai diventato un suolo da sfruttare ad ogni costo solo per guadagnare danaro .

Oramai il luogo è “ roba loro “ ad esclusivo loro uso “privato “ .

La statua del Nilo guarda ogni sera stupefatta il degrado che il suo Decumano sta vivendo .Quella di San Gaetano proprio non capisce perché ora in questo luogo non comanda lo stato ed i marmi di Santa Chiara, l’obelisco di Piazza del Gesù Nuovo e la fontana di Monteoliveto , vengono imbrattate di continuo .Non capisce perché la  trecentesca basilica di Santa Chiara viene continuamente sporcata dalle vernici delle bombolette spray.La grande anima ancora presente in quei luoghi del grande Benedetto Croce non riesce più neanche a riposare in pace nel vedere il suo amato quartiere cosi declassato a luogo di perdizione, discarica, parcheggio e spaccio di droghe notturna a cielo aperto.Anche lo stesso fantasma del principe Raimondo  che tanto faceva tremare i passanti dinanzi alla sua abitazione con i suoi sinistri bagliori che da essa provenivano , sembra impaurito dalla cosiddetta “mala movida” che impera .Neanche i suoi alchemici esperimenti sembra possano porre fine al momento drammatico senza eguali che il luogo sta vivendo .Sotto lo sguardo soddisfatto del diavolo presente sotto il campanile della Pietrasanta , l’intera zona e’ oramai diventato luogo di business delle associazioni malavitose organizzate .Tutte  le bellezze del centro storico infatti servono oramai solo ad arricchire gli uomini di malaffare della nostra cittàI mille colori, che Pino Daniele avrebbe cantato con molta poesia oggi non vede più Napoli nei suoi “ mille colori “ ma sopratutto vede Napoli ed il suo centro storico nelle sue .. mille paure … le stesse che probabilmente , visti i mancati e dovuti controlli , attanagliano ogni giorno , vigili urbani , consiglieri comunali e i dipendenti della Sopraintendenza archeologica belle arti .La deriva notturna del centro storico è sotto gli occhi di tutti .. basta osservare le persone e cogliere i loro sentimenti per rendersi conto che quel Patrimonio dell’Unesco oggi non esiste piùQuella realtà unica al mondo non è più Patrimonio dell’Umanita’ , ma come tante cose della nostra città , oggi è Patrimonio della Camorra .

 

Bonifacio VIII e Celestino V 

Per quei pochi  che nella vita hanno ancora voglia di leggere , a completamento di questo articolo dedichiamo una nota al Giurista,e  fondatore dell’Università La Sapienza di Roma , nonchè  organizzatore del primo Giubileo, nel 1300.

Parliamo ovviamente dell’ arrogante, egocentrico, e uomo di chiesa avido di soldi e potere,  Bonifacio VIII .  Egli fu un personaggio controverso.

Danta Alighieri nella sua nota commedia gli riservò , per i suoi noti maneggi pontefigi, addirittura un posto nell’inferno ancor prima che fosse morto, mentre Jacopone da Todi lo apostrofò come “novello anticristo”, pagando la sua audacia con la scomunica e il carcere.

Le leggende popolari sul suo conto si sprecavano: c’era chi diceva fosse superstizioso, chi raccontava che il suo anello emanasse “un’ombra talvolta luccicante, talvolta no” e assumesse forme nuove, umane e animalesche. Di certo Bonifacio fu l’ultimo a concepire il pontefice come massima autorità spirituale e politica della cristianità, superiore a qualsiasi sovrano.

 

Benedetto Gaetani nato ad Anagni intorno al 1230, ebbe una rapida carriera ecclesiastica, conclusasi con la sua elezione a pontefice 4 giorni dopo l’abdicazione di Celestino V, che finì subito nelle sue grinfie: Bonifacio lo fece arrestare, temendo che i cardinali francesi a lui ostili potessero nominarlo antipapa.

Celestino V , , cioè Pietro da Morrone era una persona semplice con scarsa personalità lontana dai giochi di potere di potenti vescovi e schivo da qualsiasi lusso,. Egli  accettò forzatamente e a malincuore il soglio papale durante il cui breve periodo non fece altro che pregare ininterrottamente .

