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Il 23 settembre del 1835, in una casa di Puteaux, un piccolo centro alle porte di Parigi, adagiato lungo la Senna moriva affetto da malattia intestinale, della quale soffriva da tempo,Vincenzo Bellini , uno dei compositori musicali più celebrati d’Europa.

Aveva soltanto trentatré anni e pochi mesi prima, la sua ultima opera, I puritani, aveva ottenuto uno straordinario successo al Théâtre-Italien di Parigi,

Aveva finalmente conquistato il pubblico francese e contemporaneamente aveva quindi consacrato definitivamente il suo successo internazionale.
Ma purtroppo non aveva fatto bene i conti con la sua malattia che si era improvvisamente aggravata.
Negli ultimi giorni era rimasto quasi isolato nella villetta dove trascorreva l’estate, mentre in Francia si diffondeva il timore del colera.
Il suo corpo fu trovato nel pomeriggio del 23 settembre.
Bellini era nato a Catania, ma una parte decisiva della sua vita e della sua musica appartiene a Napoli.
Arrivato dalla Sicilia nella nostra citta’ nel 1819 ,non ancora diciottenne,grazie a una sovvenzione del Comune di Catania, entrò nel Real Collegio di Musica, allora ancora ospitato nell’ex convento di San Sebastiano lungo la strada che oggi conserva purtroppo nel proprio nome il solo ricordo di quell’antico complesso.
Soltanto nel 1826 l’istituto sarebbe stato trasferito nell’ex convento dei Celestini di San Pietro a Majella, diventando il Conservatorio che oggi tutti noi conosciamo.
Bellini aveva superato il limite d’età previsto per l’ammissione, ma riuscì ugualmente a ottenere un posto gratuito e in breve tempo divenne “maestrino”, cioè assistente dei docenti e guida degli allievi più giovani; nel 1824 era già primo maestrino.
In questo meraviglioso luogo , egli ebbe modo di studiare dapprima con Giovanni Furno,  poi con Giacomo Tritto e infine con Nicola Antonio Zingarelli.
Attraverso di loro conobbe l’armonia, il contrappunto, la tecnica vocale e soprattutto quella tradizione musicale napoletana che aveva avuto in Cimarosa e Paisiello due dei suoi maggiori protagonisti.
Nella biblioteca del Conservatorio sono ancora conservate alcune delle partiture di Haydn e Mozart sulle quali si formò.

Tra gli allievi del conservatorio, Bellini conobbe Francesco Florimo, on il quale strinse un’amicizia destinata a durare per tutta la vita .

Napoli gli offrì una scuola, ma anche il confronto quotidiano con il teatro vivo. Nei teatri cittadini ascoltava Rossini, allora dominatore delle scene, e osservava il lavoro di Mercadante, Pacini e Donizetti.
Nel 1825, al termine degli studi, Bellini presentò nel teatrino d Conservatorio la sua prima opera, Adelson e Salvini. Si trattava di un’opera semiseria con dialoghi parlati e persino una parte buffa in dialetto napoletano.
Il successo ottenuto, attirò l’attenzione di Domenico Barbaja, l’impresario che governava la vita teatrale cittadina e che gli commissionò un’opera per il San Carlo.

L’anno seguente ,il 30 maggio 1826 il Teatro San Carlo gli aprì le porte andando in scena con Bianca e Gernando.

N.B. Il titolo originario, Bianca e Fernando, era stato modificato per evitare che il nome del principe ereditario Ferdinando comparisse in un intreccio teatrale.
Sul palcoscenico c’erano interpreti come Henriette Méric-Lalande, Giovanni Battista Rubini e Luigi Lablache