Morto infatti il papa Niccolò IV, la chiesa era rimasta bloccata nell ‘ elezione del nuovo papa per lungo tempo ,non riuscendo il conclave a decidere tra un cardinale Caetani ed un Colonna.
Carlo II d’ Angiò partecipò attivamente alla vicenda recandosi personalmente a Perugia per sollecitare la nomina del nuovo papa. Il cardinale Malafranca per sbloccare la situazione su consiglio del re angioino propose il nome di un frate eremita che viveva sui monti della Majella in Abruzzo . Il re , collocando sul trono papale persona di sua fiducia pensava di poterne poi ricavare vantaggi di ogni genere e incominciò a sbanderiare presso il conclave una profezia del frate di grandi sciagure in caso di ulteriore ritardo nell’ elezione del papa.
Il conclave , allora, considerata la tarda età di Pietro Angeleri , e ritenendo ciascun cardinale di poter facilmente manovrare l ‘ ingenuo frate , lo elesse all’unanimità papa, col nome da lui scelto di CELESTINO V.

Immediatamente ,il re di Napoli si recò a Morrone ad acclamare il nuovo papa che a cavallo di un asinello fu trasportato a l’ AQUILA , Dove fu incoronato nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio.

Ma il povero Celestino V resistette  solo 4 mesi sul trono papale.

Il monarca angioino infatti esercitò su di lui un vero e proprio plagio inducendolo a trasferire la sede papale presso la corte napoletana , dove lui scelse una stanza misera e spoglia , mentre le nomine dei nuovi cardinali furono tutte di personaggi francesi o fautori della politica angioina.
Al povero nuovo papa la curia incominciò così ad esercitare forti pressioni invitandolo a ritornare sulle montagne e a rinunciare con le buone o con le cattive al trono papale .
E fu così che ii 13 dicembre 1292 CelestinoV, convocato il concistoro annunciò le dimissioni.
Il cardinale Caetani , in un colloquio riservato subito trovo’ un accordo con il re angioino per futuri reciproci vantaggi e il 24 dicembre successivo fu così eletto papa col nome di BONIFACIO XIII.


A questo punto , temendo per la sua vita , Pietro fuggi tentando di raggiungere la Grecia , ma una tempesta lo fece naufragare sulle coste del Gargano.
Per un pò di tempo, sperando di non essere trovato trascorse eremitaggio campestre , ma fu localizzato , prelevato dal governatore di Vieste , a nome di Bonifacio VIII ed imprigionato nel castello di Fumone, dove morì nel 1296.
Pare che un ‘analisi della salma , attualmente nella basilica di Collemaggio a l ‘ Aquila , effettuata nel 1888 abbia mostrato un chiodo infisso nel cranio.

BONIFACIO XIII da  allora continuò a immischiarsi nelle vicende politiche francesi, fiorentine, spagnole, senza peraltro nessun’altra intenzione che giovare a se stesso. Odiato al di fuori dello Stato pontificio, Bonifacio non era amato neanche all’interno della Santa Sede: colpiti dal suo atteggiamento arrogante e accentratore, alcuni membri della Curia e dell’aristocrazia romana capeggiati dai cardinali Pietro e Giacomo Colonna  Giacomo gli si rivoltarono infatti contro. Sostenevano che la sua elezione fosse illegittima e per questo nel 1297 lo dichiararono decaduto.

 La vendetta del papa fu terribile: scomunicò i due cardinali, confiscò i loro beni e nel 1299 fece radere al suolo Palestrina, roccaforte dei Colonna, “perché non vi resti nulla, nemmeno la qualifica o il nome di città”.

I Colonna, che si rifugiarono in Francia, ebbero però la loro rivincita: aiutati dal re Filippo IV il Bello, che non accettò mai la sottomissione al papa, riuscirono a mettere il pontefice sotto processo, a giugno del 1303, per destituirlo. I primi di settembre gli eventi precipitarono: Giacomo Sciarra Colonna e il consigliere di Stato francese, aiutati dalla borghesia di Anagni e da molti cardinali, assaltarono il palazzo pontificio, catturarono il papa e lo tennero prigioniero. Non risparmiarono le ingiurie, secondo alcuni persino fisiche: per questo l’episodio passò alla Storia come lo schiaffo di Anagni. Bonifacio si salvò solo grazie all’intervento dei suoi concittadini: fiaccato nel corpo e nello spirito, rientrò a Roma il 25 settembre e qui morì poco più di due settimane dopo.

Bella storia vero ?

MA prima di lasciarvi vorrei raccontarvi qualcosa anche a proposito di Onorato II Caetani che come avete letto ha legato molto il suo nome a questo luogo.