Il risultato fu un successo incredibile a tal punto che possiamo dire con un certo orgoglio che da Napoli cominciò la sua affermazione europea.
L’accoglienza del pubblico aprì a Bellini infatti una strada che da Napoli lo avrebbe portato alla Scala, dove nell’ottobre del 1827 Il pirata segnò l’inizio della sua affermazione internazionale.
Agli anni napoletani appartiene anche l’amore per Maddalena Fumaroli, giovane figlia del magistrato Francesco Saverio Fumaroli.
Bellini frequentava la casa della famiglia e le impartiva lezioni di pianoforte. Tra i due nacque un legame che avrebbe potuto condurre al matrimonio, ma il padre di Maddalena si oppose: quel giovane musicista siciliano, non ancora consacrato dal successo, non gli sembrava un partito adeguato per la figlia. La vicenda fu in seguito avvolta da toni romantici, ma il sentimento lasciò una traccia profonda.
Quando molti anni dopo, ormai a Parigi, Bellini apprese da Florimo che Maddalena era morta a Napoli il 15 giugno 1834, manifestò all’amico tutto il proprio dolore.
Bellini lasciò Napoli, ma non recise mai il legame con la città. Continuò a scrivere a Florimo, il suo miglior amico più fedele al quale confidava progetti, entusiasmi, difficoltà e vicende private.

Dotato di grande talento musicale ma anche di un bell’aspetto (di lui colpiva il contrasto fra la figura alta e bionda e il languore “meridionale”), si narra che egli sfruttò non poso questa suo piacere alle donnei per nserirsi nella società altolocata nei suoi soggiorni a Catania , Napoli, Genova,  Milano, Londra  e Parigi.

CURIOSITA’: Durante il soggiorno a Genova Bellini allacciò una relazione amorosa con la gentildonna milanese Giuditta Cantù, moglie del possidente e fabbricante di seta Ferdinando Turina; tale relazione, agitata da sospetti e gelosie, durò fino a quando il musicista non abbandonò l’Italia. Degli sviluppi di questo affare Bellini tenne costantemente informato con numerose lettere l’amico Florimo (che però distrusse quelle più compromettenti); da esse risulta chiaramente che Bellini, pur amando la donna, considerava la relazione soprattutto un modo per consolidare i suoi rapporti con la società milanese, e in effetti egli fu più volte ospitato nella villa dei Turina senza che il marito mostrasse di accorgersi di nulla. In realtà la relazione era ben nota a Milano, ma, secondo il costume dell’epoca, si cercava finché possibile di evitare uno scandalo pubblico.

Dal 1827 a 1833 Bellini risedette prevalentemente a Milano, dove compose sei opere nuove, più un rifacimento e un progetto non compiuto, al ritmo piuttosto regolare di circa un’opera all’anno.

Tornò’ nella nostra città nel 1832 accolto dagli onori riservati a un artista ormai celebre e pensò ancora al San Carlo quando preparò una seconda versione dei Puritani destinata a Maria Malibran e Gilbert Duprez.
Quella partitura non giunse in tempo e la rappresentazione napoletana non ebbe luogo. Anche nell’ultimo anno della sua vita, dunque, Napoli rimaneva dentro i suoi progetti.

Nel   febbraio del 1833,  Bellini ritenne giunto il momento di tentare l’affermazione sul piano internazionale e quindi decise di firmare  un contratto per mettere in scena tre sue opere al King’s Theatre di Londra, dove giunse alla fine di aprile; Il pirata, Norma e I Capuleti, Qiesta  interpretate dalla Pasta, Méric Lalande e Donzelli, suscitarono scarso interesse, mentre la Sonnambula, cantata in inglese da Maria Malibran, ottenne un successo vivissimo al Drury Lane Theatre.

Alla fine di agosto Bellini si trasferì a Parigi, dove entrò subito in stretto rapporto con Rossini, che aveva già conosciuto a Milano e che ora dirigeva il Théâtre-Italien; per alcuni mesi, però riuscì solo a far rappresentare opere vecchie, ancora Il pirata e I Capuleti. Ugualmente inutile fu il tentativo di ottenere una commissione dall’Opéra o dall’Opéra-Comique, sia per le sue eccessive pretese economiche, sia per la difficoltà di scrivere un’opera in lingua francese, che conosceva assai male.
Nell’inverno 1833-34 Bellini cercò di frequentare il più possibile la società parigina, in cui fu introdotto da Giuditta Pasta e da alcuni aristocratici italiani in esilio. Poté conoscere personalità della musica e della cultura, come Hiller, Chopin, Liszt, Heine, e ascoltò per la prima volta alcune sinfonie di Beethoven ai concerti del Conservatoire.

Le persone a cui si legò di più furono un commerciante ebreo di Londra, certo Salomon Levy, e la sua amante, una cantante o ballerina chiamata Mademoiselle Olivier; Levy gli affittò una villetta nel sobborgo di Puteaux, a mezz’ora a Parigi, dove Bellini trascorse le estati del 1834 e del 1835.

Nell’aprile 1834 Bellini ricevette finalmente l’incarico di comporre un’opera per il Théâtre-Italien, I Puritani

Ma all’inizio di settembre si risvegliò in maniera acuta la malattia intestinale di cui purtroppo Bellini soffriva da tempo. Egli fu assistito da alcuni dei conoscenti parigini, che però lo lasciarono solo all’aggravarsi delle sue condizioni, forse temendo che si trattasse di colera;

Morì il 23 settembre da solo nella casa di Puteaux, dove il corpo fu trovato nel pomeriggio da un amico. La notizia fu accolta con grande commozione nell’ambiente musicale di Parigi. Rossini si occupò personalmente di raccogliere e inviare alla famiglia i beni lasciati da Bellini, e organizzò il 2 ottobre una solenne cerimonia funebre agli Invalides, alla quale parteciparono tutti i musicisti presenti a Parigi. Il corpo imbalsamato fu sepolto al cimitero del Père-Lachaise, e nel 1876 fu trasportato a Catania.

Bellini trascorse gli ultimi mesi a Puteaux, nella villa del facoltoso inglesa Solomon Levy (o Lewis) e di sua moglie. Il rapporto con i coniugi era abbastanza stretto: alcune maliziose voci raccontano che Bellini fosse amante della signora Levy/Lewis e qualcuno arrivò addirittura a sospettare il tutto come un avvelenamento ai danni del musicista, legato alla  possibile relazione con la donna.

Nei giorni precedenti , quando Bellini si ammalò gravemente accadde infatti  qualcosa che insospettì molto i suoi amici: i coniugi impedirono quasi completamente che fosse visitato. L’ amico  barone Augusto Aymé d’Aquino riuscì a vederlo l’11 settembre; tornò il 12 e il 13, ma il giardiniere aveva ricevuto l’ordine di non fare entrare nessuno. Quando il 14 settembre  D’Aquino riuscì finalmente a entrare nella villa e trovò Bellini morto nel letto. I Lewis non erano in casa: il giardiniere gli riferì che erano andati a Parigi.

La sua avvenuta morte apparve quindi agli amici.abbastanza sospetta e per questo motivo decisero di rivolgersi al Procuratore del Re. Fu allora che Luigi  Filippo ordinò  un’autopsia.

N.B. Circolò in tutta Parigi persino la voce di una relazione del compositore con la signora Lewis e prese corpo il sospetto di un avvelenamento, tanto che venne disposta un’autopsia. Il referto, però, non confermò quei sospetti: mostrò invece le conseguenze devastanti della grave malattia intestinale di cui Bellini soffriva da tempo.

L’autopsia venne eseguita dal professor Adolphe Dalmas, della Facoltà di Medicina di Parigi. Il referto descrisse gravissime alterazioni dell’apparato intestinale, con numerosissime ulcerazioni del colon e altre lesioni addominali. Gli studi medici successivi hanno interpretato il quadro come compatibile soprattutto con una grave malattia intestinale, probabilmente una rettocolite ulcerosa complicata da una possibile colite amebica e da un ascesso epatico

Dopo la morte fu ancora Florimo, il principale destinatario delle sue lettere a contribuire più di chiunque altro a mantenere vivo a Napoli il ricordo del compositore.
Nel 1875, allo scopo di mantenere viva sua memoria, promosse una sottoscrizione pubblica per innalzargli un monumento, coinvolgendo musicisti e personalità della cultura europea.

L’opera, affidata allo scultore Alfonso Balzico, fu inaugurata nel 1886 al centro della piazza che avrebbe preso il nome del compositore. Sul grande basamento erano collocate quattro figure femminili: Norma, Amina, Giulietta ed Elvira, le eroine di Norma, La sonnambula, I Capuleti e i Montecchi e I puritani. Oggi quelle statue non sono più al loro posto, ma Bellini continua a dominare la piazza, seduto in alto con lo spartito tra le mani.

La sua figura come potete notare , non è rivolta verso il vicino Conservatorio di San Pietro a Majella. Guarda invece il palazzo che gli sta di fronte e nel quale, secondo il racconto tramandato in città, viveva Maddalena Fumaroli. Alfonso Balzico avrebbe così consegnato al marmo non soltanto il grande musicista, ma anche il giovane innamorato degli anni napoletani. Da allora Bellini resta seduto al centro della piazza, mentre il suo sguardo continua a cercare la casa della donna che non poté sposare.