Egli  nacque nel 1414 dal conte Cristoforo Caetani e dalla napoletana Giovannella del Forno. Sposò nel 1428 Francesca di Capua, figlia del ciambellano Fabrizio di Capua. A seguito della battaglia navale di Ponza , vinta dai Genovesi il 5 agosto 1435, fu preso prigioniero insieme al re  Alfonso V d’Aragona . Nel 1441 divenne  conte di Fondi  e dopo la conquista del regno di Napoli, conclusa da  Alfonso d’Aragona nel 1442, ebbe importanti incarichi di ufficio presso la corte aragonese tra i quali anche quello nel 1454 di presidente del Sacro regio collegio  e poi  governatore della città di Napoli (1460).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come vi abbiamo accennato egli nel 1466 ottenne  dal re Ferrante I d’Aragona la concessione ed  il privilegio di aggiungere al proprio il cognome d’Aragona. Ebbe buone doti imprenditoriali nel settore dell’olio e dei tessuti di lana: nel 1456 fece costruire e armare a Gaeta   una nave della capacità di 1.000 botti, battezzata “Nostra Domna, Spirito Sancto, Sancto Tomase”, e la offrì al papa  Papa Callisto III  per rifornire di frumento e olio la flotta giunta in Sicilia per la crociata contro i Turchi.

Dopo la morte della prima moglie, sposò la figlia di Carlo Pignatelli. Caterina. e attuò   a Fondi un ambizioso progetto di rinnovamento artistico e monumentale della città, ristrutturando il castello ed il palazzo comitale e ricostruendo ex novo alcune chiese,

Altri suoi inteventi edilizi di importanti ristrutturazione  avvennero comunque anche nelle vicine località di Gaeta e a Traetta (Minturno ) .

A Napoli la sua attività di mecenate investì oltre il Palazzo Caetani anche il chiostro di Santa Maria di Piedigrotta ,  le chiese del Carmine Maggiore e di S. Agostino Maggiore commisionando numerose opere a diversi importanti artisti dell’epoca .

Quando nel 1485 scoppiò la seconda rivolta baronale, suo figlio  Pierbernardino , conte di  Morcone  commise l’errore di prenderne  parte contro la volontà del genitore sempre fedele alla casa reale.

Padre e figlio in quella circostanza entrando in conflitto litigarono furiosamente allontanandosi  a tal punto che quando nel 1487 la rivolta fu sedata nel sangue, Onorato si adoperò con tutte le proprie forze affinché il figlio fosse punito come si conveniva, nonostante Ferrante si mostrasse disposto a concedergli il perdono in segno di riconoscimento per i meriti del genitore, che non aveva risparmiato né risorse né denaro, nonostante l’età avanzata, per sostenere il sovrano nella repressione della rivolta.

Onorato si mostrò irremovibile e Pierbernardino il 18 gennaio 1487 venne rinchiuso dal re nella Torre di San Vincenzo, dove morì di dolore e disperazione nel Marzo di quell’anno.

Questo fatto suscitò grande scandalo  in città e nella nobilta napoletana al punto che molti credettero che dietro a questa ostentata caparbia decisione di non salvare il proprio figlio vi mossero le astute manovre della matrigna Caterina, che allontanando cosi da corte Pierbernardino con il quale aveva continui forti contrasti ,  potesse ella avere  meglio modo di derubare a suo piacimento il marito.

N.B Il padre Onorato padre che durante gli ultimi anni della sua vita avesse continui rimorsi della sua azione patricida e  giudicava pentito di questa azione ogni sera  non riuscisse più a dormire. 

Ferrante, per ricompensare Onorato della sua fedeltà, concesse in sposa la propria nipote Sancia ,  figlia illegittima del duca di Calabria, all’omonimo nipote di Onorato ( Onorato III )  e stabilì che la ragazza portasse in dote al marito i beni e la vita del padre, e che dunque Pierbernardino fosse risparmiato, ma questi non si salvò comunque, poiché morì prima delle nozze. Onorato ammogliò ugualmente il nipote il 7 maggio del 1487 alla nipote del re, imparentandosi così con la casa d’Aragona.

Onorato II morì a Fondi, nel palazzo Caetani, il 25 aprile 1491 lasciando i due nipoti sotto la tutela della seconda moglie  Caterina Pignatelli e del fratello Giordano Caetani  , patriarca di Antiochia e arcivescovo di Capua. Fu sepolto a Fondi, in abito francescano, nel sepolcro marmoreo, oggi disperso, che si era fatto costruire dal marmorario  Luca di Sant’Elia  nella chiesa di S. Francesco.

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