N.B L’ episodio di quando Bellini era ancora un giovane studente e a Napoli si innamorò di Maddalena Fumaroli,alla quale Bellini dava lezioni di pianoforte e che avrebbe forse voluto sposare.ha nel tempo assunto toni molto romanzati che vanno presi con le molle. Lo stesso amico Florimo sembra aver caricato di tinte molto romantiche e sentimentali questa storia.  Il nucleo storico — l’amore, il progetto matrimoniale e l’opposizione paterna — è reale, ma alcuni particolari tramandati dalle biografie ottocentesche vanno trattati con prudenza. Addirittura qualcuno sostiene cheMaddalena morì di inedia perchè il successo, le donne gli onori avevano fatto sì che a Napoli non giungessero lettere indirizzate a Maddalenaa

La verità invece corrisponde a ben altro;quando Bellini voleva Maddalena, la famiglia gli disse di no; quando la famiglia fu finalmente pronta a dirgli di sì, Bellini era ormai altrove.

Bellini desiderava sposarla, ma la famiglia di lei — e in particolare il padre — si oppose ripetutamente al matrimonio, considerando il giovane musicista privo di una posizione economica sufficientemente sicura. I  genitori rifiutarono per tre volte, la sua richiesat di matrimonio, anche quando i primi successi napoletani avevano già dato a Bellini una certa notorietà. Poi avvenne il rovesciamento della situazione. Dopo il grande successo milanese de Il pirata nel 1827, Bellini non era più lo sconosciuto «suonatore di cembalo» che la famiglia aveva respinto. I Fumaroli ritirarono la loro opposizione e si mostrarono finalmente disponibili al matrimonio e i genitori concessero il consenso.  Ma a quel punto fu Bellini a non voler più sposare Maddalena. La carriera, la lontananza e probabilmente anche il mutamento dei suoi sentimenti avevano cambiato le cose. Secondo le ricostruzioni biografiche, fece comunicare la propria decisione attraverso l’amico Francesco Florimo; neppure successive lettere di Maddalena riuscirono a fargli cambiare idea.

Note a parte : Oggi sul basamento di Piazza Bellini resta soltanto la figura del celebre compositore, che svetta solitaria sopra le nicchie rimaste tragicamente vuote

Le quattro statue delle eroine belliniane (Norma, Amina, Giulietta ed Elvira), scolpite nell’Ottocento da Alfonso Balzico (o Bazzico) per il monumento a Vincenzo Bellini in  Piazza Bellini a Napoli , sono state rimosse per proteggerle da atti di vandalismo e dall’incuria .  La decisione fu presa dal Comune di Napoli per evitare che i continui danneggiamenti della movida e del tempo degradassero irrimediabilmente le sculture. 

Attualmente la loro esatta sorte presenta alcune incertezze: 

  • Secondo le intenzioni iniziali e la prassi dei beni culturali cittadini, le statue sono state messe in sicurezza e custodite nei depositi comunali per sottrarle al degrado della piazza. [

  • Molti storici dell’arte e residenti ne lamentano la prolungata assenza, e alcune fonti locali ipotizzano che, a causa del lunghissimo tempo trascorso nei magazzini, se ne siano parzialmente perse le tracce o che siano in attesa di un restauro definitivo per essere esposte in un contesto museale protetto (come il vicino Conservatorio di San Pietro a Majella).
    CURIOSITA’; La fama di Bellini, già diffusa mentre era vivo, fu amplissima per tutto l’Ottocento. Le sue opere furono considerate la quintessenza dello stile italiano di canto dopo Rossini, e le sue doti di creatore di melodie memorabili furono ammirate, tra gli altri, da Berlioz, Liszt, Wagner e Verdi; non mancarono peraltro le riserve su altri aspetti della sua arte, per esempio sulle capacità nel campo dell’armonia e dell’orchestrazione.

    La sua carriera e la sua vita furono però stroncate a soli 33 anni, dopo essersi aggravato in pochi giorni a causa di una malattia che oggi non può essere individuata con certezza in assenza di esami istologici o microbiologici.

     

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